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Taranto: Il Pd si fa la campagna con i soldi per l’ospedale del fondo ambiente.

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Michele Emiliano Presidente Regione Puglia

 

Michele Emiliano Presidente Regione Puglia

di ANNARITA DIGIORGIO

Grazie alla Carfagna la Regione Puglia trova i milioni per la struttura di Taranto

Era il 2015 quando il governo Renzi decise di inserire la realizzazione dell’ospedale San Cataldo di Taranto nella legge istitutiva del Contratto istituzionale di sviluppo. Nel 2018, dopo la progettazione, Invitalia pubblicò il bando da 207 milioni per la realizzazione. Dopo diversi ricorsi, nel 2020, Domenico Arcuri pubblicò un comunicato: «Cis Taranto, partono i lavori per il nuovo ospedale San Cataldo. L’appalto è stato aggiudicato per un importo di circa 122,4 milioni di euro e prevede la realizzazione, in 399 giorni, di un nuovo ospedale con 715 posti letto». Da lì una serie di inaugurazioni, almeno tre, con Conte, Emiliano, Letta e il sindaco di Taranto: una per la prima pietra, una per la prima colata di cemento, una per il lancio dei santini sotto la gettata. Di giorni ne sono passati il doppio, e l’ospedale è ancora un cantiere. Nel frattempo sono finiti i soldi. Dal bando iniziale di 207 milioni del 2018, si è passati a quello da 122. E oggi mancano 105 milioni per i macchinari che avrebbe dovuto mettere la Regione Puglia. A ottobre i lavori verranno bloccati. Ora il Pd ha pensato bene di attingere, anziché alle risorse regionali, a quelle del Just transition fund, destinato ad attenuare i costi socioeconomici nei territori che subiranno una decarbonizzazione forzata e una riduzione dell’occupazione. Duecento milioni per il Sulcis e 800 per Taranto finalizzati a creare nuove opportunità di sviluppo economico e lavoro. A gestirlo è il ministero del Sud. Ma Mara Carfagna anziché pubblicare i bandi, ha preferito raccogliere prima le manifestazioni e poi pubblicare i bandi in base alle proposte ricevute. Nella relazione della Commissione al Jtf per l’Italia si legge che «nel 2019 il tasso di disoccupazione a Taranto era del 10% in Italia, del 14,9% in Puglia e del 15,4% nella provincia di Taranto». La situazione risulta altrettanto critica guardando al tasso di occupazione che, al 2020 a Taranto risulta pari al 45%, 13 punti percentuali al di sotto del dato nazionale. A questo va aggiunto almeno un 10% della popolazione tarantina in cassa integrazione. Sul sito della Regione Puglia sono pubblicati solo due progetti candidati al Jtf. Uno per «recupero e rifunzionalità più aderente alle desiderata dei cittadini; una zona di relax, e animazione territoriale». L’altro presentato ambientalista Giustizia per Taranto prevede 4 progetti da realizzare col Comune: corridoio naturalistico, co-uso delle isole Cheradi, ristrutturazione del pontile Rota, metropolitana leggera sulla Circumarpiccolo. Nessun progetto ha un’indicazione sui posti di lavoro rioccupabili. A questi il Comune di Taranto ha aggiunto un progetto da 40 milioni per la biennale del Mediterraneo, e ora le Regione ne vuole 105 per l’ospedale. «Il Just transition fund è stato troppo spesso usato in questi anni per fare annunci su Taranto a cui non è corrisposto nessun fatto» ci ha detto Raffaele Fitto, relatore in Commissione sul Jtf per i Conservatori europei. «Ricordiamo quando, mentre erano ancora in corsa a Bruxelles i negoziati, l’onorevole Turco, sottosegretario 5 stelle del governo Conte due, annunciava settimanalmente l’arrivo imminente di risorse per la città di Taranto, mentendo sia riguardo alla disponibilità che anche sull’utilizzo. Inoltre sull’utilizzo di queste risorse da parte del governo giallorosso prima, e della Regione Puglia, con in testa il presidente Emiliano e il Partito democratico, è stato promesso tutto e il contrario di tutto, dimostrando di non conoscere gli interventi realmente realizzabili». (23 luglio 2022)

Fonte. La Verità pag.6

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