Home Dossier Crisi di Governo 2019 Il governo Conte due

Il governo Conte due

76
0
Link
governo Conte due

Il premier ha sciolto la riserva con il capo dello Stato e presentato i nomi del suo esecutivo. Luigi Di Maio agli Esteri, Roberto Gualtieri all’Economia, il prefetto Lamorgese all’Interno

Dopo una lunga notte e una mattinata di trattative tra i partiti, Giuseppe Conte è salito al Quirinale e ha presentato la lista dei suoi ministri al capo dello Stato. 

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: Giuseppe Conte

ESTERI: Luigi Di Maio (M5s)

Approda al ministero degli Esteri e sarà così il più giovane ministro della storia della Repubblica in questo dicastero, a soli 33 anni. Il capo politico del Movimento 5 stelle ha ricoperto l’incarico di vicepremier, insieme a Matteo Salvini, nel precedente governo giallo-verde e ha guidato due ministeri chiave Lavoro e Sviluppo economico nello stesso esecutivo Conte.

Tra le sue riforme di bandiera il reddito di cittadinanza, il decreto Dignità e l’avvio della discussione sul salario minimo. Nato ad Avellino, ma residente a Pomigliano d’Arco, il 6 luglio del 1986, rappresenta il volto pragmatico di M5s, in passato spesso contrapposto alle posizioni più integraliste dell’ala ortodossa.

Ma nonostante alcuni periodi di grande difficoltà – in primis la storia della mail sull’iscrizione nel registro degli indagati dell’assessore all’ambiente a Roma, Paola Muraro nel settembre 2016 e che Di Maio disse di aver interpretato male – il giovane campano alla fine è stato sempre sostenuto dal Garante Beppe Grillo e da Davide Casaleggio.

Di Maio è stato eletto dalla rete con 30.936 voti (l’82% dei votanti) candidato premier e capo politico del Movimento pentastellato il 23 settembre 2017 in occasione della kermesse grillina a Rimini. Con lui, di fatto, il Movimento ha cambiato pelle: molti poteri sono accentrati nelle sue mani e le decisioni, che nella Fase 1 del Movimento, venivano prese dalla Rete e dalle assemblee, adesso vengono prese direttamente da Di Maio e talvolta ratificate da eletti e attivisti.

Di Maio dopo il diploma di liceo classico, si è iscritto all’università, in un primo momento alla facoltà di Ingegneria, poi a Giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Ma alla fine ha rinunciato e non si è mai laureato. Nel suo curriculum si legge che è giornalista pubblicista dal 2007, che ha lavorato per un breve periodo come webmaster e anche come steward allo stadio San Paolo di Napoli. Poi, la scelta della politica con la candidatura nel Movimento 5 stelle.

Nel 2007 Di Maio ha aperto il meetup di Pomigliano d’Arco aderendo così all’iniziativa di Grillo che proponeva la costituzione di gruppi di cittadini che si occupassero dei problemi del loro comune. Nel 2010 si è candidato come consigliere comunale del suo comune ma ottenendo solo 59 preferenze non è stato eletto. Successivamente, con le cosiddette ‘Parlamentarie‘ del Movimento 5 Stelle, è stato candidato online e con 189 preferenze è riuscito ad essere eletto alla Camera. Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, invece, ha ottenuto 95.219 voti (63,41%) al collegio uninominale di Acerra. Di Maio è il maggiore di tre fratelli: la madre, Paola Esposito, è un’insegnante di italiano e latino, mentre il padre Antonio, imprenditore edile, ha un passato politico a destra ed è stato dirigente prima del Movimento sociale italiano, poi di AN.

INTERNO: Prefetto Luciana Lamorgese

E’ la nuova ministra dell’Interno e succede a Matteo Salvini. Nata a Potenza l’11 settembre 1953, la nuova responsabile del Viminale è sposata e ha due figli. Laureata in giurisprudenza, avvocato, ha svolto numerosi incarichi prima di accettare a far parte del secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. E’ stata prefetto di Milano dal 13 febbraio 2017 al 1 ottobre 2018. Il 1 gennaio 1989 è stata nominata Viceprefetto Ispettore e poi Viceprefetto dal 1 gennaio 1994. Ha lavorato nella Prefettura di Varese e a Roma presso il Ministero, alla Direzione Generale per l’Amministrazione Generale e per gli Affari del Personale, dal dicembre 1980, dove ha prestato servizio dapprima presso la Divisione Affari Generali e quindi, dal dicembre 1985, presso l’Ufficio Studi per l’Amministrazione Generale e per gli Affari Legislativi; ha lavorato all’Ufficio Centrale per gli Affari Legislativi e le Relazioni Internazionali, dall’ottobre 1996, dove è stata Direttore dell’Ufficio Ordinamento della Pubblica Amministrazione.

Nominata Prefetto il 28 luglio 2003, ha svolto le seguenti funzioni: direttore Centrale per le risorse umane presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. Vice Capo Dipartimento per l’espletamento delle funzioni vicarie presso il Dipartimento per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, dal 4 agosto 2008. Vicecapo di gabinetto per l’espletamento delle funzioni vicarie, dal 10 dicembre 2008. E’ divenuta prefetto di Venezia, dal 12 gennaio 2010.

Il 20 maggio 2011 è stata nominata anche Soggetto Attuatore per l’espletamento di tutte le attività necessarie per l’individuazione, l’allestimento o la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto. Lamorgese è stata anche Capo del Dipartimento per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, dal 10 gennaio 2012. Dal 19 luglio 2013 al 12 febbraio 2017 ha svolto le funzioni di Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. 

ECONOMIA: Roberto Gualtieri (Pd)

Un politico torna a sedersi alla monumentale scrivania che fu di Quintino Sella. Il dem Roberto Gualtieri è il nuovo ministro dell’Economia. Europeista convinto, professore universitario, il profilo di un tecnico ma un cammino alle spalle tutto politico.

Prima di lui, l’ultimo uomo di partito a occupare quella poltrona è stato Giulio Tremonti nel quarto governo Berlusconi (2008-2011). Successivamente a varcare il portone di Via XX Settembre sono stati solo tecnici: Mario Monti, Vittorio Grilli, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan (che ora è deputato del Pd ma è arrivato al Mef dall’Ocse) e Giovanni Tria.

Volgendo lo sguardo ancora più indietro, ancora una sfilza di tecnici e bisogna risalire alla Prima Repubblica per trovare un politico ‘puro’ alla guida dei conti dello Stato, addirittura al governo De Mita del 1988-89 quando Giuliano Amatoricoprì la carica di ministro del Tesoro accanto a Emilio Colombo alle Finanze e Amintore Fanfani al Bilancio.

Romano del quartiere Monteverde, classe 1966, Gualtieri è un uomo timido, riservato, uno studioso, come lo descrive chi lo conosce. Una laurea in lettere conseguita con 110 e lode e un dottorato di ricerca in Scienze Storiche, tesi su Commercio estero e sviluppo.

Storico legato all’Istituto Gramsci, autore di diverse pubblicazioni, tra cui una sulle Istituzioni europee curata con Giulio Amato. Professore associato in Storia contemporanea all’Università La Sapienza, editorialista e collaboratore di diversi quotidiani e riviste. E’ stato iscritto alla Fgci, l’organizzazione dei giovani comunisti del Pci. Ha militato per anni nei Democratici di Sinistra, ha fatto parte prima della segreteria di Roma e poi del consiglio nazionale, prima di contribuire a redarre il Manifesto per il Partito democratico e di entrare a fare parte della direzione del Partito nel 2008.

Ex dalemiano, era nei ‘giovani turchi’, la corrente Pd guidata da Orfini. E’ stato per un periodo vicino a Renzi ma oggi è considerato vicino al segretario Zingaretti. Nel 2009 è approdato a Strasburgo, sempre in quota Pd. E’ stato membro del team negoziale del Parlamento europeo per la creazione del Servizio Europeo per l’Azione esterna e per il Fiscal Compact. Ha preso parte tra il 2012 e il 2013 al gruppo di lavoro presieduto da Herman Van Rompuy per la riforma dell’Unione Economica e Monetaria.

Tra gli eurodeputati più influenti, per due volte presidente della commissione per i Problemi economici e monetari del Parlamento europeo, riconfermato in questa legislatura nell’incarico grazie a Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che gli ha ceduto il posto nella circoscrizione Centro optando per il seggio siciliano. E’ membro del gruppo direttivo sulla Brexit nonche’ sherpa per le negoziazioni con la Gran Bretagna. 

GIUSTIZIA: Alfonso Bonafede (M5s)

Rra i più vicini a Luigi Di Maio, resta alla guida del ministero della Giustizia dove è stato nei 15 mesi di governo giallo-verde con Giuseppe Conte premier. Obiettivo proseguire sulla strada delle riforme già avviate e sbloccare quelle rimaste in stand-by. Bonafede, 43 anni, è un avvocato civilista nato a Mazara del Vallo (Trapani) dove ha vissuto fino al 1995, poi si è trasferito a Firenze e qui si è laureato in Giurisprudenza. Nel 2006 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la stessa facoltà e ha aperto uno studio legale.

E’ tra i 5 stelle della prima ora: nel 2006 è entrato a far parte del gruppo degli ‘Amici di Beppe Grillo’ del meet up di Firenze. Nel 2009 è stato candidato sindaco del capoluogo toscano per M5s, ottenendo solo l’1.82% mentre nel voto online per la scelta dei candidati alle politiche del 2013 sulla piattaforma Rousseau era risultato il primo dei prescelti con 227 preferenze. Quindo è stato eletto alla Camera. Nella scorsa legislatura è stato vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Nel 2016 ha fatto parte del gruppo di coordinamento e supporto dei comuni governati dal Movimento 5 Stelle e nello stesso anno, assieme al collega Riccardo Fraccaro, ha dato anche un ‘supporto’ al Campidoglio guidato dalla sindaca Virginia Raggi. 

DIFESA: Lorenzo Guerini (Pd)

La foto del profilo Whatsapp è una veduta dalla tribuna delGiant Stadium e le lettere “S” e “F” intrecciate di colore arancio su fondo nero spiccano sulla cover del suo smartphone: quella di Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, per il baseball e per i San Francisco Giants è una passione che ne fa una mosca bianca in Parlamento, dove la passione dominante è quella per il calcio. Questo però non ha impedito a Guerini di conquistarsi la stima di compagni di partito e avversari politici.

La sua dote migliore è il fiuto politico e la capacità di mediazione che gli è valsa più volte la definizione di “pontiere” o, anche, quella di “Gianni Letta renziano”. All’ex presidente del Consiglio, Lorenzo Guerini si lega ai tempi dell’Anci, quando da sindaco di Lodi incontrava il suo omologo fiorentino Renzi durante le assemblee dell’associazione dei comuni e durante le riunioni della Conferenza Unificata. Tra i due su stabilirà un immediato feeling che, seppur fra alti e bassi, continua ancora oggi. Eppure i due non potrebbero essere più diversi, tanto è impulsivo e “fumantino” Renzi quanto cauto e riflessivo Guerini.

Figlio di padre comunista, come lui stesso racconta, comincia l’attività politica da giovanissimo nella Democrazia Cristiana. Ricopre la carica di presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 – per due mandati – e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012. L’8 dicembre 2013 è al fianco di Renzi la notte delle primarie vinte contro Gianni Cuperlo e Peppe Civati e lo sarà anche durante le consultazioni portate avanti dal fiorentino per la formazione del governo febbraio 2014. Diviene poco più tardi portavoce della segreteria Pd guidata dall’ex premier.

Non assume, però, incarichi di governo quando Renzi arriva a Palazzo Chigi, ma risulta particolarmente prezioso al premier nel cucire i rapporti all’interno del partito e, più spesso, all’esterno così da permettere al Pd e al governo di superare indenni prove del fuoco come la legge elettorale e il Jobs Act. le politiche del 2018 lo vedono sconfitto assieme al Pd, ma la sconfitta gli offre l’opportunità di essere il candidato d’opposizione per la guida del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Dopo le dimissioni di Renzi, la guida del partito passa aMaurizio Martina che Guerini sosterrà alle primarie dopo il ritiro del candidato unico renziano, Marco Minniti. Si tratta di una sorta di “scissione” interna all’area Renzi, con i ‘duri e puri’ della mozione Giachetti che si pongono nettamente in opposizione alla mozione Zingaretti e ‘Base Riformista’, la corrente a cui Guerini da nel frattempo vita assieme a Luca Lotti, che comincia a portare avanti una opposizione ‘costruttiva’.

LAVORONunzia Catalfo (M5s)