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L’onorevole guerriglia per un posto al Senato o a Montecitorio

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L'Aula di Montecitorio



L’Aula di Montecitorio
aula palazzo Madama (Senato)









Si riducono gli spazi nei partiti, tutto il potere in mano ai leader
Il M5s ritorna alle urne a pezzi. E c’è il mistero del «centrone»


di CARLO TARALLO

Preghiere, minacce, sussurri, complotti, pettegolezzi, svenimenti veri e falsi, prospettive di cospicui contributi ai partiti, corteggiamenti, ammiccamenti, strizzatine d’occhio: a un mese dalla presentazione delle candidature per le elezioni la corsa alla poltrona ha già raggiunto vette inimmaginabili di isteria. Le candidature andranno presentate entro la mezzanotte del 21 agosto. Ricordiamo sempre che il taglio dei parlamentari porta già alla riduzione di un terzo dei posti a disposizione, che saranno 400 alla Camera e 200 al Senato. Si prevedono scene apocalittiche, con i leader dei partiti costretti a blindare le porte dei loro uffici per non farsi travolgere dall’orda barbarica dei quasi trombati, i parlamentari che non rivedranno più poltrona e super stipendio. Non essendoci stati cambiamenti alla legge elettorale i prossimi deputati e senatori saranno nominati dai leader, con l’assegnazione di un posto sicuro nei listini proporzionali o di una candidatura in un collegio considerato blindato. Vediamo, per quel che riguarda i partiti maggiori, chi decide tra la vita e la morte (politica) di questo esercito di precari di lusso, e quanti posti ci saranno a disposizione. Ci affidiamo alle quotazioni dei vari sondaggi pubblicati nelle ultime ore. Nota: i partiti di centrodestra cercheranno di placare l’ira funesta degli esclusi con la prospettiva di un posto al governo, in un cda, in una partecipata, salvo non mantenere, come è ovvio, le promesse.

FRATELLI D’ITALIA

Giorgia Meloni decide il destino degli aspiranti eletti insieme al fido capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida. Gli uscenti di Fdi sono 37 alla Camera e 21 al Senato. Nel 2018, il partito prese il 4,3%, oggi è al 23: dovrebbe incassare circa 100 deputati e 50 senatori. In sostanza, quella di Giorgia (ci perdonerà il paragone) è una enorme nave ong in navigazione, sulla quale tentano disperatamente di salire centinaia di naufraghi della poltrona vellutata. La selezione sarà spietata: gli uscenti saranno riconfermati e i nuovi selezionati accuratamente. Niente nostalgici del ventennio, niente convertiti dell’ultim’ora.

LEGA
Gli uscenti sono 131 deputati e 61 senatori. Nel 2018 il Carroccio prese il 17,3%. Oggi galleggia intorno al 15, più o meno siamo lì considerato che il centrodestra farà il pieno nei collegi uninominali: si va verso il ritorno in parlamento di più o meno 90 deputati e 40 senatori. La scure è nelle mani di Matteo Salvini, che dovrà concedere giusto qualche candidatura ai suoi presidenti di Regione. Incombe il ritorno a casa sui sostenitori di Draghi. Giancarlo Giorgetti si salverà, i suoi fedelissimi no.

FORZA ITALIA
Qui ci sarà da divertirsi: i berluscones uscenti sono 80 alla Camera e 51 al Senato, frutto del 14% del 2018. Oggi il partito è segnalato dai sondaggi intorno all’8%. Si prevede un bagno di sangue politico: saranno rieletti meno della metà degli uscenti. L’Onnipotente è la senatrice Licia Ronzulli, che ha nelle sue mani il destino degli aspiranti riconfermati. Regolette semplici: ghigliottina per chi è sospettato di essere un collaborazionista degli ex ministri e già fuoriusciti Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e (quasi) Mara Carfagna. Si segnalano sudatissimi (non solo per il caldo) uscenti che passano notti intere a cancellare dai social ogni selfie coi suddetti. Stessa operazione con i messaggi Whatsapp. Se volete salvare la pelle, alla domanda: «Hai sentito Mara?» rispondere sempre e comunque «Mara chi?» anche se siete stati a pranzo insieme mezz’ora fa. A proposito della Carfagna: a quanto pare, tra pochi giorni andrà via definitivamente dal partito portando con sé una nutrita pattuglia di uscenti.

PD
Gli uscenti dem sono 97 deputati e 39 senatori, frutto del 19% del 2018 e della scissione renziana.
Il partito è intorno al 23%, quindi recupera qualcosa sul proporzionale ma perde molto sulla quota uninominale: senza alleanza con il M5s, quasi tutti i collegi andranno al centrodestra. Si calcola la riconferma di 70 deputati e 30 senatori. Enrico Letta, da buon segretario del Pd, conta poco o nulla nella selezione delle candidature: ci si affida al bilancino delle vecchie e sane correnti, i cui capi sono gli ex ministri Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Non si possono trascurare anche governatori come Nicola Zingaretti, che vuole candidarsi, e Vincenzo De Luca, che chiede la riconferma del figlio Piero ma porta pure molti voti.

M5S
Qui ogni paragone col 33% del 2018 è improponibile: pensate che i grillini elessero 225 deputati e 111 senatori. Scissione dopo scissione, i gruppi si sono assottigliati: gli uscenti sono 103 deputati e 62 senatori. Inchiodato al 10% nei sondaggi, e senza alcuna speranza di prevalere neanche in un uninominale, il M5S eleggerà più o meno 30 deputati e 15 senatori. Giuseppe Conte è l’unico dominus delle candidature: per essere rieletti basta aver troncato i rapporti con Luigi Di Maio almeno 32 anni fa, ovvero quando Giggino aveva 1anno e ciucciava responsabilmente il biberon, in giacca e cravatta.

CENTRONE RIUNITO
Giovanni Toti, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Luigi Di Maio, Emma Bonino, Bruno Tabacci, Pierferdinando Casini, Sandra Lonardo in Mastella: il grande centro, se dovesse miracolosamente raggiungere il 10%, conquisterebbe (considerata l’impossibilità di conquistare anche un solo uninominale) più o meno 30 deputati e 10 senatori. Calenda (Azione da sola è data al 5%) chiederà la metà dei seggi, il che significa che i suoi possibili compagni di strada potranno a stento eleggere un accompagnatore ciascuno. Gli aspiranti parlamentari sono almeno un paio di migliaia: si prevede una notte assai tranquilla, il prossimo 21 agosto… (23 LUGLIO 2022)

Fonte: La Verità pag.6

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