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PRO VERITATE SU VALORE E MONETA

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Giulio Tremonti

 




CAPIRE IL VALORE PER COMPRENDERE LA MONETA. EPISTOLARIO AVV. VITALIANO BACCHI e PROF GIULIO TREMONTI, CON PRECISAZIONI DI GIAN FABRIZIO PIOLI

L’ANTEFATTO:

1) il prof. Giulio Tremonti scrive un articolo di economia tributaria pubblicato da Libero Quotidiano;
2) l’avv. Vitaliano Bacchi inoltra al Professore un suo argomentato apprezzamento;
3) il prof Tremonti risponde all’avv Bacchi; 
4) Gian Fabrizio Pioli riceve via e-mail dall’Avv Bacchi il carteggio  in oggetto;
5) Gian Fabrizio Pioli confuta all’avv. Bacchi il crimine dell’anticostituzionale  ordinamento monetario illegalmente strutturato sul paradigma della moneta debito, paradigma basato sul furto alla collettività del valore nominale della moneta all’atto dell’emissione con la complicità delle massime autorità istituzionali  dello Stato al servizio dei grandi usurai della moneta e non dei cittadini e del supremo interesse della Nazione. 

———- Forwarded message ———
From: Avv. Vitaliano Bacchi email (omissis)
Date: gio 1 nov 2018, 15:40
Subject: articolo “Libero” di oggi 1 novembre 2018
To: [email protected]

Avv. Vitaliano Bacchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Egregio prof. Tremonti,

l’articolo che è apparso oggi costituisce la sintesi di una idea macroeconomica di scienza delle finanze che colpisce per la sua genialità in quanto la correlazione significativa fra l’indice della pressione fiscale e la dinamica dei flussi del debito pubblico ripropone finalmente un ragionamento di sistema, fondato cioè sul postulato della economia come sistema a variabili dipendenti, di cui invano si cercherebbe traccia nelle analisi di Monti o di Prodi.
 Mi sono laureato con Lei a Parma il 4 dicembre 1979 con un lavoro tributario preparato col prof. Franco Gallo, allora titolare di cattedra trasferito a Napoli, al quale Lei subentrò, poi nominato giudice costituzionale.

 Venivo da un precedente corso di laurea nello stesso ateneo, laurea di forte impianto logicista, quindi propedeutica alla abilità nella individuazione di nessi strutturali del sistema economico che una analisi come la Sua del macrosistema evidenzia, mentre le analisi degli autori prima indicati e dei loro eponimi non approdano al sistema come giustamente censurava Sergio Ricossa con la sua epistemologia critica della economia come scienza, sopratutto quando i suoi risultati sono quelli di chi si definisce pateticamente “il più tedesco degli economisti italiani” (Monti) o rivendica la moneta unica come un successo (Prodi).

Una idea come quella che Lei sostiene circa l’istituzione di un nesso strutturale fra il flusso manovrato del debito pubblico in funzione del risparmio d’imposta, è geniale e riproduce nella sua eccezionale idoneità anticiclica
e anticongiunturale non solo la manovra Giolitti di inizio del secolo scorso citata nell’articolo bensì anche le soluzioni di Hjalmar Schacht sulla manovra aeraria del mercato del lavoro in funzione keynesiana.

Idee da premio Nobel, se si considera che le ultime attribuzioni del premio in economia vanno ad autori che privilegiano la motivazione psicologica del soggetto economico rispetto i fattori quantitativi e della misura che furono gli argomenti reiterati delle economie neoclassiche delle quali ormai nessuno può tacere il disastro epistemico dei modelli matematici in economia, per cui un progetto fondato su aspettative razionali di risparmio di imposta in funzione della manovra sul debito pubblico, oltre che geniale, è anche realizzabile de plano se si considera la propensione al risparmio degli italiani e la tendenza a consolidare fino alla soglia di irredimibilità il risparmio in fondi erariali.

Una simulazione per agenti di questa idea sperimentata in un sistema a variabili miste, anche bizzarre, regge e dimostra la sua inderogata razionalità calcolata in tutte le sue variabili con modelli formalisti hilbertiani; la simulazione computazionale degli effetti finanziari di un assioma come il Suo, professore, regge e sviluppa corollari anche extraeconomici che solo una mente liberista come la Sua, la nostra, poteva concepire o mettere in conto come ad esempio l’abrogazione delle giurisdizioni speciali (resta solo quella civile e quella penale) in funzione della sintesi finanziaria unificata in senso erariale destinata ad escludere l’enorme apparato dell’accertamento tributario.

Spero che Lei torni al governo e possa dispore di maggiortanze parlamentari da imporre alle compagini chiassose che operano oggi la Sua teoria quantomeno nel senso epistemologico che difese Guido Carli quando criticò gli accordi di Maastricht chiudendo la polemica di allora con la rivendicazione della superiorità epistemica della scienza delle finanze (che è disciplina giuridica)  rispetto la macroeconomia nella intelligenza dei punti di equilibrio del sistema economico nazionale in funzione comunitaria.

Tanti auguri e saluti.
dott. avv. Vitaliano Bacchi – foro di Parma

Da: 
Giulio Tremonti

mail (omissis)
Oggetto: articolo “Libero” di oggi 1 novembre 2018
Data: 5 novembre 2018 16:40:30 CET

A: Avv. Vitaliano Bacchi email (omissis)

Gentile Avvocato:
ho ricevuto e letto davvero con molto interesse la Sua lettera.
Grazie, Suo
Giulio Tremonti 



Giulio Tremonti
Tremonti Romagnoli Piccardi e Associati
Studio legale e fiscale
Via Crocefisso, 12
20122 Milano
tel (omissis)
fax (omissis)
email omissis

Messaggio originale ——–

Carissimo amico avvocato,
come il grande Califfo nella sua immortale canzone “tutto il resto è noia” (un capolavoro ineguagliabile) cantava “la barba fatta con maggiore cura” (..quella sera), anch’io, in considerazione dell’importanza dell’argomento e degli interlocutori, (..per far bella figura) devo cercare di argomentare con la maggiore cura e precisione possibile la tematica monetaria di cui la materia  tributaria è  figlia degenere.
Io non ho letto l’articolo di Tremonti che ha ispirato la tua e-mail  di cui, comunque, ti faccio i complimenti per la preparazione  “classica” e per il consueto, impeccabile stile espositivo, però non posso esimermi  dal  considerare  quanto da te argomentato, privo della  valutazione più importante che è quella del paradigma monetario statuale nel quale, le tasse, trovano pseudo giustificazione (moneta a debito) paradigma che, inconfutabilmente, è strutturalmente usurocratico e non democratico, per cui, in mancanza di questo dato che poi, nell’immaginario collettivo è anche  il  nesso causale del prelievo fiscale, condiziona il giudizio  rendendo plausibile ciò, che invece, è fuorviante. Da qui, anche il tuo errore di giudicare “geniale, originale, equo, e da premio Nobel ” quello che sotto nessuna forma e ragione può esserlo, perché l’impianto giuridico, fiscale e tributario, nell’attuale  ordinamento monetario, è solo uno strumento di furto e di usura, frutto  di plagio politico accademico e non di giustizia sociale, in quanto in un sistema autenticamente democratico  libero da usura, le tasse non sono dovute per la semplice ragione che lo Stato a moneta sovrana,  trattiene a monte i soldi di cui ha bisogno per funzionare, senza opprimere inutilmente i suoi cittadini con burocrazie e balzelli diretti e indiretti di ogni tipo e genere.
Il tuo professore Tremonti, in veste di Ministro del Tesoro, alla pari dei suoi predecessori e successori, è stato un fedele servitore dei grandi usurai della moneta a debito e non della Costituzione su cui ha giurato (art. 1; art.11; art.47) e, l’unica cosa buona che ha fatto, è stato  il tentativo di riportare nuovamente con la legge n° 262 del 2005 art 19 comma 10, Bankitalia sotto il controllo dello Stato, anche se ormai, priva della potestà di emissione ceduta alla BCE con i trattati di Maastricht del 1992, legge poi, neutralizzata dai due criminali Prodi e Napolitano  con la legge n°12 del Dicembre 2006.
Ben altra cosa, invece, ha fatto il suo omologo Hjalmar Sachach:

“Il sistema economico deve essere al servizio del popolo e la moneta al servizio dell’economia”!!! 
“Per la comunità popolare non esiste il valore fittizio della moneta, ma i risultati del lavoro produttivo che è ciò che conferisce alla moneta il suo vero valore, questa produzione rappresenta la primaria copertura di una valuta e non di una Banca o una riserva d’oro”.
 Con questo sottostante concettuale (vero, ma solo in parte), Hjalmar Sachach, con i Mo-FA (Metallurgische Forschungsgesellschagt) garantiti dallo Stato tedesco, ha affrancato la Germania dai grandi usurai della moneta e, in brevissimo tempo, ha fatto volare l’economia tedesca come, peraltro, volerebbe, quella  Italiana se qualcuno avesse il coraggio di adottare una simile soluzione monetaria.
Anche Mussolini, seppur in modo diverso, con l’articolo 3 della riforma bancaria da lui varata nel 1936 si era affrancato dai grandi usurai, in quanto, aveva messo la Banca d’Italia sotto il controllo delle Banche di Stato (Casse di Risparmio, Banca Nazionale del Lavoro, Credito Italiano e Banco di Roma) sottraendola  di fatto ai privati. Con questa riforma di Mussolini (rimasta in vigore fino al 1982), l’Italia, ha potuto finanziarsi lo sviluppo industriale sottraendosi al ricatto criminale dei mercati e delle loro agenzie di rating, perché fino al 1981, a decidere le emissioni e il tasso di interesse era il Tesoro e non la Banca Centrale, tenuta, invece, a sottoscrivere i titoli inoptati, (una sorta di prestatrice di ultima istanza) esattamente come funziona oggi, la Federal Reserve Americana e solo due criminali della fatta di  Ciampi e Andreatta rispettivamente Governatore e Ministro del Tesoro, potevano decretare per via epistolare (nemmeno per via parlamentare)  lo sciagurato divorzio tra Tesoro e  Banca D’Italia, avvenuto appunto nel 1981, con un semplice scambio di lettere! Un piano ben studiato a tavolino dai grandi usurai della moneta, poi, completato dagli altri non meno criminali Prodi, Draghi, Amato col programma di smantellamento dell’industria pubblica italiana (privatizzazioni) e delle Banche di Stato, privatizzando le quali, in un sol colpo, è passata di mano: Bankitalia,  Sovranità monetaria, patrimonio immobiliare della stessa (solo le sedi italiane erano 75), e le riserve auree della Nazione, tutti provvedimenti ex ante questi, decisi altrove, per far entrare l’Italia nella trappola per topi della moneta unica. Non a caso poi, tutti questi personaggi sono stati premiati con carriere istituzionali ai più alti livelli nazionali e internazionali. Il “filo rosso” degli avvenimenti politici più rilevanti, ovunque accadano, porta sempre ai grandi usurai che presidiano con ogni mezzo il perimetro del controllo della moneta (l’oggetto è sempre questo) e, anche la guerra scatenata contro  Hitler e Mussolini ha avuto questa causale perché, le centrali dell’alta finanza internazionale   (Ebrei Aschenaziti)  non perdonano coloro che tentano  di affrancarsi  legislativamente dalla grande usura della moneta a debito come, appunto, hanno fatto o, tentato di fare Hitler, Mussolini, Lincoln, Kennedy, Moro, Olof Palme,  Thomas Sankara, Gheddafi, prof. Federico Caffè (consulente dei padri costituenti che hanno disegnato il modello economico della nostra Costituzione), e chissà quanti altri. Già altre volte ti avevo parlato di questi problemi, senza tuttavia approfondirli più di tanto  per cui, l’occasione è buona  per fare un po’ di filologia storica su questo tema perché, come sostiene tuo figlio Francesco, non si può capire il presente se non si conoscono i fatti storici  che lo hanno determinato per cui, in materia monetaria, il punto da cui partire riguarda il valore nominale della moneta (potere di acquisto) sul quale bisogna sapere che in tutta la storia della moneta, dalla sua nascita (650 A.C. fino al Sacro Romano Impero) questo valore, non ha mai indebitato nessuno perché all’atto dell’emissione è sempre stato di proprietà del portatore della moneta e non delle Banche Centrali, le quali, sono state un portato usurocratico degli Stati Costituzionali (prima non c’erano). Lo spartiacque storico è avvenuto nel 1694 con l’istituzione della Banca Centrale d’Inghilterra e con l’introduzione della sterlina carta (banconota) come mezzo di pagamento in sostituzione ed evoluzione di quella aurea. Due eventi questi, di grandissima rilevanza negativa, purtroppo, per l’uomo, perché, i grandi usurai che sono tali proprio per questi accadimenti, hanno scientemente introdotto queste innovazioni monetarie (Banche centrali e banconota nominale), non per liberare l’uomo dalla schiavitù del denaro come sarebbe stato possibile, umano e giusto, ma per imprigionarlo ulteriormente nella gabbia dell’usura e del debito perpetuo, perché nel 1694 con l’introduzione della “banconota carta” non è cambiato solamente il simbolo merceologico del denaro (dall’oro, appunto, alla carta) ma, è cambiato anche lo “status giuridico” del valore nominale della moneta che, all’atto dell’emissione, come detto, da proprietà del portatore  è divenuto di proprietà delle Banche Centrali private di proprietà dei banchieri, per cui, con il cambiamento della natura giuridica della moneta è iniziata l’era della grande usura monetaria e della sottomissione dell’uomo ad essa, in quanto, le Banche Centrali, (che sono il cuore e lo strumento operativo di questa grande truffa) dal 1694 emettono il denaro solo in forma proprietaria cioè, prestandolo! Per cui, all’atto dell’emissione, addebitano senza corrispettivo il valore nominale della moneta anziché accreditarlo, indebitando, in tal modo, le Collettività dell’equivalente gravato dall’interesse inestinguibile. Pertanto, i grandi usurai, con la truffa dell’increditamento del valore nominale all’atto dell’emissione, non solo si sono appropriati del potere d’acquisto di tutta la massa monetaria circolante, ma hanno trasformato il denaro nel suo esatto contrario, cioè, da strumento di benessere e di libertà, quale doveva e dovrebbe essere, in uno strumento sistemico di usura, di schiavizzazione e di dominio politico e sociale. Pertanto, il dato monetario da realizzare di queste vicende storiche, non è stato l’avvenuto cambiamento del simbolo monetario, (anche se questa innovazione qualora fosse stata utilizzata nell’interesse sociale, sarebbe stata d’importanza culturale storica,  in quanto, avrebbe potuto liberare le Società dalla schiavitù della rarità del denaro, all’epoca, determinata dalla rarità del metallo aureo, necessario al suo conio e non come oggi, dalla volontà dei Banchieri monopolisti sia del credito che dell’emissione), ma il furto del valore nominale della moneta da parte delle neocostituite Banche Centrali degli Stati Costituzionali, le quali, come detto, all’atto dell’emissione  addebitano il valore nominale  anziché accreditarlo, usurando così le Collettività del 200% (la differenza tra il +100 dell’accredito rispetto al -100  dell’addebito equivale al 200% di usura! Al netto dagli interessi).
Politicamente, l’Inghilterra, con questa truffa monetaria si è costruita l’Impero del Commonwealth e, successivamente, attraverso le rivoluzioni liberali Massoniche francesi (tutti i Massoni sono liberali anche se non tutti i liberali sono Massoni), è riuscita a far cadere le grandi Monarchie Cattoliche il cui limite culturale è stato quello di non aver compreso intellettualmente l’origine del valore della moneta, per cui, la truffa. Diversamente, non si sarebbero mai indebitate con monete create dal nulla e non da loro controllate, ma si sarebbero stampate in proprio, alla stregua dei banchieri, il denaro di cui necessitavano. Purtroppo, i grandi usurai, con la ben orchestrata favola della riserva aurea e del valore creditizio del denaro, (appositamente inventata per detenere la proprietà della moneta all’atto dell’emissione) hanno abbindolato tutti e realizzato il loro ambizioso sogno politico di far cadere le Monarchie Cattoliche per sostituirle con gli usurocratici Stati Costituzionali da loro controllati con la moneta a debito, quindi non è un caso che gli Stati Costituzionali di oggi, siano stati dotati dei tre classici poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario, ma non però del potere più importante, quello dell’emissione monetaria, senza il quale, converrai anche tu, non potrà mai esserci alcuna democrazia e sovranità politica. Potere, posto in capo, invece, alle neocostituite Banche Centrali da loro controllate.
Questi, a grandi linee, sono stati gli eventi storici che hanno cambiato il mondo e portato al potere l’attuale cartello della grande usura monetaria. (giunto a questo punto, ti informo che una bottiglia di Sciacchetrà (il vino più amato da Tremonti e Fazio) da qui la nomea ” banda dello Sciacchetrà” è già stata svuotata alla loro faccia e alla nostra salute! Scusami la digressione ma ritengo che sia in tema.
Successivamente, gli Stati Costituzionali, a partire dal 1814, sono stati politicamente strutturati sulla base dell’ordinamento monetario inglese “Gold Standard” nel quale, il valore della moneta era (formalmente) creditizio, convertibile in oro, per cui   l’emissione monetaria e il credito dovevano avere, (sempre formalmente), il controvalore aureo di garanzia. Questo ordinamento “Gold Standard” poi, a causa della forte instabilità politica di quei tempi, sfociata nelle due guerre mondiali, venne sospeso nel 1914 e, verso la fine della seconda guerra mondiale quando ormai, le sorti del conflitto erano segnate, gli Stati Uniti, in qualità di vincitori della guerra, imposero al mondo un nuovo assetto monetario, finanziario e commerciale denominato “Gold Exchange Standard” ratificato nel 1944 (accordi di Bretton Woods) da tutti i 44 Stati alleati, esclusa la Russia che non volle ratificarlo e l’Italia in quanto Paese belligerante.
Questo nuovo ordinamento,  strutturato anch’esso (sempre formalmente) sul valore creditizio a garanzia aurea, a differenza del primo, basava però, completamente sul dollaro per cui, il dollaro era la moneta di riferimento usata per il  commercio e gli scambi  internazionali (tutti denominati in dollari) e, il dollaro, era anche l’unica moneta creditizia convertibile in oro al cambio fissato in 35 dollari per oncia d’oro (28,35 g), mentre le altre valute, per essere convertite in oro, prima dovevano  essere convertite in dollari!! Pertanto, in questo sistema monetario così smaccatamente “dollarocentrico”, la Banca Centrale americana “Federal Reserve”, di fatto, assumeva e svolgeva il ruolo di Banca Centrale delle Banche Centrali dei Paesi membri senza esserlo e la vigilanza era stata affidata ai neocostituiti enti: Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale per gli investimenti (World Bank ) ancora oggi operativi.
Questo nuovo ordinamento, però, aveva il limite che gli Stati aderenti, per trattato, non potevano  esercitare nessuna forma di controllo sull’operato della Banca Centrale Americana e, pertanto, sull’emissione monetaria, per cui, di fatto, gli Stati Uniti, potevano stampare dollari a loro piacimento senza che nessuno potesse controllarli nella corrispondenza con l’oro. Esperti monetaristi ritengono che solo un dollaro su 10 avesse la copertura aurea mentre altri pensano che solo lo 0,3% dei dollari fosse coperto da oro. Questa anomalia, nel corso degli anni, fu più volte contestata da Francia e Germania al punto che molte Banche Centrali dei Paesi aderenti al patto, iniziarono a voler convertire le proprie riserve in dollari in oro , ma solo il generale De Gaulle, però, ebbe il coraggio di sfidare apertamente gli Stati Uniti pretendendo per diritto di convertire in oro tutta la riserva in dollari detenuta dalla  Francia.
Di fronte a questa situazione, il presidente Nixon, per evitare l’onta della scoperta della truffa, il 15 agosto del 1971 (accordi di Bretton Woods due) dichiarò la fine della convertibilità del dollaro in oro, segnando, con questo provvedimento, sicuramente, una svolta storica nella storia monetaria mondiale.
Scusami  per questo lungo riassunto ma ho dovuto fartelo perché  contiene dati e fatti importanti sia per la comprensione intellettuale della truffa monetaria, che del valore e funzione della moneta.
Pertanto, da questi eventi storici si possono desumere, inconfutabilmente, due importanti considerazioni:
primo, che le Accademie sono delle prostitute di regime nelle mani dei grandi usurai perché, fino al 1971, (barando) hanno fatto credere alla Collettività la favola che il valore della moneta derivasse dal controvalore della riserva aurea e dalla sua convertibilità in oro. Nulla di più falso perché, se questo fosse stato vero, dopo il 1971, con l’abolizione della riserva aurea, il dollaro avrebbe dovuto perdere interamente il suo valore in quanto, moneta non più convertibile in oro, invece, l’ha mantenuto intatto;
– secondo, che il valore della moneta è fiduciario convenzionale e non creditizio perché, se le banconote non posseggono più nemmeno formalmente, il requisito, della convertibilità e del valore intrinseco, allora qualcuno dovrebbe spiegare da dove traggono il loro valore e questo nessuno lo spiega, perché per rispondere a questa domanda, bisognerebbe dire la verità e ammettere che questo sistema economico finanziario è un’accolita di delinquenti criminali che da oltre 300 anni crea il denaro dal nulla e lo presta al valore nominale gravato dall’interesse, truffando l’intera umanità.
Ora, però, sappiamo con certezza che la narrativa accademica della riserva aurea, come già detto, è sempre stata una favola raccontata dai grandi usurai per detenere la proprietà della moneta all’atto dell’emissione in quanto, perfetta per il loro storico assunto: “siccome la moneta è rappresentativa dell’oro, l’oro è nostro per cui, la moneta è la nostra”. Però, dopo gli accordi di Bretton Woods due, questa storiella non la possono più raccontare perché la riserva aurea è stata abolita e il dollaro ha mantenuto intatto il suo valore, ma nonostante ciò, questi criminali, hanno continuato e continuano tuttora, ad emettere la moneta in forma proprietaria cioè, prestandola come se nulla fosse accaduto. Questi signori però, sono stati sfortunati perché, sulla loro strada (un incidente della storia) hanno trovato un uomo che li ha intellettualmente smascherati e sconfitti. Quest’uomo è stato il prof Giacinto Auriti, persona libera e incorruttibile, un gigante del diritto che ha regalato all’umanità verità giuridiche, filosofiche e accademiche di fondamentale importanza per la comprensione del denaro, del valore, della democrazia e dell’usura. Verità illuminanti che hanno squarciato il secolare grande buio in cui, questi criminali e le loro accademie asservite, hanno relegato la moneta e la verità, basta citare il dato che la moneta, fino a quando il Professore non l’ha classificata in moneta sovrana e moneta a debito, veniva considerata in modo univoco eppure, il contenuto giuridico tra le due monete è diametralmente opposto, in quanto: la moneta sovrana è un valore di proprietà dello Stato per cui, dei cittadini e, nelle scritture contabili del bilancio dello Stato viene iscritta all’attivo; mentre la moneta a debito è un prestito privato che, viene iscritto al passivo, perché, appunto, rappresenta un debito da pagare.
Pertanto, tra l’accredito della moneta sovrana e l’addebito di quella nominale c’è la stessa differenza giuridica che intercorre tra l’essere debitori e proprietari di un bene, una differenza non da poco, eppure, questa distinzione, dalle Accademie economiche non viene fatta e, ancora oggi, nei libri di testo e nelle Università di economia, non viene distinta: un’autentica vergogna!! Però, oggi, a differenza di ieri, almeno sappiamo che questa verità viene taciuta per motivi inconfessabili. E questa è la ragione per cui, sulla moneta, in ogni ambito, vige il più assordante e tombale silenzio e la più ferrea censura, un silenzio criminale imposto dagli usurai, perché i cittadini non devono sapere di questo furto e di questo crimine. Non a caso Henry Ford oltre un secolo fa, ebbe a dire: “È un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché se accadesse domani mattina prima delle sei avremmo la rivoluzione sotto casa”!!!
Però, oltre a questa fondamentale conoscenza che ci ha permesso di distinguere la democrazia dall’usurocrazia, per capire appieno la moneta bisogna conoscere bene gli elementi che la compongono e i fattori che creano il suo valore perché, senza questa conoscenza, diventa poi difficile capire sia la moneta che questa incredibile truffa monetaria di sistema che da oltre 300 anni schiavizza e affligge l’uomo. Di questa conoscenza, dobbiamo essere grati al professor Auriti, senza il quale, difficilmente sarebbe esistita perché, è difficile pensare che altri ricercatori avrebbero potuto avere il suo genio per concepirla e la sua credibilità intellettuale e culturale per rivelarla e denunciarla.
Il professor Auriti era un insigne giurista, avvocato, rettore universitario e docente di Diritto e di scienze monetarie, un talento che da solo è riuscito a scardinare 300 anni di menzogne e a smantellare i principi accademici sui quali, questa truffa, si è sempre basata (il valore creditizio e intrinseco e la riserva aurea).
Il professor Auriti, inoltre, è stato il primo studioso ad aver enucleato e descritto con chiarezza le componenti del denaro e l’origine del valore: Il valore indotto e l’esatto concetto filosofico del giudizio di valore; due componenti immateriali e autonome queste, di natura giuridica e filosofica che nulla hanno a che vedere con l’economia e col valore creditizio e intrinseco. Passaggio fondamentale questo, in quanto, il valore indotto, cioè il potere di acquisto della moneta, è un valore convenzionale di costo nullo, una fattispecie giuridica basata sull’accordo sociale, sull’accettazione e sul corso legale, per cui, un valore giuridico creato dalla legge e non dall’economia; mentre l’esatto concetto del giudizio di valore (beni strumentali e servizi), il Professore ha chiarito che  il valore non è mai una proprietà della materia, ma una dimensione del tempo, una previsione per cui, contrariamente a quanto comunemente creduto, il valore, non è  merce, ma tempo (previsione) più esattamente, un rapporto tra fasi di tempo: tra il momento della previsione e il momento previsto e, anche l’accettazione della moneta, rientra in questo concetto in quanto, noi siamo indotti ad accettare moneta contro merce perché, a nostra volta, prevediamo di dare moneta contro merce (il comportamento altrui come condizione del nostro).

Per cui, una volta evidenziato che il valore non è una proprietà della materia  ma un rapporto tra fasi di tempo, il Professore distingueva anche la fase strumentale dell’oggetto (esempio: la penna) da quella edonistica del soggetto (esempio: scrivere con la penna) questa distinzione tra il momento  oggettivo (penna) e il momento edonistico soggettivo (scrivere con la penna) è decisiva in quanto, è in questa distinzione tra oggetto e soggetto che si realizza l’esatto concetto di fisiologia del giudizio di valore. Distinzione concettuale che si fonda sulla filosofia dualistica della conoscenza Aristotelica Tomista che distingue l’oggetto dal soggetto in quanto, la costante del tempo è l’io presente e, l’io presente, non coincide mai né col passato, né col futuro perché, il passato e il futuro sono tempi di memoria e di previsione. E in quanto tali, sono l’oggetto del giudizio di valore, perché come enunciato dal Professore, il valore è il rapporto tra il momento della previsione e il momento previsto: la penna ha valore perché noi prevediamo di scrivere (per l’analfabeta non ha valore); il coltello ha valore perché noi prevediamo di tagliare, la moneta ha valore perché noi prevediamo di comperare e, siccome, come detto il punto di osservazione della realtà è solo il presente in quanto, il passato  (momento ricordato) e il futuro (momento previsto)  non sono tempi pensanti, ma pensati. Ne consegue che la realtà soggettiva del presente è la materia,  la quale, può coincidere solo col presente mentre tutto il resto è tempo e, l’io presente monetario è il possessore della moneta (il portatore del simbolo monetario)  che diviene il punto di osservazione che consente la valutazione materiale e temporale cioè, la previsione di poter comperare.
Pertanto, il giudizio di valore è normale solo quando distingue il momento strumentale oggettivo da quello edonistico soggettivo; mentre diviene anormale e patologico quando si confondono questi due momenti (il momento strumentale con quello edonistico) cioè, io servo la penna  al posto  di, io della penna me ne servo e, questo avviene quando in applicazione della concezione di filosofia monistica della conoscenza, si riduce la realtà all’idea della realtà (Hegel), cioè, quando si confonde il soggetto con l’oggetto cioè, il momento strumentale oggettivo con quello edonistico soggettivo che è appunto (io servo la penna al posto di io della penna me ne servo).
Quindi, in considerazione di quanto esposto, la moneta e il valore appartengono, inconfutabilmente, alle leggi del diritto e della filosofia e non a quelle dell’economia, della finanza, e della materia che, invece, attengono, ad altri aspetti complementari alla moneta (politica economica, investimenti ecc.) per cui, sulla base di questa emancipazione, la moneta prima ancora di essere uno strumento economico, è uno strumento giuridico con tutto ciò che questo comporta e implica in termini di diritto e proprietà, non a caso le grandi battaglie del Professore, vertevano tutte sull’applicazione degli elementi del diritto:
-di chi è la proprietà della moneta all’atto dell’emissione;
-proprietà popolare della moneta;
-godimento giuridico del valore indotto da parte di tutti i cittadini;
-in quali tasche va a finire il differenziale di valore tra il costo di stampa e il valore nominale della moneta.

Conoscenze queste, sicuramente di portata storica epocale in quanto, per la prima volta hanno disvelato il substrato concettuale del valore della moneta e consentito di capire perché il denaro ha valore e, cos’è che dà valore al denaro. In passato altri grandissimi intellettuali come Marx, Ezra Pound, Silvio Gesell, ecc. avevano tentato di  denunciare la grande usura monetaria delle Banche Centrali senza però, riuscire mai ad andare oltre la denuncia,  in quanto, culturalmente impreparati  a risolvere il problema del valore, risolto, invece, dal prof. Auriti perché, la cultura economica del tempo ignorava, come tuttora ancora ignora, il valore indotto e il fenomeno dell’attività previsionale in cui, il giudizio di valore si forma e si realizza e, questo, è stato anche l’errore storico commesso da tutte le scuole accademiche e sociali, il cui limite (non tutte in buona fede presumo), è stato proprio quello di aver concepito il valore come una proprietà della materia e non una dimensione del tempo previsionale chiarito dal Professore e, la dimostrazione più evidente, è che l’oro può essere acquistato con la banconota di carta.

Per cui, al Prof Auriti, va il grande merito non solo di aver definitivamente emancipato la conoscenza di questa complessa e importante materia, ma anche quello di aver fatto saltare la plurisecolare truffa accademica-narrativa costruita dai grandi usurai per meglio continuare a truffare l’umanità.
Con l’elaborazione giuridica e filosofica del valore indotto e dell’esatto giudizio di valore, per la prima volta è stato possibile operare la distinzione tra il valore convenzionale della moneta e quello del bene misurato; due scoperte accademiche, queste da premio Nobel, ma che, invece, del prestigioso riconoscimento hanno valso al Professore la chiusura dei conti correnti bancari personali e, la chiusura dei corsi Universitari da lui tenuti presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, atti ritorsivi violenti da parte del sistema come sempre accade quando le verità e le conoscenze non collimano con gli interessi materiali temporali costituiti.
Il denaro, storicamente, era  già stato definito in modo quasi esaustivo da Aristotele il quale, già 2.500 anni fa, ebbe a definirlo  “misura del valore” però  il grande filosofo non disse mai nulla sul valore e questo ha comportato un grande  ritardo di conoscenza sulla moneta perché, prima di arrivare a capire la moneta bisogna capire prima cos’è il valore. Per cui, il prof Auriti dopo 34 anni di studi, alla definizione del denaro di Aristotele ha aggiunto ulteriori tre fondamentali parole  “il denaro è la misura del valore (Aristotele) ma anche necessariamente il “valore della misura”(Auriti) e, il valore della misura, è il potere di acquisto del denaro, (valore convenzionale di costo nullo indotto giuridicamente dall’accordo sociale) per cui,  una volta definito che il valore della moneta è il valore dell’unità di misura e che il valore del bene misurato è  una previsione (un rapporto tra fasi di tempo) il prof Auriti ha esaustivamente chiuso il capitolo della conoscenza sulla moneta e sul valore, e conseguentemente consegnato all’umanità.  la chiave culturale, giuridica, scientifica e filosofica per combattere e sconfiggere la grande usura  monetaria che è la vera prigione dell’uomo su questa terra.

Quindi, riassumendo, in sintesi, il valore del potere di acquisto del denaro è il valore della misura (della misura e non della cosa misurata) un valore giuridico creato dalla convenzione sociale e non dall’economia (l’economia attraverso il lavoro della collettività produce i beni e i servizi che danno potere di acquisto al denaro, ma non il valore del denaro) e siccome  ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a quello che deve misurare ad esempio: il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza; il chilogrammo ha la qualità del peso perché misura il peso; la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. Pertanto, il denaro è l’unità di misura del valore: e le sue componenti costitutive sono: il simbolo e il potere di acquisto; il simbolo è la manifestazione formale del valore e può essere qualsiasi cosa, oggi è la banconota ma in passato è stato conchiglia, tavoletta di creta di legno ecc. Mentre il potere di acquisto (valore indotto) è un’astrazione mentale, un valore immateriale di costo nullo creato dalla nostra mente e ratificato dall’accordo sociale (quindi il denaro ha valore perché noi ci siamo messi d’accordo che lo abbia e non per altro) tant’è, che le banconote fuori corso non valgono più nulla perché per legge hanno perso il valore immateriale della convenzione sociale, pertanto il valore della moneta correttamente inteso è quello Aristotelico-Auritiano dell’unità di misura (misura del valore e valore della misura) e non quello creditizio come per secoli è stato fatto credere dall’accolita degli usurai.
Tu mi insegni che il valore creditizio giuridicamente è subordinato alla sua esigibilità e si estingue col pagamento come ad esempio la cambiale, mentre la moneta alla pari di tutte le altre unità di misura è un bene fiduciario strumentale a utilità ripetuta che però, a differenza delle altre unità di misura, è anche un bene reale a contenuto patrimoniale con duplice proprietà giuridica nel senso che all’atto dell’emissione il valore nominale convenzionale della moneta è di proprietà collettiva (valore oggi rubato dai grandi usurai) mentre nella fase della circolazione e del possesso questo valore diviene privato.
Oggi, però, il valore convenzionale della moneta, come detto, viene interamente lucrato dai grandi usurai i quali, prima lo rubano alla collettività e poi glielo prestano gravato da interesse!! In quanto, questi signori nel corso dei secoli con la truffa, la corruzione, la menzogna si sono impossessati della moneta e, senza averne titolo, la stampano e la prestano al valore nominale e ciò, avviene in totale violazione della Costituzione e del diritto perché, ad oggi, paradossalmente, non esiste nessuna legge, norma o trattato che assegni loro la proprietà del valore nominale della moneta per cui, la posizione giuridica dell’emissione è completamente fuori legge, ma non  però, per la Magistratura la quale, alla faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale, applica il diritto a chi ruba una mela al supermarket e non a chi truffa e usura l’umanità dell’intero potere di acquisto di tutta la massa monetaria circolante.
La moneta è un bene giuridico (fattispecie giuridica) che a pieno titolo rientra nella teoria generale del diritto per cui, la Magistratura non può esimersi dal perseguire i reati penali commessi in flagranza criminale da questi signori e, parimenti, nelle cause per crediti bancari e fiscali non può continuare scandalosamente ad emettere sentenze di parte a favore di questo cartello perché, se la legge non chiarisce di chi è la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, viene meno la certezza del diritto, per cui, nella fase della circolazione  nessuno può dire chi è il creditore e chi è il debitore del denaro, men che meno giudizialmente la magistratura, di conseguenza, tutte le sentenze da questa emesse, ancorché in apparenza legali, sono illegittime per carenza giuridica in quanto, non basate sulla certezza del diritto e pertanto, dovrebbero essere tutte annullate o, quantomeno, messe in moratoria fino a quando la legge non chiarirà questo fondamentale aspetto. Tu sai, meglio di me, che nel processo, la certezza del diritto è un presupposto imprescindibile pena la nullità degli atti, però, nonostante questo, la Magistratura, in violazione delle sue stesse regole, come detto, emette sentenze pro-sistema usurocratico. E questa è una vergogna scandalosa oltre che un grave vulnus alla democrazia e al diritto perché, l’azione giudiziaria, viene svolta in nome e per conto del popolo italiano e non per conto di poteri criminali che operano al di fuori della legge, della Costituzione e contro il popolo stesso! “La legge è uguale per tutti” (art.3) ma non tutti sono uguali davanti alla legge! (come ad esempio i grandi usurai!)
Per cui, nell’attuale fase storica monetaria, dispiace constatare che tutti i poteri di garanzia istituzionali e sociali dello Stato, preposti alla tutela dei cittadini: Magistratura, Chiesa, Istituzioni, Partiti, Sindacati, ecc. (tutti poteri in grado, se  lo volessero, di porre fine a questa grande truffa, siano invece degli strumenti organici al funzionamento di questo usurocratico paradigma monetario, bancario e finanziario.

 Per cui, il potere giudiziario non persegue i reati commessi da questi “signori” e, nei processi non solleva il problema della proprietà della moneta perché sa che se lo facesse, costringerebbe la politica a legiferare su questo merito e, qualora la politica fosse chiamata a dover affermare per legge di chi è la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, si troverebbe davanti l’insormontabile articolo 1 della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo che la esercita  nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione), che non le permetterebbe di poterla attribuire ai grandi usurai, e di conseguenza sarebbe costretta a doverla dichiarare, obbligatoriamente, di proprietà popolare. (Non potrebbe essere diversamente perché, se la proprietà della moneta non è della collettività non può certo essere di privati) e, qualora,  la moneta, fosse dichiarata per legge di proprietà popolare,  automaticamente il castello di carta costruito dai grandi usurai crollerebbe inesorabilmente.
Queste sono le ragioni per le quali, la Magistratura e la Politica non entrano legislativamente nel merito di questo problema e preferiscono mantenere l’attuale illegale vuoto giuridico e legislativo a danno dei cittadini e a favore dei grandi usurai!
Pertanto, se oggi, la moneta, per legge non è stata ancora dichiarata di proprietà dei grandi usurai (anche se di fatto la gestiscono come se lo fosse, però illegalmente!) lo dobbiamo ai nostri Padri Costituenti, i quali, con molta lungimiranza, a tutela dei cittadini, hanno messo in costituzione il non aggirabile art.1 (specificando che la sovranità appartiene al popolo e non allo Stato).
Se questa tutela non  fosse stata messa in Costituzione, possiamo star certi che la moneta, da tempo, sarebbe già stata dichiarata di proprietà dei banchieri. Per cui, il problema attualmente è solo di crimine e di illegalità e non di leggi e di norme.
Mentre la Chiesa Cattolica (come inspiegabilmente tutti i Culti, ad eccezione della religione islamica che vieta l’usura come precetto, infatti la finanza islamica opera senza interesse); la Chiesa nonostante in passato abbia sempre combattuto e contrastato l’usura anche con la scomunica, oggi, per ragioni di status quo di poteri (gli uni sono funzionali e indispensabili agli  altri per restare sul piedistallo del potere), tace e, questo silenzio, è una grande vergogna e delusione, per cui, bene ha fatto Ezra Pound a definirla “vecchia baldracca sdentata che non si oppone più all’usura”
Pertanto, se oggi gli individui sono schiavi del signoraggio monetario e del debito inestinguibile non lo sono certamente per destino  divino, ma per precisa volontà di questi poteri. D’altronde, è impensabile che un sistema così palesemente criminale possa riuscire a dominare il mondo con l’usura senza la complicità strutturale  dei poteri reali dello Stato, per cui, se oggi, questi criminali sono liberi di creare dal nulla tutto il denaro scritturale e cartaceo che vogliono al costo irrisorio di pochi centesimi di euro e di prestarlo poi, (a loro discrezione) agli Stati e alla collettività, al valore nominale gravato da interesse, lucrando il differenziale di valore tra il costo di stampa e il valore nominale, lo sono grazie all’usurocrazia travestita da democrazia (una trappola concepita allo scopo di legittimare il potere a governare attraverso il voto che da diritto diviene strumento funzionale) e al ben orchestrato plagio accademico culturale di sistema  per il quale il corrispettivo del denaro di tutta la massa monetaria circolante, debba essere il debito e il lavoro e non un legittimo diritto giuridico di proprietà dei cittadini, un plagio dogmatico collettivo questo, che ha sterilizzato culturalmente i cittadini rendendoli incapaci di comprendere e di percepire questa truffa e di conseguenza, quel che è più grave, di prendere coscienza della propria riduzione in stato di schiavitù attraverso l’usura e il debito della  moneta e del lavoro per averla. Perché, se i cittadini sapessero che all’atto dell’emissione, da legittimi proprietari del valore indotto, sono stati e vengono trasformati in debitori dell’equivalente di tutta la massa monetaria circolante e costretti a ripagare con le tasse questo debito gravato da interessi inestinguibili, si ribellerebbero e insorgerebbero.
Pertanto, il furto del valore indotto della moneta, in termini di sottrazione di ricchezza (400 miliardi all’anno di soli interessi vengono pagati sul debito pubblico e privato (12.000 miliardi negli ultimi 30 anni!!) rappresenta il più grande crimine mai compiuto nei confronti dell’umanità, ed è incredibile e inconcepibile che questo sia avvenuto e possa avvenire ad opera di privati attraverso un bene di proprietà collettiva quale, appunto è il valore nominale della moneta.
Il potere di acquisto del denaro (valore nominale o indotto), è un valore che non viene creato dai banchieri ma da tutta la collettività attraverso l’accordo sociale (accettazione e corso legale) e con la produzione di beni e servizi, senza i quali, la moneta non avrebbe valore perché, come diceva il prof. Auriti, “se mettessimo un Governatore a stampare moneta su un’ isola deserta, senza la collettività  il valore non potrebbe nascere” quindi, chi crea il valore del denaro è la collettività e non il banchiere. (In un mondo di morti non si crea ricchezza!)
Di conseguenza, un valore creato da tutti per diritto e democrazia deve appartenere a tutti e, per nessuna ragione al mondo, può essere lucrato da altri soggetti, né dallo Stato, né tantomeno dai banchieri privati, i quali se volessero, potrebbero stampare la moneta, senza però intascarsi il valore nominale di proprietà dei cittadini. Pertanto, l’assunto che ne consegue è che la moneta è un bene sociale di proprietà collettiva che può essere prestato da tutti nella fase della circolazione, ma non in quella della emissione. Nella fase  dell’emissione, la moneta deve essere solo accreditata e non addebitata. Di conseguenza, uno Stato, è democratico solo se il valore indotto della propria moneta viene giuridicamente goduto da tutti i suoi cittadini sottoforma di reddito di esistenza e questo, a prescindere dal lavoro, in quanto, ogni cittadino nei  consumi è un soggetto economico attivo che indirettamente produce i beni e i servizi di cui ha bisogno per vivere, quindi, massimo onore  al Prof. Giacinto Auriti che ha lottato  per tutta la sua vita per affermare la coscienza del diritto e della vera democrazia intesa come strumento di giustizia e di verità, nella piena consapevolezza, culturale e giuridica che il diritto alla vita deve essere svincolato dall’economia, dall’usura e dal ricatto economico dello sfruttamento  del lavoro per il sostentamento e, questo diritto, nell’attuale sviluppo umano e sociale, è possibile realizzarlo solo attraverso il godimento del valore indotto della moneta da parte di tutti i cittadini, indistintamente poveri o ricchi che siano perché, i diritti umani di oggi, (casa, cibo, istruzione, salute, ecc.) sono diritti economici reddituali e non diritti ideali o astratti.
Di conseguenza, è anche facile intuire che, se tutti i popoli potessero godere dei propri legittimi diritti monetari, in poco tempo, problemi quali; povertà, guerre, morte per fame, malattie, miseria e violenza si risolverebbero come d’incanto. Lottare per la proprietà popolare della moneta anche in termini di denuncia è un imperativo morale e civile di tutti perché, per affrancarsi dalla schiavitù dei grandi usurai della moneta a debito c’è  un solo modo: quello di cacciarli fuori dalla storia una volta per tutte con  la proprietà popolare della moneta, diversamente, il destino di miseria e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo non potrà mai cambiare.
Pertanto, fino a quando i cittadini saranno tenuti all’oscuro di questa truffa e sul reale funzionamento di questo ordinamento monetario, le cose non potranno mai cambiare perché, le cose da sole non cambiano e, i cambiamenti, presuppongono una presa di coscienza culturale  della realtà, cosa impossibile per censura e disinformazione di sistema. Allo stato attuale, le possibilità razionali di porre fine a questo crimine sono pari a zero, mentre quelle utopiche lo sono altrettanto perché sono legate esclusivamente, alla speranza che qualche “grosso papavero” (come il Papa o, il Presidente della Repubblica) si converta sulla via di Damasco (..le conversioni religiose sono sempre possibili, ma  quelle monetarie però, no!)… più facile, che il famoso cammello passi dalla cruna dell’ago!  Pertanto, ai cittadini, vittime  del tradimento degli strumenti della democrazia, altro non resta che la strada in salita dell’emancipazione culturale indipendente e quella dell’impegno  politico per conquistare un nuovo, indispensabile diritto umano  che è quello del  diritto alla verità e alla conoscenza  (conoscere per deliberare)  incardinato all’ONU  da Marco Pannella, senza il quale, il cittadino non potrà mai avere coscienza e conoscenza di nulla e, senza conoscenza  i problemi soggettivamente, non esistono e di conseguenza viene a mancare anche quella reazione e ribellione sociale,  che, storicamente, è sempre stata alla base di tutte le lotte per la conquista dei diritti sociali e di libertà.

Scusami per queste ultime considerazioni e riflessioni personali però, il succo dei problemi è questo.
 Saluti.
Gian Fabrizio Pioli


“La chiamata delle anime per il Giudizio finale divino”
il più alto e potente monito dell’arte al male.

Carissimi grandi usurai del sistema della moneta a debito e vostri servi, vassalli esecutori, sappiate che se dovesse esserci un Dio brucerete sicuramente per l’eterno, diversamente, sarete stati solo dei criminali delinquenti che l’hanno fatta franca.
GFPioli