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Alta velocità e Grandi opere, in carcere il burocrate Ercole Incalza. Passato anche da Metroparma. Nominato da Elvio Ubaldi

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Ercole Incalza era passato da Parma, nominato da Elvio Ubaldi consigliere in Metroparma. Non ci siamo mai fatti mancare proprio nulla! (vedi articolo del 2010 parmaconnection) LB 

Ercole Incalza

Dirigente del ministero dei Lavori pubblici per 14 anni, ha attraversato sette governi

In carcere Ercole Incalza, dirigente del ministero dei Lavori pubblici. Su richiesta della Procura di Firenze quattro arresti e oltre cento perquisizioni sono in corso su appalti pubblici. Arrestati anche il funzionario del ministero e collaboratore di Incalza, Sandro Pacella e gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato. L’inchiesta condotta dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo coinvolge cinquanta indagati. Tra loro anche dei politici, non «di primissimo piano». Tra i politici citati negli atti processuali, il ministro Lupi. I reati contestati sono corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti e altre violazioni relative alla pubblica amministrazione. Gli appalti finiti nell’indagine riguardano la linea Alta velocità e numerosi lavori legati alle Grandi opere. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros.

Dal 2001 a oggi

Arrivato nel 2001 come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi (governo Berlusconi), Ercole Incalza è rimasto al ministero delle Infrastrutture per quattordici anni, attraversando sette governi. È passato attraverso Antonio Di Pietro (governo Prodi), quindi è stato promosso capo struttura di missione da Altero Matteoli (di nuovo Berlusconi), confermato da Corrado Passera (governo Monti), Lupi (governo Letta) e poi ancora Lupi (governo Renzi). Secondo l’accusa sarebbe stato proprio Incalza – definito «potentissimo dirigente» del ministero dei Lavori pubblici – il principale artefice del «sistema corruttivo» scoperto dalla procura di Firenze. Sarebbe stato lui, in particolare, in qualità di «dominus» della Struttura tecnica di missione del ministero, ad organizzare l’illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati.

L’inchiesta
Le indagini sono coordinate dalla procura di Firenze, perché – secondo quanto è stato possibile apprendere finora – tutto è partito dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l’inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord Italia ed a una lunga serie di appalti relativi ad altri Grandi opere, compresi alcuni relativi all’Expo. Gli arresti sono stati eseguiti a Roma e a Milano, mentre le perquisizioni sono in corso anche in altre regioni nei domicili degli indagati e negli uffici di diverse società tra cui Rfi e Anas international Enterprise. Tutte le principali Grandi opere sarebbero state oggetto dell’«articolato sistema corruttivo» messo in piedi dalle persone arrestate ed indagate.

Fonte Link: http://www.corriere.it/cronache/15_marzo_16/appalti-pubblici-arresti-c8baf4b6-cbab-11e4-990c-2fbc94e76fc2.shtml


DA REPUBBLICA.IT

Tangenti, blitz del Ros: arresti al ministero dei Lavori pubblici
L’inchiesta della procura di Firenze che coordina la maxi operazione dei carabinieri ha portato in carcere il super-dirigente (ora consulente esterno) Ercole Incalza. Gli altri sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Gli indagati sono oltre 50, fra loro anche politici. Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle Grandi opere. “Valore degli appalti aumentato anche del 40%”

Corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione, sono alcune delle accuse che hanno portato all’arresto del super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici (ora consulente esterno) Ercole Incalza, uno dei quattro arrestati nell’inchiesta condotta dal Ros e dai pm fiorentini Giuseppina Mione, Luca Turco e Giulio Monferini. Gli altri sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Gli indagati sono oltre 50, fra loro anche dei politici che, sottolinea l’Ansa citando fonti vicine alle indagini, non sarebbero “di primissimo piano”. Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere per quello che i magistrati definiscono un “articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”.

Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dalle prime ore di questa mattina a Roma e a Milano da parte dei militari dell’Arma che stanno anche effettuando in diverse regioni un centinaio di perquisizioni di uffici pubblici e sedi societarie riconducibili agli indagati. Uno degli imprenditori arrestati vive a Firenze ed è titolare di una società di ingegneria impegnata in alcuni grandi lavori, come Tav Firenze, City Life e Fiera Milano, Metro 5 Milano, Fiera di Roma, Autostrada Salerno Reggio Calabria. L’inchiesta nasce dagli appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l’inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord Italia ed a una lunga serie di appalti relativi ad altri Grandi Opere, compresi alcuni relativi all’Expo.

“Il Gip non ha ritenuto che sussistessero gli elementi di gravità per contestare l’associazione per delinquere e l’ha rigettata”. Lo ha detto il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, alla conferenza stampa dell’inchiesta sugli appalti che ha portato a 4 arresti. “I principali indagati sono Ettore Incalza, che da molti anni si occupava di grandi opere ai lavori pubblici. Per l’accusa la direzione dei lavori veniva affidata all’ingegner Stefano Perotti per un accordo illecito: Perotti affidava consulenze retribuite a Incalza. Sono stati arrestati anche due loro stretti collaboratori”. Creazzo ha anche aggiunto che tra gli indagati “non ci sono politici”. Il comandante del ros, Mario Parente, ha parlato di costi che “lievitavano anche del 40 per cento grazie a questo tipo di direzione dei lavori”. Creazzo ha aggiunto che “il totale degli appalti affidati a società legate a Perotti”, è di 25 milioni di euro”.

Ercole Incalza è una figura di primissimo piano nell’ambito del ministero dei Lavori Pubblici. Arrivato nel 2001 come capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi (governo Berlusconi), è rimasto alle Infrastrutture per quattordici anni, attraversando sette governi: è passato attraverso Antonio Di Pietro (governo Prodi), fino a Lupi, con il governo Letta e poi con il governo Renzi.

Sono 41 gli indagati a piede libero sottoposti a perquisizione, estesa anche agli uffici di società e istituzionali nella loro disponibilità. Tra i luoghi perquisiti – oltre ad uffici della Rete Ferroviaria Italiana Spa e dell’Anas International Enterprises – anche ambienti della Struttura di Missione presso il Ministero delle Infrastrutture, delle Ferrovie del Sud Est Srl, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell’Autostrada regionale Cispadana Spa e dell’Autorità portuale Nord Sardegna. Alcune perquisizioni sono state svolte con il concorso di personale dell’Agenzia delle Entrate per gli accertamenti di competenza in materia fiscale. L’esecuzione dei provvedimenti ha interessato le province di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia. 

Fonte Link:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/03/16/news/tangenti_inchiesta_procura_firenze_arresti_grandi_opere-109609996/?ref=HRER3-1



huffingtonpost.it

L’intervista a Di Pietro

Di Pietro: “Lupi si deve dimettere. Vi racconto io chi è Incalza”

“Eccerto che in un paese normale Lupi si dovrebbe dimettere”. Il telefono di Tonino Di Pietro, quando c’è un’ordinanza, bolle. Perché la toga, in fondo, non se l’è mai tolta. Legge le carte, si informa, ha fiuto. E lo scandalo che coinvolge il ministro Lupi è grosso: “Si, però non farmi parlare di Rolex al figlio e vestiti a lui, che devo prima leggere bene le carte”. Ma la responsabilità politica del ministro, secondo l’ex pm, c’è già tutta. Scusi Di Pietro, Lupi poteva non sapere? Risposta: “Eh no, il ministro mica può dire: non sapevo nulla e facciamo finta che nulla sia successo. Un ministro che non si accorge di quello che è successo, ammesso che non se ne fosse accorto, ha già una responsabilità enorme”. Tanto che lui, Di Pietro, quando mise un piede al ministero delle Infrastrutture, la prima cosa che fece fu quella di allontanare Ercole Incalza.

Scusi Di Pietro, partiamo dall’inizio. Ci dice chi è davvero questo Incalza?
Incalza è un manager già in voga nella Prima Repubblica che, a partire dalla gestione del ministro Signorile, ha passato la sua attività professionale, nel bene o nel male, al ministero dapprima come dirigente e poi come consulente.

Nel bene o nel male. 
Io ho avuto modo di prendere atto della esistenza del personaggio Incalza all’epoca di Mani Pulite svolgendo indagini nei confronti di imprenditori che tra i tanti appalti con l’amministrazione dello Stato avevano anche ottenuto alcuni appalti per la progettazione ed esecuzione della Tav.

E che scoprì?
Successe che, nell’ambito delle attività investigative e in particolare di documentazione reperita a seguito di perquisizioni e sequestri, avevo avuto modo di individuare anche in Incalza un punto di riferimento per fatti la cui valutazione penale non poteva essere data da noi, poiché non competenti territorialmente. E quindi tutti gli atti furono trasmessi alla procura di Roma che “se ne occupò, e non se ne occupò”, tanto che vero che, se va su internet, vedrà una serie di indagini della procura di Perugia sui magistrati di Roma per valutare l’approfondimento delle indagini.

Sta dicendo che l’indagine su Incalza si perde nel porto delle nebbie di Roma?
Questo lo sta dicendo lei… E Perugia ha indagato. Quel che è certo è che, avendo preso atto della sua esistenza, arrivai al ministero nel 2006 con le idee chiare.

E che successe?
Aspetta che qua viene il bello. Succede che, quando divento ministro, andando al ministero trovo due novità. Primo: era stato creato un ufficio “strano” dal mio predecessore chiamata “struttura tecnica di missione” posto alle dirette dipendenze del ministro e al di fuori delle competenze dei provveditori alle opere pubbliche e della direzione generale del ministero. Una struttura col compito specifico di occuparsi delle grandi opere e grandi commesse. E la seconda è che la struttura era coordinata da Incalza.

Direbbe lei: “Capisci a me…”.
Bravo, e infatti hai già capito… Dunque, appena arrivai in ufficio alla luce dell’esperienza di Mani Pulite, feci due cose in via preventiva: la rotazione di tutti gli incarichi direttivi e quindi del provveditorato e della direzione generale. E la sostituzione di quelle realtà professionali che, al netto della posizione processuale, ritenni poco opportuno lasciare al loro posto. E i due personaggi erano Incalza (alla struttura di missione) e Angelo Balducci (come presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici). E qua ci vuole un altro “capisci a me…”.

Li tolse entrambi?
Sì. Incalza era un consulente esterno e venne allontanato dal ministero facilmente. Mentre Balducci era un dipendente e l’ho relegato a una funzione per cui egli stesso ha chiesto di essere assegnato fuori dal ministero e purtroppo non da Prodi, ripeto non da Prodi, ma dalla presidenza del Consiglio fu poi nominato commissario straordinario per la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali allo svolgimento dei mondiali di nuoto “Roma 2009”, su cui poi si aprì la famosa inchiesta.

Come si spiega che poi Incalza torna al ministero?
La morale della favola è: se Incalza da allora ad ora, al netto della gestione Di Pietro, può mantenere incarichi nonostante le vicende che gli sono accadute, significa che ha un giro di relazioni per cui, diciamo così, “spontaneamente o spintaneamente” non hanno potuto fare a meno di darglielo. È cioè a conoscenza di fatti, cose o circostanze, per cui chi avrebbe dovuto fare a meno di lui ha ritenuto di non poterlo fare.

Lupi compreso. Le leggo la dichiarazione del ministro su Incalza: “Era ed è una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli”.
Mi auguro che Lupi abbia fatto un’affermazione del genere un po’ perché non conosce il curriculum di Incalza un po’ perché non conosce il curriculum che serve per dirigere strutture del genere…

Battute a parte?
È evidente che c’è un problema di responsabilità oggettiva e politica di Lupi, perché rimettere allo stesso posto personaggi discussi e discutibili che hanno tante stagioni non può essere passato in cavalleria. In un paese normale le sue dimissioni si imporrebbero.

Lei dice: anche se non sapeva ha una responsabilità politica. 
Dando pure per presupposto che non sapesse nulla, proprio il fatto di non essere informato non può essere irrilevante.

Insomma, ai lavori pubblici c’erano i terminali di una cricca e Lupi non può dire: io non c’entro.
Mettiamola così. Io, quando arrivai, tolsi Incalza e ci misi l’ufficiale di polizia giudiziaria che avevo ai tempi di Mani Pulite e altri due sottoufficiali della finanza. Infatti in quei due anni scandali non ci sono stati.

E a Renzi che vuole dire?
Renzi dovrebbe decidersi tra i tanti decreti legge a farne uno di anti-corruzione. E soprattutto non condivido neanche la proposta con cui se ne è uscito ieri il mio amico Cantone secondo cui si dovrebbe riformare la Severino: prima combattiamo il crimine poi, magari, si parla di modificare le parte che riguarda chi è condannato in primo grado. Non mi pare sia questa l’urgenza.

Fonte Link: http://www.huffingtonpost.it/2015/03/16/lupi-tangenti-tav-expo_n_6878540.html?utm_hp_ref=italy 


Da Parmaquotidiano.info

Tangenti, indagato l’ex assessore Peri

Figurano anche volti noti nel Ducato tra gli indagati per corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta e altri reati contro la Pubblica Amministrazione coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza.

Gli indagati nell’inchiesta della Procura di Firenze sulle grandi opere, tra cui la Cispadana, sono 51, e tra loro figura anche un parmense, l’ex assessore regionale ai Trasporti Alfredo Peri. Esponente Pd, capogruppo della corrente “collecchiese” di cui fanno parte anche il deputato Giuseppe Romanini e la consigliere regionale Barbara Lori, l’ex assessore avrebbe ricevuto l’avviso di garanzia nel corso della mattinata.

Ad Incalza viene contestato di essere al centro di un florido scambio di consulenze e incarichi professionali nei grandi lavori pubblici nazionali, a vantaggio di amici che poi restituivano il favore, a scapito delle casse pubbliche, poiché il risultato era un pesante aumento dei costi dei cantieri, secondo gli inquirenti anche del 40%. Nell’elenco delle opere considerate dai magistrati, c’è anche l’autostrada appaltata dalla Regione Emilia-Romagna Ferrara-Rolo, progetto gestito da Peri quando era assessore.

Ma a Parma è noto anche lo stesso Incalza. Uomo di fiducia (e già consigliere tecnico) del parmigiano Pietro Lunardi, l’ex dirigente indagato aveva fatto parte fino al 2008 – nel pieno dell’era ubaldiana e in parte di quella vignaliana – del consiglio di amministrazione della società Metroparma, la partecipata di Piazza Garibaldi creata ad hoc per realizzare la metropolitana in città. Nel 2010, per il suo doppio ruolo di esponente del Governo che controllava l’operato di MetroParma e della stessa MetroParma in cui era controllato, la Procura di Parma aprì un’inchiesta sugli sprechi causati dal piano del metrò parmigiano, inchiesta che non ebbe esiti.

La mega opera non fu mai realizzata e nel 2010 la società venne messa in liquidazione, ma esiste tuttora, affidata ad un liquidatore che costa circa 46mila euro all’anno. Prima di abortire il progetto, MetroParma completò tutti i livelli di progetto del metrò spendendo circa 12 milioni di euro e appaltò i lavori all’impresa Pizzarotti: lo scorso dicembre, la società di Pontetaro ha trovato un accordo con gli enti pubblici coinvolti che le riconosce 13 milioni di euro come rimborso per non aver potuto eseguire i lavori vinti con la gara di appalto, come refusione per altre spese di progettazione, soldi che verranno pagati dalla Cassa depositi e prestiti.

Fonte Link: http://www.parmaquotidiano.info/2015/03/16/tangenti-indagato-lex-assessore-peri/ 


Da parma.repubblica.it

L’ad Corrado Bianchi e il vicepresidente Michele Pizzarotti sono stati oggetto di indebite pressioni del sodalizio di Stefano Perotti, che puntava a un incarico di progettazione del Cepav 2 per la tratta Tav Brescia-Verona

di MARIA CHIARA PERRI

Inchiesta Incalza, quelle pressioni sui vertici della Pizzarotti

Ricorrono spesso anche i nomi dei vertici del colosso dell’edilizia Pizzarotti Spa nelle intercettazioni della maxi-indagine della Procura di Firenze che ha portato allo smantellamento di un sistema corruttivo incentrato sulla figura di Ercole Incalza, superburocrate del Ministero ai Lavori pubblici capace di piazzare i suoi sodali nelle grandi opere di tutta Italia.

Quando Incalza era in Metro Parma

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Angelo Antonio Pezzuti ricostruisce le pressioni del sodalizio verso Corrado Bianchi, amministratore delegato della Pizzarotti, e verso il vicepresidente Michele Pizzarotti. I due dirigenti non sono indagati: sono stati fatti oggetto di indebite influenze (non andate a buon fine) in qualità del loro ruolo nel consorzio Cepav 2, general contractor di Ferrovie dello Stato che si occupa della realizzazione della tratta Alta Velocità Milano Verona. La Pizzarotti ne detiene il 24% delle quote e Bianchi è nel consiglio direttivo.

Dalle conversazioni intercettate emerge un forte impegno di Incalza e dell’imprenditore Stefano Perotti, entrambi finiti in carcere lunedì, per orientare l’affidamento della progettazione e gestione dei lavori del tratto Brescia-Verona a un team di professionisti capeggiato da Perotti.

I primi contatti dell’imprenditore sono con Bianchi, mentre il complice Franco Cavallo (ai domiciliari) ha come interlocutore Michele Pizzarotti. Telefonate e incontri cominciano nell’ottobre 2013: obiettivo accaparrarsi l’incarico da 77 milioni di euro. Perotti e Cavallo, che non hanno incarichi ufficiali presso il Ministero delle Infrastrutture, fanno leva su presunti ostacoli burocratici da superare per il finanziamento della tratta. Il loro punto di riferimento è Ercole Incalza. Alla fine il progetto rientra nella legge di Stabilità, ma le cose con Cepav 2 non filano lisce: l’incarico non viene ancora assegnato al team di Perotti perché il Consorzio vorrebbe tenere per sé la progettazione. Il gruppo deve muoversi per fargli cambiare idea.

Corrado Bianchi comunica a Cavalli che il socio di maggioranza del Cepav 2 vuole muoversi solo dietro ad atti formali e finché non ci sarà il nullaosta di Rfi non si potranno avviare contratti esterni. Una risposta che scatena la reazione di Perotti, che dice di aver fatto a Bianchi “una piccola reprimenda”, alludendo tra l’altro al pericolo di venir meno della credibilità verso qualcuno che sta a Roma. L’imprenditore diventa ancora più esplicito quando, di fronte ai tentennamenti di Bianchi, dice di essere stato a Roma a fare quattro chiacchiere e c’è stata la sensazione “brutta” di essere presi in giro. Il 13 gennaio 2014 c’è anche un incontro a Parma, ma non è risolutivo: il problema sembra essere il budget.

Perotti e Cavallo decidono di rivolgersi ad altri membri del Cepav 2, tra cui il presidente Roberto Uberti e il membro del direttivo Pasquale La Zazzera, evidenziando che con Pizzarotti e Bianchi si è perso tempo. Di nuovo incontri, contatti. Ma l’incarico non arriva. Ed Ercole Incalza si arrabbia: non sopporta che Uberti si sia rapportato con Ferrovie dello Stato, vorrebbe mantenere la situazione su un livello informale.

 “Il messaggio ai referenti di Cepav 2 risulta chiaro – scrive il gip – il coinvolgimento di Stefano Perotti e dei suoi collaboratori nei lavori è condizione necessaria e imprescindibile affinché questa grande opera in oggetto venga in concreto avviata. Un condotta costa a Incalza, Perotti, Cavallo e altri collaboratori un’imputazione di tentata induzione indebita in concorso. L’incarico di progettazione, comunque, non è finito nelle mani del sodalizio. 

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/03/17/news/inchiesta_incalza_quelle_pressioni_sui_vertici_della_pizzarotti-109729076/ 


Da corriere.it

Inchiesta sulle Grandi opere,indagati anche Peri e Fiammenghi

L’ex assessore regionale e l’ex consigliere regionale nelle carte dell’inchiesta fiorentina per la vicenda della Cispadana

BOLOGNA – Anche la Cispadana è tra le grandi opere finite nella maxi inchiesta della Procura di Firenze su un presunto sistema corruttivo che avrebbe garantito appalti e favori a imprenditori, amministratori e politici in cambio di mazzette, consulenze e favori di ogni tipo.

Tra i 51 indagati nell’inchiesta del Ros dei carabinieri, che ieri ha portato in carcere, tra gli altri, Ercole Incalza, il super dirigente per ben sette governi del ministero dei Lavori pubblici ritenuto il perno del sistema illecito, c’è una nutrita pattuglia di amministratori emiliano-romagnoli. Tra questi spicca Alfredo Peri, assessore ai Trasporti della giunta Errani per tre lunghi mandati. Ieri mattina i carabinieri hanno perquisito la sua abitazione a Collecchio e gli hanno notificato un avviso di garanzia per tentata induzione a dare o promettere utilità. Accusa che condivide con Valdimiro Fiammenghi, ex consigliere regionale del Pd e storico braccio destro di Vasco Errani, e con Graziano Pattuzzi, ex presidente della Provincia di Modena diventato poi presidente della società Autostrada regionale cispadana spa (perquisita dai carabinieri proprio ieri), l’opera sotto la lente dei magistrati.

In tutto le perquisizioni in Regione sono state dodici: gli investigatori hanno acquisito documentazione cartacea e informatica che dovrà essere valutata nei prossimi giorni. Le indagini sono in corso e gli inquirenti non hanno voluto scoprire le carte che hanno in mano, almeno per le posizioni di chi non è stato raggiunto da misure. Nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice, a Peri, Fiammenghi e Pattuzzi viene riferito un unico capo d’imputazione che condividono con il potente Incalza e con Stefano Perotti, anche lui arrestato, responsabile della società Ingegneria Spm. Per l’accusa la direzione dei lavori di molte se non tutte le grandi opere veniva affidata all’ingegner Perotti, col quale Incalza aveva stretto da tempo un accordo corruttivo: in cambio degli incarichi, Perotti avrebbe affidato, tramite società a lui riconducibili, consulenze retribuite a Incalza.

Perotti secondo l’inchiesta avrebbe ottenuto anche la promessa dell’incarico di direzione dei lavori da parte di Autostrada Regionale Cispadana Spa, società presieduta da Pattuzzi e proponente il project financing per la realizzazione dell’autostrada da Reggiolo Rolo a Ferrara, un’opera da 1,3 milardi di euro dei quali 180 milioni dalla Regione Emilia Romagna. Incalza, scrivono i pm, avrebbe «garantito un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera ed all’avvio ed allo svolgimento dei lavori, e comunque assicurato un trattamento di favore per la predetta società», in cambio dell’affidamento della direzione lavori proprio a Perotti. Non è chiaro quali siano le condotte contestate a Peri e Fiammenghi che condividono col super dirigente e con l’ingegnere lo stesso capo d’imputazione.

All’ex consigliere regionale vengono addebitati comportamenti illeciti per la procedura di gara relativa al project financing, spiega il suo legale, avvocato Riccardo Sabadini: «Fiammenghi è tranquillo. Nel ribadire la assoluta e totale correttezza dei comportamenti tenuti nella sue vesti istituzionali e non, precisa di non avere mai avuto modo di occuparsi della gara contestata». Nell’inchiesta sono indagati anche altri tre «bolognesi»: si tratta di Giovanni Fiorini, Elena Repetto e Fabio Oliva, tutti residenti a Pianoro e tutti collaboratori di Perotti nella sua società di Ingegneria.

La notizia dell’inchiesta che coinvolge la Cispadana, nata dal filone principale sulla Tav Firenze-Bologna, ha scatenato la reazione di quanti in questi anni si sono opposti a un’opera considerata inutile e costosa. «Non siamo sorpresi. Già nel 2013 erano emerse le pressioni esercitate da un componente della commissione ministeriale Via, finito poi ai domiciliari, per favorire il buon esito della valutazione d’impatto ambientale. Buon esito avvenuto recentemente, con il giudizio contrastante di due Ministeri, e sul quale sorge il legittimo sospetto sulla sua piena correttezza, ha detto il segretario regionale del Prc, Stefano Lugli, che ha chiesto al presidente Stefano Bonaccini, grande sostenitore dell’opera, di bloccarne l’iter. Anche i grillini invocano lo stop, con il deputato emiliano Michele Dell’Orco che chiede «ai parlamentari del Pd di firmare la nostra risoluzione per bloccare la Cispadana». Parlamentari e consiglieri del movimento 5 stelle sono arrivati in passato a gettare pesanti ombre sulla Cispadana, mettendo in luce i presunti intrecci tra le società che dovrebbero realizzare l’opera e alcune ditte coinvolte in inchieste per corruzione.

Chi è pronto a giurare sull’estraneità di Fiammenghi è il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che ieri ha avuto modo di contattarlo: «Miro è una persona onesta, l’ho sentito molto tranquillo e sono sicuro che la sua totale estraneità ai fatti di entrambi sarà accertata dall’indagine. Le fasi successive dell’indagine lo confermeranno». Non è stato possibile invece conoscere il punto di vista dell’ex assessore.

 (modifica il 17 marzo 2015)

Da corriere.it

Sergio Rizzo

Il caso Incalza, il superburocrate intoccabile anche per i ministri.
La prima nomina importante del dirigente arrestato nel 1985: Craxi lo nominò direttore generale del ministero. Coinvolto in 14 inchieste, sempre indenne per assoluzioni o prescrizioni

ROMA – Fu con voce rotta dall’emozione che Claudio Scajola comunicò la dolorosa decisione: «Per difendermi non posso continuare a fare il ministro». Era il 4 maggio 2010. Le inchieste avevano rivelato che il costruttore Diego Anemone pagava «all’insaputa» del suddetto Scajola la casa al Colosseo acquistata dal ministro. Al quale non restò che trarne le conclusioni. Lo stesso non fece Ercole Incalza, di cui un familiare aveva ricevuto analogo omaggio dal protagonista della Cricca.

La casa del genero

Una settimana dopo le dimissioni di Scajola Fiorenza Sarzanini raccontò sul Corriere che Anemone aveva contribuito con 520 milioni all’acquisto di una casa a Roma per suo genero. Che candidamente dichiarò: «Ho fatto l’affare grazie a mio suocero». Incredibilmente nessuno chiese spiegazioni a Incalza, che rimase serenamente al suo posto. Nessuno in quel governo. E nessuno nei governi successivi di Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. Perché Incalza era più potente di qualunque ministro. Dice tutto questo episodio: il ministro si dimette, lui resta senza che qualcuno, neppure a sinistra, sollevi la questione. E non parliamo solo del problemino della casa del genero comprata con un generoso contributo di un imputato per reati di corruzione, ma dei risultati non proprio soddisfacenti della gestione delle opere pubbliche italiane in tutti questi anni. Ci provano i grillini, ma il ministro Maurizio Lupi gli fa scudo in Parlamento. Sospettano, quelli del Movimento 5 Stelle, che sia il garante di un sistema che si trascina dalla Prima Repubblica ed è uscito indenne dalle bufere di Mani pulite. Ed è indubbio che Incalza quel sistema lo conosca a perfezione: almeno come persona informata dei fatti.

Assoluzioni e prescrizioni

La stampa (in testa Il Fatto quotidiano ) ricorda come sia incappato in quattordici inchieste, con quattordici proscioglimenti. Alcuni intorbiditi dalla provvidenziale prescrizione. Il suo nome salta fuori già nelle inchieste sui Mondiali di calcio del 1990: in quel caso lo proscioglie «perché il fatto non sussiste» il gip Augusta Iannini, ora componente dell’autorità della Privacy, incidentalmente consorte del conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa. Per arrivare ai processi sull’alta velocità, con un non luogo a procedere: stavolta perché prescritto, insieme ad altri sei fra cui il senatore Luigi Grillo, che poi vedremo comparire nelle indagini sull’Expo di Milano. 

Ministri in soggezione

Di Incalza, pugliese di Francavilla Fontana, non c’è ministro che non provi soggezione. Al punto che incontrandoli insieme risulta difficile all’interlocutore distinguere chi dei due comandi davvero lì dentro. Se debba tutto all’ex amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci, è difficile dire. Certo è che il momento di svolta della sua lunga carriera è proprio l’incarico di gestire la società dell’alta velocità ferroviaria. Prima di allora è stato dirigente della Cassa del Mezzogiorno. Dove si inizia a cementare il suo legame con il mondo politico. Socialisti, soprattutto. Nel 1985 il governo Craxi lo nomina alto dirigente generale del ministero e gli viene affidato l’incarico di fare il piano generale dei Trasporti. Una leva di potere formidabile.

La lunga carriera

I ministri si avvicendano, dal socialista Claudio Signorile al democristiano Carlo Bernini, ma lui è sempre al suo posto. Finché Necci non arriva alle Ferrovie e gli mette in mano la Tav. È Incalza che nel 1991 firma le concessioni con Iri, Eni, Fiat e Montedison che prefigurano l’ultima spartizione a tavolino dei grandi appalti. Quando poi cinque anni dopo Necci viene estromesso e al suo posto arriva Giancarlo Cimoli, anche Incalza deve lasciare la Tav, ma resta come responsabile dei grandi investimenti delle Fs e uno stipendio profumatissimo. Ed è ancora Incalza che rispunta nel 2001 al ministero delle Infrastrutture al fianco di Pietro Lunardi, conosciuto quando la sua società Rocksoil progettava i tunnel per i treni veloci. Anni in cui il suo potere cresce, irrefrenabile. 

E ora si aprano gli armadi

Antonio Di Pietro riesce a metterlo da parte. Siccome però per garantire poltrone a tutti il governo Prodi spacchetta il ministero, ecco che Incalza si può comodamente rintanare ai Trasporti di Alessandro Bianchi in attesa che passi la buriana dipietrista. Non deve aspettare molto. Torna Berlusconi e torna pure lui per altri sette lunghi anni. Tocca ora ai magistrati aprire gli armadi.. . 19 marzo 2015 

Fonte link: http://roma.corriere.it/notizie/politica/15_marzo_19/caso-incalza-superburocrate-intoccabile-anche-ministri-a935643e-ce01-11e4-b573-56a67cdde4d3.shtml 


da corriere.it

«Sono Perotti, chiamo da parte di Peri». Sms e telefonate dell’affaire Cispadana
Nelle carte dell’inchiesta sulle grandi opere gli incontri in Regione con l’assessore, le chiamate a Incalza e il ruolo da mediatore di Fiammenghi con l’imprenditore

BOLOGNA – L’ingegner Stefano Perotti, il re delle direzioni lavori e presunto facilitatore del potente manager del ministero delle Infrastrutture Ettore Incalza, ritenuti dalla Procura di Firenze al vertice del sistema che avrebbe gestito opere pubbliche milionarie in cambio di tangenti e favori, era di casa ai piani alti della Regione. In viale Aldo Moro aveva l’ufficio «l’assessore ai Trasporti Alfredo Peri, suo referente per i lavori della Cispadana», scrivono i pm nella richiesta di arresto per la presunta cricca degli appalti.

Sono le intercettazioni, i ripetuti incontri con Peri e Fiammenghi in Regione e i contatti diretti dell’assessore con Incalza a documentare secondo i pm il coinvolgimento dei politici emiliani nell’inchiesta. Si parte dai contatti con Perotti e si arriva alla telefonata di Peri a Incalza, con l’assessore che si premura di conoscere iter burocratico e stato dei finanziamenti per la Cispadana. Peri è indagato con l’ex consigliere Valdimiro Fiammenghi, braccio destro di Errani, e Graziano Pattuzzi, presidente dell’Autostrada regionale Cispadana, per tentata induzione a dare o promettere utilità in concorso con Perotti e Incalza.

L’alto dirigente avrebbe garantito un iter favorevole per l’opera e si sarebbe impegnato a finanziarla dietro la promessa del conferimento a Perotti dell’ennesima direzione lavori. Le manovre di avvicinamento dell’ingegnere per mettere le mani sull’autostrada che dovrebbe collegare Reggiolo a Ferrara iniziano il 15 aprile 2014. È Fiammenghi a fare da tramite per fissare un appuntamento in Regione con Peri. Perotti si muove come se fosse già dentro la partita della Cispadana. Venti giorni dopo l’incontro con l’assessore chiama Pattuzzi e spende il nome di Peri: «Sono Perotti, chiamo da parte dell’assessore Peri che mi ha dato il suo numero per un eventuale appuntamento per parlare della Cispadana. Guardi, noi facciamo direzione lavori, project manager e controllo della sicurezza, e parlando con l’assessore mi aveva chiesto di contattarla per vedere se potevamo darvi contributi già in questa fase».

Pattuzzi non fa una piega ma ribatte che sull’opera ci sono problemi: «Ho capito, non so se l’assessore le ha detto…siamo ancora in questa benedetta attesa di Via». L’incontro viene fissato il 20 maggio presso la sede dell’Arc in via dell’Arcoveggio e Perotti ne dà subito notizia a Fiammenghi. È sempre l’allora consigliere regionale dem a procurare a Perotti un nuovo appuntamento per l’8 luglio con Peri. Si arriva al 23 luglio quando Perotti sollecita ancora Fiammenghi per incontrare Peri. Sembrano esserci problemi: «Ciao Miro, novità per l’appuntamento? Varrebbe la pena, perché gli dico qualche criticità che sta emergendo in questi giorni…che magari è importante che lui la sappia». «Provo a parlargli», dice Fiammenghi. Due giorni dopo Perotti chiama Carlo Costa (non indagato, ndr), procuratore dell’Autostrada Brennero spa e nel cda di Autostrada regionale Cispadana, partecipata al 51% dalla società trentina: «Mi ha dato il suo numero l’assessore Peri, la disturbo per sapere se possiamo incontrarci». L’interlocutore rimanda alla settimana successiva.

«I contatti di Perotti con Peri e Fiammenghi sono costanti e fanno comprendere come, pur non avendo alcun incarico formale, si stia attivando in relazione all’opera, addirittura fornendo informazioni agli stessi», scrivono i carabinieri. Per i pm non è chiaro se sia stato Perotti a mettere in contatto l’assessore col potente Incalza, ma è un fatto che il 29 luglio Peri gli mandi un sms: «Vista bozza dello Sblocca Italia, non vedo Cispadana, Ferrara/mare e Passante Bo». Il 6 agosto spedisce un altro sms che riguarda il finanziamento della Cispadana per cui la Regione ha stanziato 180 milioni: «Nella bozza che mi hai dato, la Cispadana va spostata nell’elenco dal 15 in poi. I 400 m (non è chiaro se si parli di milioni, ndr) possono essere programmati dal 2016 con defiscalizzazioni».

Il primo settembre, infine, arriva la telefonata di Peri a Incalza da cui emerge la preoccupazione per l’assenza dell’opera nel decreto Sblocca Italia: «Dimmi Alfredo», dice Incalza. «Ascolta, Sblocca Italia…dentro c’è Passante e Cispadana?». «No, no Cispadana nella legge di Stabilità, Passante non c’è bisogno», risponde il dirigente. Peri insiste: «Cispadana la metti nella legge di Stabilità?». «Sì, perché loro hanno verificato…senza quote dice che non aveva senso, non so chi aveva parlato Lotti (sottosegretario al consiglio dei ministri, ndr». «Perché io stasera vedo Lupi, viene a Bologna», replica Peri. «Digli la stessa cosa». «Va bene, vengo a trovarti giovedì», assicura Peri. «Io sto qua, ti abbraccio», chiude Incalza.



 

 

La Toscanini