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Libertà di stampa e malagiustizia

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Condannato perché in difesa della libertà di informare.
Come giornalista ho il diritto di informare i miei concittadini, i lettori del mio socialblog. Svolgo il mio onesto lavoro sempre documentato. Ho la facoltà di esprimermi con la più ampia possibilità garantito dalla Costituzione. Rivendico il mio diritto di esprimermi nei modi che ritengo opportuno in funzione dei fatti che si sono svolti. Queste querele intimidatorie dovevano essere valutate dalla Corte Costituzionale, non dalla Procura del Tribunale di Parma. Mi chiedo se per il magistrato sia più importante valutare i documenti mai contestati e le testimonianze, oppure singole parole (come caporalato) decontestualizzate. Mi sento gravemente danneggiato nei miei diritti. Un processo da rifare!! (vedi processo a Erri De Luca LINK)
Libertà di stampa: mi si condanna con pregiudizio pur non avendo commesso alcun reato, ma una doverosa inchiesta giornalistica documentata con critica satirica e dissacratoria con iperbole e metafore… ironia e satira. Si vorrebbe, invece, mettere a tacere la parola contraria, da una giustizia tecnofascista, logorata da ignoranza abbinata a ipocrita giustizia teocratica parmigiana sono i fattori fondanti la mia condanna. Un disonore reso alla Giustizia con una falsa rappresentazione della realtà. E’ stata condannata la verità! Una Giustizia che fa questo non ha più legittimazione di esistere. Ho esercitato il mio diritto di cronaca, quindi non c’è reato. Se il giudice non conosce nè il contesto, né le forme retoriche della lingua italiana, né ha capacità di distinguire i fatti dalla loro critica, non è in grado di emettere sentenza. Nei miei confronti sono stati fatti processi falsi da una Giustizia ipocrita e in malafede. Io ho difeso la mia vita civile e professionale, la libertà di stampa, di riportare fatti e criticare gli operatori soggetti di questi fatti. La Giustizia è divenuta una macchina tritacarte e tritacarne. Ho subito dallo Stato attraverso la sua primaria istituzione (la Giustizia), un gravissimo torto e danno che dovrà risarcirmi. Non potrò mai rispettare questo Stato finché non porrà rimedio al danno causato a un suo cittadino. Povera Giustizia rappresentata a Parma da magistrati come la Dallagiacoma (ormai ex dopo l’abbandono e non più coperta da Mastroberardino), la Dal Monte, la Papotti, la Genovese (ora a Brescia), Scippa (morto suicida), La Guardia.
Erri De Luca:
“difendi il diritto di parola di chiunque. E se ti costerà una perdita, pagane allegro il prezzo, sei scrittore e porti responsabilità della libera parola altrui…  scritta, detta, cantata, recitata, in ogni luogo pubblico”.
Leggete  le argomentazioni del prof. avvocato Augusto Sinigra in Corte Costituzionale [LINK]; [VIDEO]e forse molti legali dovrebbero imparare come dibattere nel merito con i Magistrati senza timo
ri e ossequiosa reverenza.
Quando inizieranno a Parma il controllo sul riciclaggio di denaro che imperversa in molti settori dalla moda, alla ristorazione, all’immobiliare? Ormai il centro città è nelle loro mani. E’ alla luce del sole. Perché non intervengono le forze dell’ordine, la Magistratura, la Procura, il Comune per smantellare la malavita organizzata crescente? Cosa aspettano? Lo sanno tanti cittadini, possibile che la città debba essere preda di questi malavitosi? Poi se arriva un giornalista e denuncia tutta questa situazione si mette sotto indagine il giornalista, non chi fa il riciclaggio o si adopera alla crescente pratica della lavanderia [LINK].  Ne ho pagato le conseguenze con il mio giornalismo di inchiesta, ma sono contento di aver smontato la “cupoletta musicale parmigiana”, anche se condannato da questa ipocrita giustizia parmigiana, da anni senza credibilità. Quale verità è emersa da questi processi farsa?    

La Giustizia che non funziona è il primo problema di questo Paese. Sia quella penale che civile. Non solo per i tempi, ma per le discriminanti dei giudici. Non si applica la legge, ma la si interpreta a soggetto. Giusta è quella comunità capace di garantire la libertà ad ogni suo membro in modo che tale libertà risulti in armonia con la libertà di tutti gli altri; nel mio caso viene meno il postulato: “la legge è uguale per tutti”. La Giustizia Italiana meriterebbe un processo penale e poi una revisione meritocratica dei magistrati. Ma è tutto il sistema organizzativo che non funziona. Dovrebbe essere chiaro a tutti i Magistrati che il giornalismo non è un crimine!!
Occorrerebbe in ogni comando di polizia o carabinieri un magistrato (appena passato l’esame per fare esperienza) in grado di smaltire immediatamente e risolvere tutte quelle piccole denunce che avvengono quotidianamente. Se finiscono in Tribunale vengono sistematicamente archiviate; e non c’è speranza di Giustizia per il cittadino (vedi anche truffe online). La polizia postale di Parma è sotto organico.
Draghi non sa, o non vuol sapere, che in Italia non esiste la libertà di stampa [video] per colpa spesso della malagiustizia che regna da anni impunita a tutti i livelli. Dalle semplici Procure, alle Corti di Appello, alla Cassazione. Pochissimi i magistrati competenti che svolgono il loro lavoro con grande impegno e competenza, che fanno emergere la verità reale nel processo. Se un procedimento penale non stabilisce la verità a cosa serve! È un costo inutile per tutti i cittadini, è il venir meno dello Stato democratico e di diritto. Quanta negatività sociale portano con sé le querele intimidatorie e vendicative che dovrebbero essere fortemente sanzionate e punite. Ma occorrono magistrati che sappiano individuarle e soprattutto capirle. Come quelle presentate da Sergio Pellegrini con il suo legale avv. Michele Ambrosini. Un Paese con una Giustizia inadeguata e con magistrati spesso incapaci o che addirittura boicottano quelli bravi come erano Falcone e Borsellino, Rocco Chinnici lasciati soli. Loro stessi temevano i loro colleghi! Non si fidavano. E sulle cui stragi, dopo 30 anni, non c’è ancora verità. Il più grave depistaggio nella storia giudiziaria italiana. E ora lo fanno anche con Nicola Gratteri. Dovremmo, allora, fidarci noi cittadini con molta meno conoscenza e mezzi? Questo Paese non ha speranza né futuro con questa Giustizia. Basta nascondervi con i magistrati eroi. Gli incapaci e i corrotti devono essere stanati e condannati per grave danno all’umanità. Perché la Magistratura non interviene a tutela degli interessi dello Stato e dei cittadini? Sulla truffa della moneta a debito e del debito pubblico sono totalmente silenti!
Questo purtroppo ci avvicina alla Russia di Putin, caro Draghi. Vengono accolte querele intimidatorie di diffamazione contro giornalisti che svolgono doverose inchieste, mentre i PM inquirenti non le fanno. Senza fare adeguate indagini, senza mettersi in dubbio, agiscono con pregiudizio e superficialità, specialmente nelle Procure di provincia. Non c’è la volontà, troppo costoso fare indagini serie, in particolare per diffamazione, oltre a non esserci le risorse economiche e umane, si preferisce sentenziare per pregiudizio o per interpretazioni personali, in questo caso per ignoranza, fuori dalla legge, sequestrando siti, senza applicare la legge o strumentalizzandola. Draghi, lei sa e lo dice, che “non può esserci democrazia e libertà senza vera Giustizia e libertà di stampa”, una Giustizia che si ponga l’obiettivo di far emergere la verità nel processo. Per quanto tempo vogliamo lasciare i giudici impuniti dai loro errori e orrori!! Il bel paese, l’Italia, imbruttito, penalizzato e denigrato da una malagiustizia che imperversa senza soluzione di continuità. Ne sono testimone ancora vivente. Purtroppo molti sono morti: Tortora [LINK]; il sindacalista Luigino Scricciolo, responsabile del dipartimento internazionale della UIL, prosciolto in istruttoria da tutte le accuse vent’anni dopo; Beniamino Zuncheddu, dall’ergastolo all’innocenza dopo 33 anni; trattativa Stato-mafia e non succede nulla. Un esempio di malagiustizia a Parma al servizio di Sergio Pellegrini. Le sue querele intimidatorie non lo hanno riabilitato nel mondo musicale. Rimane il clarinetto scarso che è, per non parlare del tentativo mal riuscito di riciclarsi come direttore d’orchestra! Cosa ha risolto Pellegrini con le sue querele intimidatorie e solo vendicative? Dovevano essere sanzionate e archiviate. Magistrati che non le sanno distinguere, non meritano di ricoprire questo ruolo; perché? Le querele di Pellegrini e del suo legale Ambrosini meritavano di essere sanzionate come dovrebbe essere; hanno procurato solo un danno alla collettività sia come musicista che come cittadino! E’ uno stolkeraggio nei miei confronti insieme al suo avvocato Ambrosini che andrebbero processati anche per istigazione alla violenza.
La verità sulla Orchestra del Teatro Regio srl, sui suoi comportamenti con i musicisti a chiamata, la convenzione con il Teatro Regio [LINK], i testimoni che hanno dichiarato cosa accadeva,  l’ho scritto io, non il Tribunale di Parma, che con una sentenza indegna ha prodotto una falsa rappresentazione della realtà. A questo è servito questo processo! che doveva essere discusso in Corte Costituzionale. E se in Procura, mi avrebbe dovuto assolvere, perché il reato non sussiste. Invece ha prodotto solo altre carte false. Lei Pellegrini e il suo legale avvocato prof. Michele Ambrosini di Urbino ne siete consapevoli, perché sapete la verità e querelate il giornalista scomodo che ha fatto saltare il banco che aveva arricchito Pellegrini e Maghenzani con l’orchestra a chiamata che praticava il caporalato musicale, voluta da Elvio Ubaldi, amici, ovviamente di Cesare Azzali (UPI). Meno consapevole, invece è il giudice Cristina Dallagiacoma che non conosceva i fatti, il contesto e le carte pur dovendole studiare prima di sentenziare: ma non lo ha fatto!! Non ha saputo distinguere i fatti dalla critica svolta nelle forme retoriche della lingua italiana. Ha sentenziato solo con il paraocchi dell’ignoranza e del pregiudizio (forse non l’ha nemmeno scritta lei, come già capitato, perché incapace). Nulla a che fare con la legge e la Giustizia. Come un musicista che non studia lo spartito, può solo steccare o strimpellare. Producendo, così un danno anche a tutti i suoi colleghi d’orchestra, alla Procura e al Tribunale di Parma. Chi non studia non può suonare e men che meno giudicare, perché disonora la Giustizia; è quel che ha fatto la Dallagiacoma.

Processo Sergio Pellegrini.
Fin da subito questo procedimento fu inquinato dal mio ingiusto rinvio a giudizio voluto dalla PM inquirente dottoressa Paola Dal Monte (il cui marito, Alberto Cigliano, fece il concorso per capo vigili urbani di Parma mentre lei svolgeva il suo incarico di magistrato, ma poi fu bocciato perché ritenuto non idoneo; ma i fatti restano). Due querele che dovevano essere archiviate perché non esiste reato. Ma il pregiudizio nei miei confronti la Dal Monte lo ha da subito rivelato (anche con una nota a matita sulle carte: “è già stato sequestrato”). A seguito del mio rinvio a giudizio feci pervenire  alla Dottoressa Paola Dal Monte una mia memoria circostanziata e documentata in cui le contestavo ogni suo capo di imputazione [LINK], disponibile ad un incontro, che accettò a parole, ma poi si rifiutò di ricervermi. Troppo impegnata con il suo look da alberello di Natale, derisa da tutti (dentro e fuori la Procura). La verità è che lei non aveva alcuna voglia di impegnarsi in questa indagine, preferì alle indagini il suo pregiudizio. Tant’è che mi portò subito a dibattimento senza passare dall’udienza preliminare; il mio legale la richiese. E tutto il fascicolo è tornato al GIP per il riesame. Quel che ho scritto sulla OTR è tutto vero e documentato. Il Tribunale mi portò a processo per l’uso della satira e ironia su fatti sempre documentati. Perché si vorrebbe applicata la censura ai miei scritti? Che deridono, infatti, i prepotenti; i miei articoli servono per aprire come il vento le tende chiuse dell’ipocrisia sulla verità, forse non molto gradita alla dottoressa Dal Monte e alla Procura di Parma.   

Per arrivare infine all’incapace e impreparata giudice Cristina Dallagiacoma (o è una incompetente o una incapace che non meriterebbe il posto che ricopre, causa solo danni agli altri e alla Giustizia), non ho raccolto alcuna considerazione positiva su di lei (è bene che lo sappia), meriterebbe invece una segnalazione di demerito alla Procura, un esposto al CSM; da molti avvocati del foro parmigiano (ero difeso da un avvocato di Ancona, quindi fuori da ogni conflitto di interessi), è definita una incapace, una incompetente, una scansafatiche; fortunatamente ora non c’è più. Se avesse letto il fascicolo sarebbe venuta a conoscenza dei fatti non solo delle mie libere, doverose, opinioni critiche, scritte nella forme retoriche che da sempre mi caratterizzano. Ho svolto infatti il mio dovere informativo per il bene della collettività, rendendo pubbliche le pratiche scorrette esercitate da Pellegrini con il suo socio Maghenzani con la loro Orchestra a chiamata del Teatro Regio srl (OTR), fallite miseramente. Non sono venuto meno al mio dovere deontologico di giornalista, mentre lei dottoressa Dallagiacoma, non ha svolto quello del giudice imparziale. Ho subito le querele intimidatorie di Pellegrini e del suo avvocato di Urbino Michele Ambrosini che richiedevano pure il sequestro del mio giornale online [LINK]. Se lei avesse letto il fascicolo processuale e la mia memoria puntuale su tutti i capi di imputazione, si sarebbe resa conto subito che erano querele intimidatorie di vendetta, che non entravano nel merito dei fatti dal sottoscritto riportati con documenti ufficiali. Basta leggere i capi di imputazione per rendersi conto dell’ignoranza e della strumentalizzazione che se ne fa della legge. Sia la Dal Monte, che la Dallagiacoma sembra abbiano poca sensibilità, non capiscono e non accettano le figure retoriche nei miei testi, come le iperbole, le metafore, le allegorie, l’ironia, la satira, ecc, si usano, invece, per dichiarare la mia colpevolezza per “limiti della continenza”. Come se tutte le opere di nudi esposte nelle piazze, dovessero essere rimosse perché il nudo fuoriesce dalla continenza. Una specie di giustizia teocratica, come in Iran dove le donne che non portano il velo sono condannate e giustiziate. Oppure giustizia putiniana in cui si incarcera chi protesta con cartelli o scrivendo sul proprio corpo frasi contro il dittatore russo. A questo, ovviamente si unisce il controcanto del fantasma giuridico dell’Appello di Bologna [LINK] ho assisstito a tutta la loro inutile, goffa liturgia. Quasi inutile presentare Appello. Non leggono niente! Anche qui un inutile spreco di risorse pubbliche, e auto blu a disposizione dei magistrati, ho visto personalmente un organo giuridico solo a copertura formale dei tre gradi di giudizio, ma di fatto inesistente. I testi del Boccaccio, di Molière, di Pirandello, di Aristofane, di Pasolini, di Ezra Pound, di Louis-Ferdinand Céline, le opere di Verdi, Puccini, dovrebbero essere banditi perché non rientrano nella continenza teocratica di questa giustizia parmigiana. Insomma sono stato condannato perché  il mio stile di scrittura non è conformista, ma “realista” nel dissacrare figure del potere locale e di una particolare gestione della “cosa nostra musicale parmigiana” che viene pagata, in gran parte, con soldi pubblici. La cui critica è dovuta, non solo consentita!! Le ripeto Dallagiacoma: “il giornalismo non è un crimine” 
Potrei conoscere i meriti giudiziari acquisiti nel tempo da questa indegna magistrata che disonora la Giustizia italiana? Basta leggere la sentenza di primo grado [Sentenza_Parma] emessa dopo mesi di udienze in cui la dottoressa Dallagiacoma entrata in corsa (il peggio che mi potesse capitare, tant’è che avrei voluto ricusarla) a seguito del trasferimento a Ragusa su sua richiesta, come Giudice onorario, della dottoressa Laura Ghidotti. Sono convinto che avrebbe avuto ben altro esito il processo stanti le domande a cui Pellegrini in udienza aveva risposto, sotto giuramento, contraddicendosi più volte anche sui punti di querela. Quasi uno spergiuro. Avrebbe dovuto essere solo a mio favore l’esito processuale, se avessi avuto un Magistrato onesto che avesse applicato la legge e non il suo pregiudizio o la sua ignoranza letteraria e del contesto musicale parmigiano; e forse anche i suggerimenti sottobanco del Presidente sezione penale dottor Gennaro Mastroberardino o della dottoressa Paola Dal Monte e alla loro soccombenza. Bastava che questo incapace Magistrato (Cristina Dallagiacoma) avesse letto con attenzione le carte processuali, cercando di capire il contesto, non estrapolando le frasi dai miei articoli, individuando una parola o una frase decontestualizzata,usandola come pretesto di condanna, ne aveva tutto il tempo visto il periodo estivo a disposizione. Nei miei testi non c’era nulla di diffamatorio. Ma questo magistrato priva di ogni elemento di giudizio ha condannato un giornalista privandolo del diritto di critica e di cronaca sancito dalla nostra Costituzione (art.21): “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La critica è opera artigianale che si elabora nella libertà di pensiero.
La satira è “una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante”. La satira è “nata per mettere il re in mutande”. Per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante”. Sono parole di Dario Fo (premio Nobel) .  E la mia, dottoressa Dallagiacoma, era satira, iperbole, metafora, che lei non ha riconoscuto, e distinto dalla denuncia dei fatti così come la Dal Monte. Un Magistrato che non riconosce le figure retoriche nel diritto di critica giornalistica è bene vada a zappare l’orto (se ne ha le conoscenze) e comunque si astenga dal giudicare stante la sua rivelata ignoranza.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. (iscritto all’Odg di Bologna dal Febbraio 1986). La Dallagiacoma è forse parte di quel complottismo che regnava nella Procura di Parma, dove c’erano pressioni dei poteri forti locali per ammaestrare i processi e pilotare i fallimenti? (famoso il rapporto non solo professionale, con abuso di potere) tra Mossini e Silingardi (iscritti a stessi circoli segreti), “Io so”, scriveva Pasolini. Io so di voi accomunati da stessa appartenenza.
Quali significativi procedimenti giudiziari o meritorie sentenze ha prodotto la dottoressa Cristina Dallagiacoma? Questi i migliori giudizi che ho rilevato su di lei: “un vuoto pneumatico totale senza possibilità di ritorno, che fa il giudice, forse, perché non le è riuscita la professione di avvocato”. Ecco essere giudicato da questi esseri senza dignità, senza poter fare nulla, perché agiscono con la sicumera degli impuniti, è una vergogna per la nostra città e per la Giustizia italiana. Dopo il suicida Paolo Scippa (procedimento Vergara), a cui è subentrata la dottoressa Eliana Genovese, ora a Brescia, mi è toccata pure questa incapace e incompetente. Ma come è possibile che una città importante come Parma sia amministrata giudizialmente da questa banda di incapaci? Dal 2018 il Procuratore capo è il dott. Alfonso D’Avino che ha sostituito Antonio Salvatore Rustico, non lo conosco, so che arriva dalla Procura di Napoli; farebbe bene ad aprire una puntuale attività interna per approfondire la qualità dei suoi magistrati e delle loro sentenze prodotte.
Il Ministro Carlo Nordio dovrebbe svolgere, invece, una indagine valutativa meritocratica sui Magistrati Italiani; mandi degli ispettori nei tribunali delle Province Emiliane (Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Modena). Sono convinto che si troverebbe di fronte a un vuoto di meritocrazia molto profondo e grave, e a sentenze lacunose che non applicano la legge, ma la interpretano con pregiudizio. Lo scandalo Palamara è solo la punta di un iceberg… e anche qui, per ora, non ha pagato nessuno!!  
Nei miei confronti è stato compiuto un danno giuridico, biologico e professionale in quanto il reato di diffamazione non sussiste; i fatti denunciati non constituiscono reato. Tutta la documentazione prodotta sui fatti non è mai stata contestata nemmeno dal querelante e dal suo avvocato, ma le mie opinioni dissacratorie, tratte dai fatti, sempre tutti documentati. E così si è consumata un’altra pagina dell’ ingiustizia Italiana. Non dimenticherò mai questa ingiustizia subita che porterò con me a vita, come decorazione al merito insieme ad altri meritevoli, noti e coraggiosi giornalisti. Il giornalismo di indagine o è fatto tacere dalle mafie o dalla malagiustizia che si equivale nell’obiettivo. Mentre verrà il tempo in cui questi magistrati e soggetti querelanti dovranno rendere conto del loro operato. Alla giustizia divina non sapranno rispondere. L’ingiustizia è una grave colpa al cospetto di Dio… o verso il cielo. Lo sancisce la nostra religione Cristiano Cattolica nelle “virtù cardinali”. Inoltre nell’Apocalisse di Giovanni: “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi… invece …per tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”.
Io so di aver svolto il mio lavoro di onesto giornalista che ha portato alla luce il malaffare della musica a Parma in un preciso momento storico. Vedi dossier dei miei articoli sui pellegriner [LINK] o su Meli [LINK]. E mi sento ingiustamente condannato da una Procura in cui ha imperversato la malagiustizia e il pregiudizio. E non è la prima volta. Condannato per ignoranza dei Magistrati della teocrazia parmigiana!!(per essere generosi). Una sentenza che rappresenta una falsa realtà è cosa grave.

Processo Vergara il cileno di Modena: con sequestro di tutto il mio giornale online voluto da un giudice suicidario (Paolo Scippa, poteva essere sereno di mente un giudice che pensa a spararsi mentre  esegue sentenze?), assolto in Appello, ma senza ordinanza di dissequestro, che ottenni solo dopo una specifica richiesta e nonostante dopo averla ottenuta a Bologna, il dissequestro reale [LINK] non veniva eseguito. Tardarono mesi. Lo ottenni con insistenza dopo circa 1 anno, senza alcun risarcimento almeno economico[LINK]. Procuratore capo Gerardo Laguardia; Pm Laila Papotti (Giudici Paolo Scippa che chiese il sequestro, concesso dal Procuratore capo  Gerardo Laguardia che corse in ufficio per firmarlo; Paolo Scippa, sostituito, dopo il suicidio, dalla dottoressa Eliana Genovesi, per la condanna di primo grado, poi trasferitasi a Brescia). Avrei voluto ricusare i giudici della Procura di Parma dopo aver visto come furono trattati i miei testimoni (alcuni arrivati da fuori Parma), a cui non fu permesso di riportare i fatti che li riguardavano contro il cileno di Modena. Eppure subirono veri e propri torti sul lavoro e nel tribunale giudiziario di Modena dove il cileno Vergara imperversava con il suo legale avvocato Massimo Giannotti e la commercialista Roberta Gasparini di Modena. Persone che subirono gravi danni anche alla propria salute. Subirono violenze inaudite e pure ricatti. Rilevarono con operazioni vergognose la Zanfi Editori (con numerose testate circa 10) e uno dei proprietari Celestino Zanfi deceduto poi nel 2007 dal dolore, trattato malamente dopo l’acquisizione; la grafica Cinzia Zamboni deceduta. Già Filcams denunciò violazioni contrattuali alla Logos. I Vergara non volevano iscritti al sindacato, lo imponevano e dicevano apertamente che rompevano i coglioni. La logos Ridicolizzata anche nel film “tutta la vita davanti” di Paolo Virzì [LINK]; ma nonostante le evidenze, il console cileno di Modena è riuscito a farla franca a Modena e pure a Parma. Tutte le loro testate poi fallirono e oggi uno è in Montenegro (Antonio Vergara) e l’altro (Rodrigo Vergara) in Australia, molto chiacchierata era poi la gestione dei capitali e la loro provenienza. E visto che i miei testimoni  riportavono i fatti che avvenivano negli hangar di via Curtatone a Modena (sede Logos) a Parma preferirono non ascoltarli. Intimarono a una mia testimone: basta! basta!
La Procura del Tribunale di Parma meriterebbe una approfondita indagine storica. Non ha mai brillato per efficienza e per far emergere la verità nel processo, semmai sono specializzati nell’insabbiamento. Dai capo Procuratori molto discussi come Giovanni Panebianco coinvolto nel processo di concorso in corruzione di atti giudiziari per alcune vicende legate al mondo dell’edilizia, evitò la condanna per avvenuta morte. Gerardo Laguardia, ora in pensione, nottambulo del bridge, frequentatore dell’aereo di Tanzi; cene a Fragno con l’indagato Ubaldi (testimone la cuoca); ai Magistrati che non brillano per competenza e impegno. L’unico magistrato serio, a mio avviso, che ho avuto il piacere di conoscere di persona, moltissimi anni fa per una truffa subita, fu Giuseppe Mattioli coadiuvato da ottimi Carabinieri di Polizia Giudiziaria. Finché non sarà fatta chiarezza sulla Procura di Parma, con una approfondita indagine, non potrà esserci vera Giustizia a Parma. Occorrerebbe un Procuratore Capo come il magistrato Nicola Gratteri. E la città ne subisce incolpevole i torti subiti. A Parma è ora di verità!! Durata del processo Vergara 7 anni senza aver mai chiesto rinvii, ma subiti da parte dei magistrati (a volte per futili motivi personali). Il querelante non ne aveva interesse per la possibile prescrizione.
Luigi Boschi

PS: avvocato Curzi, nel processo Pellegrini, non capisco come un bravo avvocato come lei, con tutta la documentazione comprovante quanto da me coraggiosamente scritto in verità, che altri pavidi non hanno mai avuto la forza di scrivere, testimoni di rilievo, musicisti che sono venuti a testimoniare quanto accadeva nell’orchestra di Pellegrini (OTR), la sua ottima arringa, sia riuscito a non farmi assolvere; o lei ha sbagliato la mia difesa per situazioni che esulano dal processo o il magistrato nonostante le evidenze ha voluto condannarmi per pressioni ricevute; e questo sarebbe un grave reato giudiziario che non può non essere contestato. Vede, la mia scrittura è cosa unica, come unica è stata la contestazione all’OTR. Lei avvocato Curzi avrebbe dovuto difendere con più determinazione i miei scritti nella loro forma letteraria che non poteva che essere sferzante, dissacratoria per il potere, che ho messo a nudo ed ho fatto saltare il banco. Condannato per le figure retoriche letterarie attribuite a Sergio Pellegrini per il suo operato, non è diffamazione, mi sembra una Giustizia da Stato delle banane. La condotta professionale del giudice Cristina Dallagiacoma sarebbe da indagare e denunciare al Guardasigilli o alla Procura e al CSM). Questo è un processo che sarebbe da rifare, non dovevo essere neppure rinviato a giudizio, e se proprio si voleva svolgere un processo, avrei dovuto essere assolto già in primo grado in quanto i fatti riportati non costituiscono reato.Tutte le condanne che vorranno infliggermi, non basteranno a farmi recedere. I miei scritti rimarranno nella storia di questa città, le sentenze dimostreranno la qualità della nostra ingiustizia parmigiana. Prima o poi questa Giustizia composta da impuniti dovrà pur cessare; non ha più senso. Essere condannato per “limiti nella continenza dell’esposizione” è inaccettabile. Dove finisce il sacrosanto diritto di critica e cronaca? Sarebbe privare uno scrittore /giornalista della sua libertà di espressione che non può essere ridotta al più squallido conformismo senza verità, pavido. Solo un magistrato impreparato, con pregiudizio poteva emettere una sentenza di condanna. Occorreva un coraggioso terremoto giornalistico per far crollare il sistema musicale di Parma di quel periodo. Cosa in cui sono riuscito e me ne compiaccio. Non si ottiene nulla con le trombette da carnevale di distrazione di massa o la stampa di regime locale. Io so di aver scritto la verità! mentre la Procura di Parma con il suo indegno magistrato ha scritto l’ennesima squallida pagina di offesa alla Giustizia nazionale e alla città, un danno permanente a un cittadino. Una sentenza che non si riconosce nelle parole di quel che ha detto Mario Draghi, in una sua conferenza stampa con la stampa estera, non nel convegno con educande dell’economia, è testimonianza delle mie ragioni: Ucraina Bruxelles, 25 mar. (askanews) [LINK] – “Forse non è una sorpresa che l’ambasciatore russo (Sergey Razov, Ndr.) si sia così inquietato: lui è l’ambasciatore di un Paese in cui non c’è libertà di stampa, da noi c’è, è garantita dalla Costituzione. E da noi si sta molto meglio”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.
Lo scrittore Erri De Luca, invece,è testimonianza sul mio necessario linguaggio per far aprire gli occhi. Non c’è alcuna diffamazione nel descrivere satiricamente e nelle forme retoriche che consente la lingua italiana, ciò che ha fatto Sergio Pellegrini con il suo socio Maghenzani; è la sua storia, anche le sue querele ne fanno parte. Non sussiste alcun reato. E lei avvocato Curzi, nelle sue perorazioni giudiziarie, non ha difeso adeguatamente la mia scrittura. Non può esserci continenza nella satira, come vorrebbe l’ignorante Cristina Dallagiacoma, coadiuvata probabilmente da Mastroberardino. Se oggi il teatro Regio di Parma è uscito dal tunnel in cui si era caccciato, lo deve anche al sottoscritto che ha avuto il coraggio di denunciare il malaffare regnante, contro ogni potere. Ma si rende conto avvocato Curzi che la Dallagiacoma con la sua sentenza determina cosa si può dire e scrivere? Gli scrittori i giornalisti, gli editori italiani dovrebbero consultarsi con questa sentenza della Dallagiacoma, che ora costituisce un precedente, per sapere cosa è possibile scrivere o pubblicare.  Si rende conto della assurdità! E’ stata stravolta la libertà di pensiero, di critica, di satira, ecc. Questo processo deve essere annullato e rifatto perché non è stato un processo equo e colpevolmente inquinato da ignoranza nel merito e nel contesto. I reati a me imputati non sussistono. Sono stati volutamente ignorati documenti, testimonianze, ecc. E  Se non verrà rifatto il processo e non sarò immediatamente riabilitato, lei avvocato Curzi, con la sua inefficace mia difesa, si è reso complice di questo misfatto giuridico. E’ uno sgarro alla libertà e alla democrazia!.. la cui responsabile principale è la dottoressa Cristina Dallagiacoma,  che rimane per ora impunita. Una vergogna della fascista giustizia parmigiana. Si può provare solo indignazione per come il coraggio del giornalismo viene condannato. E’ un gesto di arroganza e intimidazione contro la libertà di stampa e il sottoscritto.

“Quando cado nella disperazione ricordo a me stesso che in tutta la storia la verità e l’amore hanno sempre vinto.
Ci sono stati tiranni, ci sono stati assassini,
e per un po’ sembrano invincibili,
ma alla fine crollano.”
Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio.
Chi è capace di soffrire e lottare, alla fine vince !
Ricordatelo sempre!

Mahatma Gandhi

San Pio X Papa: “Siate forti! Non si deve cedere… Si deve combattere, non con mezzi termini, ma con coraggio; non di nascosto, ma in pubblico; non a porte chiuse, ma a cielo aperto!“.
Di fronte a questa ingiustizia io oppongo la mia ribellione, il mio rifiuto ad accettare queste vergognose sentenze. Rivendico il diritto di esprimere la mia opinione e nessuno me la toglierà. Per una vera giustizia e la libertà.
Pellegrini, Ambrosini, Dallagiacoma non esiste il caso…esiste l’invisibile mano del destino che ridà ad ognuno quello che ha dato… il tempo mi darà ragione, perché voi siete stati disonesti. Io ho scritto la verità! Voi avete condannato un onesto giornalista nell’esercizio del suo lavoro, questa si chiama intimidazione alla libertà di stampa.
Nicola Gratteri: “Se io consento e tollero che su 90 magistrati 20 non lavorano, allora, la Procura non funziona. Quindi anche se tu fino adesso sei stato abituato o hai deciso di arrivare alle 10.30 di mattina, se vado io a Napoli tu non vieni alle 10.30 di mattina, devi arrivare alle 8,30 del mattino e poi ti riposi la domenica. Se vuoi fare Procura devi venire la mattina ed esci la sera, a meno che non sei in udienza”.
Dottor Gratteri dovrebbe venire a Parma e valutare la scansafatiche della dottoressa Cristina Dallagiacoma e di molti altri. La situazione del Tribunale di Parma da anni è preoccupante. Occorrerebbe un magistato come il dottor Gratteri per cambiare i costumi della nostra città. E terminerebbero molti soprusi e le influenze mafiose.
La libertà di opinione in Italia è garantita dalla nostra Costituzione e non è soggetta a interpretazioni, non è vietata come nei paesi autocratici, teocratici (Iran) o di regime. La dottoressa Dallagiacoma dovrebbe trasferirsi in Iran o in Russia, dove si troverebbe a suo agio, in Italia si dedichi al cucito o, se proprio vuole rimanere nell’ambiente giudiziario, alle pulizie del tribunale. Lei è incapace di sentenziare con competenza e imparzialità senza pregiudizio, succube, forse, della Dal Monte o del suo protettore. La sua sentenza non ha dato nulla alla verità processuale, anzi l’ha affossata: la libertà di pensiero non dovrebbe essere vietata in Italia: “Liberae Sunt Nostrae Cogitationes” (I nostri pensieri sono liberi; Cicerone, Pro Milone, 29, 79); le opinioni non sono un reato. (Parma, 04 Aprile 2023; aggiornato il 12-16 Aprile 2023;19/01/2024; 28/01/24)
Luigi Boschi

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 Intervista a Nicola Gratteri

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