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Obama dal Papa: «Divergenze sanabili Dal presidente impegno a ridurre aborti»

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La visita in vaticano al termine del summit dei leader mondiali. Sul G8: «Vertice molto produttivo, L’Aquila nel cuore». Benedetto XVI gli dona il libro «Dignitas Personae»

(corriere.it) CITTÀ DEL VATICANO – Dopo la conferenza stampa conclusiva del G8 a L’Aquila, Barack Obama è volato in Vaticano per incontrare il Papa insieme alla moglie Michelle. «È una grande onore per me – ha detto Obama stringendo calorosamente la mano al Pontefice -. Grazie molte». Nel colloquio privato si è parlato di «difesa e promozione della vita e di diritto all’obiezione di coscienza». Temi che rappresentano per il Vaticano «una grande sfida per il futuro», ha spiegato il direttore della sala stampa, padre Federico Lombardi. Obama ha promesso personalmente di impegnarsi a ridurre il numero degli aborti negli Stai Uniti. «È stata una personale dimostrazione di impegno e di attenzione verso le posizioni della Chiesa – ha detto Lombardi -. Le posizioni del Papa e della Chiesa sulla difesa della vita hanno trovato un interlocutore attento, pronto ad ascoltare». Al centro dell’incontro anche temi di politica internazionale, in particolare le prospettive di pace in Medio Oriente. «È stato un incontro cordiale, un evento molto importante – spiega la Santa Sede -.

Benedetto XVI ha messo tutti i temi sul tappeto, ma sarebbe sbagliato pensare che volesse sottolineare le divergenze. Sulle divergenze che esistono si possono cercare cammini comuni».

COLLOQUIO DI 40 MINUTI – Sorridenti, uno accanto all’altro sulla soglia della Biblioteca pontificia, Obama e il Papa si sono concessi a fotografi e cineoperatori. Il presidente ha commentato con una battuta: «Sono sicuro che lei è abituato a farsi fotografare… Anche io lo sono». A Benedetto XVI che gli chiedeva notizie del G8 appena concluso, Obama ha risposto in inglese: «È stato molto produttivo. E abbiamo deciso aiuti per i Paesi Poveri». Alle 16.25 si sono chiuse le porte dello studio per il colloquio privato, durato 40 minuti. Poi è entrata Michelle. «Abbiamo l’aspettativa di relazioni molto forti» ha detto il presidente congedandosi dal Papa. «Presidente prego per lei, per il suo lavoro» ha replicato Benedetto XVI. La first lady, abito nero e capelli raccolti in un velo, era visibilmente emozionata. Anche le figlie Maila e Sasha e la madre di Michelle, Marian Robinson, sono state presentate al Papa.

IL LIBRO SULLA BIOETICA – È seguito lo scambio di doni: Benedetto XVI ha consegnato a Obama la nuova enciclica «Caritas in veritate». La replica: «Grazie, avrò qualcosa da leggere nel mio viaggio in aereo». Fuori programma, il presidente ha ricevuto anche un altro libro: l’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede «Dignitas Personae» dedicata ai temi della bioetica e alla difesa della vita. Il segretario di Benedetto XVI, don George, ha spiegato ai giornalisti che questo documento «potrebbe aiutare il presidente a comprendere meglio la posizione della Chiesa cattolica». Obama ha commentato semplicemente: «Di questi temi abbiamo parlato», riferendosi alla bioetica, all’aborto e alla ricerca sulle staminali. Questioni su cui il Papa non voleva «puntare sulle divergenze con intenzione polemica», ma impostare il confronto con «chiarezza e obiettività», ha spiegato padre Lombardi. Gli altri temi del colloquio: immigrazione, dialogo tra culture e religioni, crisi economica, sicurezza alimentare, aiuti allo sviluppo, narcotraffico. Al termine dell’udienza, durata un’ora, Obama e consorte hanno lasciato il Vaticano a bordo della limousine. Il presidente è poi partito da Pratica di Mare alla volta del Ghana, dove è atteso in visita ufficiale.

G8, CONFERENZA FINALE – Prima del colloquio con il Papa, Obama ha tenuto la conferenza conclusiva del G8 all’Aquila, toccando diversi temi: la crisi economica, il nucleare, la questione iraniana, gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Obama si è detto soddisfatto per un vertice «altamente produttivo» ed è tornato a ringraziare l’Italia e Berlusconi per la «straordinaria ospitalità». «L’Aquila sarà ricostruita – ha detto -. La coraggiosa gente di questa città sarà sempre nel nostro cuore». Parlando della situazione economica internazionale, Obama ha sottolineato che, nonostante il miglioramento visibile nei mercati, la piena ripresa è ancora lontana e sarebbe prematuro avviare strategie di uscita, cominciando a smontare i programmi di stimolo all’economia.

NUCLEARE – Altro capitolo, il vertice sul nucleare, già annunciato da Berlusconi, che si terrà nella primavera del 2010 a Washington. «Ho invitato i leader del gruppo allargato a partecipare a un summit global nucleare» ha detto Obama. Stati Uniti, Russia e gli altri Paesi in possesso di armi nucleari – ha aggiunto – «siano di esempio» al resto della comunità internazionale. Ma la voce va allargata ad altri Paesi, per spiegare insieme i rischi della proliferazione e proporre il tema della rinuncia alla tecnologia nucleare bellica «come questione internazionale, non solo come tema imposto da Stati Uniti e Russia e dagli altri Paesi del club. Sudafrica, Brasile e Libia hanno rinunciato alla tecnologia nucleare bellica», ha ricordato Obama.

«PREOCCUPATI PER IRAN» – Sulla crisi iraniana, con le tensioni sociali post-elezioni che non accennano a spegnersi, il presidente americano ha detto che i leader del G8 sono «seriamente preoccupati», anche dei rischi legati al programma nucleare. La comunità internazionale «non è disposta ad attendere all’infinito» che Teheran muti il suo atteggiamento e se entro i prossimi mesi non dovesse cambiare posizione «sarà necessario intraprendere ulteriori azioni» ha detto, sottolineando comunque che «non era mai stato proposito di questo vertice» mettere in atto nuove sanzioni.

AIUTI AI PAESI POVERI – In un altro passaggio della conferenza Obama ha parlato degli aiuti ai Paesi poveri, definendoli «un obbligo morale, ma anche utili nell’interesse della sicurezza nazionale» e presentando il piano da 20 miliardi di dollari in 3 anni per combattere la fame nel mondo. Per convincere i colleghi al varo del fondo Obama ha parlato di suo padre, nato in Kenya: «Il punto fondamentale è che quando mio padre venne negli Stati Uniti per studiare, il reddito pro capite del Kenya era superiore a quello della Corea del Sud». Il presidente sottolinea però che gli aiuti non devono arrivare a governi corrotti e ha proposto «un’assistenza trasparente costruita sulla legge e su riforme istituzionali che consentano miglioramenti a lungo termine. Non c’è una ragione per cui l’Africa non possa essere indipendente dal punto di vista alimentare – ha spiegato -. Ciò che manca non sono i semi o la terra», sottolinea apprezzando invece quei Paesi, come la Corea del Sud, che hanno dimostrato di avere «una democrazia seria».

AZIONE COLLETTIVA – In conclusione il messaggio che esce dal G8 è che i problemi del mondo non si risolvono senza «un’azione collettiva». «Non abbiamo concordato su tutto – ammette l’inquilino della Casa Bianca -, ma abbiamo dimostrato che è possibile lavorare e fare grandi progressi insieme». Parlando dei summit internazionali ha detto che istituzioni come il G8 dovrebbero essere «rinnovate» con l’inclusione di Paesi quali Brasile, Cina e India. Anche l’America Latina, ha aggiunto, non è adeguatamente rappresentata in questo tipo di riunioni. «Mi aspetto che nei prossimi anni vedremo un’evoluzione e vedremo di trovare una nuova combinazione». E sulle Nazioni Unite: «A volte si ha l’impressione che l’assemblea generale dell’Onu non lavori come ci si aspetti, è necessario rivitalizzarla». Obama ha detto comunque di essere favorevole a una diminuzione del numero dei vertici mondiali: «Sono presidente da sei mesi e ho già partecipato a un buon numero di vertici, credo che in futuro potrebbe essere una buona idea ridurre un po’ la quantità di questi summit».

IN CONTEMPORANEA – Le conferenze di Berlusconi e Obama hanno rischiato di accavallarsi: mentre il presidente del Consiglio stava ancora parlando, il presidente americano si è presentato ai giornalisti. Informato della coincidenza di appuntamenti, Obama ha fatto slittare il suo intervento. Tuttavia la conferenza di Berlusconi si è prolungata e Obama ha preso comunque la parola nella sala a fianco. In platea c’erano solo giornalisti americani (e corrispondenti), a causa delle restrizioni imposte da ragioni di sicurezza. 10 luglio 2009

La Toscanini