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IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI PARMA? LA MASCHERA DELLA DEGRADAZIONE!

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Sapete cogliere solo ciò che è stata una descrizione Pirandelliana di un cittadino in consiglio Provinciale; eppure molti condividevano, te compreso, la battuta da me detta in Provincia prima della tua uscita dalla maggioranza: "Questo è uno psicodramma!" Dalla tua comunicazione traspare la vostra banalità che diviene, per effetto elettivo, istituzionale. Nulla invece avete da eccepire sui contenuti veri presenti nella mia lettera come ad esempio il vuoto e l’assenza di leadership politica, di chi ha visione, sintesi, autorevolezza. L’assenza di un vero dialogo politico. Un lavoro di qualità da tempo richiesto e represso per le logiche di consenso e lottizzazione. Una critica, la mia, derivante proprio dalla conoscenza del valore istituzionale, dalla pochezza del valore rappresentativo, dalla mediocrità e inattualità delle modalità di comunicazione. Devo dirti quello che già sai? Di come avvengono le candidature? Di come si cerca la rappresentanza dei luoghi? Di come vengono assegnati incarichi, lavori? Del servilismo al potere economico finanziario? Di come viene preparato un programma elettorale? Tutte le volte il cittadino deve rammentarvi la maschera della degradazione di cui è anche responsabile! Siete voi che deprimete e fate cadere in basso le istituzioni, siete voi incapaci di svolgere un ruolo di primato della politica. Quante volte hai risposto come Presidente o come Consiglio, alle mie proposte, ai progetti presentati? Erano solo spunti da reprimere o da inserire nei tuoi discorsi: questo si chiama cannibalismo cognitivo! Eppure a ciò che voi ritenete una offesa, e per me è purtroppo cruda realtà, non avete perso tempo, avete risposto in modo sollecito. Perché invece la propositività individuale o collettiva è repressa dalla pratica dell’ignoro istituzionale o dalla banalizzazione dei contenuti? Se democrazia è governo del popolo e il popolo viene tenuto all’oscuro, gli viene celata la possibilità di visione, beh, io penso che non vi sia democrazia, è la finzione, è la maschera della degradazione politica. Non ci sono più le categorie sorpassate della destra o della sinistra, se non nel pensiero nostalgico, ma il farsi dell’uomo universale nella simbiosi biotecnologia. La politica assume le condizioni a rete neuronale che la società della tecnica e l’economia delle conoscenze impongono. La politica nel bene comune non può esimersi dal coltivare un presente gravido di futuro! Non può esserci spazio per la cultura nostalgica se non per i suoi valori essenziali o nel passaggio storico. Non penso si possa rifondare o far rivivere ciò che ha fatto il suo corso, che ha fallito o è stato fatto fallire, una ideologia fallita anche perché interpretata da un sistema e da una classe politica degenerata. In politica non vi è possibilità di replica ancor di più se vi è identificazione tra partito e ideologia: se vi è stato chi è fallito come partito ancor peggio è stato chi è naufragato anche come sistema ideologico. E questo nel rispetto di quei valori che ogni sistema lascia alla storia. La decadenza del pensiero politico del centro si traduce in decadenza etica politica in periferia. Se nei "palazzi" di Roma si arranca nella ricerca di un modello politico, in periferia si assiste al degrado dell’abbandono politico e alla crescita del mercantilismo fazioso sostenuto dal retaggio ideologico; qui è la crisi degli uomini politici, non della politica! Più frequento questi personaggi parmigiani della politica e più rimango deluso, e fra questi ci sei anche tu ovviamente: le logiche di potere e della convenienza sopra ogni cosa, volete andare o restare al potere per occuparlo, non per la liberazione culturale. Lo squallido è che viene praticata attraverso lo spaccio della politica della solidarietà e della assistenza sociale che rimangono la carota utopica per l’esercizio del consenso. Non si votano i saperi, ma i favori. Avete sostituito la mediazione politica con quella commerciale, il compromesso costruttivo con l’inciucio. Capisco perché di fronte alla vostra arroganza prevale il desiderio di lasciare di molti, perché si assiste all’abbandono della gente ai vostri partiti, alla politica. Avete gli occhi foderati di consenso e affari, non andate oltre una visione miope di squallida politica mercantilistica e di interesse di potere. Sapete riconoscere solo i poteri forti ai quali vi genuflettete peggio dei pellegrini francigeni per un tozzo di pane (li vi era almeno la fede o la condizione). Un pane a caro prezzo per il cittadino visti gli attuali emolumenti! Siete rancorosi, pavidi e privi di autorevolezza. Capaci solo di una politica da Bar. Dipendenti nati, dipendenti di partiti che non vi sono più, proprio perché partiti! Senza la loro copertura sareste signor nessuno. Avete sposato l’autoritarismo sterile, inutile concesso da organizzazioni corrotte e colluse, avete adoperato con l’ideologia le persone e questo la gente l’ha capito anche perché vi siete piegati ai lori vizi o servigi per il voto di scambio. Avete ridotto nell’immaginario collettivo la politica da cosa nobile a cosa misera e questo è il danno arrecato alla civiltà. Caro Riccò il tuo lei è fuori luogo, potrei rimandarti un "Ella" ma non lo faccio perché ho rispetto della persona, non più del politico che rappresenti. Non lamentarti più con me di come sei trattato dai tuoi compagni di corso, non lamentarti più della pochezza del Consiglio Provinciale, non lamentarti più dell’incapacità di progettualità. Siete tristi e miseri culturalmente e umanamente soprattutto, e questo è ciò che fa più male. Non andare più a commemorare chi ci ha lasciato dicendo che non è stato capito, compreso! Se la storia non assiste l’intelligenza, è inutile. Saresti ridicolo ai miei occhi. Ho fatto bene a rinunciare agli innumerevoli tuoi inviti a pranzo: mangiar insieme è un rito che per me significa rispetto e stima reciproca per la persona con cui si condivide il cibo. A tavola ci vuoi star bene, è dove spesso nasce l’amicizia, l’invenzione, l’avventura, e le idee prendono forma. E sentivo che ciò non era possibile con te, ma non ci volevo credere. Così come non lo è con chi antepone gli interessi alla verità. Io non sono un compagno di merende! Essere laici non significa essere incapaci di autoanalisi. Siete solo capaci di far critiche al sistema senza passare da quella personale. E’ da lì invece che viene il cambiamento. Persone capaci di generare valore, capaci di sfidare poteri forti e collusi, capaci di andare oltre un interesse personale, capaci di interpretare i nuovi corsi, capaci di bene comune, capaci di visione. Gianni, in questi anni di frequentazione politica, come indipendente -perché incapace di darmi come dipendente, è un vizio o una virtù di nascita- penso che tu abbia potuto comprendere il mio pensiero. Io credo di aver capito il tuo e mi lascia amareggiato; il tuo potenziale non va oltre la turbolenza sporadica ed è represso dal contingente. Pensavo che il tuo potenziale avesse alla lunga la meglio sulla tua o del tuo partito/coalizione convenienza, pensavo potessi essere capace di pensiero libero. Ma vedo che hai abdicato per interesse. Certo forse sei un po’ scomodo per i tuoi, ma ti sopportano in cambio di una manciata di voti. Non ti vogliono per quel che sei, ma per quello che rappresenti. Triste vero? Eppure da anni ti presti al gioco. E quando la tua rappresentazione o copertura politica sarà sostituibile o insignificante sarai nessuno per loro, come già sei potenzialmente. Ma tu sei capace di sopportare questo e altro provocando ogni tanto un po’ di turbativa che loro squassano con uno starnuto. Ti saluto deluso e amareggiato, ma rafforzato nelle mie idee di indipendente, di non schierato politicamente. Un conto è schierarsi nel momento elettorale per la scelta di rappresentanza o di governo, un conto è schierarsi a prescindere, dietro le bandiere ideologiche in nome delle quali si pratica e si sono svolti "crimini e misfatti". Una domanda: pensate veramente tu e il tuo Presidente f.f. di rappresentare l’espressione della leadership politica del parmense, avere le credenziali e l’autorevolezza per condurre il nostro territorio nella società delle conoscenze e a svolgere un ruolo di primo piano in Europa? Ecco io vorrei che questa domanda costituisse la base della discussione delle coalizioni politiche nelle scelte sulle candidature per le nuove leadership che la nostra Provincia si appresta a eleggere nella prossima tornata elettorale. Pensa che a questo punto più che ai partiti spero nei poteri forti della città, che consapevoli delle difficoltà incalzanti e delle necessità qualitative di alto profilo, forse vi costringeranno a fare scelte anche impopolari. Chi è capace di consenso ed è consapevole di profili di qualità dovrebbe adoperarsi, spendersi perché possa emergere una nuova classe dirigente. Bisogna saper rompere col passato, nel rispetto dei valori. Il digitale è rottura col lineare, così come l’industriale fu la rottura col rurale. Entrambi sono preceduti dalla parola rivoluzione: forse vorrà dire qualcosa! Ma no, state tranquilli, purtroppo, la prossima campagna elettorale sarà solo un cartello politico e non di qualità, a sostegno del graziato di turno. Il sottoscritto, in estate scrisse che l’industria alimentare di derivazione animale, di cui il nostro territorio è largamente interprete, avrebbe avuto seri problemi, e i nostri capitali direttamente o indirettamente erano a rischio. Mi sono battuto pubblicamente perché questo pensiero fosse ascoltato, ma nessuno di voi politici osò sostenere, pur comprendendola, questa tesi. I fatti oggi mi danno ragione. Di fronte all’evidenza siete schiavi del contingente, incapaci di pensiero libero. Ero solo con molti amici da diverse parti d’Italia. E’ così che continuerò, da voi non mi aspetto nulla, se non una folgorazione dalla miseria intellettuale e civile. Mi sembra umano sperare nell’"avvento" miracoloso. Buon Natale! (Parma, 16 dicembre 2003) Luigi Boschi