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Trump ricuce con l’Europa: “Non abbandono la Nato”. Poi concede i Patriot a Kiev
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Claudio Tito
Il presidente Usa al termine del vertice di Ankara: “Ci sono passi verso la pace”. E annuncia una nuova chiamata con Putin: “La Russia non è una pecora nera”
«Gli Stati Uniti non usciranno dalla Nato». Sembra una frase scontata, eppure ieri l’ha pronunciata Donald Trump durante il summit dell’Alleanza ad Ankara. Un primo segnale di distensione da parte del leader americano dopo giorni di tensioni e di minacce sul futuro dell’Organizzazione atlantica e dell’Europa, con lo spettro, alimentato dallo stesso capo della Casa Bianca, di abbandonarla definitivamente al suo destino con il ritiro di tutti i soldati americani.
«Gli Stati Uniti non usciranno dalla Nato». Sembra una frase scontata, eppure ieri l’ha pronunciata Donald Trump durante il summit dell’Alleanza ad Ankara. Un primo segnale di distensione da parte del leader americano dopo giorni di tensioni e di minacce sul futuro dell’Organizzazione atlantica e dell’Europa, con lo spettro, alimentato dallo stesso capo della Casa Bianca, di abbandonarla definitivamente al suo destino con il ritiro di tutti i soldati americani.
In questo quadro il passo concreto mosso dal tycoon, dopo un colloquio con Volodomyr Zelensky, è quello di concedere a Kiev la possibilità di produrre i missili Patriot, fondamentali per contrastare gli attacchi putiniani. «Un uccellino – ha annunciato Trump – mi ha detto che daremo all’Ucraina il diritto di creare i Patriot. Gli mostreremo come fabbricarli».
Nello stesso tempo, pur non avendo fornito dettagli, il presidente Usa ritiene che sia possibile un accordo tra Kiev e Mosca: «La Russia ci rispetta e un futuro accordo sarà monitorato dall’Europa, mentre noi li aiuteremo». E in un’altalena di commenti, ha voluto dare una mano anche a Putin: «La Russia è un grande Paese, una grande forza. La Russia è sempre stata una grande forza da combattimento. Sicuramente non è la pecora nera, non è il peggior Paese che esista». Quindi afferma che dopo il summit chiamerà Putin, che aveva già sentito alla vigilia del viaggio in Turchia.
E ancora in una giornata che non vede una coerenza totale, la Nato ha deciso di trasformare la missione di polizia aerea nei Paesi baltici in missione di difesa aerea che permetterà una risposta più rapida in caso di pericolo aereo.
L’altro punto che dovrebbe rasserenare il clima tra i 32 alleati riguarda l’impegno «incrollabile» sull’articolo 5, quello che prevede la difesa collettiva in caso di attacco subito. Ieri mattina, però, l’incontro era partito sotto diversi auspici. Con l’inquilino della Casa Bianca che si diceva «arrabbiato» con gli alleati perché non l’hanno aiutato in Iran nonostante «i più di mille miliardi di dollari spesi in dieci anni per difenderli», e perché non gli consegnano la Groenlandia.
Invertendo, infine, i fattori tipici della Nato negli ultimi anni ha espresso i suoi giudizi positivi sulla Cina di Xi: «Credo che si sia comportata bene con noi. La Cina riceve il 50 per cento del suo petrolio, anzi, più del 50 per cento, attraverso lo Stretto di Hormuz. E non è mai entrata in guerra. Non ha fornito equipaggiamenti. È stato fantastico. Sono un grande fan del presidente Xi». Perché la preoccupazione di Trump sono sempre i soldi. 09 Luglio 2026
Fonte Link: repubblica.it







