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Il Festival Toscanini si apre con una riscoperta: la prima opera di Puccini

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Le Willis, composta nel 1883 quando il compositore aveva solo 25 anni, non è mai stata rappresentata a Parma e sarà eseguita in forma semiscenica al Paganini. Ma questo debutto meritava gli spazi del Teatro Regio

Felice idea quella di inaugurare il primo Festival dedicato a Toscanini con la prima opera composta da Giacomo Puccini. Anzitutto perché il rapporto artistico e umano fra il nostro direttore e il compositore lucchese è stato per entrambi molto importante, ancorché spesso burrascoso per l’indole diversa dei due: entrambi orgogliosi e pungenti, ma collerico e poco incline alla diplomazia Toscanini quanto sensibile e permaloso Puccini. La loro fu un’amicizia sincera anche se soggetta a violenti litigi cui seguivano quasi sempre improvvise pacificazioni.

Felice anche la scelta de Le Willis perché quest’opera, nella successiva versione intitolata Le Villi, segnò il primo incontro di Toscanini con la musica di Puccini, nel 1890 a Brescia. È un’opera oggi praticamente dimenticata (però quattro anni fa è stata felicemente riesumata a Reggio Emilia), mai eseguita a Parma come altri tre titoli pucciniani: Edgar, Il tabarro e La rondine. A Toscanini non doveva dispiacere perché la diresse anche a Venezia e a Bologna e, soprattutto, la presentò in prima esecuzione americana al Metropolitan di New York, nel 1908, con un cast di grandi interpreti (tenore Alessandro Bonci, soprano Frances Alda, baritono Pasquale Amato) come sicuramente quest’opera non ha mai più avuto.

Al Paganini la ascolteremo nella prima versione in un atto unico, intitolata appunto Le Willis, che Puccini compose per partecipare al Concorso Sonzogno nel 1883. La delusione per la mancata vittoria fu cocente per il venticinquenne compositore, ma dietro il verdetto della giuria, come fa capire il musicologo Michele Girardi, c’era probabilmente lo zampino di Ricordi, il quale, non volendo lasciare all’editore concorrente (appunto Sonzogno) quel giovane di talento, fece in modo che il premio andasse ad altri. Pare che Puccini, dopo aver ascoltato le opere classificate al primo e al secondo posto, avesse commentato: “Ma è mai possibile che io sia riuscito a scrivere qualcosa che è peggio di questi due lavori?”. Infatti, non lo era. Non si perse d’animo e suonò l’opera al pianoforte nel salotto di Marco Praga, un protagonista della Scapigliatura milanese. Ad ascoltarlo c’era anche Arrigo Boito che, con altri mecenati, l’aiutò a metterla in scena al Dal Verme nel maggio del 1884. Il successo fu tale che, l’indomani, Ricordi convocò Puccini e gli sottopose un contratto. Adolfo Tirindelli, compagno di Conservatorio di Puccini, poi compositore e insegnante negli Stati Uniti, ha lasciato un vivido ricordo di quel giorno: “Eravamo quattro amici, Puccini, Mascagni, Buzzi-Peccia ed io, e assomigliavamo un po’ ai personaggi della Bohème di Murger… Mentre andava dall’editore, Puccini ci disse di aspettarlo al Caffè Biffi, nella Galleria Vittorio Emanuele. Eravamo in ansia per lui, ma molto presto Puccini tornò con un gran sorriso stampato in faccia e, senza dire una parola, sbatté sul tavolo un mucchio di banconote. Erano 2.000 franchi che Ricordi gli aveva dato come anticipo sulle royalties future. E aveva in mano anche un contratto per un nuovo lavoro”.

Ricordi acquistò i diritti de Le Willis, ma chiese a Puccini di rivedere il suo lavoro e di trasformarlo in due atti. Nella nuova versione, Le Villi debuttò a Torino il 27 dicembre 1884, con la direzione del parmigiano Giovanni Bolzoni. Come Edgar, la seconda opera pucciniana, finì ben presto per essere oscurata dai successivi trionfi del compositore, il che non toglie che sia interessante riascoltarla oggi; anche per cercare di scoprire quanto del Puccini che conosciamo fosse già presente in quel primo tentativo o, come suggerisce Omer Meir Wellber, Il direttore musicale del Festival, quante reminiscenze verdiane vi si possano riscontrare.

L’opera al Paganini sarà eseguita in forma semiscenica, con la direzione di Wellber, interpreti il soprano Selene Zanetti, il tenore Kang Wang e il baritono Vladinir Stoyanov, ovviamente la Filarmonica Toscanini e il Coro della Camerata Ducale di Parma istruito da Martino Faggiani. Il progetto drammaturgico e la regia sono di Filippo Ferraresi e gli elementi scenici di Guido Buganza. Data la brevità dell’opera, nella prima parte della serata sarà eseguito il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra di Maurice Ravel, solista Daniel Ciobanu.

Questa è la prima edizione del Festival Toscanini e l’augurio è naturalmente che possa diventare un appuntamento importante per la nostra città. A questo proposito, non si può non rilevare la stranezza per cui un’opera lirica, tra l’altro mai presentata in questa città, non sia eseguita al Teatro Regio, che sarebbe la sua sede ideale. È vero che il Paganini è la “casa” della Toscanini, ma non si capisce perché un avvenimento come questo non debba essere ospitato dal nostro più prestigioso palcoscenico. È davvero curioso che si lasci il Regio alla musica leggera e all’intrattenimento (come è avvenuto nelle ultime settimane) e si porti l’opera in un auditorium che non è attrezzato per ospitare la scena lirica.

Mauro Balestrazzi

Fonte Link: parma.repubblica.it

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