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Manuale di sopravvivenza post sovranista di Guido Crosetto, ministro della Difesa 

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Guido Crosetto
Guido Crosetto

VALERIO VALENTINI
Dice che continueremo a fornire armi all’Ucraina. Prevede che non rinnoveremo l’accordo sulla Via della seta. Atlantista convinto, proporrà di escludere il deficit per le spese militari dal Patto di stabilità

Ma insomma anche lui si sarà irrigidito. Un po’ di timore, di inquietudine. Mentre mezzo mondo tratteneva il fiato, martedì sera, e magari faceva gli scongiuri, mentre  noi comuni mortali ci affrettavamo a cercare su Google “Trattato Nato” per capire se la catastrofe nucleare fosse ormai imminente, l’Armageddon sicuro oppure no, e “articolo 4 o articolo 5?”, e strologavamo su dove ci sarebbe piaciuto fumare l’ultima sigaretta, in tutto ciò lui, Guido Crosetto, che faceva? “Tornavo da Bruxelles, dalla riunione dei ministri della Difesa Ue, ero in aereo con il mio staff”. Sereno, pare. Quasi distaccato. E quindi? bisogna esortarlo a continuare. “E mi ha chiamato il capo di stato maggiore della Difesa, ché per fortuna il WiFi prende anche in quota”, e mica come sul Frecciarossa, sotto l’Appennino, “e mi ha informato dell’accaduto”. L’accaduto: cioè i missili caduti oltre il confine occidentale dell’Ucraina, due morti polacchi, lo spettro della reazione a catena. Paura? “Abbiamo concordato subito che bisognasse verificare la provenienza degli ordigni, ricostruire bene la dinamica. Ma certo esisteva l’incognita di come avrebbero potuto reagire i paesi del fronte est della Nato, e su tutti la Polonia”. 

L’allarme in Polonia: “Impeccabile l’atteggiamento dell’Amministrazione americana. A livello Nato, il coordinamento è stato immediato, e coi colleghi europei abbiamo condiviso la linea di cautela”

Necessità di tenere i nervi saldi. “Certo. Ma c’è anche un tema di opinione pubblica. Quella polacca, non senza ragione, è pregiudizialmente antirussa per le molte ferite aperte della loro storia, almeno nella stessa misura in cui la nostra è sostanzialmente asettica sul tema”. Insomma, avevamo ragione: si è rischiato veramente che tutto precipitasse. “L’atteggiamento dell’Amministrazione americana è stato impeccabile. Sia dalla Casa Bianca, sia dal Pentagono, sono arrivati subito messaggi improntati alla prudenza e al dubbio. E il fatto che tutti i leader fossero vicini, a Bali, per via del G20, ha aiutato. Anche a livello Nato, c’è stato un coordinamento immediato, e coi colleghi europei abbiamo condiviso la linea di cautela”.

 
E insomma siamo qui, a raccontarcela. Solo che colpisce un poco la calma con cui Crosetto ne parla. E non si capisce bene se sia uno sforzo di temperanza istituzionale, questo suo algido pesare le parole, refrattario a qualsiasi incrinatura emozionale, o un residuo di dissimulazione che s’impone a chi è diventato ministro un po’ malgré soi, provando a sottrarsi all’investitura governativa con sincera ostinazione fino a che poi gli eventi si sono compiuti, ed è andata come si sa. Per cui ora, camicia bianca e cravatta sobria, il cofondatore di Fratelli d’Italia, suggeritore franco e fidato di Giorgia Meloni, troneggia nel suo bell’ufficio che dà su Via XX Settembre, dietro una scrivania proverbialmente ingombra di faldoni di carta bendisposti e impilati uno sull’altro, sotto degli affreschi che sembrerebbero ritrarre delle Muse (“Un po’ di ispirazione non fa male”), e il cellulare che continua a trillare. “Allora, abbiamo un’oretta”, dice, guardando l’orologio. 

“Non c’è dubbio che, nelle sue scelte, Putin mostri l’accanimento di chi è convinto che si è spinto troppo oltre, per accettare di tornare indietro, di recedere dai suoi propositi anche ora che sembrano farsi lontani”

  
Partiamo da Putin, allora. “Quello che ha fatto l’altro giorno, quei bombardamenti a tappeto sull’Ucraina col G20 in corso, dimostrano il suo incaponimento su questa guerra”. C’è un metodo, pare: visto che già mesi fa pensò bene di sganciare missili su Kyiv proprio durante la visita del segretario generale dell’Onu. Una perversa rivendicazione di attenzione, un modo becero di far capire che, senza di lui al tavolo, non si troverà mai una soluzione? “Putin è ormai indifferente a qualunque tipo di pressione esterna. Questa è la sua linea. La sua personale”. Un’insistenza, questa di Crosetto, che pare alludere quasi all’isolamento del despota, alla sua solitudine: davvero quindi bisogna credere a chi dice che è ormai un tiranno a cui neppure i suoi scherani prestano credito? “Ah no, se è per questo, direi che ha un problema di dissenso interno assai inferiore a quello di qualsiasi capo di governo occidentale. E del resto le autarchie non lo prevedono. Ma non c’è dubbio che, nelle sue scelte, Putin mostri l’accanimento di chi è convinto che si è spinto troppo oltre, per accettare di tornare indietro, di recedere dai suoi propositi anche ora che sembrano farsi lontani. La Russia ha sofferto 35 mila morti, conta 85 mila feriti, il 60 per cento dei mezzi corazzati neutralizzati, una catena logistica militare in enorme difficoltà e affanno. L’abbandono di Kherson, l’arretramento tattico al di là del Dnipro, testimoniano delle difficoltà di gestire rifornimenti, approvvigionamenti e turnover di truppe, specie in vista dell’inverno”. 

Per la Difesa obiettivo 2 per cento. L’aumento della spesa militare concordato in sede Nato: “L’Europa non può  esimersi dalle sue responsabilità”. Crosetto proporrà di estendere il decreto armi all’Ucraina a tutto il 2023

   

L’inverno, già. Che mesi ci aspettano? Che piega prenderà la guerra, ora che arriva il grande gelo? “Putin vuole sfruttarlo, non c’è dubbio. E per questo ordina bombardamenti mirati sulle linee elettriche e del gas. Il suo obiettivo ora è fiaccare anche psicologicamente la popolazione civile. E non solo quella ucraina”. In che senso? “Vorrà mettere alla prova la tenuta dell’opinione pubblica europea innescando un processo di fuga di massa da Kyiv, da Odessa, da Leopoli. Con 7, forse perfino 10 milioni di ucraini lasciati senza riscaldamento e luce, alla vigilia di una stagione in cui da quelle parti si raggiungono anche i 25 gradi sotto zero, con una media di meno 10 e ancora più giù, saranno centinaia di migliaia, almeno, i profughi ucraini che cercheranno asilo in Europa. Magari al Cremlino c’è chi scommette che questo indebolirà il sostegno occidentale alla causa di Zelensky. E del resto, con lo stesso cinismo Putin potrebbe utilizzare anche l’altro corridoio che controlla, quello a sud. Non è certo casuale che, pur a fronte di estreme difficoltà militari sul campo, Mosca non abbia richiamato neppure una pattuglia di quelle brigate Wagner impegnate in vari paesi centrafricani. Per Putin quel fronte resta strategico per molte ragioni. Una, appunto, è quella che riguarda il controllo dei flussi migratori”.

 
Insomma, sarà lunga ancora. “Fatico a vedere soluzioni a breve termine, purtroppo, anche se noto un atteggiamento in evoluzione da parte degli Usa”. E fintanto che il conflitto si protrarrà… “perdurerà il nostro sostegno leale e convinto alle scelte che prendemmo con i nostri alleati e insieme all’Ucraina”, subito precisa Crosetto, prevenendo la domanda, quasi a mostrare lo zelo di chi vuole evitare polemiche. E però poi non si sottrae, anzi, quando gli si chiedono chiarimenti sui nuovi invii di armi, “che ci saranno, come è stato finora, nei tempi e nei modi che concorderemo coi nostri alleati atlantici e con Kyiv”, e sulla ridefinizione dell’impegno del governo. “A dicembre scade la legge quadro che ha consentito all’Italia di dare aiuto all’Ucraina, con forniture sia civili sia militari. La Difesa proporrà a breve di rinnovare quello stesso provvedimento estendendolo a tutto il 2023”. E Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sicuro che accetteranno di buon grado? “Mi aspetto che chi ha votato quel decreto varato dal governo Draghi non avrà problemi a ribadire la sua posizione”. 

La pace in Ucraina. “Trovo  curioso, quantomeno, che ci sia chi vuole essere pacifista col sangue e la libertà degli altri. E forse non si accorge che se passa il principio della legge del più forte, in campo internazionale, i prossimi a rimetterci potremmo essere noi”

E qui forse per la prima volta un accenno di polemica s’intravede:  la rivendicazione della propria coerenza, un’incrinatura del sorriso, la fronte aggrottata. Bisogna insistere. Non le diranno, ministro, che è cambiato il clima, che è mutato il contesto: che serve l’escalation diplomatica? Del resto la Lega, col suo capogruppo Massimiliano Romeo, una certa distanza dall’antiputinismo intransigente di Giorgia Meloni l’ha messa a verbale già nel giorno della prima fiducia al Senato. Il Cav., be’, è stato fin troppo esplicito: per lui l’operazione speciale dell’amico Vlad serve a mettere a Kyiv un governo di persone perbene. E poi c’è Giuseppe Conte, che col suo pacifismo di maniera sta trascinando sulla trincea degli equidistanti buona parte del Pd. Insomma, ci sarà davvero una maggioranza solida, in Parlamento, per ribadire il sostegno militare a Kyiv? “Io, come membro del governo, proporrò il rinnovo del decreto per tutto l’anno che verrà, come è corretto che sia. Poi sono certo che ognuno si assumerà le sue responsabilità, prorogando la linea che l’Italia avrà concordato con gli alleati. Ma al di là della polemica politica, io accetto che ci sia una divisione culturale. Quella fra chi ritiene che un popolo aggredito, un paese violato nella sua integrità territoriale da un vicino, vada aiutato a difendersi, e che solo dalla lotta per rendere fallimentari i disegni espansionistici dell’invasore possano maturare le condizioni per una pace giusta, e chi invece pensa che la pace vada perseguita a prescindere, anche se in suo nome si impone all’Ucraina di rinunciare a resistere, a respingere l’assalto, insomma che la pace si ottenga sacrificando il popolo invaso. Se questa è la contrapposizione, accetto il confronto. Trovo solo curioso, quantomeno, che ci sia chi vuole essere pacifista col sangue e la libertà degli altri. E forse non si accorge che se passa il principio della legge del più forte, in campo internazionale, i prossimi a rimetterci potremmo essere noi. Poi, ancora, c’è l’opportunismo tattico, a mio avviso un po’ misero, di chi sceglie da che parte stare in Ucraina a seconda che a Roma stia al governo o all’opposizione”. 

“Rispetto le posizioni dei pacifisti. Però chi ha governato aumentando le spese militari, chi ha votato a favore dell’invio di armi a Kyiv, non può rinnegare tutto perché ora sta all’opposizione e trova conveniente aizzare la folla contro la presunta foga bellicista degli avversari”

   
Eccolo evocato, l’Avvocato del Popolo. Ormai tra Crosetto e Conte c’è un rapporto privilegiato di sincero, reciproco, disprezzo. Il bello della politica è anche questo, no? “Non c’è disprezzo e l’ho difeso in passato molte volte. Ma io credo che certi valori di fondo, un partito, ammesso che quei valori ce li abbia, non possa subordinarli alla convenienza tattica del momento. Rispetto le posizioni dei pacifisti. Però chi ha governato aumentando le spese militari, chi ha votato a favore dell’invio di armi a Kyiv, non può rinnegare tutto perché ora sta all’opposizione e trova conveniente aizzare la folla contro la presunta foga bellicista degli avversari”. 21 NOV 2022

Fonte: ilfoglio.it

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