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Premierato, la forza di un “no” e i risicati margini

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Il discorso di Liliana Segre indurrà qualcuno, nelle file della maggioranza, a cambiare posizione? Difficile crederlo. Tuttavia il cammino della legge costituzionale è lungo e tortuoso. C’è tempo per correggere e aggiustare quello che non va

L’intervento di Liliana Segre sui pericoli di “autarchia” connessi al progetto meloniano del “premierato” ha smosso le acque in Parlamento o è destinato a essere presto dimenticato? La risposta non è semplice, come non lo è la domanda. L’autorevolezza morale della senatrice è tale che le sue parole devono essere meditate con molta attenzione. Parla una testimone diretta degli orrori del Novecento e il suo giudizio tagliente su una riforma tanto ambiziosa quanto deficitaria non può essere ignorato, nemmeno da chi giudica improcrastinabile introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

Questo vuol dire che il discorso della senatrice a vita indurrà qualcuno, nelle file della maggioranza, a cambiare posizione? Difficile crederlo, tuttavia il cammino della legge costituzionale, che richiede quattro passaggi (due al Senato e due alla Camera, come è noto), è lungo e tortuoso. C’è tempo e spazio per correggere e aggiustare quello che non va. Sempre che si voglia emendare il testo e non semplicemente respingerlo come del tutto inadeguato e, anzi, pericoloso per gli assetti democratici.

Sotto tale aspetto il discorso di Liliana Segre, proprio per la sua dimensione morale, è aperto a entrambe le ipotesi. Se lo si valuta per la forza degli argomenti, si direbbe che non ci sono margini per gli emendamenti, cioè per qualche compromesso: è un “no” intransigente, senza dubbio apprezzato da Elly Schlein e Giuseppe Conte, nonché da tutti coloro che vedono il pericolo di intaccare l’equilibrio garantito dalla Costituzione.

Se lo si guarda invece con un occhio più abituato alle manovre di palazzo, si può concludere che non ci sono pregiudiziali, salvo la volontà di preservare i valori della democrazia repubblicana.

Del resto, Liliana Segre ha espresso un sentimento diffuso nel Paese fra tutti coloro che temono le avventure. E vale la pena ricordare che si tratta di una persona molto vicina al presidente Mattarella, da cui ha ricevuto il laticlavio nel ricordo delle sofferenze subite da coloro che furono perseguitati dal nazifascismo. Questo non vuol dire, è ovvio, che l’intervento di martedì nell’aula di Palazzo Madama sia stato concordato con il Quirinale.

Il presidente della Repubblica si è sempre astenuto da qualsiasi interferenza nei lavori del Parlamento, specie in materia di riforme costituzionali. Tuttavia è difficile credere che in cuor suo non abbia apprezzato le parole della senatrice. Come pure quelle di una seconda intervenuta, l’altra senatrice a vita: Elena Cattaneo. E questo è un aspetto che andrà considerato dal governo Meloni dopo le elezioni, quando si tratterà di discutere in Parlamento (o ai suoi margini) gli emendamenti possibili.

Al momento lo scontro è pressoché frontale, ma siamo a poco più di tre settimane dal voto: non è l’ora del dialogo. Dopo forse si aprirà una discussione e si vedrà chi ha più filo da tessere. Lo scorso 9 maggio in questa rubrica si è parlato dell’iniziativa di un gruppo di riformisti del Pd, guidati da Stefano Ceccanti, volta a chiedere il ballottaggio tra i due candidati più votati. Impedirebbe l’elezione diretta di un premier con una base elettorale troppo ristretta. E inoltre metterebbe un bastone nelle ruote del centrodestra, da sempre contrario a forme di doppio turno.

Come è ovvio, un simile passo richiede invece un atteggiamento positivo da parte della maggioranza e una linea non rigida da parte dell’opposizione. Per Giorgia Meloni sarebbe il colpo d’ala che tanti le chiedono per cambiare il volto della destra e rilanciare la leadership. Per il centrosinistra sarebbe l’occasione per ottenere un rilevante risultato politico, primo passo verso un’identità rinnovata. 16 MAGGIO 2024
Fonte Link: repubblica.it