Home Argomenti Animali Carne di cavallo

Carne di cavallo

89
0
Link

(Gazzettadiparma.it -Lettere) 15/10/2010 – Signor direttore, da brava figlia di parmigiani, e da buona forchetta, ho sempre mangiato bistecche di cavallo e, soprattutto, pesto crudo. Posso anzi dire che il pesto era tra i miei piatti preferiti, dato che lo assaggiavo dalla carta ancora mentre scendevo i gradini della macelleria. E’ successo fino a quando, e c’è voluto tempo, ho realizzato quel che stavo facendo. Quando ho realizzato che mi cibavo di animali, esseri viventi, che amavo in quanto tali, con cui mi divertivo cavalcandoli, correndo insieme per i prati, ho semplicemente smesso di mangiarne. Quando ho realizzato che l’uomo non è superiore a nessun altro vivente, anzi. Quando ho visto la bellezza di un puledro con la madre e ho pensato di averlo fatto ammazzare per gustare un cibo di cui, tutto sommato, tra l’altro, non ho neppure nessun bisogno, ho semplicemente smesso di farlo.

Ricordo bene la recente levata di scudi di alcuni parmigiani e, naturalmente, dei commercianti di carne di cavallo, di fronte alle esternazioni del ministro Zaia, che neppure voto. Ma lasciatemelo dire: l’appello alla tradizione, che pure è parte di me, non fa onore a nessuno! Moltissimi di noi inorridiscono quando gli spagnoli, con la «tradizione» giustificano le corride e i massacri di tori, o quando i danesi con la «tradizione» si assolvono per l’inutile mattanza dei cetacei, o quando i cinesi, e non solo, allo stesso modo giustificano quel che fanno agli animali e quando cucinano i cani, o quando, per la tradizione religiosa, popolazioni uccidono animali senza neppure stordirli… ecc. Se siamo persone intelligenti, e del nostro tempo, la «tradizione» va scomodata quando davvero è portatrice di ideali ed è patrimonio da conservare. In tutti gli altri casi, quando è banale abitudine, semplice golosità a scapito di altri viventi, bieca usanza, superfluo nutrimento, semplice barbarie, facciamone a meno. Facciamo onore alla nostra intelligenza, sensibilità e, se l’abbiamo veramente, alla nostra superiorità.

La Toscanini