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Tutti gli Ebrei sono stati salvati in Albania durante la II Guerra Mondiale.

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Roberta Barazza

L’evento che si vuol ricordare in quest’incontro è un fatto straordinario e unico in Europa: l’Albania è il solo paese europeo in cui tutti gli Ebrei sono stati salvati durante il periodo nazista. Non a caso, dopo la II Guerra Mondiale, vi erano in Albania più Ebrei di quanti vi fossero prima della guerra; molti vi emigrarono per trovare rifugio dalla violenza fascista e nazista. Se prima della II Guerra Mondiale vivevano in Albania circa 200 Ebrei, alla fine della guerra gli Ebrei sopravvissuti erano circa 2000.
Tale evento è tanto straordinario quanto poco noto. Solo negli ultimi anni se ne è parlato, e più precisamente dopo il 1990 quando furono riaperti gli archivi storici in Albania, fino ad allora tenuti segreti dalla dittatura di Hoxha.

Enver Hoxha, salito al potere nel 1944 con l’appoggio dei sovietici, governa il paese fino alla sua morte, nel 1985; gli succede Ramiz Alia, che guida un governo autoritario non democratico fino al 1989, quando inizia il processo di rinnovamento politico che porta al crollo del regime comunista e alla democrazia multipartitica.
Nel 1990 Tom Lantos e Joe DioGuardi, ex-membri del Congresso Americano e primi uomini di stato americani ad entrare in Albania dopo 50 anni, hanno il permesso del dittatore Ramiz Alia di vedere per la prima volta gli archivi storici contenenti lettere, documenti e testimonianze relative agli Ebrei sopravvissuti al fascismo e al nazismo in Albania.
DioGuardi manda molti di questi documenti in Israele, dove vengono considerati autentici dal Yad Vashem, l’ Autorità dedita alla Memoria degli Eroi e dei Martiri dell’Olocausto.
Da questo momento cresce l’interesse per questi fatti storici e vengono raccolte molte altre testimonianze.
Alla fine del 2007 si apre a Gerusalemme la mostra fotografica del fotografo ebreo-americano Norman Gershman, che aveva viaggiato in Albania e nei Balcani alla ricerca delle testimonianze delle persone coinvolte. Nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2008, la mostra viene portata nel Palazzo delle Nazioni Unite, a New York.
L’intento del fotografo umanista Gershman era anche quello di sottolineare, dopo l’ 11 settembre, un’immagine anticonvenzionale di una popolazione musulmana ed ex-comunista, invitando così al dialogo e all’abbattimento di stereotipi demonizzanti.
Gli Albanesi erano soprattutto musulmani (65 %); il resto della popolazione era cristiana cattolica e ortodossa. Il dovere di salvare chiunque si trovi in pericolo di vita, deriva dal concetto detto ‘Besa’ del codice di comportamento albanese detto Kanun.
Il Kanun è un’insieme di norme che sono state codificate per la prima volta dal principe albanese Leke Dukagjini intorno alla fine del XV secolo. Dukagjini era un amico e compagno di lotta del grande eroe albanese Gjergi Kastrioti detto ‘Skanderberg’ che ha fieramente combattuto fino al 1468 per difendere l’Albania e l’Europa dall’invasione dei Turchi Ottomani. In seguito l’Albania e parte dell’Europa Orientale subiranno la presenza ottomana e molti europei dovranno convertirsi all’Islam. Ma gli Albanesi si sono sempre identificati, prima che nella religione cristiana o islamica, nel codice di comportamento Kanun, che ancora oggi regola i rapporti personali e sociali in Albania. Attorno al codice Kanun si è formata e conservata l’identità stessa degli albanesi, per i quali essere albanese significa soprattutto rispettare le leggi del Kanun. Un concetto importante del codice è il Besa, che può essere tradotto con ‘mantenere la parola’. Questo concetto è fondamentale per capire il comportamento degli Albanesi verso gli Ebrei durante la guerra. Il Besa impone la difesa della vita in pericolo aldilà di qualsiasi differenza ideologica o religiosa. Secondo il Besa non esistono stranieri, bensì solo ospiti. Il Kanun prevede l’obbligo della protezione dell’ospite anche a costo della propria vita. Per questo, quando gli ebrei furono in pericolo, in seguito all’occupazione dell’Albania da parte dei fascisti italiani prima (1939), e dei nazisti poi (1943), gli Albanesi non accettarono le leggi razziali, sia nelle scelte personali, sia a livello di amministrazioni pubbliche, che solo formalmente furono costrette ad adeguarvisi.
Durante la II Guerra Mondiale molti ebrei trovarono protezione proprio in Albania e alla fine della guerra gli Ebrei erano molti più che all’inizio.
Molti episodi raccontano i gravissimi rischi corsi dagli Albanesi per proteggere gli Ebrei. Nonostante ciò tutti gli Ebrei furono nascosti e protetti. Dai documenti storici sembra che solo una famiglia di ebrei sia stata uccisa, ma non perchè ebrea, quanto piuttosto perchè collaborava con i partigiani. Alcuni episodi rivelano un coraggio incredibile, come quello di Ali Alia, proprietario di un piccolo negozio, che per salvare un ebreo catturato da un nazista, ospita nella sua casa, dà da mangiare e fa ubriacare il soldato nazista, permettendo così all’ebreo di scappare. O quello di Dhorka Kovaci Kolonja che ospita Mark Menahemi nella sua casa facendolo passare per suo marito. Ogni giorno vi erano simili atti coraggiosissimi: gli ebrei sono stati ospitati, nascosti, protetti, travestiti da albanesi e sono tutti sopravvissuti.
Dopo la guerra molti sono tornati nei paesi da cui erano fuggiti; altri si sono trasferiti in Israele; i contatti con gli Albanesi si sono interrotti a causa della dittatura di Hoxha e della conseguente soppressione delle libertà personali e dei contatti con l’estero.
Solo nel 1990 si è potuto rileggere questa straordinaria pagina di storia. Da allora oltre 60 albanesi sono stati riconosciuti da Israele come ‘Giusti tra le nazioni’.

Riferimenti bibliografici:

Roberta Barazza, Gli Ebrei dell’Albania. Scoperta in archivi storici: in Albania tutti gli ebrei sono stati salvati durante la II Guerra Mondiale, luigiboschi.it , 25-11-2007
http://luigiboschi.it/?q=node/6902

Roberta Barazza, Skandenberg’s list. In Albania tutti gli ebrei sono stati salvati durante la Seconda Guerra Mondiale, PeaceReporter 28-3-2008
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=10600

Shirley Cloyes DioGuardi, Jewish Survival in Albania and the Ethics of ‘Besa’, Congress Monthly, January 2005

Shirley Cloyes DioGuardi, Albanians and Jews: an Historical Milestone in Israel
(Albanian American Civic League – www.aacl.com)

Apostol Kotani, From Titus to Hitler: an Overview of the Jewish Community in Albania, in Metodo, n.22/2006

Giovanni Villari, La presenza ebraica in Albania, in Italia Contemporanea, giugno-settembre 2005, n. 239-40.

Harver Sarney, Rescue in Albania: One Hundred Percent of Jews in Albania Rescued from the Holocaust, 1997.

BESA: A Code of Honor – Muslim Albanians Who Rescued Jews During the Holocaust
Mostra delle foto di Norman Gershman. New York, 27 gennaio 2008.

http://youtube.com/watch?v=Zgj-xshWOr8

Su YouTube un filmato con un discorso di Joe Dioguardi (Congresso Americano) e del fotografo Norman Greshman in occasione della mostra BESA: A Code of Honor – Muslim Albanians Who Rescued Jews During the Holocaust

http://en.wikipedia.org/wiki/Albania

www.yadvashem.org :

http://www1.yadvashem.org/odot_pdf/Microsoft%20Word%20-%205725.pdf

http://www1.yadvashem.org.il/search/index_search.html

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