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Cantone: “Toghe intimidite, trojan vietati e reati aboliti. La lotta ai corrotti diventerà una missione impossibile”

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Raffaele Cantone
Raffaele Cantone


Parla il procuratore di Perugia: “La separazione delle carriere è inopportuna. Colpire le indagini sulla collusione indebolisce anche la lotta alla mafia. È indispensabile una legge sul conflitto d’interessi”

Procuratore Raffaele Cantone come mai non è qui a Palermo al congresso dell’Associazione nazionale magistrati?

«Pur essendo iscritto all’Anm da quando sono entrato in magistratura, di rado ho partecipato ai congressi, ma quest’anno avrei davvero voluto esserci. Purtroppo non ce l’ho fatta, perché non sono riuscito a organizzarmi per ragioni di lavoro. Ci sono però con il cuore e sto seguendo da lontano i lavori con grande interesse».

Allora ha sentito Nordio?

«Sì certo, e spero che quelle dette sull’indipendenza della magistratura siano rassicurazioni effettive perché non mi sembrano molto compatibili con le osservazioni fatte in altre occasioni. Spero che queste ultime siano quelle definitive e possano tranquillizzare la magistratura. Ovviamente mi rende meno sereno la prospettiva, pure paventata dal ministro, della separazione delle carriere che non ritengo né opportuna né necessaria».

Nordio ha detto che si farà sicuramente perché l’hanno chiesta gli elettori col voto.

«Non voglio entrare in questioni politiche, ma avrei dei dubbi nel ritenere che le ragioni del voto all’attuale governo siano giustificate da questo obiettivo. Credo che gli elettori abbiano tutt’altri interessi e tutt’altre preoccupazioni in questo momento storico».

A chi, come il vicepresidente del Csm Pinelli, ricorda che anche il pm ha il dovere di essere imparziale, pur se veste i panni dell’accusa, cosa risponde?

«Credo che l’attuale assetto dei poteri garantisca molto di più l’imparzialità di quanto non la garantirebbe la separazione delle carriere. Il pm separato dal giudice si trasformerebbe sempre più in un avvocato dell’accusa e sempre meno in un organo che svolge funzioni imparziali, come richiede invece l’attuale codice di procedura penale che impone al pm di ricercare anche le prove a favore dell’imputato».

Giusto in questo momento, dopo l’inchiesta in Liguria, i poteri del pm sono pesantemente messi in discussione. Vede i suoi colleghi in pericolo?

«Non capisco proprio perché dovrebbero esserlo. I pm, da quello che ho letto, hanno chiesto la misura cautelare a dicembre e c’è stato un giudice che ha ritenuto che ricorressero i presupposti per autorizzarla. E ce ne sarà un altro, quello del riesame, che deciderà se le misure sono legittime».

Ma ha visto che Matteo Salvini rilancia addirittura la responsabilità civile personale e pecuniaria per le toghe?

«La norma sulla responsabilità civile c’è ed è stata ritenuta adeguata dalla Consulta. Garantisce in modo corretto le esigenze delle parti private eventualmente danneggiate da atti dei magistrati, senza minare l’indipendenza della magistratura. Non si può e non si deve pensare alla responsabilità civile come uno strumento di intimidazione per le toghe, perché magistrati intimiditi non sarebbero una garanzia per i cittadini sia quando si occupano di corruzione, sia quando indagano su mafia e di terrorismo».

Forse la politica vorrebbe che voi pm vi occupaste solo di orrendi delitti, di mafia e terrorismo, ma non di corruzione.

«Mi auguro che quest’affermazione non sia vera. La corruzione è un reato particolarmente grave, e non lo dico certo io, ma le convenzioni internazionali a partire da quella dell’Onu. È giusto che i magistrati si occupino dei reati di grave allarme sociale, ma i cittadini sono ugualmente preoccupati da eventuali comportamenti disonesti di chi esercita il potere».

Vede una nuova Tangentopoli?

«Spero assolutamente che non sia così, ma certamente l’indagine genovese smentisce chi troppo trionfalmente va affermando che la corruzione è un problema ormai superato».

Beh… le ultime indagini dimostrano che certa politica non è ancora all’altezza di prendere decisioni con le “mani pulite”.

«Ferma restando la presunzione d’innocenza per i singoli soggetti coinvolti, dalla vicenda di Genova emergono una serie di temi che appaiono un po’ un refrain e che sono da anni irrisolti».

A che si riferisce?

«Al finanziamento della politica, ai meccanismi trasversali utilizzati attraverso le fondazioni, che non garantiscono, malgrado i primi interventi della legge Spazzacorrotti, la necessaria trasparenza dei finanziamenti medesimi. Ha ragione l’attuale presidente dell’Anac Busia a ritenere indispensabile una legge seria sul conflitto d’interessi perché finché ci sarà opacità dei rapporti tra chi esercita il potere e il mondo imprenditoriale ed economico la corruzione la farà da padrona».

Lei cita la legge Spazzacorrotti di Bonafede, cioè proprio quella che, pezzo pezzo, stanno spazzando via. Basti pensare all’attacco continuo contro la microspia Trojan da escludere per la corruzione.

«Sarebbe una scelta legittima certamente, ma pericolosa. Se questa novità intervenisse, aggiunta all’abrogazione dell’abuso d’ufficio e al ridimensionamento del traffico di influenze, le indagini sulla corruzione diventerebbero impossibili e di fatto si avvererebbe l’auspicio di chi ritiene che la corruzione vada eliminata dal codice penale».

Guardi che lo vuole quasi i due terzi del Parlamento…

«Ne prendo atto. È la democrazia. Ma ciò non impedisce di criticare una scelta, seppure adottata da un’ampia maggioranza, se non la si ritiene condivisibile. Vorrei ricordare che indebolire le indagini sulle collusioni delle amministrazioni finisce per depotenziare anche quelle sulla criminalità organizzata, come più volte ha affermato l’attuale procuratore nazionale Antimafia Melillo». 12 MAGGIO 2024 
Fonte Link: repubblica.it