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Pd, il giorno dell’assemblea. L’offerta di Bonaccini a Schlein: “Ora segreteria unitaria” ma i suoi si dividono

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Stefano Bonaccini Presidente Regione Emilia Romagna; candidato alla Presidenza del PD
Stefano Bonaccini Presidente Regione Emilia Romagna; candidato alla Presidenza del PD


Il governatore oggi sarà nominato presidente all’assemblea del Pd: oltre la metà dei delegati sta con lui.
ROMA – 
Lo slogan che ha voluto Elly Schlein è semplice, ma evocativo: “La forza della comunità, per le persone, per il pianeta”. In un luogo insolito per le convention di partito – la Nuvola di Fuksas a Roma, spazio trasparente e avveniristico – comincia l’era del Pd di Schlein. Oggi l’Assemblea nazionale dem con i circa mille delegati (705 in presenza e 221 in collegamento) muove il primo passo. La neo segretaria lancia la sfida alla destra su una linea che, non si stanca di ripetere, sarà chiara. Passa per la difesa del lavoro e della sua dignità, contro le disuguaglianze e per la giustizia sociale e climatica. Su queste basi si costruisce il campo progressista, di cui il Pd è traino.  

Schlein ha molto frecce al suo arco. E finora ha avuto anche la capacità di muoversi nel segno dell’unità. Impresa non facile, poiché la metà dei delegati sono supporter di Stefano Bonaccini, lo sfidante sconfitto, ma di misura. Schlein gli ha offerto la presidenza del partito, che è un ruolo di garanzia. Bonaccini ha accettato. Riunendo ieri i suoi, via “zoom”, si è spinto anche più in là. Immagina una gestione politica unitaria: “E’ possibile una segreteria unitaria”. Rivolge quindi una mozione degli affetti ai suoi: “Importante è l’unità del partito, importante è dare un segnale di unità”. Tra i bonacciniani ci sono tensioni: non tutti vogliono una condivisione di governo del Pd con Schlein, con la quale molte sono le differenze. Tra la neo segretaria e Bonaccini ieri c’è stata un’altra telefonata, perché il nodo della segreteria e dei capigruppo è ancora da sciogliere.

Il lungo e travagliato congresso dem – iniziato con la sconfitta del Pd alle politiche del 25 settembre e il passo indietro di Enrico Letta – oggi si conclude. Inizia la nuova fase. Ed è una vigilia di riunioni e anche fibrillazioni. Il Pd è spaccato in due nei numeri. Bisogna decidere gli incarichi, a cominciare dai nomi dei 120 che faranno parte della Direzione dem. Qui i rapporti sono 66 membri per Schlein e 44 per Bonaccini, più i componenti di diritto e una ventina di “costituenti” per rifondare il Pd e la sua carta dei valori. Che la fase costituente continui è una delle richieste degli ex bersaniani che, con Roberto Speranza, sono entrati a pieno titolo nel nuovo Pd. Si decide per un “listone” unico per la Direzione: gli incontri e le trattative durano fino a notte.

Oggi si votano solo alcune cariche. A cominciare dal tesoriere, ruolo delicato e fiduciario. In pole tre nomi: l’attuale tesoriere per una soluzione di continuità, Walter Verini; o Antonio Misiani; o Alberto Losacco, franceschiniano. Saranno eletti anche i vice presidenti: dovrebbero essere di area Schlein, probabilmente due donne, una delle quali potrebbe essere Chiara Braga.    

E’ però un difficile incastro, perché si intreccia con la segreteria e con i capigruppo, che saranno nella prossima settimana. Importante per l’andamento del partito è la scelta dei capigruppo. Schlein sembra pensare a due suoi: Francesco Boccia al Senato e alla Camera Peppe Provenzano oppure, nel caso in cui facesse il vice segretario, Chiara Gribaudo o Nicola Zingaretti. I bonacciniani puntano a un loro esponente: Simona Bonafè a Montecitorio e Alessandro Alfieri, se la segretaria mette a disposizione il posto a Palazzo Madama.
Il puzzle è da comporre. Oggi intanto valgono i numeri per l’esordio del Pd di Schlein: 417 gli invitati, 150 i giornalisti accreditati. I colori sono quelli del Pd: rosso, bianco e verde. La convention è stata pensata come una festa dove anche le famiglie siano a loro agio, a misura di giovani e donne e quindi con uno spazio bimbi. In apertura i messaggi di esponenti dei partiti del socialismo europeo, dal presidente del Pse, l’ex premier svedese Stefan Löfven alla presidente del gruppo socialisti e democratici dell’europarlamento,  Iratxe Garcia-Perez al presidente della Spd, Lars Klingbeil e del leader del partito socialista belga Paul Magnette. Un minuto di silenzio in ricordo di Bruno Astorre. 12 MARZO 2023
Fonte: repubblica.it