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La Nato avverte la Cina: “Non può armare Mosca e commerciare con noi”

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L’anno scorso i rapporti con Pechino erano definiti “una sfida”. Ora la crisi ucraina rischia di sovrapporsi a quella dell’Indopacifico. E il Patto atlantico minaccia i dazi contro il Dragone

WASHINGTON – Russia e Cina. Due facce della stessa medaglia. Un filo rosso che sempre più lega Pechino e Mosca anche nella guerra in Ucraina. Una sovrapposizione di ostilità che unisce i due quadranti del mondo che un tempo erano divisi: Europa e Indopacifico.

Il vertice Nato di Washington sta imprimendo una svolta nella visione dei rapporti con le due “potenze” orientali. E se il Cremlino è un «nemico» consolidato, la Repubblica Popolare sta diventando qualcosa di più un semplice competitor. Un quadro che impone una conseguenza: considerare «irreversibile” il percorso di adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica.
Nel documento finale del vertice, ancora in via di definizione, ci sono infatti due passaggi che segnano davvero un cambio di passo. Il primo è appunto quello di concepire l’amicizia con Kiev come una transizione verso l’ingresso nella Nato. Il testo è ancora da mettere a punto perché molti partner, tra cui gli stessi Usa, non sono convinti di inserire una data per ufficializzare l’adesione. Il concetto di «irreversibilità», però, è ormai acquisito. Ed è anche un modo per lanciare la sfida a Putin dopo l’ultimo sanguinario bombardamento di Kiev.

Ma nelle analisi degli sherpa che stanno scrivendo il comunicato finale, c’è un aspetto in più. Cina e Russia vengono associati come i due fronti caldi da gestire. Se la linea su Mosca è quella confermata da tempo, su Pechino sta emergendo una sostanziale novità. Il “Dragone” sta diventando un vero e proprio nemico. L’anno scorso, nel summit che aveva approvato lo “Strategic Concept”, la Cina era definita una «sfida». Una formula che racchiudeva soprattutto la dimensione economica e strategica. Ora la prospettiva cambia del tutto. L’idea di fondo è questa: Xi non può pensare di aiutare la Russia nella guerra in Ucraina e mantenere buoni rapporti commerciali con noi. Un concetto che apre la strada ad uno scontro a colpi di dazi di cui abbiamo già avuto qualche recente avvisaglia anche nelle scelte della Commissione europea, ma pure sul piano diplomatico e militare.

Lo sguardo si allunga inevitabilmente su Taiwan e sulle mire cinesi. E infatti in questo contesto si prende atto che l’aggressione russa all’Ucraina sta sovrapponendo due quadranti del mondo che prima erano nettamente separati: Europa e Indopacifico. «Mosca – ha spiegato una fonte ufficiale della Nato – se vuole proseguire con i suoi attacchi, dovrà chiedere altri aiuti oltre quelli forniti da Corea del Nord e Iran». E a chi li sta chiedendo se non a Xi? L’Ucraina dunque è la porta conflittuale verso l’Asia. Una situazione che impone una ridefinizione del perimetro di azione dell’Organizzazione, un tempo rivolta solo a protezione dell’Europa e dell’Atlantico e che ora avrà bisogno di allargare l’attività verso oriente e il Pacifico.

Resta il fatto che la difesa di Kiev è fondamentale. Al momento nessuno immagina un intervento diretto nel conflitto, ma di sicuro un ampliamento degli aiuti. In termini di armamenti – a cominciare dalla difesa aerea dei missili Patriot – e di sostegno logistico. Tra le decisioni di questi giorni, infatti, c’è il via libera all’operazione Nsatu, Nato Security Assistance and Training for Ukraine. La missione, composta da 700 militari, per rifornire e addestrare i soldati di Kiev. Senza contare che l’obiettivo è quello di stabilizzare il sostegno a Zelensky. La preoccupazione che in caso di vittoria di Trump nelle elezioni Usa, il nuovo presidente rimetta in discussione il ruolo dell’Alleanza, sta spingendo i 32 a rendere permanenti orientamenti e scelte. Anche con un bilancio che non dovrà più dipendere dai contributi annuali.
Del resto nessuno nasconde che la debolezza di Biden sta condizionando questa difficile transizione. Nelle previsioni degli analisti Nato, il conflitto andrà avanti ancora per molto. Si tratta di una guerra di trincea che produce passi vanti molto lenti. E nonostante l’attivismo ostile di Orbán, l’orientamento degli altri partner si basa sull’obiettivo di aprire un vero negoziato di pace solo quando sarà fermata l’avanzata dell’esercito di Putin. Prima significa perdere e mettere in pericolo l’Europa. 10 LUGLIO 2024

Fonte Link: repubblica.it