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Nuovo Tardini: via l’escamotage acustico, riflessioni sulla facciata. Cantiere, stadio chiuso in 18 mesi?

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Lungo confronto in commissione sul progetto. Il club: “Sarà un impianto aperto alla città, nessun stravolgimento e spazi commerciali ridotti”. Ancora scintille fra Bosi e la consigliera Roberta Roberti

Quasi tre ore di domande, risposte, dubbi e osservazioni e alla fine un altro passo è compiuto verso la realizzazione del nuovo stadio Tardini nel quartiere Cittadella.

Il confronto in commissione consiliare fra i consiglieri comunali, il vicesindaco con delega allo Sport Marco Bosi e i rappresentanti del club e dello studio di architettura Zoppini ha fatto emergere alcune novità importanti.

Sparisce lo stratagemma acustico che era stato illustrato il giorno della presentazione del progetto allo stadio Tardini: avrebbe dovuto amplificare il tifo della curva Nord e depotenziare quello della tifoserie ospite. “È contro la cultura sportiva e il fair play” ha osservato la consigliera comunale del Pd Daria Jacopozzi.

“L’idea è abbandonata. A dire il vero non è mai stato un elemento focale e quindi non lo si è sviluppato nel progetto” ha detto il dirigente del Parma Stefano Perrone. Jacopozzi ha fatto presente che l’escamotage acustico è tuttora indicato nelle carte progettuali. “È un refuso che continuiamo a portarci dietro ma non c’è alcuna intenzione di procedere in questo senso”, ha ribadito Perrone.

Riflessioni sono in corso anche sull’utilizzo dell’acciaio Corten per il rivestimento esterno della struttura. Nel lungo elenco di prescrizioni stilato dai membri della Conferenza dei servizi sono infatti evidenziate criticità, dall’annidamento di volatili nei cubi alle difficoltà di pulizia.

“Il Corten è stato proposto nella fase preliminare e non è detto che non possa essere preferito un altro materiale con profili migliori per quanto riguarda l’impatto ambientale e la manutenzione. Valutazioni sono in atto per quella che sarà la fase definitiva” ha fatto presente l’architetto Luca Medioli. Così come ci saranno accorgimenti architettonici per ovviare alla presenza di volatili.

Ribadito dai progettisti il minor impatto luminoso garantito dall’eliminazione delle attuali torri faro e la scelta di non aumentare l’altezza complessiva dello stadio oltre i 25,5 metri attuali.

Un ulteriore elemento di criticità è invece quello degli scavi per la realizzazione del parcheggio sotterraneo: per evitare interferenze con le falde acquifere e la gestione di quelle meteoriche il parking sarà di un piano e solo per auto, quindi niente pullman, proprio per limitare l’impatto dello scavo in profondità. 

“I parcheggi – ha precisato Bosi – saranno pubblici a pagamento nei giorni in cui non sono previste le partite. La tariffa sarà regolata da una convezione fra il gestore e il Comune come avviene per le altre strutture presenti in città. Quanto all’uso della nuova piazza pubblica di fronte all’impianto, l’Amministrazione potrà utilizzarla in determinati giorni e orari per ospitare funzioni pubbliche di vario tipo”, quali ad esempio dei piccoli mercati ed eventi.

Sempre per quanto riguarda la parte esterna, è emerso che la Sovrintendenza ha avviato una procedura di verifica e attenzione al fine di valutare l’apposizione di un vincolo formale sull’arco centrale di ingresso al Tardini e sulle due palazzine ai lati, dove attualmente si trovano la farmacia e gli uffici del Parma Club. “Nell’area compresa fra lo stadio e il Petitot non ci potranno essere elementi ingombranti”, ha precisato il dirigente del Comune Michele Gadaleta.

Un altro tema affrontato durante la commissione è stato quelle delle funzioni commerciali previste all’interno, come chiesto in prima battuta dalla consigliera comunale del Pd Caterina Bonetti.

Secondo quanto riferito da Bosi, i negozi occuperanno poco meno duemila metri quadrati, volume equivalente “a una serie di negozietti di quartiere”. “Abbiamo dato un indirizzo molto stringente perché lo stadio deve restare una struttura sociale e non commerciale. Non vogliamo fare come a Reggio Emilia, dove è stato costruito un centro commerciale con un campo da calcio a fianco”.

Nel documento di pianificazione economica si legge presentato dal Parma Calcio si elenca: aree bar e ristorazione per circa 600 mq. commerciali lordi; area retail per circa 1.060 mq. commerciali lordi; area per museo per 400 mq. commerciali lordi; area per fitness center per circa 310 mq. commerciali lordi.

La parte retail si lega alla tenuta economica finanziaria del progetto complessivo che al momento si aggira attorno ai novanta milioni di euro, di cui 40 verranno sborsati direttamente dal presidente Kyle Krause e il resto attingendo alla linea di finanziamento aperta con il Credito sportivo.

“Se le funzioni commerciali previste saranno residuali come si possono recuperare gli introiti per la manutenzione e la gestione del Tardini?”, ha chiesto il consigliere Sandro Campanini.

Una risposta parziale arriva dall’allungamento della convenzione che conferisce l’impianto al club fino a 90 anni, di cui 88 di gestione e due di costruzione.

“La società vuole un impianto che sia votato al calcio. I negozi saranno pochi per non sovraccaricare l’area circostante di attività”, ha ribadito Perrone. “Ci saranno sicuramente il Museo e lo shopping point del Parma Calcio e probabilmente centri medico-sportivi ma sarà il mercato a decidere la natura degli spazi che – ha ribadito – saranno veramente limitati rispetto ad esempio alle scelte che hanno fatto a Udine o a Bergamo, dove lo sviluppo commerciale è molto più spinto. Lo stadio sarà aperto dalle 8 fino all’orario di chiusura delle attività, che per la ristorazione sarà tarda sera”. 

“Con il parcheggio daremo un servizio al quartiere. Siamo consapevoli che serviranno controlli per evitare fenomeni di degrado e per questo non ci saranno aperture generalizzate. Uno stadio urbano, in stile anglosassone, ha enormi potenzialità se è ben integrato nel quartiere che lo ospita. E credo che il nuovo Tardini, non più nascosto ma aperto alla città, potrà dare ancora più valore a un quartiere già bellissimo”, ha aggiunto Perrone.

“Le società di calcio – osserva Valerio Casagrande, dirigente del Parma con compiti finanziari – sono attente al business e lo stadio rappresenta un elemento di crescita delle fonti di reddito. Il nuovo impianto garantirà maggiore sostenibilità al club e sarà un elemento di maggiore appetibilità”.

Perrone ha più volte ribadito la volontà di realizzare una struttura in osmosi con la città: “Il volume dello stadio sarà notevolmente ridotto e questo permetterà di aumentare fino a dieci metri la distanza dalle case, molto di più di quanto sia oggi. Il Tardini è al momento progettato per 30mila posti, la capienza futura arriverà a 24mila. La curva nord passerà dagli attuali 7.500 posti disponibili a cinquemila. Questo conferma che non è prevista una crescita della volumetria rispetto all’attuale. Il rendering presentato probabilmente dà l’impressione che si stia progettando qualcosa di enorme ma non è così, perché la capienza nei vari settori cala e la distanza dalle abitazioni aumenta. Lo stadio si comprime su stesso e lascia più spazio alla città. Al Tardini non atterra un ‘ufo'”.

Benefici ci saranno anche per quanto riguarda la sicurezza, perché tutte le fasi di accesso del pubblico si svolgeranno nella grande area cortilizia interna, decongestionando in parte l’arrivo degli spettatori.

“Vogliamo superare l’effetto militarizzazione maturato dagli anni Novanta in poi. Se migliorano afflusso e deflusso, migliora la sicurezza e diminuisce l’impatto per i residenti e tutto il vicinato. Questo è un elemento portante del progetto. Lo stadio Tardini è lì da cento anni e attorno è cresciuta una città. Le problematiche di gestione sono inevitabilmente aumentate e le soluzioni che intendiamo adottare sono molto mitigratici. Uno stadio nuovo non può che normalizzare la situazione. I costi sono importanti, l’operazione non è semplice ma è inserita in un piano economico finanziario ed è interesse del club procedere in modo corretto. Le spese di manutenzione saranno alte ma mai come quelle sostenute attualmente per un impianto che è ormai degradato e rischia Tardini attuale rischia la decadenza. Abbiamo davanti una grande opportunità impiantistica che potrà dare la possibilità anche di ospitare eventi calcistici internazionali portando indotto e finanziamenti. Serve un salto di qualità con un progetto ch eha standard Uefa.”, ha sottolineato Perrone.

Il pressing dei consiglieri si è concentrato sulle molte osservazioni fatte dalla Conferenza dei servizi. “Come verranno recepite? Nel verbale i rilievi sono sostanziali”, ha ricordato Campanini.

“Si parla molto delle esigenze del club e della squadra ma quelle della città non sono un accessorio del vostro progetto. L’impatto sulla viabilità sarà pesantissimo. Quali sarebbero gli indirizzi stringenti dati dal Comune alla società ? Si è lasciata mano libera al Parma di fare tutte le sue proposte e ha dato parere favorevole a un documento della Conferenza dei servizi pieno di prescrizioni”, ha tuonato la consigliera Roberta Roberti.

“La vivibilità 365 giorni l’anno dello stadio – osserva il consigliere comunale Giuseppe Massari – non è un bel regalo alla città. Il disturbo arrecato ai cittadini dalle nuove funzioni che verranno inserite sarà decuplicato. Se il Tardini attuale ha già la licenza Uefa si potrebbe sistemare l’impianto esistente evitando un intervento così radicale. Il Comune è succube di una iniziativa privata. E resta da capire come verranno rispetterete le prescrizioni cogenti”

La replica di Bosi a Roberti ha riaperto le frizioni già emerse fra in due nei giorni scorsi in Consiglio comunale: “Le direttive sono quelle dell’atto di indirizzo votato in Consiglio comunale alla presenza della consigliera Roberti. La richiesta di delocalizzare l’impianto in periferia è una posizione legittima ma di minoranza. Non credo ci sia mai stato un confronto così ampio su un progetto. Ne stiamo parlando pubblicamente da gennaio scorso”.

Sulla stessa lunghezza il capogruppo di maggioranza Cristian Salzano (“tanti dubbi continuano a essere chiariti proprio grazie al confronto. Frequento il Tardini da 25 anni e sono convinto che si daranno risposte migliorative al quartiere e alle famiglie che andrano allo stadio”) e dal presidente del Consiglio comunale Alessandro Tassi Carboni: “Stiamo parlando di uno degli interventi più importanti in città negli ultimi 30 anni, per cui sono naturali i dubbi e le perplessità ma il percorso intrapreso finora è stato adeguato ed esaustivo. Alla fine si compirà una scelta”.

Un ringraziamento al club “per la chiarezza espositiva” è arrivato anche dal consigliere Fabrizio Pezzuto che si è concentrato sull’aspetto economico finanziario del progetto.

“Gli indirizzi che sono arrivati dalla Conferenza dei servizi li stiamo affrontando e le soluzioni sono già previste nel progetto definitivo”, ha affermato Perrone.

La parte finale della commissione ha fatto cenno a un’altra questione cruciale, i tempi di realizzazione del nuovo Tardini. Posto che il cronoprogramma ufficiale si conoscerà soltanto con la progettazione definitiva, l’obiettivo del club è di arrecare il minor disagio possibile al quartiere.

“Molto probabilmente avremo un cantiere monofase di 18-24 mesi. L’ipotesi è quindi quella di chiudere il Tardini per un anno e mezzo a cavallo fra i campionati. Vogliamo ridurre i disagi per la città e allo stesso tenere lo stadio chiuso il minor tempo possibile per non  accrescere la disaffezione dei tifosi e ridurre anche i costi da affrontare per disputare le partite in un altro stadio fuori città”, ha concluso Perrone. 22 OTTOBRE 2021
Fra.Na

Fonte Link: parma.repubblica.it

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