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Mattarella solo con la Carta Costituzionale

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Il presidente ha chiesto un esecutivo stabile: ma quali garanzie potranno dare partiti divisi e rissosi? 

L’Italia è un Paese spaesato. Mancano poche ore all’ultimo giro di consultazioni al Quirinale, e ogni soluzione resta ancora in campo. Il ripristino dell’alleanza gialloverde (Salvini 2, la vendetta). Un governo giallo-rosso, con i colori della Roma. O il voto anticipato, chiudendo la legislatura più breve della storia repubblicana. Noi, quaggiù, assistiamo alle giravolte dei partiti con lo sguardo attonito, con la mente confusa. Non vorremmo trovarci nei panni del presidente Mattarella, cui tocca sbrogliare la matassa. Lui adesso è un uomo solo, ma è sola anche la Costituzione, povera donna. L’uno e l’altra non pretendono un governo purchessia, bensì un esecutivo stabile, con programmi chiari, con un orizzonte proiettato sul futuro. Invece non è aria, non è proprio aria.

Colpa dei partiti politici italiani, di ciò che sono diventati. D’altronde la loro crisi rispecchia il declino delle nostre classi dirigenti, che s’estende a ogni settore della vita economica e sociale, dall’università alle banche, alle imprese, ai sindacati. Dove per lo più contano i parenti, piuttosto che i talenti. E dove vai avanti per appartenenza, non per competenza. Di conseguenza ogni organizzazione collettiva si frantuma in bande armate l’una contro l’altra. Ne sono prova le scissioni silenziose che attraversano un po’ tutti i partiti democratici (quelli non democratici praticano la dittatura, ma temperata dal tirannicidio). È il caso del Pd, i cui parlamentari rispondono soprattutto a Renzi, trasformando Zingaretti nel segretario dell’ex segretario. Di Forza Italia, dove una pattuglia di deputati e senatori si è già promessa a Toti, il nuovo pifferaio. Dei 5 Stelle, attraversati da una sfida tra fichiani (si dirà così?), seguaci di Conte, Di Maio, Di Battista.

È un problema, anzi un formidabile problema. Come fai a comporre le tessere del puzzle, se il tuo interlocutore rappresenta solo un segmento del partito? E quali garanzie puoi offrire a Mattarella, se il tuo primo nemico è dentro casa? Sarà per questo che i leader, i troppi leaderini della politica italiana, si stanno esercitando in una partita a poker. Con molti tatticismi, ma senza una strategia precisa, senza lo sguardo lungo. Manca uno slancio, insomma, manca un’idea, se non proprio un ideale. Eppure servirebbe, se davvero stesse per aprirsi una stagione nuova, orientata a sinistra dopo il tempo della destra. Altrimenti tutto si risolve in un’operazione di puro trasformismo, di conservazione del potere. Ma è un potere fragile e precario, se rimane orfano di un processo culturale, di un’analisi politica sulla società italiana, sulle sue nuove esigenze.

No, signora mia, non ci sono più i partiti d’una volta. Nella prima Repubblica nessuno avrebbe saputo immaginare un governo Andreotti alleato ad Almirante, e il mese dopo un altro gabinetto Andreotti insieme a Berlinguer. Adesso può succedere, succede ormai di tutto. Una cosa, tuttavia, non deve più accadere. Che il nuovo esecutivo, ammesso che venga battezzato, sia soltanto una finta, un’ammuina. Che divenga ostaggio dei veti incrociati, come quelli che hanno paralizzato il gabinetto Conte. Che metta la polvere sotto i tappeti, rendendo l’aria irrespirabile. Il governo debole è il peggiore di tutti i governi, diceva Massimo d’Azeglio. 25 AGOSTO 2019

Fonte Link: repubblica.it