Home Rubriche Marzio Dall'Acqua Riportiamo a Parma un patrimonio di inestimabile valore: la documentazione dell’Archivio Di...

Riportiamo a Parma un patrimonio di inestimabile valore: la documentazione dell’Archivio Di Stato

412
0

Cronologia:
– ottobre 1985: l’Archivio di Stato è costretto a svuotare la sede sussidiaria della ex chiesa del Carmine, lesionata dal terremoto del 1983; la documentazione (circa 8000 metri lineari) viene depositata parte nella crociera dell’Ospedale Vecchio, parte nella ex chiesa di S. Elisabetta, di proprietà del Comune di Parma.

– settembre 2005: il Comune di Parma sfratta l’Archivio di Stato da S. Elisabetta per realizzare la “Casa del Suono”; la documentazione viene affidata alla ditta Blukappa che la trasporta nei propri depositi di Biandrate (Novara) e lo conserva in grandi casse di plastica al costo di 29.400 euro l’anno.

– gennaio 2011: il Comune di Parma sfratta l’Archivio di Stato dalla crociera per dar modo alla ditta Pizzarotti  di realizzare il project-financing dell’Ospedale Vecchio. La documentazione su scaffale viene trasportata presso i magazzini comunali di via La Spezia 46, in un capannone adattato all’uopo, dopo aver transitato per quattro mesi in un capannone in strada Manara (ed aver così subito un duplice trasloco), mentre la documentazione proveniente dall’ex chiesa del Carmine viene sistemata su circa 200 bancali posizionati nella balconata superiore del padiglione M, ex palestra all’ingresso del Parco Ducale, tranne un paio di importanti fondi archivistici che vengono recuperati a scaffale.

Per agevolare la liberazione della crociera e dell’intero Ospedale Vecchio, il Comune di Pietro Vignali aveva firmato il 15 giugno 2010 una convenzione con la Direzione Generale per gli Archivi, da cui dipende l’Archivio di Stato di Parma, in cui si impegnava a costruire entro il gennaio 2013, presso l’area comunale di via La Spezia, tre edifici per uffici e depositi da mettere a disposizione dell’Archivio di Stato. Precipitata la situazione finanziaria e politica, nulla era stato realizzato, tranne la ristrutturazione del capannone di cui sopra.

– 27 febbraio 2014: il sindaco Federico Pizzarotti firma un nuovo accordo con la Direzione Generale per gli Archivi che prevede la concessione all’Archivio di Stato di 2500 mq nell’Ospedale Vecchio, di una parte dell’archivio robotizzato adiacente all’Archivio Storico Comunale – una macchina costata quasi due milioni di euro, di difficile uso e costosa manutenzione – e del capannone già citato in cui opera dal settembre 2011 una sala di studio sussidiaria.

Il Comune si impegna altresì a “garantire comunque all’Archivio di stato la possibilità di accogliere 40.000 metri lineari di documentazione, secondo i termini previsti dal precedente accordo del 15 giugno 2010”.

     Di fatto la documentazione proveniente dalla ex chiesa del Carmine necessita di essere riunita e riordinata prima di essere inserita nell’archivio robotizzato il quale, per di più, risulta di fatto inutilizzabile; il Comune non dispone infatti delle apposite casse in plastica in cui la documentazione deve essere allocata: all’Archivio di Stato ne occorrono non meno di 10.000 ed il costo stimato è di 7 euro al pezzo.

 Per garantire dunque il recupero della documentazione depositata a Biandrate, la riunione con quella analoga giacente al parco Ducale e il suo riordino sulla base degli antichi inventari, “il Comune si impegna a rendere disponibile a titolo gratuito idonei spazi nei padiglioni posti all’interno del parco Ducale che le parti ritengono idonei per consentire il riordinamento sia del materiale già esistente in loco che di quello in deposito esterno, per il tempo strettamente necessario alle operazioni di riordinamento del materiale ed indicato presuntivamente in un anno decorrente dalla consegna dell’immobile pienamente adeguato in base ai requisiti previsti dalla normativa vigente” (vedi art. 7, accordo del 27/02/2014).

 

     Passano i mesi e la Direzione generale si vede costretta, nell’ambito della “spending review” ad eliminare le locazioni passive, come quella di Biandrate. Il Comune però non sembra intenzionato ad onorare i propri impegni e le trattative si impantanano in una serie di promesse contraddittorie e mai mantenute.

     Di fronte a questa inadempienza del Comune la Direzione Generale per gli Archivi sembra oggi adombrare la peggiore delle soluzioni: trasferire la documentazione “ex Carmine” nel polo archivistico di Morimondo, due capannoni industriali ristrutturati, di proprietà privata e presi in affitto a caro prezzo sin dal 2011 dalla Direzione stessa per sopperire alle esigenze di spazio degli Archivi lombardi.

Chiariamo subito che Morimondo è un paese di 1200 abitanti, collocato alla estremità sud-occidentale della provincia di Milano, a 30 km dal capoluogo lombardo, cui è collegato da un’ora di pullman (il treno non c’è: si ferma ad Abbiategrasso) e a 147 km da Parma. Non risulta comunque che il “polo” sia dotato di sala di studio funzionante, né di un servizio di distribuzione e consultazione, ma solo di custode casiere dipendente dall’Archivio di Stato di Milano.

     Ci sembra quindi una vera aberrazione, proprio oggi che si parla di valorizzazione, più ancora che di conservazione e tutela, allontanare definitivamente dalla nostra città (nelle attuali condizioni non è il caso di illudersi su un possibile ritorno) un patrimonio documentario importantissimo e che da 30 anni gli studiosi non possono consultare (un’intera generazione!).

 

     Elenchiamo qui di seguito i fondi archivistici di cui si tratta (per un totale di circa 6000 metri lineari):

– documentazione giudiziaria degli uditori Civile e Criminale e del Supremo Consiglio di Giustizia (dal sec. XVI), del Tribunale di Parma, delle Preture di Parma e foresi e dei Tribunali Militari di Parma, Piacenza e Genova dagli inizi del sec. XIX;

– documentazione finanziaria e contabile d’antico regime e del ducato di Maria Luigia;

– carte della Prefettura di Parma e Sottoprefetture di Borgo San Donnino e Borgotaro, con relativi uffici di Pubblica Sicurezza, che documentano tutti gli aspetti più significativi della vita del nostro territorio nei primi decenni dopo l’Unità, con documenti anche dell’Amministrazione delle Poste e Telegrafi e dell’Ufficio Scolastico;

– Amministrazione degli Ospizi Civili dagli inizi del sec. XIX;

– citiamo per ultimo lo straordinario complesso di documenti versati dal Genio Civile, ricchissimi di mappe del territorio e di progetti che ci danno un’idea completa dell’edilizia pubblica parmense a partire dai primi decenni dell’Ottocento fino alla metà del Novecento (per citare solo alcuni esempi: il palazzo del Tribunale e il palazzo delle Poste, con saggi decorativi dei pittori Cecrope e Latino Barilli).

Una miniera dunque per gli studiosi del nostro territorio, che in parte potrebbe enormemente arricchire ricerche già avviate, in parte aprire campi del tutto nuovi, ad esempio nel settore giudiziario la cui documentazione, allo stato attuale, risulta particolarmente carente.

     Sembra incredibile che una città come la nostra, sempre pronta a rivangare il proprio illustre passato di piccola capitale, non trovi le risorse per conservare la propria memoria storica: lasci cadere a pezzi l’Ospedale Vecchio e lasci trasferire documentazione interessantissima ed antica – come abbiamo visto, in gran parte addirittura preunitaria – in un anonimo deposito nella campagna lombarda. Intanto la crociera, il padiglione Nervi dell’ex CSAC, San Luca degli Eremitani, i magazzini militari del Castelletto, i padiglioni dell’ex fiera al parco Ducale (solo per citare alcuni grandi spazi demaniali) versano in un triste abbandono.

     Ci sentiamo per contro di suggerire alla Direzione Generale per gli Archivi che forse un più idoneo uso dei depositi di Morimondo sarebbe collocarvi gli archivi contemporanei (secondo la recente legge Franceschini quelli che hanno compiuto 30 anni), di cui gli uffici periferici dello Stato sono costretti a farsi carico con gran dispendio, nell’impossibilità di acquisizione – per mancanza di spazio – da parte degli Archivi di Stato: in provincia di Parma si tratta di non meno di 10 km di documenti, distribuiti perlopiù in umidissime e costosissime cantine. 

     Chiediamo dunque al Comune di Parma di adempiere agli impegni presi ed alla Direzione Generale per gli Archivi di pretendere il rispetto degli accordi, nonché di assolvere con lungimiranza e fedeltà alla propria missione di salvaguardia del patrimonio affidatole, evitando l’imprudente frammentazione di una ricchezza irripetibile, che trova proprio nella sua coerenza e nella vitale connessione col territorio che l’ha prodotta, la sua più feconda valenza culturale. Parma, 11 novembre 2014

Marzio Dall’Acqua 

“Riportiamo a Parma un patrimonio di inestimabile valore” Petizione Online

 

cognome

nome

Firma

professione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sostieni questo socialblog
Partecipa anche tu con un tuo contributo economico con un solo euro, o altro… alla libertà di pensiero.
Puoi inviarci il tuo contributo anche con PayPal a Luigi Boschi, mail luigiboschi@gmail.com
O visita questa pagina, clicca qui
Sostieni questo socialblog
Partecipa anche tu con un tuo contributo economico con un solo euro, o altro… alla libertà di pensiero.
Puoi inviarci il tuo contributo anche con PayPal a Luigi Boschi, mail luigiboschi@gmail.com
O visita questa pagina, clicca qui
Traduci