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Intelligenza artificiale, la ricetta dell’Europa

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Maurizio Molinari
Ecco perché l’Ue, grazie all’AI Act, diventa un pioniere nella sfida per definire il nuovo equilibrio fra sicurezza e libertà

L’accordo fra Europarlamento e Consiglio europeo sull’Artificial Intelligence Act consegna alla Ue il regolamento sulla più avveniristica delle tecnologie, armonizzandola con la necessità di svilupparne l’innovazione. È un testo, frutto di oltre due anni di lavoro e 72 ore di serrati negoziati finali a Bruxelles, che pone dei primi, cruciali, paletti al fine di far coesistere sicurezza e libertà sulla frontiera più avanzata dell’hi-tech.

Fra le novità più significative ci sono le salvaguardie da rispettare per chiunque sviluppa e usa l’Intelligenza artificiale; il ricorso all’identificazione biometrica dei singoli da parte delle forze di sicurezza limitato alle indagini su crimini gravi, dalle violenze sessuali al terrorismo; l’obbligo per chiunque crei false immagini di indicare chiaramente che non sono reali; multe significative, fino al 7 per cento delle entrate globali per le aziende, nei confronti di chi viola i nuovi regolamenti europei.

Sebbene ci vorrà ancora del tempo prima della ratifica da parte del Consiglio Europeo e dell’ultimo voto dell’Europarlamento, è evidente che si tratta di un passo che conferma la validità della visione che Angela Merkel, allora cancelliera tedesca, consegnò al Forum di Davos prima della pandemia, quando affermò che l’Ue poteva indicare la strada per «proteggere i diritti individuali sul web» ponendosi in equilibrio fra l’eccesso di libertà negli Stati Uniti e l’assenza di libertà nella Cina popolare.

Da allora l’Ue ha compiuto molti passi con l’intento di trasferire le garanzie previste dallo Stato di Diritto nella realtà digitale — dove oramai vivono ed operano la maggioranza dei cittadini — ed ora la sfida è rispondere al debutto sul mercato di programmi rivoluzionari come ChatGPT evitando l’uso indiscriminato della tecnologia a vantaggio di persone, gruppi organizzati, aziende private o Stati disposti a diffondere qualsiasi tipo di falsificazioni — anche le più raffinate — per condizionare l’opinione altrui all’unica finalità di acquisire più denaro e potere.

La recente battaglia avvenuta dentro l’azienda americana OpenAI — titolare della tecnologia ChatGPT — e terminata con la vittoria di chi vuole “accelerare” lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, lascia intendere quanto sia urgente, in Europa come negli Stati Uniti, proteggere la conoscenza dai pirati: creare tutele per i consumatori, per la concorrenza e soprattutto per garantire la qualità delle informazioni diffuse sul web.

È un percorso tanto indispensabile quanto difficile: basti pensare che il regolamento europeo sulla protezione dei dati generali — il Gdpr — considerato un evento spartiacque per la protezione della privacy e del diritto d’autore sul digitale, approvato nel 2016 ed in vigore dal 2018, resta ad oggi in gran parte inapplicato nella maggioranza dei Paesi europei — Italia inclusa — a causa della evidente difficoltà di raggiungere accordi efficaci con i giganti del mercato dei dati digitali.

Saranno i prossimi mesi a dirci se i 27 Stati membri dimostreranno la determinazione necessaria per applicare le norme dell’AI Act a tutela dei diritti dei propri cittadini. Sull’impellenza di procedere non possono esserci dubbi.

Basta guardarsi attorno per comprendere quali e quanti danni e pericoli vengono generati dall’esistenza di un Far West digitale dove lo Stato di Diritto è latitante se non del tutto assente: dal bullismo, che costituisce oggi il più rudimentale e diffuso reato contro il prossimo commesso dai minori, ai femminicidi, spesso generati dalla proliferazione di video ed immagini digitali su abusi e violenze sessuali; dalle “interferenze maligne” di attori russi e cinesi, indicate da più documenti Nato e Ue come una minaccia diretta alla vita pubblica nei sistemi democratici, alle fake news adoperate da organizzazioni terroristiche come Isis ed Hamas per ingannare il prossimo e legittimare i propri orrori; fino alla proliferazione di messaggi di odio antisemita, islamofobo e più in generale razzista nei confronti di chiunque che sta dilagando in troppi atenei.

Ognuna di queste minacce mette a rischio le nostre libertà individuali, indebolendo dall’interno la vita democratica nei nostri Paesi, e l’Intelligenza artificiale offre a tali criminali digitali una straordinaria opportunità di moltiplicare bugie, inganni, aggressività e violenza.

Da qui la necessità di leggi di nuova generazione, pensate ed applicate per proteggere i diritti individuali sul web, al fine di consentire di accelerare lo sviluppo dell’innovazione proteggendolo dai barbari del nostro tempo.

In palio, infatti, non c’è solo la nostra sicurezza ma anche la nostra prosperità perché, come afferma il ministro francese per il Digitale, Jean-Noël Barrot, la posta in palio è la salvaguardia di un mercato da trilioni di euro capace di ridefinire l’economia globale in quanto «il dominio tecnologico precede il dominio economico e il dominio politico».

Ecco perché l’Europa, grazie al regolamento sull’Intelligenza artificiale, diventa un pioniere nella sfida per definire il nuovo equilibrio digitale fra sicurezza e libertà. Ed ora tocca agli Stati membri dimostrare di comprendere l’urgenza del momento ed avere il coraggio di osare, applicando tali norme. 9 DICEMBRE 2023

Fonte: repubblica.it

Fonte Link Diretto: https://www.repubblica.it/editoriali/2023/12/09/news/ai_act_accordo_europa-421615239/?ref=RHLF-BG-P4-S1-T1