Fratture occidentali, Il doppio standard trumpiano sulla democrazia in Europa
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Stefano Mazzola
La vittoria di Péter Magyar su Orbán è un successo per Bruxelles, ma apre interrogativi sulla capacità di contrastare dinamiche di interferenza esterna e interna. Senza una lettura coerente di questi fenomeni, lo spazio politico europeo rischia di essere occupato da attori meno sensibili ai principi democratici tradizionali
Non è bastato a Viktor Orbán che il vicepresidente americano JD Vance intervenisse direttamente in suo sostegno negli ultimi giorni di campagna elettorale. Il leader dell’opposizione ungherese, Péter Magyar, alla guida di Tisza, ha vinto e, dopo sedici anni, Budapest cambia direzione. Un risultato che rafforza la posizione dell’Unione europea e arriva al termine di una campagna segnata da accuse incrociate e interventi esterni, amplificando le fratture già presenti all’interno dell’Alleanza atlantica.
Nel corso della campagna, il primo ministro uscente ha, infatti, potuto contare su un sostegno esplicito proveniente non solo dagli Stati Uniti, ma anche da attori come Cina, Russia e Serbia. Per mesi, la propaganda di Fidesz ha accusato Magyar di voler trascinare l’Ungheria nella guerra in Ucraina e di colludere con servizi segreti stranieri, una linea ripresa anche da esponenti di primo piano dell’amministrazione statunitense. A Budapest, Vance ha dichiarato di essere arrivato per «aiutare Orbán in questo ciclo elettorale», accompagnando l’endorsement con un duro attacco all’Unione europea, accusata di aver messo in atto «uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale» per indebolire il leader ungherese. Secondo Vance, la «burocrazia di Bruxelles» avrebbe cercato di condizionare il voto e di «distruggere l’economia ungherese», arrivando persino a indicare agli elettori chi non avrebbero dovuto ascoltare.
Parallelamente, la rete di relazioni internazionali del governo ungherese ha continuato a sollevare interrogativi. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, il ministro degli Esteri Péter Szijjártó avrebbe mantenuto stretti contatti con il Cremlino per tutta la durata della guerra in Ucraina, arrivando, secondo diverse ricostruzioni, a fornire aggiornamenti in tempo reale al suo omologo russo Sergei Lavrov durante riunioni riservate dell’Unione europea. Più recentemente, lo stesso Post ha raccontato che, nonostante i buoni rapporti con Israele, Budapest avrebbe offerto assistenza all’Iran dopo l’attacco israeliano tramite cercapersone del settembre 2024 contro Hezbollah, gruppo sostenuto da Teheran.







