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La fine di Gianfranco Fini

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Gianfranco Fini (2016)
Gianfranco Fini (2016)

Massimo Basurto
Era il 1994, una serata di febbraio a ridosso della campagna elettorale politica. Nella mia funzione di Presidente Provinciale di Alleanza Nazionale presentavo in una Piazza Sant’Oronzo gremita e gioiosa il leader della destra italiana, Gianfranco Fini. Era il predestinato, l’uomo che aveva sdoganato il vecchio Movimento Sociale Italiano trasformandolo, dopo Fiuggi, in un partito moderno ed europeista che nel corso di quelle elezioni avrebbe raggiunto l’inaspettato consenso del 17 %.  Nello scenario politico del centrodestra italiano era il solo accreditato ad ereditare la leadership di Silvio Berlusconi.

Ma non è stato così!

E sono trascorsi esattamente dieci anni da quel famoso scoop del Giornale allora diretto da Alessandro Sallusti sulla cosiddetta <casa di Montecarlo> la prestigiosa dimora monegasca che travolse Fini.

In quel momento Fini era il Presidente della Camera e la vicenda giudiziaria divise il centrodestra e fu mediaticamente devastante.

Malito quando era il titolo di una commedia spagnola, maledetto cognato appunto e, dirà Maurizio Gasparri:” mi viene in mente una immagine di un libro di foto napoletane pubblicate da Luciano De Crescenzo, un clochard a terra che raccoglie l’elemosina con un cartello con su scritto <ridotto in questo stato dal cognato>.

La figura del cognato è ricorrente nella storia ed è spesso rovinosa ed oggi non v’è chi non veda analogie col caso del cognato del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

Il cognato che ha procurato la fine di Fini, mi diverte il gioco di parole, è Giancarlo Tulliani fratello di Elisabetta compagna del Presidente della Camera, che oggi vive tranquillamente a Dubai, ove non esiste un accordo internazionale per la estradizione, a godersi i proventi dell’affaire Montecarlo e non solo.

Dieci anni di indagini eppure l’Autorità Giudiziaria non è riuscita ancora ad imbastire uno straccio di processo. Forse perché il caso, in realtà, fu montato sul nulla, quel nulla che, comunque, ha determinato la scomparsa di Gianfranco Fini dallo scenario della politica italiana.

Fini sarebbe stato, secondo l’opinione diffusa, un delinquente perché avrebbe venduto una casa di proprietà del partito, quindi non pubblica, e per questo fu indagato. L’unico errore vero ascrivibile a Gianfranco Fini, a mio parere, è stato quello di aver negato quando venne alla luce che quell’appartamento di Montecarlo era stato acquistato dal cognato. Ma parliamoci chiaro, dirà Francesco Proietti all’epoca segretario di Fini, la casa di Montecarlo era di proprietà del partito e la contessa lasciò l’eredità a Fini e fu Fini a intestare tutto al partito proprio perché ritenne che non si trattava di una donazione privata ma in beneficio del partito. L’appartamento andava assolutamente venduto anche perché non poteva rappresentare una sede all’estero di Alleanza Nazionale e poi era da ristrutturare radicalmente e il partito non aveva titolo per giustificare eventuali spese per lavori di ristrutturazione. Era un bene che andava venduto per realizzare fondi da destinare all’attività politica di Alleanza Nazionale, proprio secondo la volontà della contessa che ne fece dono.

Si dirà, ma perché venderlo proprio al cognato del capo del partito? La verità la conoscono tutti e, ciononostante, nessuno esitò a mettere alla gogna Fini, e cioè che il partito aveva più volte provato a vendere la dimora ma nessuno l’aveva acquistata.

Intanto la vita politica di un uomo è definitivamente finita.

E tornando all’attualità, a distanza di dieci anni un altro cognato ha messo nei guai il governatore Attilio Fontana indagato nell’inchiesta sulla fornitura di camici durante l’emergenza Covid. È necessario fare dei distinguo. Intanto il cognato di Fontana è un imprenditore di successo, quello di Fini era un vagabondo senza arte né parte; Fontana ha messo soldi propri nell’affaire mentre Fini no e Fontana sostanzialmente oggi è indagato perché avrebbe ridato 250mila euro a copertura di un dono alla Regione di 500mila euro. Pensiamo a Zingaretti, Presidente della Regione Lazio che non ha mai reso spiegazioni di circa 15milioni di euro fatti sparire nella vicenda delle mascherine nel Lazio e della quale questione nessuno parla più.

La Fine di Fini, dicevamo.  Il caso Montecarlo fu grave e mediaticamente ne ha determinato la scomparsa, ma il declino politico di Fini era scritto. L’ex deputato di A.N. Amedeo Laboccetta non usa mezzi termini e dice che:” Fini è stato il grande ladro di sogni, di speranze, di progetti, È stato l’utile idiota di Giorgio Napolitano che da Presidente della Repubblica brigava per eliminare politicamente Berlusconi. Si è fatto illudere dalla sinistra italiana e quando è finito in disgrazia per prima la sinistra l’ha ignorato e cancellato”.  Errori politici assai più gravi dell’affaire Montecarlo, errori commessi fin dalla metà degli anni ’90 in tema di immigrati, di unioni gay, di scelte interne al partito sbagliate e divisive.

Ed il “funerale” di Gianfranco Fini, in realtà, è avvenuto il giorno dei funerali di Pino Rauti, quando Isabella la figlia di Rauti dovette salire sull’altare per sedare gli animi di una vera e propria rivolta contro di lui; era la rivolta del mondo della destra che gli rinfacciava l’abiura delle tradizioni, della cultura, della storia.
Fini ha raccolto quanto ha seminato. 9 Agosto, 2020

Fonte Link: ilgiornaledelsalento.it