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SENTENZE SU ISEE: E ADESSO CHI HA SBAGLIATO PAGHI

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EFFETTI RECENTI SENTENZE SU ISEE: E ADESSO CHI HA SBAGLIATO PAGHI, TUTTO.

di Raffaele Zinelli – Presidente associazione CartaCanta onlus

Come noto il Consiglio di Stato con le tre sentenze n. 831, 841 e 842 depositate il 29 febbraio scorso in merito al pluricontestato DPCM n. 159/2013 sul nuovo ISEE e pronunciate in risposta al ricorso presentato nell’estate scorsa dal Governo (e più esattamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero dell’economia e delle finanze) contro altrettante sentenze del TAR del Lazio (n. 2454, 2458 e 2459 del 11 febbraio 2015) ha respinto il ricorso del medesimo e con ciò confermando quanto stabilito dal TAR. Riassumendo, le sentenze di quest’ultimo avevano stabilito di:

escludere (e non semplicemente togliere) dal calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR) di cui all’art. 4, co. 2, lett. f) del DPCM le cosiddette provvidenze (tutti i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche”);

annullare le norme di cui all’art. 4, co. 4, lett. d), nn. 1), 2) 3) del DPCM “per la parte in cui introducono una indistinta differenziazione tra disabili maggiorenni e minorenni, consentendo un incremento di franchigia solo per quest’ultimi, senza considerare l’effettiva situazione familiare del disabile maggiorenne.

Ora, pur riconoscendo al Governo il diritto di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro le suddette sentenze del TAR, non si comprende perché in tutto il tempo trascorso, giusto un anno, tra queste e quelle del Consiglio di Stato il Governo non abbia provveduto a dare seguito alla loro immediata esecutività, esecutività peraltro indirettamente confermata dal Governo stesso al momento della sua richiesta di sospensiva presentata al Consiglio di Stato e da questo il 17 settembre 2015 negata con rinvio al successivo 3 dicembre per la discussione nel merito delle sentenze appellate e la cui validità è stata per l’appunto confermata dal massimo istituto amministrativo il 29 febbraio scorso.

La stessa osservazione sul silenzio istituzionale seguente alla tripletta di sentenze del TAR del Lazio va necessariamente indirizzata anche alla Regione Emilia-Romagna quale anticipatrice politica nel lontano 2009 del nuovo ISEE e infatti da questa anticipato in quell’anno attraverso la modifica dell’articolo 49,Concorso alla copertura del costo dei servizi sociali, socio-educativi e socio-sanitari”, della legge regionale n. 2/2003 (sostituito dall’art. 49 della legge regionale n. 24/2009) che al comma 3, lettera b) contiene la “previsione, quale criterio ulteriore, ai fini della valutazione della situazione economica equivalente dell’assistito, del computo di eventuali indennità di carattere previdenziale e assistenziale percepite dall’utente, considerate esenti ai fini IRPEF … fatte salve le indennità risarcitorie”.

Per inciso, la suddetta modifica è stata ampiamente concertata dalla Regione con le organizzazioni sindacali confederali come risulta dal Verbale di incontro del 17/12/2009 (“si concorda sulla necessità di una rapida approvazione della modifica dell’art. 49 e di una tempestiva definizione degli indirizzi per renderla applicativa a livello distrettuale”) e dal Protocollo di Intesa del 21/12/2009 (“Si riconosce l’importanza della scelta di individuare criteri ulteriori per la determinazione della contribuzione, anche considerando i redditi esenti IRPEF”), le stesse organizzazioni che tuttavia tramite i rispettivi CAF raccolgono una parte delle informazioni sensibili degli utenti da trasmettere all’INPS per ottenere la dichiarazione ISEE.

In aggiunta, il percorso di modifica del regolamento del nuovo ISEE non si presenta affatto così semplice e veloce come suggerito dal Consiglio di Stato (secondo il quale “basta correggere l’art. 4 del DPCM e fare opera di coordinamento testuale”), primo perché non è affatto escluso che il Governo approfitti delle modifiche impostagli dalle sentenze per introdurre suoi “miglioramenti” (aihnoi!) e dunque occorrerà porre la massima attenzione per evitare che vengano introdotti nuovi raggiri (magari suggeriti proprio da quelle associazioni lobbistiche di disabili e da quelle organizzazioni sindacali che ai tavoli di consultazione avevano approvato le “innovazioni”, rivelatesi poi illegittime, contenute nel nuovo ISEE) e secondo, come ha scritto giustamente Handylex, perché la riscrittura del testo originale, peraltro avallato in precedenza dal Consiglio di Stato stesso, comporta il vaglio e il parere di diversi organi, tra i quali:

– parere della Conferenza delle Regioni;

– parere della Corte dei Conti;

– parere del Garante della Privacy;

– parere del Consiglio di Stato;

– parere delle Commissioni di Camera e Senato;

– approvazione in Consiglio dei Ministri, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, entrata di vigore;

– approvazione, con decreto ministeriale, dei nuovi modelli-tipo della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e della certificazione ISEE;

– implementazione delle “novità” nel software unificato di INPS.

Pertanto, nonostante il Consiglio di Stato abbia escluso la possibilità che adesso si verifichi un “vuoto normativo”, in realtà questo è già iniziato perché i CAF locali dal 1° marzo hanno già sospeso la trasmissione telematica dei dati all’INPS in attesa di chiarimenti e indicazioni dalle rispettive sedi romane e dalle forze politiche di riferimento. In effetti i CAF hanno soltanto deciso di sospendere la trasmissione all’INPS dei dati autodichiarati dai richiedenti ma non appunto chiuso gli sportelli e questo (valido soprattutto per i CAF dei sindacati confederali) non già per un qualche “senso di responsabilità”, come ad esempio per evitare che si possa indirettamente verificare, anche solo per un momento, un blocco all’accesso alle prestazioni sociali agevolate ricomprese nella regolamentazione del nuovo ISEE (che ricordiamo vanno dal diritto universitario a quelle di natura socio-sanitaria rivolte agli anziani), ma principalmente per non rinunciare a quei 10,80 euro di media che l’INPS versa a loro a fronte di ogni dichiarazione trasmessa e che nel 2015 ha fruttato a tutti CAF circa 76 milioni di euro.

La stessa “confusione” nell’agire vale anche per i Comuni ai quali da un lato spetta certificare ai richiedenti l’ISEE gli importi di eventuali agevolazioni economiche di cui hanno beneficiato da parte degli enti comunali (assegni di cura non rendicontati, sostegni al reddito, ecc) e dall’altro fissare le soglie ISEE e i criteri per l’accesso alle prestazioni.

Tra i Comuni però, è sempre Handylex a dirlo, vanno distinti i “buoni” (quelli che hanno fissato nuovi criteri conseguenti al DPCM 159/2013) dai “cattivi” (quelli che in spregio alla normativa vigente non hanno ancora fissato nessuna delibera, né rivisto soglie ISEE, né criteri di applicazione dello stesso). Tra questi ultimi vi è anche il Comune di Pizzarotti e della Rossi che è arrivato fuori tempo massimo per adeguarsi (12 mesi dal gennaio 2015) portando soltanto il 29 febbraio scorso (lo stesso giorno in cui sono state depositate le sentenze del Consiglio di Stato), e solo in commissione consiliare, le soglie ISEE sui servizi sociali mantenendo nel frattempo in vigore il precedente regolamento comunale ampiamente illegittimo. In ogni caso anche lui adesso può confondersi in mezzo a tutti gli altri 8.000 Comuni e attendere con calma che si concluda tutto l’iter di approvazione del nuovo testo dell’ISEE prima di correggere le soglie e i criteri appena anticipati alla stampa.

A questo punto quelli che rischiano di subire i danni più gravi sono ancora una volta i cittadini e in particolare coloro che già nel 2015 si sono visti rilasciare ISEE più elevati perché calcolati illegittimamente tenendo conto delle provvidenze e che anche per buona parte di quest’anno continueranno a riceverli esattamente uguali. Il consiglio che allora ci sentiamo di dare a tutti i richiedenti la certificazione ISEE è quello, dopo averla ricevuta, di consegnarla o farla pervenire all’Ente erogatore accompagnandola con una lettera nella quale sia similarmente scritto quanto suggerito da uno degli avvocati che il 3 dicembre scorso ha difeso i famigliari dei disabili davanti al Consiglio di Stato: In considerazione dell’intervenuto annullamento di parte del DPCM n. 159/2013 (sentenze Consiglio di Stato n. 831, 841 e 842/2016 e del TAR Lazio n. 2454, 2458 e 2459/2015), l’ISEE che si presenta è da ritenersi non legittimamente rappresentativo della reale situazione economica e patrimoniale del mio nucleo familiare. Pertanto, nel caso in cui da tale attestazione si facciano derivare effetti a me sfavorevoli, mi riservo di adire le vie legali a tutela dei miei diritti”.

Oltre alle possibili modifiche in senso ulteriormente peggiorativo del nuovo ISEE è necessario ricordare che non solo il decreto è gonfio di iniquità/assurdità ma pure che questo è lo strumento meno idoneo per identificare in modo corretto e più vicino alla realtà la platea dei beneficiari e che purtroppo la vittoria del 29 febbraio al Consiglio di Stato è avvenuta soltanto su uno dei punti del nuovo ISEE su almeno una decina tra quelli presentati complice anche il silenzio tenuto dai sindacati confederali e dal neo partito della nazione, salvo qualche presa di distanza ma solo a titolo personale.

La battaglia condotta sul terreno civile, giudiziale e politico deve allora continuare ma prestando ancora maggiore attenzione ai consigli di quanti accettano l’esistenza delle ingiustizie sociali dietro la scusa della coperta corta e che però nascondono al contempo quella più lunga e consistente che si sono ritagliati per sé e pagata con i soldi dei cittadini e degli iscritti, anche quelli vittime di quelle stesse ingiustizie (d’altronde se non “olet” la pecunia dei ricchi figuriamoci quella dei poveri).