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Usa, stallo sul tetto del debito. E gli americani telefonano ai deputati

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Tokyo chiude in territorio negativo. Crescono i timori di un downgrade, serve un accordo entro il 2 agosto. I cittadini fanno pressione sugli eletti

(corriere.it) MILANO – È ancora stallo nelle trattative per l'innzalzamento del tetto del debito Usa. E i bookmaker finanziari si aspettano anche per mercoledì un avvio in calo per i maggiori mercati europei, viste anche le altre due sedute negative alle spalle. L'oro ha segnato un nuovo massimo sopra 1,623 dollari l'oncia mentre la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in territorio negativo (-0,50%). L'indice Nikkei è sotto pressione anche per i nuovi minimi degli ultimi 4 mesi segnati dal dollaro contro lo yen, a quota 77,70, nelle contrattazioni sui mercati valutari nipponici. Hanno ripercussioni sulle Borse dunque i timori legati alla prospettiva di un downgrade del debito Usa se non verrà trovato un accordo entro il 2 agosto.

Negli Stati Uniti, intanto, la Camera dei Rappresentanti ha fatto slittare fino a giovedì il voto sul piano repubblicano per aumentare il tetto del debito, perché l'ufficio bilancio del Congresso ha dimostrato che la proposta per ridurre il deficit non raggiungerebbe l'obiettivo dei 1.200 miliardi di risparmio. Cresce dunque l'ansia tra gli investitori e il popolo americano che vedono allontanarsi l'ipotesi di compromesso sul piano di innalzamento del debito pubblico. E la Casa Bianca ha fatto sapere di lavorare in queste ore a un piano B. L'appello del presidente Barack Obama per un compromesso sull'aumento del tetto del debito finora è caduto nel vuoto in Congresso, con i partiti che continuano a duellare. Ma è stato recepito dagli americani che, in massa, hanno intasato le linee della Camera per esercitare quella pressione sugli eletti che il presidente americano ha chiesto nel discorso alla nazione.

 

LE TELEFONATE AL CONGRESSO – A meno di una settimana dalla scadenza 2 agosto che innescherebbe un default con conseguenze disastrose sui mercati globali, i leader repubblicani e democratici profondamente divisi ancora stentano a trovare un terreno comune di intesa. Dopo settimane di aspro confronto, sono emersi i contorni di un possibile accordo, ma repubblicani e democratici si rimpallano l'un l'altro l'accusa di non accettare alcune richieste-chiave e si incolpano a vicenda di anteporre la politica agli interessi nazionali. Il voto su una proposta dello speaker dell Camera dei Rappresentanti, John Boehner, per uscire dall'impasse non si avrà prima di giovedì; e questo comporta il rischio di un ulteriore slittamento nei negoziati sull'innalzamento del tetto del debito, richiesto dal Tesoro prima del 2 agosto per rispettare i suoi impegni di pagamento. Un default sarebbe – evidenzia la Casa Bianca – un «cataclisma» sull'economia, ma i repubblicani non cedono e Boehner, lancia la sfida: «Abbiamo i voti alla Camera e in Senato per far passare» il piano su un aumento del tetto del debito in due fasi. Una misura alla quale la Casa Bianca si oppone fermamente e sulla quale «minaccia il veto»: se la ricetta Boehner fosse approvata in Congresso e arrivasse al presidente per la firma, Obama opporrebbe il proprio no e rischierebbe di trovarsi sulla spalle la responsabilità di un default.

ALLA RICERCA DI UN COMPROMESSO – Il piano di Beohner si oppone a quello del leader della maggioranza democratica al Senato, Harry Reid. La Casa Bianca e buona parte degli eletti al Congresso puntano a un compromesso tra i due testi, ma Harry Reid ha detto che i negoziati non riprenderanno fino a che la proposta di Beohner non sarà esaminata dal Congresso. La proposta dello speaker repubblicano avrebbe dovuto essere presentata mercoledì ai rappresentanti del Congresso, ma uno studio dell'ufficio Bilancio del Congresso, un organo bipartisan, ha dimostrato che il risparmio garantito dal quel piano sarebbe di 850 miliardi in dieci anni (e non 1.200 come affermato da Boehner). E l'annuncio ha scatenato la rabbia degli uomini del Tea Party, il movimento ultraconservatore repubblicano, almeno dieci dei quali hanno annunciato che avrebbero votato contro la proposta del loro 'speaker'. Il portavoce di Boehner, Michael Steel, si è affrettato ad annunciare che l'ufficio dello speaker sta rivedendo la proposta per «rispettare la nostra promessa».

Redazione online
27 luglio 2011 08:42

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