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Dino Messina, il nuovo libroFoibe, una stagione di orrori

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Volti di profughi istriani esposti in occasione di una mostra allestita a Trieste nel 2005 (foto Emblema)

In «Italiani due volte» (Solferino) la violenza dei titini e il dramma dei profughi
Pier luigi Vercesi
Testimonianze e ricostruzioni sul doppio tragico destino degli «italiani d’Oriente»

Norma Cossetto aveva 23 anni l’8 settembre 1943. Era bionda, bella, atletica. Si stava laureando in Lettere a Padova con una tesi in geografia dal titoloRosso Istria: Istria, la regione adriatica dove viveva; rosso, il colore della bauxite di cui la sua terra è ricca. Non immaginava che quel lembo d’Italia sarebbe diventato, di lì a pochi giorni, il luogo del suo martirio, e che rosso sarebbe stato il colore della stella appuntata sui berretti dei suoi carnefici. Firmato l’armistizio, gli alti ufficiali italiani si misero in salvo, mentre i partigiani di Tito occupavano, per alcune settimane, quelle terre, abbandonandosi a sadiche vendette. Norma venne arrestata: volevano sapere dov’era il padre, partito per Trieste. Con altre donne venne seviziata. L’ultimo giorno di vita, venti uomini abusarono ancora del suo corpo, poi le legarono i polsi col fil di ferro insieme a 26 prigionieri. Prima di gettarla in una foiba, le sfregiarono i seni con un pugnale e le fecero cose orrende ai genitali. Così, per divertirsi. Rientrato da Trieste, il padre andò a cercarla, ma lo attirarono in un’imboscata e lo uccisero. Sei anni dopo la morte, l’università di Padova le concesse la laurea honoris causa, a patto di non far cenno all’«italianità» di Norma. Perché ciò avvenisse si dovette attendere il 2011, dopo che, nel 2005, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva forzato la mano assegnandole una medaglia d’oro alla memoria. L’altra medaglia d’oro, assegnata da Ciampi a Zara, nonostante fosse già stato firmato il decreto, per motivi «diplomatici» non è mai giunta a destinazione.

La storia di Norma e i sessant’anni passati a elemosinare un riconoscimento di italianità sono il riassunto di questo capitolo del catalogo di orrori novecenteschi per troppi anni colpevolmente nascosto sotto il tappeto della storia. Oggi anche quell’olocausto ha un giorno della memoria ma non ha ancora il posto che gli spetterebbe nei programmi d’insegnamento scolastico.