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OBAMA: PRIMA NOMINA, RAHM EMANUEL CAPO DI GABINETTO

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Cristiano Del Riccio

(ansa.it) WASHINGTON  – La parte facile è terminata: conquistare la Casa Bianca. Adesso per Barack Obama comincia la parte veramente difficile: ereditare due guerre ed una crisi economica mondiale. E mantenere tutte le promesse fatte. Comprese quelle di cambiare l’America ed il mondo. Non ha dormito molto Barack Obama nella sua prima nottata da presidente eletto. E visti i problemi che lo aspettano non c’é da stupirsi. Ma nella sua prima giornata straordinaria di nuovo leader della nazione più potente del pianeta Obama ha cercato di godersi soprattutto il piacere delle cose ordinarie: fare colazione con la moglie Michelle e le figlie Malia e Sasha nel loro appartamento di Chicago comprato con debiti e sacrifici e che adesso dovranno lasciare per trasferirsi alla Casa Bianca. Dopo due anni di intensa campagna elettorale, a ritmo frenetico, la prima giornata da presidente eletto è stata tranquilla, lontana dagli sguardi del pubblico. Dopo il rito familiare della colazione tutti insieme, le figlie sono andate a scuola, come se fosse una giornata normale. Obama non le ha accompagnate, troppo complicata ormai la logistica (sarebbero arrivate a scuola in un corteo di macchine nere e tra un nugolo di agenti del servizio segreto).

Obama si è messo invece in tuta da ginnastica, si è messo in testa un berretto da baseball, ha inforcato un paio di occhiali da sole ‘cool’, ha afferrato una sacca sportiva ed è andato a bruciare un po’ di energia nella palestra di un amico, all’interno di un condominio di lusso. Lo sport rilassa Obama. Martedì, dopo aver votato, era andato a giocare a basket con un gruppo di amici. Alla Casa Bianca troverà una palestra privata ma non un campo di basket: che potrà essere facilmente creato all’interno della più famosa residenza del mondo. Dopo la palestra mattutina, e un salto a casa per cambiarsi d’abito, Obama si è recato nel suo quartier generale a Chicago, in giacca ma senza cravatta, per cominciare la raffica di ringraziamenti, di persona e telefonici, verso la moltitudine di persone che lo hanno aiutato a realizzare la sua ‘missione impossibile’: diventare il primo afro-americano a conquistare lo Studio Ovale. Nel diluvio di messaggi di congratulazioni spiccava quello del presidente George W. Bush – l’uomo che lo ha aiutato a raggiungere la Casa Bianca con la sua impopolarità – che lo ha invitato ad andarlo a visitare, con tutta la famiglia, prima possibile: stavolta Michelle potrà veramente ‘prendere le misure’ delle tende. E spiccava quello di Condoleezza Rice, costretta dalle ragioni di partito a fare il tifo per il repubblicano John Mccain ma chiaramente raggiante nel definire, sul piano personale e come afro-americana, un "passo straordinario in avanti" per l’America la vittoria di Obama. Il presidente eletto non ha ripetuto l’errore di Bill Clinton che fu troppo lento nel mettere in moto il suo team di transizione.

Obama ha già scelto il suo capo di staff, il deputato Rahm Emanuel (suo fedele consigliere), mentre il capo della transizione è l’italo-americano John Podesta, già capo di staff di Clinton. Sono entrambi ‘Chicago Boys’, frutto della dura palestra politica della metropoli finora famosa per Al Capone e da ieri diventata ‘Obama City’, la vice-capitale d’America.

Oggi Obama riceverà il primo vero briefing della Cia sui segreti del ‘risiko’ planetario: da candidato aveva diritto solo ad un resoconto più superficiale ma da domani sarà ammesso ai grandi segreti dell’intelligence Usa. Nella speranza che questo non renda ancora più inquieto il suo sonno. Obama resterà per alcuni giorni a Chicago.

In settimana è prevista una conferenza stampa. Mentre appare improbabile una sua partecipazione al G-20 della prossima settimana accanto a Bush, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito il suo impegno a mantenere il suo successore "completamente informato" sulle decisioni importanti che prenderà. Anche Obama dovrà prendere nei prossimi giorni, tra le tante, due importanti decisioni personali: quale cucciolo comprare alle figlie (una promessa fatta da tempo) da portare alla Casa Bianca e quando andare nelle Hawaii per il memorial della nonna, morta proprio alla vigilia delle elezioni che hanno portato Obama alla presidenza. Una morte devastante per il candidato a cui era stato rimproverato di non avere emozioni: le sue lacrime durante l’ultimo comizio hanno cancellato anche questa piccola accusa dalla sua campagna perfetta.