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Il secondo assassinio oscuro di Navalny

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Putin è un assassino. La morte in carcere di Navalny, ne replica la sua vera identità. L’ultima di una lunga serie. LB 

GIULIANO FERRARA 
Per uno come lui a Vladimir Putin non bastava un proiettile. Serviva uno strangolamento invisibile

Il coraggio fuori misura di un oppositore richiede metodi fuori misura per farlo fuori. Putin non aveva bisogno del manuale del Kgb per mettere in pratica questa massima e ammazzare un oppositore irriducibile, testardo, forte di una mistica politica spavalda, russo come pochi nella Russia di oggi, un Dostoevskij redivivo ma non slavofilo, Alexei Navalny, uno che sopravvive alla propria morte nel ghiaccio di una colonia penale artica. Bastava l’esperienza. Navalny aveva mobilitato pezzi di società civile, masse di giovani, aveva costruito un circuito di comunicazione pericoloso. Se per Anna Politkovskaja era stato sufficiente un agguato metropolitano, se lo stesso era stato simbolicamente per Boris Nemtsov, a due passi dal Cremlino, se molti altri erano stati colpiti all’estero dove avevano cercato un precario rifugio, per Navalny le cose erano più complicate. Ma non irrisolvibili, come si è visto ieri.17 FEB 2024

Fonte link: ilfoglio.it