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Meloni a Kiev: “Questo è un pezzo della nostra casa”. Firmato l’accordo sulla sicurezza tra Italia e Ucraina

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La premier presiede il vertice disertato da Macron e paragona l’invasione russa al 7 ottobre di Hamas (NDR: ancor peggio. LB) 

Putin non solo perderà la guerra, ma dovrà pagare con la sua vita per mano dei russi veri come era Navalny.LB  
KIEV — Sostiene Giorgia Meloni che «se la Russia non avesse invaso l’Ucraina, Hamas non avrebbe mai lanciato l’attacco del 7 ottobre contro Israele. Una simile violazione delle regole internazionali da un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha conseguenze in altre regioni del mondo, compreso il Medio Oriente». Lo dice a Kiev, facendo infuriare l’ex presidente russo Dmitry Medvedev: «Ha problemi seri, o forse ha risvegliato i demoni del fascismo».

Molto scenografica, molto simbolica questa missione ucraina della premier. Ecco Giorgia Meloni con Volodymyr Zelensky all’aeroporto di Gostomel, alle porte di Kiev dove tutto cominciò esattamente due anni fa, a premiare i soldati che impedirono lo sbarco in forze dei russi; eccola al muro dei caduti, mentre depone una corona di fiori al disastro di questi due anni di morte quotidiana nell’Ucraina invasa.

Ecco, soprattutto, la prima presidenza italiana a Kiev di un G7 nato male. Boicottato dal presidente francese Macron, alla faccia dell’unità d’intenti che doveva proclamare nel biennio dell’invasione. Meloni bagna le polveri giustificando l’assenza «comunicata in anticipo» perché è impegnato «in una giornata difficile», ma lo fa con un saluto tanto sorridente quanto ironico.

Il G7 a Kiev è il culmine di questa missione di simboli, nella meraviglia del complesso di Santa Sofia, nel cuore di questa capitale la cui difesa Meloni vuole mettere al primo punto nell’agenda dei lavori dei 7 grandi. È qui che nel tardo pomeriggio inizia l’inedito G7 in presenza parziale: con Meloni c’è il premier canadese Justin Trudeau, c’è l’ospitata della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e c’è naturalmente il presidente ucraino Zelensky; Joe Biden e tutti gli altri sono connessi in videochiamata, o diversamente impegnati. «Ho scelto di essere a Kiev — dice Meloni — perché questo è un pezzo della nostra casa. Credo sia un segnale inequivocabile della nostra intenzione di continuare a sostenere l’Ucraina nella sua battaglia per la libertà, in difesa della democrazia e del diritto internazionale».

Sui simboli ci siamo. Sulla sostanza meno: «Sapete molto bene di cosa abbiamo bisogno per proteggere i nostri cieli e rafforzare le nostre truppe a terra, così come tutto il supporto di cui abbiamo bisogno per continuare ad avere successo in mare, e vi rendete conto che ne abbiamo bisogno in tempo. Contiamo su di voi», ricorda Zelensky.

A Kiev Meloni firma un accordo bilaterale di sicurezza dalla gestazione difficile, insufficiente agli occhi del governo ucraino che da due anni chiede ben altre garanzie ai partner occidentali, a partire dall’ingresso nella Nato. Richieste che gli alleati hanno lentamente e diplomaticamente dirottato su questi bilaterali piuttosto fumosi già firmati da Francia, Germania e Gran Bretagna.

Di concreto c’è anzi uno schiaffo alle speranze degli ucraini che continuano a chiedere di girare a loro gli asset finanziari russi congelati: non accadrà, quei soldi «resteranno congelati fino a quando Mosca pagherà i danni di guerra», avverte il G7. La direzione è utilizzare gli interessi, ma i grandi hanno preso altro tempo affidando ai ministri l’incarico di presentare una relazione al G7 di giugno, tra quattro mesi. Un tempo lunghissimo, in un Paese sull’orlo della bancarotta costretto a fare i conti con l’armata rossa.

Ma il G7 a Kiev serviva soprattutto a ribadire il sostegno «per tutto il tempo che servirà», per smontare la retorica della stanchezza e delle perplessità degli alleati, elementi che fanno il gioco di Mosca senza fare avanzare di un millimetro verso la pace. «Dobbiamo fare molto meglio nello spiegare che l’attuale situazione del conflitto è la nostra vittoria, una vittoria ucraina e non russa come la sua propaganda cerca di affermare», dice Meloni. E nelle conclusioni finali il G7 riafferma l’appoggio alla linea di Kiev: dalla “formula di pace” alle sanzioni per «aumentare i costi della guerra russa». 24 FEBBRAIO 2024 
Fonte Link: repubblica.it