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I settantatrè anni della Costituzione italiana

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Daniele Scarampi

I settantatrè anni della Costituzione italiana: il lungo cammino di alcuni diritti fondamentali tra scuola, opinione pubblica e società

Quelli che hanno in animo di occupare le più alte cariche di governo – lo scriveva Aristotele nel III libro della Politica – devono anzitutto dimostrare attaccamento alla costituzione stabilita, ovvero quella politéia capace di tendere verso il bene comune e verso una libera comunità fondata sulla condivisione e sull’uguaglianza.

Del resto nella speculazione aristotelica la costituzione ideale non è un meccanismo neutrale o puramente formale; al contrario, è architettata e sviluppata in modo da assolvere pragmaticamente i bisogni e gli interessi di tutta la popolazione.

Ebbene: la nostra Costituzione lo scorso 27 dicembre 2020 ha spento settantatré candeline, perché in quella data – nel lontano 1947 – è stata sottoscritta e, di lì a poco, osservata come Legge fondamentale della Repubblica.

Come ha suggerito Lorenzo Cuocolo (2011), la Costituzione italiana è lo strumento che contiene i principi e le regole fondanti del vivere civile; al tempo stesso documento giuridico e testimonianza spirituale, essa infatti non si è limitata a restaurare i diritti liberali dopo gli anni bui del totalitarismo, ma si è spinta ben oltre, ossia verso la realizzazione di un’idea di cittadinanza intessuta di legami sociali profondi, all’interno dei quali i diritti dei cittadini potessero mutare da privilegi per pochi a opportunità di tutti.

Sic stantibus rebus, la Costituzione – lungi dall’esser soltanto la garanzia di un ordine prestabilito – rappresenta l’origine di un cammino, di un processo continuo ricco di obiettivi programmatici da perseguire e da realizzare; infatti, ancorché definita “rigida”, la carta costituzionale contiene precetti dinamici che producono un’efficacia educativa costantemente tesa alla rimozione di ogni ostacolo che si frappone tra la persona e il suo pieno sviluppo, intellettuale e sociale, eredità civica del basilare terzo articolo in merito all’uguaglianza formale e sostanziale.

L’avvocato Calamandrei, padre costituente, nel celebre discorso del 26 gennaio 1965 (che inaugurò una serie di conferenze tematiche) definì la Costituzione “rinnovatrice” e “progressiva”, perché i suoi Titoli mirano a trasformare la società e a realizzare qualcosa di concreto e duraturo. In virtù di questo proposito, tanto illuminato quanto pretenzioso, essa necessita della volontà e dell’impegno costante di ciascuno perché in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da sviluppare e da migliorare nel tempo.

Oltretutto – restando sulla scia delle parole di Calamandrei – una democrazia in cui è presente un’uguaglianza di fatto, e non solo un’uguaglianza di diritto, è una democrazia feconda, poiché tutti i cittadini sono messi in grado di concorrere alla vita della società e al suo progresso, attraverso il loro miglior contributo: la Costituzione quindi è il solco nel quale il cammino di ogni cittadino si compie.

Ora, il dettato costituzionale, strutturato sull’architrave formato da diritti e doveri e dall’ordinamento della Repubblica, contiene numerosi precetti che sviscerano principi d’importanza nodale e apodittica; in questa sede (senza pretesa d’esaustività), anche a causa di intricati dibattiti che hanno di recente coinvolto e stanno coinvolgendo l’opinione pubblica dentro e fuori la scuola, sarà opportuno soffermarsi su alcuni articoli, partendo dal già citato art. 3.

Quest’ultimo, la cui struttura ideologica regge tutto l’impianto dei primi dodici articoli detti “fondamentali”, persegue il pieno sviluppo della persona e la pari dignità sociale di ciascuno, traguardi che vanno letti in combinato disposto con i celebri articoli 33 e 34: il primo a proposito della libertà d’insegnamento, in linea con la completa formazione della personalità dello studente e il secondo afferente al sempre imprescindibile diritto all’istruzione, legato al dovere di solidarietà sociale che è presupposto della Costituzione stessa.

Fonte Link: orizzontescuola.it