L’Europa secondo Magyar: riavere i fondi Ue, fare «compromessi» e rilanciare Visegrad
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Francesca De Benedetti
Dopo il trionfo, il futuro premier incontra la stampa internazionale. «La mia priorità? Sbloccare i soldi europei rimasti congelati» e «influire» in Europa centrale. Niente illusioni di federalismo europeo, «linea dura» sui migranti, opt out ungherese sul prestito a Kiev, «cooperazione pragmatica» col Cremlino e molto altro che evoca la linea fidesziana. Meloni? «Ha fatto cose fantastiche, vorrei incontrarla»
Magyar è l’ex fidesziano che ha portato alle urne una quantità inedita di ungheresi e che ha entusiasmato anche i giovanissimi con la promessa di «un cambio di regime», ed è esattamente questa promessa che viene messa in mostra, il giorno dopo il voto, al centro fieristico Hungexpo per la prima conferenza stampa internazionale. Dalla prima fila si vede arrivare una batteria di bandiere, tutte ungheresi tranne due dell’Ue ai lati, poi vengono stirate a vapore – va in scena «la unificazione nazionale» – e infine arriva lui, l’uomo che promette di essere «diverso da Orbán in tutto».
Ma la promessa s’infrange alla prima occasione. Dalla conferma dell’opt out deciso nel Consiglio di dicembre – l’Ungheria non parteciperà agli oneri del prestito per Kiev «perché già siamo senza fondi», anche se Magyar non terrà tutto il dossier in ostaggio – passando per la «posizione dura sull’immigrazione», il «basta col buonismo della classe dirigente europea» e il «no alla redistribuzione di migranti»: gli esempi sono tanti, le somiglianze con la destra orbaniana pure. Quel «non dobbiamo avere uno stato federale europeo ma stati nazionali e un’Ue ben funzionante» pare un gran reset sotto moderata veste. E poi c’è l’inno al «less is more» delle regole (meno è meglio), la «cooperazione pragmatica col Cremlino». «Se non avessero già preso il nome “Patrioti”, lo avrei scelto io».
Quale Europa
Certo, sulle modalità Magyar si mostra pragmatico e dialogante. Cerca cooperazione ovunque, dall’amministrazione Trump (che mette in cima alla lista delle relazioni «strette» e che invita a Budapest) fino al Cremlino («sapete, la geografia non si cambia, cercheremo di diversificare gli acquisti di energia ma non di staccarci bruscamente, e se Putin dovesse chiamarmi io risponderò, anche se brevemente»).Allarga anche a Pechino (sarà pure un “cambio di regime” ma non di investimenti, e se ci sono ben vengano, «purché nel rispetto di ambiente e diritti», dice Magyar alludendo agli scandali della fabbrica di batterie cinese).
Verso l’Europa, il leader di Tisza si concede slanci, sia per l’elettorato giovane che per le difficoltà economiche dell’Ungheria: «L’orizzonte è l’eurozona». Per il resto sembra di assistere al Fidesz dei primi Duemila, a cominciare dal sogno di resuscitare Visegrad, di rilanciare l’alleanza con la Polonia, e di estendere il tutto «all’Europa centrale così da essere influenti: una volta l’Ungheria era apripista e in quel ruolo voglio riportarla».
L’immaginario politico è di quella stessa destra fidesziana e altrettanto lo è il programma («niente adesione accelerata per Kiev», per dirne una) anche se il modo è il «compromesso», l’idea è che una soluzione si trovi (in fondo, anche lo spirito pragmatico ricorda Orbán, se non fosse che lui il compromesso lo forzava brutalmente a colpi di veto mentre Magyar garantisce, «niente odio per Bruxelles nei poster», e «niente tattiche passate di soppiatto alla squadra avversaria» cioè la Russia).
La prima intesa che il futuro premier vuol trovare di fretta – von der Leyen è d’accordo – è quella per sbloccare i fondi Ue congelati, tema chiave anche per le elezioni. «I primi trenta giorni di governo determineranno il resto, compresi i fondi europei», dice lui, che dopo Varsavia e Vienna punta a Bruxelles per le prime visite. «Per allora avremo già trovato un accordo preliminare. In giornata parlerò con von der Leyen al telefono e ci daranno una timeline, perché abbiamo disperatamente bisogno di quei miliardi bloccati, il governo precedente ha già perso due tranche e non possiamo perdere la prossima scadenza di agosto».
Per afferrarla, l’accordo sarà su quattro punti «verso i quali Bruxelles ha aspettative: misure anticorruzione (aderiremo alla Procura europea), libertà per giudici, stampa, accademia. Lo faremo al più presto». Con la super maggioranza, Magyar promette di «ripristinare lo stato di diritto», consentire indagini contro il sistema precedente. Promette anche di ri-aderire alla Corte penale internazionale. Chiede al presidente della Repubblica orbaniano di incaricarlo in fretta e poi dimettersi. Vuole inserire il limite di due mandati per il premier: varrà anche per lui, ma chissà come l’ha presa Orbán che di mandati ne ha già fatti ben di più e domenica ha promesso: «Dall’opposizione non mi arrendo». 13 aprile 2026
Fonte Link: editorialedomani.it
NB: Visegrad: un’alleanza politica e culturale formata da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria Istituito nel 1991








