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Mussolini in aula nell’ora più buia. Il racconto del 3 gennaio 1925

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Mussolini, in piedi, pronuncia il suo discorso in parlamento il 3 gennaio 1925
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Mussolini, in piedi, pronuncia il suo discorso in parlamento il 3 gennaio 1925

di Antonio Scurati
Ecco la prima parte della ricostruzione d’autore del celebre discorso a Montecitorio, quando il duce replicò alle accuse sulla morte di Matteotti. Doveva essere l’inizio della sua fine. E invece…

Nel pomeriggio del 3 gennaio 1925 l’aula di Montecitorio è gremita. Ci sono tutti e tutti attendono l’evento: la caduta del fascismo.

Come a teatro, nel loggione e sui palchi riservati al pubblico si affollano centinaia di giornalisti, membri della corte, del clero, della borghesia e del popolo romano. Folti drappelli di squadristi torvi, armati e vocianti attendono, invece, un segnale: il solito, ancestrale, risaputo segno nero della violenza assassina. Giù nell’emiciclo, i banchi sono zeppi dal centro fino alla destra estrema. Nessun deputato governativo manca – cattolici, liberali, monarchici, fascisti – un istrice fitta, un basso continuo di grida, di “evviva”, di inni. Oggi nel Parlamento d’Italia si scherza, si urla, si canta ma nessuno parla.
Il tumulto tace solo lì sulla sinistra, tra i banchi lasciati ostinatamente vuoti dai parlamentari dell’opposizione secessionista che da mesi, sciaguratamente, invece di presidiarla con tenacia combattiva, disertano l’aula per protesta contro l’uccisione di Giacomo Matteotti, assassinato da sicari fascisti rei confessi mandati dalla cerchia di Mussolini. Soltanto in quel punto una piccola pozza di nulla traccia una crepa di vuoto necrotico nella ottusa compattezza di individui da tempo scaduti a massa. Ma, a ben guardare, in questo pomeriggio d’inizio anno, nell’aula di Montecitorio, nascosti tra il pubblico delle logge, ci sono anche loro: gli antifascisti.
Nessuno manca in questo pomeriggio da epilogo tragico. Sono tutti qui, quasi tutti convinti che il fascismo sia finito e tutti, senza eccezione, con un occhio sorvegliano inquieti le bande di violenti in agguato sugli spalti estremi e con l’altro mirano all’imminente ingresso del fondatore, del “Duce”, di Benito Mussolini da Predappio. Alla fine come in principio a questo si riduce il fascismo: un capo e una banda di uomini in armi.
Si vocifera che “Lui” sia accasciato, umiliato dalla raffica che lo ha investito, prossimo al collasso. Da quando, nell’agosto precedente, il cadavere scempiato di Giacomo Matteotti è stato ritrovato in un macchione della campagna romana, il giovane leader del fascismo, idolatrato fino al giorno prima come salvatore della Patria, si è trasformato in un reietto. Da mesi Benito Mussolini trascorre le sue giornate macerandosi nella solitudine del suo gigantesco ufficio a Palazzo Venezia, fino a ieri affollato da una pletora di ammiratori entusiasti, politicanti pronti a ogni compromesso, questuanti di ogni sorta e femmine adoranti.

Per anni la violenza fascista è stata subita personalmente da alcuni, esercitata da pochi, tollerata da molti, desiderata come miracolosa soluzione a ogni problema da troppi. Poi, d’un tratto, il barbarico assassinio dell’ultimo leader capace di opporsi a viso aperto alla dittatura fascista ha ridestato dal complice torpore la coscienza nazionale. Un’onda di ribrezzo ha percorso il Paese e Benito Mussolini è diventato un appestato in bilico sull’orlo della fossa, in attesa che il Re, le opposizioni, il popolo inorridito o una congiura dei suoi seguaci gli desse la spallata definitiva.

Ma la spallata non è arrivata e, così, adesso alcuni sostengono che i Consoli della Milizia gli avrebbero inoculato il bacillo della resistenza. Proprio l’ultimo giorno dell’anno, infatti, una delegazione dei capi squadristi ha invaso la sala del Mappamondo per portare fin dentro il palazzo del potere costituito la minaccia degli uomini della strada: o il Duce si decideva ad andare fino in fondo o loro lo avrebbero fatto senza di lui.

Accecati dalla certezza della caduta, pochi hanno notato che il vecchio mestierante ancora tenta di salvarsi grazie al maneggio della bassa politica. Da un lato, sapendo che molti degli attuali parlamentari non verrebbero rieletti, minaccia di sciogliere le Camere nel caso in cui il suo governo venga sfiduciato, dall’altro ha presentato a sorpresa un decreto legge per la riforma elettorale in senso maggioritario che in precedenza aveva sempre sdegnato.

Stretto nella morsa tra opposizioni, moderati e squadristi, con quell’unico colpo a sorpresa Mussolini è tornato signore del gioco: le opposizioni socialiste, comuniste e popolari – che devono molto al sistema proporzionale – verranno falcidiate; i vecchi notabili liberali che godono ancora di largo seguito individuale nei loro feudi elettorali – gradiranno il dono; i fascisti moderati e gli squadristi forsennati, entrambi scarsi di una propria reale base elettorale, eletti grazie alla marea proporzionale, saranno ora in balia del ricatto del duce che, nel chiuso del suo ufficio, assegnando o negando loro un collegio vincente, potrà designarli alla rielezione o all’oblio. L’animale politico spera che, a seguito di questa mossa, la palude romana, squassata dal delitto Matteotti, si richiuda su sé stessa inghiottendo, dopo mille altri, anche il cadavere del martire socialista. La sola cosa che conti per un politico di carriera è di essere rieletto e questo Benito Mussolini lo sa meglio di chiunque altro.

Quasi nessuno, però, crede che, giunti a questo punto, il duce del fascismo possa davvero salvarsi con un gioco di prestigio. Da due giorni i ventricoli del Paese fibrillano, le voci di dimissioni del Presidente si susseguono, le piazze risuonano di clamori antifascisti poi, incassata la smentita, tornano silenti. La vita si vive come in un film cinematografico, la scena muta di minuto in minuto, in un’altalena di passioni ora gioiose ora tristi. Ma quasi nessuno dubita che si tratti della scena finale.

In ogni caso, in quest’aula al tempo stessa affollata e deserta, aspettano tutti “Lui”, con il fiato sospeso lo aspettano come l’evento capace di stendere le proprie conseguenze sul resto di un’esistenza, di spezzare il cinema naturale della vita nazionale in un prima e in un dopo.

1. Continua

La storia/Il grande azzardo del Duce

Questa è la prima puntata del racconto in due parti di Antonio Scurati sul discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, spartiacque della storia d’Italia. Domani 3 gennaio la seconda puntata

Fonte Lnk: repubblica.it