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Europee 2024, il derby dei leader. Bassa l’affluenza e Salvini viola il silenzio elettorale

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Concetto Vecchio
I capi dei partiti tutti al seggio ieri per spingere l’affluenza: alle 23 ha votato il 14,64%. Anche Meloni aggira le regole: “Si decidono 5 anni”. Schlein la incalza. Il leghista attacca ancora Macron e invoca la “Decima” per Vannacci

ROMA – I derby d’Italia rubano la scena all’Europa. Meloni contro SchleinSalvini contro TajaniRenzi contro Calenda. Tutto è letto in chiave domestica. La premier andrà meglio o peggio del 26 per cento delle politiche? Il Pd di quanto supererà la soglia minima del 20 per cento? E Conte, davvero rischia di scendere a ridosso del dieci per cento?

Sabato pomeriggio. Afa assassina a Roma. Davanti ai seggi soprattutto elettori anziani, i più impazienti di votare. Alle 23 l’affluenza si attesta al 14,64 per cento (si era votato di sabato anche nel 2009: 17,8% il dato alle 22). Urne aperte anche oggi dalle 7 alle 23. Il fantasma dell’astensionismo aleggia sulla democrazia italiana, più di un osservatore teme che la partecipazione popolare sarà al di sotto della fatidica soglia del 50 per cento. Eppure sono elezioni importanti, come ha ricordato Romano Prodi recandosi al seggio del liceo Galvani a Bologna. «Qui hanno votato in una trentina, i seggi si sono appena aperti, speriamo in bene», dice poi ai cronisti.

Mai come stavolta l’estrema destra minaccia di fare saltare i tradizionali equilibri tra Popolari e Socialisti nel Parlamento europeo. È quindi anche un voto sui valori, sull’ambiente, sui diritti. Stato di diritto contro autoritarismo. Cinquantun milioni gli italiani con diritto di voto. Noi eleggiamo 76 eurodeputati.

Giorgia Meloni è al primo cimento dopo una luna di miele che resiste dalla sua elezione. Sembra temere più di tutti la disaffezione. Subito dopo aver votato nella romana scuola Bachelet, a Mostacciano, ha lanciato un altro appello agli italiani: «Votate, è importante, decide i nostri prossimi cinque anni». Poi ha fatto un selfie con un suo elettore. La sera di venerdì, un minuto prima che scattasse il silenzio elettorale, ha postato un video con le ciliegie varietà Giorgia. Alle politiche aveva utilizzato due meloni. I fruttivendoli sono al momento i primi vincitori di queste Europee.

A destra ci si interroga sull’effetto VannacciMatteo Salvini, che ha votato nel seggio di via Martinetti a Milano, se l’è prima presa con i radical chic (te pareva), poi con «i bombaroli come Macron» e infine, proprio mentre infilava la scheda, violando platealmente il silenzio elettorale infranto per tutto il giorno sui social, ha detto: «L’ho messa bella forte la Decima». In onore della X Mas cara al generale Vannacci. Ha invocato la protezione della Madonna. Sostiene che la Lega mieterà più consensi di Forza Italia. Antonio Tajani, che ha votato a Fiuggi, è al primo grande appuntamento dopo la morte di Berlusconi. Un anno fa sembrava quello messo peggio. Oggi dichiara di puntare a un ambizioso 10 per cento.

La polarizzazione sembra aver fatto bene a Elly Schlein. Resta da capire quanti degli elettori che in passato si erano rivolti altrove, o erano rimasti casa, opteranno per il voto utile anti-Meloni. Il Pd alle ultime Europee prese il 22,7, segretario era Nicola Zingaretti, alle politiche il 19,1. Bissare il risultato di cinque anni fa sarebbe un successo, specie se Fratelli d’Italia non dovesse sfondare la barriera del 30 per cento. Schlein si è fatta vedere in 123 piazze, ha messo in lista figure agli antipodi come Gori e Tarquinio, Nardella e Strada, ha chiuso nel segno di Berlinguer. Ieri ha votato a Bologna, nelle scuole Ercolani in via Mura di Porta Galliera. Nel momento fatidico si è rotta la matita. Ne ha dovuto chiedere una di ricambio. Non andrà in Europa, se eletta. Nemmeno Meloni. È un grande sondaggione domestico.

Giuseppe Conte, non candidato, in apparenza è quello più in difficoltà. Dalla distanza che lo separerà dal Pd dipenderà buona parte della pax interna al campo largo. Alleanza Verdi Sinistra, del duo Bonelli-Fratoianni, punta su Ilaria Salis per superare ampiamente il 4 per cento. Anche le candidature di Ignazio Marino e Mimmo Lucano potrebbero trovare il favore popolare. Resta da capire se la soglia che consente l’accesso al Parlamento sarà superata dagli Stati Uniti d’Europa (Bonino-Renzi) e da Azione-Siamo Europei (Calenda).

La crisi riguarda anche gli scrutatori. A Firenze 900 rinunce su 1470. Pure a Cagliari boom di defezioni. A Bari i presidenti di seggio hanno rinunciato in massa. Troppo magro il compenso di 246 euro. Frenetica la corsa al rimpiazzo. 09 GIUGNO 2024 
Fonte Link: repubblica.it