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Mattarella e il risveglio delle coscienze

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ANDREA MALAGUTI
Allora ci siamo accorti per la prima volta che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo – Primo Levi (Se questo è un uomo)

«W Hitler». «Fuck Israele». L’ha scritto qualche idiota antisemita ieri, sui muri del Memoriale della Shoah a Milano. Senza sapere niente. O, forse, sapendo tutto. La verità è che la comunità degli idioti antisemiti è sempre più numerosa e aggressiva. Lo spirito dei tempi evidentemente lo consente. Deve farci paura. Sono stato al Binario 21 la scorsa settimana, per la presentazione di una serie di opere di Primo Levi che distribuiremo con La Stampa. Appena entri lì, al Memoriale, il primo istinto è quello di abbassare la voce. Come se fosse un tempio. Lo è. I nomi delle vittime impresse sul muro, i vagoni bestiame dove venivano stipati gli ebrei. Ottanta, cento persone in spazi pensati per otto cavalli. Come animali, peggio che animali. L’indifferenza della manovalanza italiana che garantiva la logistica alle SS. Il 30% dei prigionieri moriva prima di arrivare ad Auschwitz. Il campo di sterminio faceva il resto. I superstiti furono un numero irrisorio. Ripeto cose che dovrebbero essere patrimonio comune. Dovrebbero. «La memoria è sempre problematica, di solito deludente».

Lo ha scritto uno storico ebreo americano che si chiamava Yosef Hayim Yerushalmi. Temo che avesse ragione. Le tensioni di queste ore folli ne sono la conferma. È forse la peggiore giornata della Memoria da decenni. Il governo di destra destra, il revisionismo, un presidente del Senato che sfugge alle domande sul fascismo, l’Europa nera in marcia, l’antisemitismo dormiente ringalluzzito dalle scelte sconvolgenti del governo Netanyahu dopo l’attacco dei macellai di Hamas del 7 ottobre. Violenza chiama violenza. Tutto si confonde. Chiunque si sente legittimato a demolire l’altro. Come se la vita non avesse più peso. Come se volessimo unicamente saltarci al collo. Siamo patetici.

Anche per questo ho riletto Se questo è un uomo. Cercavo una bussola. È perfetto. Leggero (sì, leggero). Doloroso. Indelebile. Subito, all’inizio, Levi racconta del campo di Fossoli, il suo Binario 21, dove arriva alla fine di gennaio del 1944, esattamente 80 anni fa. Scrive delle botte prese dai nazisti che lo caricano sul treno. Dice che non provò dolore. Né fisico né psicologico. Piuttosto stupore. Realizzò che qualcuno poteva farti del male gratuitamente, semplicemente perché gli andava di farlo. Per i nazisti gli ebrei non erano esseri umani. Non li vedevano. Non volevano sapere nulla di loro. Solo distruggerli.

Quanto odio eviteremmo se vedessimo gli altri?

Ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha provato a rimettere assieme i cocci del vaso rotto del nostro senso di umanità, dicendo due cose. La prima: «Oggi purtroppo assistiamo a un ritorno nel mondo di pericolose fattispecie di antisemitismo. Ma la nostra Costituzione detta l’uguaglianza. Le comunità ebraiche sanno che l’Italia è la loro casa e che la Repubblica, di cui sono parte integrante, non tollererà in alcun modo minacce, intimidazioni e prepotenze nei loro confronti». La seconda: «La nostra angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza. Israele ha sofferto, non neghi a un altro popolo il diritto a uno Stato». Riflessioni che si integrano, che spazzano via le contraddizioni. Le ho ascoltate in auto mentre tornavo dalle Langhe. Istintivamente mi sono fermato al municipio di Cuneo. Sono andato a vedere la lapide “ad ignominia” ispirata da Piero Calamandrei in memoria del sacrificio di Duccio Galimberti.

Era il 1952. Albert Kesserling, comandante in capo delle forze di occupazione tedesche, l’incarnazione del male assoluto, era appena stato rimesso in libertà per le sue «gravissime condizioni di salute». Rientrato in Baviera, accolto come un eroe dai circoli neonazisti, dichiarò di non avere nulla da rimproverarsi e che gli italiani avrebbero dovuto «essergli grati». Calamandrei rispose così: «Lo avrai camerata Kesserling il monumento che pretendi da noi italiani (…) Ma soltanto col silenzio dei torturati, più duro d’ogni macigno, soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi, che volontari si adunarono per dignità e non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo (…) Ora e sempre resistenza». Per dignità e non per odio. Che cosa ci è rimasto di tutto questo? Siamo certi che le nostre coscienze siano sveglie? Che Paese è diventato quello che vieta (a torto o a ragione) le manifestazioni di protesta scatenate dal conflitto mediorientale? Vedere l’altro. Non cedere a nessuna forma di violenza, né di fascismo, aggrapparsi alla Costituzione. Essere umani. E affidarsi ancora una volta a Primo Levi, che nel 1973 diceva: «Quando ho scritto Se questo è un uomo ero convinto che valesse la pena di documentare queste cose perché erano finite. Adesso non sono più finite: bisogna parlarne di nuovo». 27 Gennaio 2024

Fonte: lastampa.it

Fonte Link Diretto: https://www.lastampa.it/cronaca/2024/01/27/news/mattarella_e_il_risveglio_delle_coscienze-14024585/?ref=LSHA-BH-P1-S1-T1