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I processi di Berlusconi: fisco, tangenti, mafia e festini. Un duello infinito con le procure

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Per capire il rapporto ambiguo del Cavaliere con la giustizia bisogna seguire i destini di tre uomini – Dell’Utri, Previti e Mills – e di una donna, Karima El Marough

MILANO – Se si vuole provare a capire un po’ meglio come mai i magistrati abbiano inseguito a lungo Silvio Berlusconi, riuscendo ad acciuffarlo solo in tarda età, bisogna tenere presenti i quattro pilastri che mostrano tutta la sua ambiguità con la giustizia. E cioè seguire i destini di tre uomini – Marcello Dell’Utri, Cesare PrevitiDavid Mills – e di una donna: non l’ex moglie Veronica Lario, ma la giovane ballerina Karima El Marough, detta Ruby Rubacuori.
Ci manca, e va detto che mi mancherà per sempre, un’autorevole versione del protagonista: dopo aver testimoniato sulla sua iscrizione alla Loggia massonica P 2 (“Mah, io m’iscrivevo a tutto…”), essere stato condannato per falsa testimonianza e amnistiato, Berlusconi non ha più reso un interrogatorio in un’aula pubblica. Solo dichiarazioni spontanee. Da allora i giudici per lui sono stati “metastasi”, “toghe rosse”, “persone con problemi psichiatrici”. E si è quasi sempre difeso “dal” processo e non “nel” processo, diventando – è un fatto, non un giudizio – un autentico campione del dribbling giudiziario.
Cominciando presto ad avere un rapporto controverso con la legalità. Da giovane imprenditore del mattone, partito dal nulla e capace in pochi anni di costruire una città-satellite come Milano 2, vicinissima all’ospedale San Raffaele, aveva assunto come stalliere ad Arcore Vittorio Mangano, un mafioso di Cosa Nostra. Uno in grado di passare dalle fila di Stefano Bontade, il padrino di Palermo, a quelle di Totò Riina e Bernardo Provenzano, i boss corleonesi. Oltre un migliaio sono stati i morti ammazzati, nella transizione del potere oscuro dei mafiosi, Mangano è sopravvissuto.

Accanto a quel Berlusconi rampante c’è Marcello Dell’Utri: fedele e metaforica ombra. Ed è proprio Dell’Utri, intelligente a carismatico, a essere condannato in via definitiva per i suoi rapporti con i mafiosi. E’ stato anche il capo di Publitalia, la concessionaria di pubblicità, vera cassaforte di Silvio. E il consigliere che aiuta il Berlusconi del ’93 a far nascere, attraverso Forza Italia, il Berlusconi del ’94, il politico di primissimo piano. Se il fidato Dell’Utri ha patito il sole a scacchi, e Berlusconi no, non deve apparire strano.

Anche Cesare Previti, avvocatone calabro-romano, dirige e protegge le manovre e i desideri di Berlusconi dall’inizio della sua ascesa. E’ lui, curatore testamentario della giovane erede della famiglia Casati Stampa, che “cambia cavallo”: la villa di Arcore diventerà infatti il castello brianzolo di Berlusconi. E’ sempre Previti che compra i giudici della cassazione per far conquistare al suo cliente e amico la maggioranza della casa editrice Mondadori. E allo stesso modo Previti s’era mosso – “Daje ‘na borzata de soldi” – nei complicati affari Sme e Imi-Sir. Anche “Cesarone”, esattamente come Dell’Utri, è finito condannato penalmente (pubblici ministeri in primo grado Ilda Boccassini e Gherardo Colombo), evitando però di conoscere dall’interno la vita grama delle celle, grazie a una legge ad personam del Berlusconi politico. Lo stesso Berlusconi, più volte riuscito in base ad altre leggi ad personam e alla prescrizione a bloccare l’iter dei processi, non s’era però salvato del tutto dalle conseguenze civili della corruzione dei giudici romani comprati dal “suo” Previti: e ha dovuto pagare – sentenza settembre 2013 – quasi 500 milioni di risarcimento a Carlo De Benedetti, il concorrente danneggiato illegalmente. “Una rapina”, stando a Berlusconi, come se avesse scordato le corruzioni di Previti.

Terzo uomo per comprendere le fortune dell’imputato Berlusconi è David Mills. E’ lui, avvocato inglese esperto in conti off shore, a organizzare la galassia non del tutto esplorata delle società della famiglia Berlusconi nei paradisi fiscali. Tra queste società c’è All Iberian: “Ma figuriamoci se, con il mio senso estetico, avrei scelto un nome così brutto”, dice Berlusconi al cronista (metà anni ’90, ai margini di uno dei vari processi, quello per finanziamento illecito per il Psi di Bettino Craxi). Condannato in primo grado, così come successo per i casi di corruzione di ufficiali della Guardia di Finanza, e poi “prescritto”, Berlusconi ha però avuto in All Iberian e in David Mills l’incubo ricorrente.

La procura di Milano, che infatti non ha mai mollato la pista estera, scopre sia le false testimonianze di Mills a favore di Berlusconi, pagate 600mila dollari; sia due società, sempre collegate alla Silvio Berlusconi Finanziaria, la Century One e la Universal One; sia un meccanismo perfetto per incassare letteralmente montagne di denaro nero. Funziona così.

Da una parte c’è Mediaset, che acquista i diritti dei programmi tv made in Usa da trasmettere sulle tre reti berlusconiane. Dall’altra c’è Frank Agrama, un faccendiere che tratta la compravendita per conto delle case produttrici Usa. E in mezzo si staglia una montagna di scatole vuote sparse per il mondo, tutte in realtà di Berlusconi: passaggio dopo passaggio, il falso prezzo d’acquisto veniva gonfiato a dismisura, una frode fiscale senza precedenti.

Il 26 ottobre 2012 arriva dai giudici del Tribunale di Milano la condanna a quattro anni di reclusione e per Berlusconi, dopo la conferma della condanna anche in Cassazione, scatta la pena accessoria, e cioè l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Ne è derivata, siamo nel 2013, la perdita dello scranno da senatore; e tra il 2014 e il 2015 il condannato Berlusconi s’è occupato, nelle strutture della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, di scontare l’affidamento ai servizi sociali con gli anziani del centro Alzheimer. “Tornerò a trovarli ogni settimana, sono molto commosso”, aveva dichiarato ai giornalisti, dopodiché nessuno l’ha più visto. Di lui è rimasto nel reparto solo un regalo, il pianoforte sul quale suonava “La vie en rose”.

Berlusconi sembra dunque detenere il record mondiale di politico più processato dei Paesi del G-8 grazie al vastissimo curriculum di fondatore di aziende floride e di creatore di un partito subito stra-vincente, e dal suo costante – per aumentare il proprio potere, per salvaguardare se stesso – non guardare in faccia a nessuno, compresi i fidatissimi Dell’Utri e Previti. In ogni caso, con donazioni in denaro e ville in regalo, s’è sempre reso molto empatico con chi l’ha aiutato.

Anche per questo appare come una beffa del destino l’arrivo sulla scena giudiziaria di Ruby Rubacuori. Proprio mentre perdeva ogni immunità politica per la frode fiscale, Berlusconi era entrato nel vortice delle “cene eleganti”. Come si sa, erano porno-feste, venivano organizzate ad Arcore e Berlusconi, “unico protagonista maschile”, parole di un’invitata, pagava show girl e prostitute, sempre più giovani, per quelle serate di “relax” (parola sua). A perderlo, un eccesso di “savoir faire”: quando Ruby, una delle ospiti non ancora maggiorenni, fuggita da una comunità di recupero, era stata fermata dalla polizia, Berlusconi in persona – siamo nell’aprile del 2010, aveva appena partecipato a un vertice come presidente del Consiglio a Parigi – aveva ottenuto la sua immediata liberazione. Raccontando in una telefonata alla questura la clamorosa bugia su Ruby “nipote del presidente egiziano Mubarak”. Uno scandalo che resta soffocato sino all’ottobre dello stesso anno, quando su Repubblica si legge un’espressione destinata a fare il giro del mondo: “Bunga bunga”.

Veronica Lario, la sua ex moglie, aveva già avviato una causa di divorzio arcimilionaria, raccontando in una lettera di “vergini che si offrono al drago”: e, dal Nord al Sud, tra processi per aver comprato il voto in Parlamento e intercettazioni che raccontavano con quanta maleducazione fosse tenuto sotto scacco dalle sue ospiti a pagamento, è emerso un altro Berlusconi. Non più l’eterno giovane, ma l’anziano in affanno per smentire e far smentire le luci rosse.

Lo scorso febbraio, però, l’ultima assoluzione, al processo Ruby ter. Con un dettaglio che ricorre: il giornalista Emilio Fede, l’agente di spettacolo Lele Mora e la soubrette Nicole Minetti, che a vario titolo si occupavano delle invitate alla feste, sono stati tutti e tre condannati per gli “atti prostitutivi”, mentre il padrone di casa e “utilizzatore finale” ancora una volta no.

E a dispetto delle carte giudiziarie, bisogna aggiungere un sentimento: a Berlusconi, uno dei pochissimi self made man italiani, e al suo “sogno” di vincere, moltissimi italiani hanno letteralmente voluto bene. E’ stata la sua forza, dentro e fuori i tribunali, come dimostra una frase-simbolo del devoto ragionier Giuseppe Spinelli, il pagatore dei politici e delle ragazze: “Io facevo quello che il dottor Berlusconi mi diceva di fare”. E non pochi, a dispetto di evidenza e di ogni carta giudiziaria, l’hanno pensata proprio come il ragioniere di Arcore.12 GIUGNO 2023

Fonte: repubblica.it

Fonte Link diretto: https://www.repubblica.it/politica/2023/06/12/news/processi_berlusconi_ruby_tangentopoli_magistrati-395089442/