Ricci risponde ai pm. E tranquillizza Pd e M5s: «Nessuna pistola fumante»
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Enrica Riera
«Sereno, ho risposto a tutte le domande», ha detto il candidato nelle Marche. I dem credono alla versione del candidato. Non sono esclusi altri colpi di scena
Se dalla procura nulla trapela sulla robustezza delle accuse a Matteo Ricci, l’espressione e il sorriso rilassati del candidato del centrosinistra alla Regione Marche farebbero pensare a un interrogatorio filato liscio.
L’aspirante presidente è andato via «sereno» dalla caserma della Guardia di finanza di Pesaro, dove mercoledì 30 è stato interrogato per circa cinque ore. Lo ha detto lui stesso ai cronisti che lo hanno atteso per conoscere i dettagli del colloquio con la magistrata Maria Letizia Fucci. «Sono molto soddisfatto perché ho risposto a ogni domanda e ho raccontato ciò che so rispetto ai fatti contestati», ha detto l’ex sindaco indagato di concorso in corruzione nell’inchiesta della procura guidata da Marco Mescolini che ha scoperchiato il presunto “sistema” di affidamenti e contributi tra Comune e due, in particolare, associazioni, Opera Maestra e Stella Polare.
«Pistola fumante? No»
Ad ascoltare le persone vicine a Ricci, alla fine mancherebbe la «pistola fumante» nella tesi dei pm. Nel corso del confronto con i magistrati, sempre secondo fonti vicinissime allo stesso Ricci, non ci sarebbero stati colpi di scena su chat o documenti ancora coperti che avrebbero potuto peggiorare la situazione dell’europarlamentare. Che, tuttavia, in base a quanto apprende Domani, non è escluso possano esserci sorprese future. E questa continua incertezza ha ricadute politiche non indifferenti sulla decisione dei Cinque Stelle di appoggiare o meno il dem pesarese.
Ma torniamo alle ultime ore. A quando per l’europarlamentare dem era cresciuta la paura: i pubblici ministeri marchigiani a fine 2024 avevano sequestrato i dispositivi informatici di ben cinque indagati, tra cui il telefono dell’ormai ex braccio destro di Ricci, Massimiliano Santini, considerato deus ex machina e «regista occulto» dell’intera operazione Affidopoli.
Cosa avrebbero potuto contenere quelle chat e quei messaggi? Se l’era chiesto Ricci. Poi mercoledì l’avrebbe scoperto e avrebbe – sempre in base al racconto di fonti a lui vicine – tirato un sospiro di sollievo. Tradotto: carriera politica in salvo? A questa domanda non è ancora possibile dare una risposta. Giuseppe Conte dovrà però pronunciarsi a stretto giro su ciò che intende fare nel prossimo futuro: appoggiare o no la candidatura a governatore di regione di Ricci? Al contrario, lato Pd, è atteso per venerdì l’arrivo nelle Marche di Elly Schlein per la Festa democratica di Urbania: un segno di distensione e di sostegno del candidato in bilico.
Per la gente, tra la gente
«Ho ribadito la mia assoluta estraneità ai fatti, continuerò a fare campagna elettorale tra la gente e per la gente», ha detto ancora Ricci all’uscita della caserma dei finanzieri di Pesaro. Poi ha anche aggiunto: «Ho apportato un contributo ulteriore all’accertamento della verità». Il riferimento è con molta probabilità allo stesso Santini, che, pur privo di deleghe amministrative, sarebbe stato capace di intervenire «direttamente nell’adozione delle determinazioni dirigenziali».
A lui, tra i molteplici pagamenti ricevuti, anche la cifra di cinquantasette mila euro, per finalità personali, da Opera Maestra che, insieme all’altra associazione – Stella Polare –, sarebbe, come detto, al centro del sistema di affidamenti e contributi del Comune scoperto dai magistrati di Pesaro.
Santini interrogato nei giorni scorsi si è avvalso della facoltà di non rispondere. A lui, è l’accusa, sarebbero arrivati, nel tempo, oltre centomila euro per prestazioni che secondo la procura non avrebbero avuto alcun fondamento reale.
Tra queste, c’è un pagamento da quarantacinquemila euro per l’utilizzo quinquennale del marchio “Palio dei Bracieri”. Un pagamento che, sempre secondo i magistrati, sarebbe «privo di ogni concretezza e stipulato con il solo intento delle parti di giustificare ex post il pagamento delle somme di denaro».
Da qui la domanda: Ricci sapeva? Nel corso dell’interrogatorio, l’ex primo cittadino avrebbe non a caso “scaricato” Santini, sottolineando di esserne stato «vittima» e, pertanto, «parte lesa». Una strategia che potrebbe convincere gli alleati grillini a fidarsi di lui.
Le contestazioni
Tra le accuse mosse dai pm a Ricci, inoltre, c’è anche quella di aver ottenuto «un’utilità non patrimoniale attraverso la realizzazione, con modalità illegittime, di opere ed eventi pubblici di grande richiamo» in grado di procurargli «un rilevante beneficio in termini di accresciuta popolarità e consenso». È proprio questo capo di accusa quello più contestato nell’ambiente democratico: «Molto fumoso», ripetono da giorni in tanti. In totale gli indagati del procedimento sono ventiquattro, tra loro anche funzionari e dirigenti comunali che nei giorni scorsi hanno sfilato davanti ai magistrati per l’interrogatorio.
Oggi, giovedì 31, toccherà all’ex capo di gabinetto di Ricci, Franco Arceci: «Attende di poter esporre il suo operato, che ritiene sempre corretto e conforme. Andremo con piacere — aveva confermato uno dei sui avvocati Maurizio Terenzi —. Spiegherà ciò che ha fatto e non ha fatto».
Una linea difensiva, quindi, opposta a quella adottata da Santini e da Stefano Esposto, il quale nel 2019 costituì le due associazioni descritte dagli inquirenti come «prive di associati diversi dai fondatori, di strutture logistiche e di dipendenti». C’è dell’altro: Esposto, in base a quanto emerge dalle carte, avrebbe incassato fondi e girato denaro a Santini.
Così i soldi incamerati dalle associazioni sarebbero stati usati effettuando bonifici, fornendo carte di credito, carte prepagate, pagamenti di viaggi, acquisti di telefoni, mobili, spese familiari, soggiorni all’estero. Anche in questo caso la domanda è una: Ricci sapeva? Toccherà alla procura puntellare la risposta. 31 luglio 2025
Fonte Link: editorialedomani.it








