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Discorso del Sindaco Michele Guerra – Sant’Ilario 2024

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Michele Guerra Sindaco di Parma
Michele Guerra Sindaco di Parma

Povertà, immigrazione, giovani e infrastrutture fra le priorità
Saluto anch’io le Autorità presenti in sala, ringrazio tutti voi di essere con noi stamattina qui in teatro per condividere questo momento così simbolico e così emozionante; io devo dire che il Sindaco ad ogni mano che stringe, ad ogni abbraccio che dà qui sul palco ai premiati, si carica di un po’ della loro emozione e quindi sono pieno di emozioni che vengono da storie diverse e orgoglioso di avere sul palco questi premiati.
L’anno scorso, su questo palco, avevamo da poco ascoltato il messaggio che rivolgeva alla nostra città il sindaco di Leopoli Andrij Sadovyi e avevamo premiato, con una menzione speciale, le tante realtà di Parma che stavano portando aiuti all’Ucraina attaccata dalla Russia. Una delle benemerenze civiche era andata alla nostra concittadina Stefania Battistini, che stava raccontando al nostro Paese l’orrore della guerra. E oggi mentre celebriamo un nuovo Sant’Ilario, la guerra in Ucraina prosegue, Parma continua a portare aiuti, il sindaco Sadovyi sarà qui, con noi, in città, i prossimi 26,e 27 gennaio, a parlare di Leopoli Capitale Europea dei Giovani 2025, a insistere sulle generazioni che stanno subendo più di tutti la cattiveria del mondo. E Stefania Battistini, beh Stefania Battistini non è più in Ucraina, ma purtroppo non ha smesso di raccontare l’orrore. Perché quest’anno a conflitto si aggiunge conflitto e lei è a Gaza, da dove ci arrivano immagini disumane, per le quali da ogni parte del mondo si invoca il cessate il fuoco eppure nulla si ferma. Parma è nel mondo. Stamattina siamo qui, ad onorare i nostri premiati e il loro esempio, che per ognuno di essi è prima di tutto cura del prossimo e dunque pace. Siamo in questo splendido Teatro, in una evidente condizione di privilegio. Siamo una piccola rappresentanza di una città grande e complessa, che non è un’isola, che vive ogni giorno, nelle sue dinamiche, il tumulto del mondo e della contemporaneità e che deve dire a gran voce basta, anche qui stamattina, sparare, basta uccidere, cessate il fuoco.
 Quando nelle città si parla di pace, qualcuno può avere la sensazione che si stia esulando dai problemi concreti che Parma, come altre realtà, ha. Non è così e dobbiamo essere capaci di tenere agganciate le diverse dimensioni entro cui si muove la nostra vita. Voglio portare un piccolo esempio, poetico e profondo. In una scuola primaria della nostra città, le bambine e i bambini hanno costruito dei pupazzi, ad altezza quasi naturale, che hanno chiamato “I Pacifici”. Li hanno colorati, li hanno posizionati vicino alle panchine nel parco che circonda la loro scuola e hanno posto sui loro petti dei cartelli che ci spiegano che cosa vuol dire essere pacifici. Non hanno scritto pacifisti,
ma pacifici, che etimologicamente vuol dire proprio coloro che “fanno” la pace, che la costruiscono. Su quei cartelli si legge che pacifico è ovviamente chi non fa la guerra, chi non litiga, ma è pacifico chi aiuta, chi dona, chi rispetta tutti, chi condivide idee e cose, chi usa parole gentili. Dal non fare la guerra – livello che, visto da qui, ci sembra non appartenere, per fortuna, al nostro quotidiano – all’usare parole gentili – il livello dello scambio civile che invece caratterizza, o dovrebbe caratterizzare, la quotidianità.
 E allora mi sono chiesto, Parma è una città pacifica? Certamente Parma è una città che aiuta, che dona, condivide idee e cose. Ogni tanto litiga, com’è normale che sia, di parole gentili è capace di usarne e si impegna a tenere la guardia alta sul rispetto degli altri. Dietro queste capacità di lavorare sulla pace, solo in apparenza diverse da quelle che a gran voce si chiedono per il mondo, si facciano i problemi più grandi, quelli più veri e di lungo respiro, che Parma sta affrontando e dovrà sempre più affrontare negli anni a venire, come i dati in nostro possesso e le analisi degli osservatori lasciano intendere.
Penso al grande tema delle povertà, che oggi, in una provincia che continua a ricoprire
posizioni alte nelle classifiche sulla qualità della vita, che stando agli ultimi dati ISTAT è
seconda in una Regione virtuosa come l’Emilia-Romagna quanto a distribuzione degli
indicatori di benessere, che ha davanti a sé, in Italia, solo Milano per retribuzione media
annua lorda, ebbene in questa nostra realtà le persone che vivono in condizioni di difficoltà economica sono ormai più di 35.000, molte delle quali affollano le nostre mense, i nostri dormitori, ricorrono ai numerosi canali di solidarietà che dalla spesa ad altri strumenti di supporto vanno loro in aiuto. La povertà è un fenomeno strutturale nel nostro Paese e in quota parte lo è diventato anche nella nostra città. Forse non ha la visibilità di un atto vandalico o di una rissa, ma quasi certamente è all’origine dell’uno e dell’altra.
 Non dirò i numeri sempre più forti di persone e famiglie in carico al nostro Comune, a
livello di politiche sociali, abitative, educative o sportive, né delle evidenti difficoltà collegate al continuo e graduale definanziamento degli enti territoriali, unica avanguardia riconoscibile per il cittadino e sistematicamente messa nei guai da modalità di erogazione delle risorse non all’altezza dei bisogni. Vorrei piuttosto che l’occasione del Sant’Ilario fosse utile a una fotografia più alta, che ci dica dov’è che un Comune, di questi tempi, deve essere presente. È sulle fragilità che il pubblico deve primariamente fare la sua parte, anche quando farlo costa sacrifici in altri ambiti; è qui che la politica deve dimostrare vicinanza a chi ha bisogno e capacità di leggere e definire le priorità. Perché la coesione sociale è l’architrave della tenuta di una città moderna ed è per questo che abbiamo scelto di investire laddove la criticità si è fatta strutturale.
Il 2023 è stato caratterizzato da un fenomeno che in tempi non sospetti, o per lo meno sospetti di questi, ho definito come il più preoccupante, per Parma e per tutto il territorio nazionale. Sto parlando dei flussi migratori. Faccio una premessa, a scanso di equivoci. Non intendo sostenere che l’attuale governo abbia dato prova di incapacità nella gestione dei flussi, l’emergenza è così forte e l’Italia così immediatamente esposta che non ha senso nascondersi le difficoltà.
Penso tuttavia che proprio la presenza di questo esecutivo renda ancora più chiara la vastità del fenomeno migratorio e quella sua complessità impossibile da appiattire su forme ciniche di slogan o su scorciatoie del pensiero. Nel territorio di Parma, stando ai numeri, è come se nel corso di un anno
un altro piccolo Comune si fosse aggiunto, fatto interamente di donne, uomini, ragazze e ragazzi, minori anche non accompagnati, che sono arrivati qui per povertà, a causa di guerre, per paura o per speranza.
 Qui, nella nostra città, c’è stata una parola, un nome, che ha racchiuso, parte per il tutto, questa complessità e che porta su di sé i segni del difficile anno passato: Martorano. Lì si è trovato sistemazione all’emergenza, una sistemazione che ha impedito di vedere sorgere criticità forti che altre città hanno conosciuto, una sistemazione che non ci fa contenti, non ci piace, come ha detto in maniera netta il Prefetto Garufi in occasione del tradizionale scambio di auguri in Prefettura. Una necessità. Perché il mondo, quello da cui siamo partiti, è arrivato e continua ad arrivare. Le navi attraccano, come a Ravenna qualche settimana fa e i pullman partono alla volta delle città. E le città devono essere pronte, perché le porte di quei pullman si aprono e le persone, donne e uomini come noi, scendono.
Sono stato a Martorano molte volte. E nonostante ci siano tante persone soffia un vento di solitudine. C’è il mondo: Sudan, Guinea, Eritrea, Maghreb, Egitto, Senegal, Yemen, Siria, Palestina. Parma sta facendo questo. Parma sta accogliendo, ogni singolo giorno. Ci parliamo in diverse lingue, cerchiamo di capire le basi della necessità, cerchiamo di descrivere il luogo in cui queste persone sono venute a trovarsi, il sentimento che c’è attorno al loro arrivo. Se non abbiamo visto accadere disordini, se in questo anno i pur importanti temi di sicurezza su cui quotidianamente ci confrontiamo non hanno trovato in Martorano un epicentro di criticità, è perché Parma è una città di “pacifici”, che ha aiutato, che ha usato parole gentili, che ha rispettato. Da qui il mio grazie più sincero e grande a chi si sta adoperando, giorno dopo giorno, per quello che è il più nuovo e più enorme tema che nel 2023 la città si è trovata ad affrontare.
La speranza è che la ex Columbus di Martorano torni presto ad essere soltanto la ex Columbus. Ciò significherebbe che i numeri degli arrivi sono tornati entro la soglia dell’accoglienza organizzata. Ma nella frazione di 2023 in cui lo si è aperto, Martorano ci ha ricordato che cosa sta accadendo attorno a noi e ci ha detto che niente di tutto questo accadere è alieno agli equilibri della nostra città e soprattutto che il futuro –perché a Martorano sono quasi tutti giovani – si presenta nelle forme della complessità e della globalità e bisogna saperlo guardare negli occhi con equilibrio, fermezza e disponibilità. (Parma, 13/01/2024)
Michele Guerra
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