Home Dossier Guerra in Ucraina Podolyak: «Ora la Russia deve liberarsi di Putin, Xi non può sostenerlo»

Podolyak: «Ora la Russia deve liberarsi di Putin, Xi non può sostenerlo»

172
0

Dal nostro inviato KIEV – Lorenzo Cremonesi 
«Il Tribunale internazionale dell’Aia ha compiuto un passo importantissimo contro Vladimir Putin, che ha valore sia legale che politico», ci dice nella capitale Mykhailo Podolyak, uno dei consiglieri più noti del presidente Volodymyr Zelensky. Può spiegare? «Indipendentemente dal fatto che la Russia riconosca o meno la giurisdizione del Tribunale, questa decisione limiterà enormemente le possibilità di viaggiare per Putin, dovrà prima di ogni spostamento riflettere molto bene dove andare e verificare di avere il visto. Politicamente il significato è ancora più forte agli occhi del mondo e delle élite russe. Putin è stato desacralizzato e sminuito allo stato di braccato sospetto di crimini molto gravi. Sino a ieri lui aspirava al governo del mondo, oggi vive la fine vergognosa della sua strana carriera. Il Tribunale oltretutto ricorda alla comunità internazionale che le responsabilità di questa tragica guerra nel cuore dell’Europa sono irreversibili, non si possono cancellare». Le conseguenze? «Il nome di Putin e quello della sua collaboratrice Maria Lvova-Belova, sospettati di avere organizzato la deportazione forzata di massa dei bambini ucraini, sono solo i primi di una lunga lista di criminali di guerra russi». In pratica? «A Putin viene tolta l’immunità funzionale di capo di Stato, non ha più protezione legale. I 123 Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma sono tenuti ad arrestarlo se transita sui loro territori. Ne consegue che la curiosa tendenza da parte di larghi settori delle classi dirigenti europee di proteggere Putin è definitivamente delegittimata. D’ora in poi sarà impossibile sedere al tavolo dei negoziati con una persona ufficialmente sospettata di crimini di massa contro l’umanità, ora sarà difficile per la Russia sostenere che gli ucraini sono felici di andare a vivere sui suoi territori e trovare nuove famiglie. Il procuratore Khan sostiene apertamente che i bambini vengono deportati con la forza e la crudeltà in Russia. Coercizione, deportazione, tortura: sono tutti crimini di guerra». Cosa significa per i russi? «La mossa del Tribunale sottolinea la determinazione europea a non lasciare impuniti i crimini. I dirigenti russi devono capire che nessuno permetterà che fuggano alle loro responsabilità, se vogliono sopravvivere devono porre fine presto all’aggressione ed estradare gli specifici criminali di guerra. Se Putin rimane al potere, la Russia assisterà al suo declino interno. Il Tribunale offre un’opportunità ai dirigenti del Paese: sbarazzatevi di Putin e rifondate lo Stato in modo diverso. Per quanto riguarda invece Putin, il peggio è già successo: si è dimostrato ipocrita, stupido, incapace, incoerente con i valori umanistici. Noi ci stiamo difendendo con successo e non permetteremo alcuna occupazione delle nostre terre. Putin coltivava il mito della superiorità militare russa, ma il suo esercito si è rivelato una bolla di sapone, un meccanismo obsoleto rovinato dalla corruzione interna». Quanti casi di bambini deportati siete concretamente in grado di documentare? «Il procuratore generale dell’Ucraina ad oggi presenta i casi di 16.221 bambini sottratti alle famiglie, tutti registrati e corroborati da testimonianze dei famigliari e persino da confessioni pubbliche di funzionari russi. Ma sappiamo che in realtà il numero è molto più alto. Noi continuiamo le nostre indagini senza sosta. La Russia si rifiuta di cooperare, non collabora neppure con la Croce Rossa Internazionale». Crede che la denuncia del Tribunale possa influenzare la visita del presidente cinese che inizia lunedì a Mosca? «La visita avverrà comunque. Inoltre, sia Cina che Russia non sono firmatarie dello Statuto di Roma, percepiscono in modo diverso da noi il mandato d’arresto per Putin promulgato dal Tribunale. Nella sostanza, però, le cose cambiano: Xi Jinping si vedrà con un leader sospettato di crimini di massa. E che senso ha farsi carico indirettamente della tossicità di Putin per un leader come quello cinese che aspira ad un ruolo centrale nella politica internazionale? Putin lo costringe in una posizione molto ambigua. In ogni caso, la Cina ha tutti i diritti di scegliere autonomamente le proprie priorità». Se la Cina proponesse che la Russia si ritiri ai confini dell’anno scorso prima dell’invasione, tenendosi la Crimea e parte del Donbass, ci sarebbe spazio per un compromesso di pace? «Mi pare una domanda strana. Che senso avrebbero decine di migliaia di morti e la difesa efficace dei propri territori per tornare allo status quo che un anno fa ha condotto la Russia ad aggredirci? È impossibile, qualsiasi compromesso di questo tipo non porterà alla pace, bensì ad aggravare la situazione e poi al conflitto. Non possono esserci compromessi territoriali: sarebbero solo una tregua temporanea che dà modo alla Russia di riorganizzarsi, rifare l’esercito, adattare l’economia alla legge marziale e quindi di aggredire di nuovo. Rinunciare ai territori dell’Ucraina significa ammettere che abbiamo perso, oltre a soddisfare l’ultimatum della Russia e accettare che l’Europa democratica sia più debole. Ne avete bisogno? Noi no. Dobbiamo porre fine alla guerra per ripristinare l’equilibrio di potere nel mondo: i negoziati saranno possibili solo dopo il totale ritiro russo». E se la Cina inviasse armi alla Russia? «Non ne vedo il senso. Sarebbe subito un fatto noto e la Cina metterebbe a rischio le sue relazioni commerciali e tecnologiche con altri Paesi. E in secondo luogo, perché aiutare la Russia che sta subendo il tracollo della propria civilizzazione? Presto non esisterà più la Russia attuale; sarebbe un investimento senza ritorno e la Cina è troppo pragmatica per commettere errori simili. In terzo luogo, la legge cinese vieta il trasferimento di armi in uno stato che è in guerra. Oggi non ha alcun senso scommettere sulla Russia, non è un alleato promettente, bensì si dimostra un Paese arretrato che cerca di compensare le proprie debolezze con un eccesso d’aggressività. La Russia applica il ricatto diretto, la corruzione, l’assassinio politico, il conflitto militare: sono tutte tecnologie distruttive. La Cina gioca invece su tavoli completamente diversi, più lunghi, multidirezionali. Piuttosto, la Cina può approfittare della condizione di una Russia fortemente indebolita e screditata. Non dimentichiamo che un commercio internazionale stabile e l’accesso al know-how tecnologico sono estremamente importanti per Pechino, si pone in relazioni competitive con gli Stati Uniti e l’Europa, ma non vuole conflitti diretti e sanzioni. La Russia invece può solo offrire una guerra autodistruttiva». Come vede i 12 punti della proposta di pace cinese? «Si tratta di un documento che formula principi molto generali, non è una proposta logistica ponderata. Non offre dettagli, non c’è una logica bilanciata. Uno dei punti parla dell’inviolabilità della sovranità e dell’integrità territoriale e un altro della necessità del cessate il fuoco immediato, che significa appunto trasferimento dei territori occupati alla Russia: ma questa è una contraddizione assoluta. Un piano di pace non può essere costruito sulla soddisfazione degli interessi dell’aggressore, piuttosto deve iniziare con il ritiro obbligatorio delle truppe russe dall’Ucraina». Cosa sta avvenendo nella battaglia di Bakhmut? «I nostri militari svolgono importanti compiti strategici e tattici: non consentono ai russi di avanzare, neppure su distanze insignificanti e distruggono in modo efficace le unità russe più pronte al combattimento. È una battaglia dura, una delle più lunghe, dura da 8 mesi. Muoiono quotidianamente tra 800 e 1.000 russi e subiscono sino a 4.000 feriti». Quando prevede la vostra offensiva di primavera? «Non ha senso parlarne, la guerra presuppone azioni a sorpresa. Comunque stiamo preparando la controffensiva, continua l’addestramento attivo, anche nei Paesi europei accumuliamo gli equipaggiamenti necessari e stiamo esaurendo il nemico in battaglie difensive». 18 marzo 2023

Fonte: corrieredellasera.it