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Ecco chi era la Boschi Luigi & Figli

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Fondata nella metà del 1800, inizialmente con attività molitoria, l’azienda Boschi verso il 1905 muta i propri indirizzi produttivi alle conserve alimentari. Come produzione conserviera fu insignita del primo premio all’esposizione internazionale a Londra nel 1911. Il noto marchio della azienda Storica della famiglia Boschi è “Luigi Boschi & Figli” [LINK] disegnato da Erberto Carboni nel 1926, utilizzato dal dottor Paolo Boschi morto nel gennaio 2006 [LINK] per il suo gruppo conserviero (a Fontanellato, a Felegara, in Portogallo con le società Italagro e Fit); la Boschi Luigi & Figli con Paolo Boschi era la più grande azienda conserviera europea con 4 unità operative: 2 nel parmense a Fontanellato e a Felegara, 2 in Portogallo a Castanheira Do Ribatejo (Italagro e Fit). Leader europeo industriale nella produzione conserviera per conto terzi (copacker); fu questa la grande intuizione industriale del dottor Paolo Boschi, che doveva scegliere se continuare a investire pesantemente nel sistema produttivo industriale che stava avendo una incredibile evoluzione tecnologica o nel marketing che stava divenendo strategico e molto costoso per stare sul mercato del largo consumo in modo competitivo. Non poteva farlo in entrambi. Indirizzò la scelta strategica imprenditoriale in importanti investimenti industriali e diresse quindi la produzione per le più importanti multinazionali alimentari, con importanti contratti in esclusiva per tipologia di prodotto. Alla Boschi le multinazionali trovavano un sistema ottimale per implementare le ricerche di nuovi prodotti e nuove tipologie di pakaging), successivamente iniziò a produrre per la private label di molti gruppi della grande distribuzione sempre in regime di non concorrenza o conflittualità. Paolo Boschi costituiva la certezza nella correttezza dei contratti con soggetti economici tra loro in competizione. Purtroppo cedette alle lusinghe di Calisto Tanzi. 

Le maestranze con Giuseppe Boschi nello stabilimento di Felino


Il prezzo pattuito di vendita alla Parmalat è stato di euro 30.180.000,00 di cui Boschi ha incassato, alla firma, una caparra confirmatoria pari ad euro 1.509.000,00.
Purtroppo il gruppo Boschi è entrato in concordato preventivo a seguito del crack Parmalat per la quale produceva Pomì, Santal, le minestre Pais, il tè e altre bevande, praticamente con la produzione faceva da banca a Parmalat.
Il commissario Enrico Bondi dopo aver svenduto le partecipate portoghesi [boschi-portogallo]; vendette pure le unità produttive italiane alla Casalasco [Doc. PDF].

Il dottor Paolo Boschi nella unità produttiva di Fontanellato

La monografia aziendale è stata realizzata dal mio studio nel 1991 quando non era ancora nel gruppo Parmalat. (monografia ; produzione ). Pochi giorni dopo la vendita, mio cugino Paolo, pianse con me, eravamo seduti in una area attrezzata, nel suo splendido parco, per aver venduto a Tanzi l’azienda di suo padre Giuseppe.
Rimasi scosso, da quelle lacrime di un grande uomo, anziano, ammalato con un profondo dispiacere misto ad angoscia, purtroppo si rivelarono veritiere. Cercai di consolarlo, mi sorrise. Mi bastò. Aggiunsi anche: “Tanzi non riuscirà a godersi di questo acquisto!” Rimasi con lui a bere qualcosa di fresco insieme. Quanto avrei voluto lavorare con lui! Quando entravo nel suo antico ufficio in via Trento a Parma, tutto in legno, era entrare in un altro mondo, speravo sempre mi avrebbe proposto di entrare con lui dando seguito alle mie numerose sollecitazioni e lettere a lui personalmente scritte e consegnate a mano. Forse avrei dovuto insistere maggiormente, ma temevo di rompere il nostro delicato equilibrio di legame familiare ricostruito dopo i litigi tra mio nonno Umberto e Giuseppe, il padre di Paolo. Purtroppo, non vi fu seguito. Ero molto felice quando restavo con lui. Ricordo quando mi volle al suo fianco a tavola nel pranzo a Felegara con dipendenti e dirigenti. Pochi giorni dopo lo colpì un ictus e gli stroncò la vita personale e di geniale imprenditore, costringendolo ad anni di sofferenze. Morì nel gennaio 2007[LINK] Ho voluto molto bene a mio cugino (lui mi presentava come suo nipote), lo stimavo, era persona generosa e capace, intelligente. Fui felice quando venne nel mio studio e mi disse: “Luigi ho visto cosa hai realizzato per Barilla a Cibus, potresti occuparti del mio stand? E’ molto più piccolo, fammi tu un progetto con tutto il sistema di comunicazione”. E mi raccontò tutta la sua attività per le multinazionali.  Certamente Paolo, gli risposi. Oltre allo stand realizzai anche un video trasmesso anche in Fiera, in cui spiegavo la filiera produttiva dalla semina dei campi al processo produttivo. Inventammo anche un nuovo cartone animato sul pomodoro.       

Dovuta nota storica dei marchi Boschi oggi presenti:

La Boschi Fratelli non è l’azienda storica della famiglia Boschi, ma il marchio risultante dalla scissione nei primi del ‘900 tra i fratelli della Luigi Boschi e Figli. Marchio rimasto a Giuseppe Boschi insieme agli storici stabilimenti di conserve in via Trento a Parma (ora malauguratamente abbattuto e l’area parte della urbanizzazione Stu Stazione); unitamente a quello in piazza a Felino, dove ora sorge, purtroppo, un modesto condominio e la vecchia fabbrica è stata anche lì abbattuta, senza tentare un recupero storico dell’area industriale. Per Felino sarebbe stata una importante, unica operazione urbanistica, ma i miopi e interessati amministratori comunisti, la abbatterono per consentire la nuova costruzione all’immobiliarista Zanoli di Parma). E’ rimasta la storica casa Boschi (troppo ristrutturata, anziché restaurata), con il bellissimo cedro del libano che è rimasto nell’area del cortile interno, edificio storico ora sistemato e parzialmente destinato a ristorante (“Pane e Salame”).
Poi la Fratelli Boschi divenne un ramo di azienda dello spezzatino organizzato dal commercialista dottor Mario Bertolini (ex Presidente Camera di Commercio di Parma) a seguito di un imprevisto dissesto finanziario della stessa alla fine degli anni ’60, la chiamò “Nuova Fratelli Boschi”) finita, dopo diversi passaggi di proprietà, nelle mani di Paolo Savani e Carlo Ferrari che sfruttando il valore segno di un archivio fotografico, ma senza una vera storia di appartenenza, se ne attribuivano le origini. Sia Paolo Savani che Carlo Ferrari, infatti, non hanno mai avuto nulla a che vedere con la famiglia Boschi, (Savani fu, però, uno storico responsabile amministrativo della società). Con la vendita alla Parmacotto, Giovanni Zaccanti Presidente Parmacotto ora proprietà del gruppo SAECO -macchine del caffè- fondata nel 1981 dal bergamasco Sergio Zappella e dallo svizzero  Arthur Schmed, nel 2009 viene venduta, attraverso una importante operazione finanziaria, alla multinazionale olandese Philips. Quindi oggi sia la Boschi fratelli che Parmacotto sono di proprietà olandese. L’acquisizione della Boschi Fratelli, non ha nulla a che vedere con la Cav. Umberto Boschi, vera leader indiscussa nei salumi di Parma, né con la Boschi Luigi &Figli. 
Altro marchio storico leader della famiglia Boschi è infatti la“Cav. Umberto Boschi” [LINK] costituita nel 1922 da Umberto Boschi (cavaliere regio e sindaco di Felino, fondatore insieme al fratello Giuseppe dell’Unione Parmense industriali), morto nel 1964, figlio di Luigi, (il fondatore storico). Umberto uscito dalla Luigi Boschi e Figli, fondò la sua azienda in via Verdi a Felino, nelle mani, dopo la guerra, dei fratelli Renzo (1921) e Ettore Boschi (1923). (Renzo morì nel 2001, mentre Ettore, mio padre, morì in un tragico incidente stradale il 3 settembre 1977, dimenticato, purtroppo, nella storia della Cav. Umberto Boschi, dopo oltre 40 anni di grande lavoro senza sosta, Ettore aveva  acquisito le ricette artigianali conserviere dei salumi dal padre Umberto che a lui le aveva affidate insieme a tutti i metodi ancora artigianali del processo produttivo, fducioso che le avrebbe utilizzate nel migliore dei modi, e fu di fatto negli anni l’inventore e il responsabile di tutto il sistema produttivo industriale della Cav Umberto Boschi in ogni sua componente della filiera dei salumi, con grandi innovazioni tecnologiche (riuscendo a garantire in quegli anni del dopo guerra una qualità costante dei prodotti, cosa non facile!); insieme al fratello Renzo che si occupava, invece, dei mercati e della gestione amministrativa. Alla metà degli anni 1970 la separazione dal fratello per sfinimento da responsabilità e scarse soddisfazioni personali; desideroso di una necessaria riorganizzazione societaria e aziendale che non riuscì purtroppo a realizzare nell’azienda che portava il nome di suo padre e che mai avrebbe lasciato, aveva dato tutto se stesso. E a ragione insisteva per una diversa organizzazione societaria. Cosa di cui avrebbe dovuto occuparsi il fratello Renzo che invece si oppose a coinvolgere professionisti specializzati in questo. Ricercato, mio padre, da molte realtà industriali alimentari come responsabile della produzione, ebbe alcuni importanti incarichi, in particolare a Milano. Molte furono le persone facoltose, tra cui mio cugino Paolo, che avrebbero voluto essere soci con mio padre in una futura realtà produttiva. Infatti  avrebbe voluto costruire un suo nuovo stabilimento, aveva opzionato un terreno a San Vitale Baganza a pochi km da Felino, dopo aver rinunciato, per dissidi con il Comune, a un terreno dove ora sorge la nuova unità produttiva della Cavalier Umberto Boschi. La morte gli tolse questa gioia.  
Oggi la Cav. Umberto Boschi è nelle solide mani di mio cugino, dottor Umberto Boschi, figlio di Renzo, sempre a Felino, da via Verdi, in via Aldo Moro 3 in quel terreno che aveva opzionato e successivamente rinunciato mio padre da Rito Fereoli, un suo amico. (Parma, 29, giugno 2023)
Luigi Boschi
pronipote del fondatore

La nostra casa storica in via Verdi 17 a Felino dove è nata la Cav Umberto Boschi