Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria Richiesta di arresto per Francantonio Genovese parlamentare PD

Richiesta di arresto per Francantonio Genovese parlamentare PD

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Al setaccio sei milioni di finanziamenti. Il gip di Messina firma l’ordine di custodia cautelare in carcere per il deputato del Pd. La richiesta di autorizzazione notificata alla Camera (il sito web di Genovese)

ALESSANDRA ZINITI

MESSINA – In cinque anni, con un sistema di enti e società tutti a lui riconducibili, avrebbe fagocitato sei milioni di euro di risorse pubbliche destinate alla formazione professionale. Già la scorsa estate, chiudendo la prima tranche dell’inchiesta, la Procura di Messina aveva arrestato la moglie e la cognata, ora il pool di magistrati coordinato dal sostituto procuratore Sebastiano Ardita chiede l’arresto del deputato nazionale del Pd Francantonio Genovese, ras della formazione professionale nella provincia di Messina, azionista e dirigente della traghetti Caronte di Pietro Franza, oltre che nipote dell’ex ministro Nino Gullotti ed esponente di spicco dei democratici siciliani (alle primarie per il Parlamento del 2012 è stato il più votato d’Italiacon quasi 20 mila preferenze). La richiesta è stata accolta dal gip che ha girato alla Camera dei deputati la richiesta di autorizzazione all’arresto del parlamentare accusato di una sfilza di reati che vanno dall’associazione per delinquere al peculato, dalla truffa al riciclaggio al falso in bilancio.

La richiesta di autorizzazione alla custodia cautelare in carcere è stata notificata a Montecitorio dagli uomini della squadra mobile di Messina e della Guardia di finanza che all’alba di oggi hanno eseguito anche altre quattro ordinanze di custodia, questa volta ai domiciliari, notificando i provvedimenti a persone tutte molto vicine a Genovese e con incarichi nel Pd o negli enti e nelle società da lui controllate. Si tratta di Salvatore La Macchia, già capo della segreteria tecnica dell’ex assessore regionale alla Formazione Mario Centorrino, Stefano Galletti, Roberto Giunta e Domenico Fazio.

Anche in questo secondo filone di inchiesta restano indagati la moglie di Genovese, Chiara Schiro’, sua sorella Elena (entrambe arrestate a luglio e attualmente sotto processo) con il marito Franco Rinaldi (deputato regionale del Pd), altre due cognate di Genovese, la segretaria Concetta Cannavò, Elio Sauta ( personaggio chiave del complesso meccanismo controllato dal politico messinese) e tutte le altre persone già coinvolte nel primo troncone d’indagine sfociato negli arresti del luglio scorso.

Da allora, i magistrati della Procura di Messina hanno scoperto che non erano solo la Lumen e l’Aram gli enti mangiasoldi attraverso i quali Genovese e il suo clan politico-elettorale avrebbero drenato finanziamenti regionali, statali e comunitari e soprattutto foraggiato un bacino elettorale che negli anni ha sempre garantito al deputato Pd elezioni con numeri da record. Secondo le più recenti risultanze investigative sarebbero stati una decina gli enti ( tutti no-profit naturalmente) dei quali Genovese avrebbe acquisito il controllo, attraverso suoi familiari o prestanome, per presentare progetti da inserire nei piani di formazione. Progetti che all’assessorato, dove Genovese riusciva esercitare forti pressioni, venivano puntualmente finanziati. Una rete alla quale vanno ad aggiungersi diverse società sempre riconducibili all’uomo politico che servivano come interfaccia e che consentivano di quintuplicare fittiziamente i costi, mai sostenuti, che venivano poi rimborsati dalla Regione per lo svolgimento dei corsi di formazione professionale.

Affitti e acquisti di locali, noleggio di attrezzature, locazione di macchine. Gli enti di formazione amministrati dai familiari di Genovese si rivolgevano alle società ( sempre da loro controllate) che fornivano i servizi a prezzi esorbitanti e fuori mercato. Senza che alla Regione nessuno esercitasse alcun controllo. Per giustificare le ingenti somme percepite venivano poi rendicontate una serie di consulenze fittizie.

Tra il personale degli enti di formazione, naturalmente tutti pagati dalla Regione, Genovese sistemava non solo il suo numeroso clan familiare, ma anche i parenti degli uomini su cui poteva contare all’interno della pubblica amministrazione e anche i suoi più stretti collaboratori. Alcuni degli addetti alla sua segreteria politica sarebbero stati stipendiati dagli enti di formazione.

Fonte Link: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/03/19/news/messina_scandalo_formazione_richiesta_di_arresto_per_genovese_domiciliari_per_quattro_fedelissimi-81323869/?ref=HRER1-1 

La Toscanini