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Europa sui cani rumeni

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Stella Cervasio sull’Europa e cani rumeni
a seguito della risposta di Martin Shulz
Caro Massimo,
triste a dirsi: il parlamento europeo non ha direttive e lascia libero 
l’arbitrio degli stati membri in materia. Si riserva, sì, di aprire una 
discussione, e questo è cosa buona e giusta. Noi seguiremo e ringraziamo, e 
anche questa è cosa buona e giusta. Ma come non aprire un dibattito con e 
tra noi stessi sulle opportunità di creare istanze di civiltà offerte 
dall’Europa alla quale aderiamo. Uno stato membro in risposta a una 
emergenza (tutta da verificare, perché certo non può essere emergenza il 
morso di un solo cane, altrimenti noi in Italia avremmo dovuto far 
estinguere la specie da anni…) adopera i modi della barbarie e una 
collettività che comunque è tale non interviene, assiste attonita, senza 
nulla poter fare. Perché è di questa collettività chiamata Europa, che 
facciamo parte, o no?
La tua iniziativa è stata encomiabile. Sapere che un presidente di 
parlamento europeo legge e incarica di risposta un apposito ufficio è utile 
anche per ogni futura istanza da presentare da parte nostra all’Europa. Ma 
non ti nego, insieme con il dolore e la sofferenza che questa situazione 
suscita in me, la delusione rispetto alle iniziative che l’Europa stessa 
mette in campo, per poter rispondere a quanto sta accadendo sotto gli occhi 
di tutti. Non una lettera, non l’intenzione di una replica, non un monito. 
Eppure un presidente potrebbe, dovrebbe. L’arbitrio degli Stati è sovrano, 
indubitabilmente, ma lo è anche quando le modalità di reazione a una 
presupposta emergenza si esplica  con quanto sta accadendo in Romania? Si 
ritiene di limitare la sovranità di uno Stato, quando si osserva che la 
strage di una specie animale accade in barba a qualsiasi Carta 
internazionale dei diritti degli animali, che diventa, pertanto, carta 
straccia?
Tutto da parte nostra che facciamo queste osservazioni, resta, come deve 
essere, nei canoni della legittimità, nei canoni della razionalità e del 
rispetto, naturalmente. Ma noi non possiamo far altro che prendere atto di 
quanto sta accadendo e accadrà? Non possiamo far altro che rassegnarci e 
sperare che le brutalità rumene non vengano mai esportate da queste parti, 
dove pure come sai accadono cose molto curiose nel nostro Parlamento? Non 
voglio trascendere. Ma ti parlo da Garante degli animali nominata con 
decreto da un sindaco, che si fa scudo di leggi e regolamenti e spesso se ne 
sente presa in trappola. Ho sollecitato il console affinché presentasse 
all’ambasciatore a Roma un’istanza che partisse da Napoli per fermare le 
mani inutilmente animalicide. Tutto quello che pensiamo nel profondo, tutta 
la nostra idea di democrazia e di rispetto dei diritti delle fasce deboli, 
delle quali ahimè gli animali fanno parte, riesce a bucare lo schermo del 
cinismo e di questa finta “ragion di Stato” contrapposta al diritto alla 
vita di quei cani? Domande che potrebbero non avere risposta. Ti prego però 
di darci notizia, a noi che siamo quaggiù, ai confini con l’inciviltà e 
spesso anche dentro quest’ultima, a noi che combattiamo contro chi calpesta 
in nome di altre e più urgenti priorità i diritti degli animali, notizie e 
inviti alla partecipazione per questa battaglia, che sentiamo coinvolgente 
anche per il nostro futuro e per quello degli animali, non soltanto di 
quello di paesi che, perdonami, non sento appartenere al nostro stesso senso 
del Diritto, alla luce di questi terribili fatti che offendono l’umanità 
intera.


Risposta di Massimo Terrile

Cara Stella, concordo sull’amaro in bocca che lascia la risposta del Presidente del P.E., che altro non è che l’espressione dei suoi membri, i quali hanno votato a stragrande maggioranza la direttiva 2010/63, paradosso e vergona di tutta la civiltà. L’unica alternativa che ci si prospetta, al di la di iniziative popolari che lasciano ben poco sperare con tali parlamentari, è cercare di cambiare prima, e il più possibile, l’assetto politico nazionale e quindi europeo. Paesi meno ‘civili’ ne esisteranno sempre, ma non è detto che quelli più ‘civili’ siano migliori dal lato etico. L’etica peraltro non si può imporre, ma solo diffondere.

Noi siamo desiderosi di partecipare ad un grande progetto di sensibilizzazione dei cittadini per le prossime votazioni europee che ponga tra gli aspetti primari l’etica interspecifica, alias il rispetto per gli animali non umani, a concretizzazione di quanto sancisce il Trattato sul Funzionamento dell’Unione (art. 13). E’ la nostra unica possibilità di progresso morale, ed un’occasione che non possiamo sprecare. Saremo felici di potervi lavorare insieme.

Un caro saluto

Massimo

La Toscanini