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Lo scippo del Festival Verdi 2022

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Lo scippo del Festival Verdi 2022

Inspiegabile depauperamento progressivo del Coro del Regio di Parma e del suo patrimonio musicale e anche economico. I proventi migliorativi del Fus annuale, calcolati sul borderò e la biglietteria, comprese la quota parte delle sponsorizzazioni raccolte per il FV calcolati sulla attività del 21, ma percepibili nel 22 andranno a Bologna e non a Parma.  

Anna Maria Meo – direttrice Fondazione Teatro Regio di Parma

Al Regio va in onda la vergogna di Pizzarotti & Bonaccini company – un insolito Festival Verdi al Regio di Parma nel 2022 targato MaraMeo. Ai parmigiani, nella recita di apertura, si presenterà senza il suo Coro e senza la sua orchestra. Un incidente grave che denota lo sbando amministrativo in cui versa la città, visto che il teatro è specchio della città. Una collaborazione con Bologna solo a discapito del Regio di Parma. Ben vengano anche altre collaborazioni quando vi sia una vera collaborazione e non una colonizzazione, come parrebbe essere dai dati e dalle considerazioni

Stefano Bonaccini Presidente Emilia Romagna

che qui vi riportiamo. Sarà l’ultimo Festival Verdi targato Pizzarotti MaraMeo. Un fare indisponente nell’incontro sia di Pizzarotti che della dottoressa Meo, facevano rumoreggiare il pubblico che etichettava fascista il Sindaco, il quale scendeva tra il pubblico inveendo alla ricerca del responsabile di tale affronto con fare da gerarca. Ognuno raccoglie ciò che si merita. La sua esagerata reazione a una battuta ironica, a una iperbole retorica, è stata una istigazione alla violenza, e questo risentimento eccessivo potrebbe nascondere qualche verità. Il rispetto, Pizzarotti, si conquista giornalmente con lealtà e attenzione ad ogni persona. Lei non concede la libertà di parlare (come ha detto), i cittadini ne hanno diritto nel loro teatro. E’ più loro che suo, visto che “prima di essere eletto Sindaco non ci ha mai messo piede”. Sorprende, ma non troppo, la presenza del Maestro Roberto Abbado (senza vergogna) come vigilantes affinché la sua Orchestra del Teatro Comunale di Bologna sia rappresentata anche nell’incontro stampa, in pieno conflitto di interessi, visto che ricopre l’incarico di Direttore Principale della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna; membro pure della Commissione scientifica del Festival Verdi (a Parma ha trovato il suo eldorado artistico il nipote di Claudio). Una messa in scena del “trittico dei probi”: “il Sindaco, la Direttrice, il Maestro”. Già indagati per falsità ideologica e truffa ai danni dello Stato le accuse; alla direttrice contestato anche il peculato.    

Federico Pizzarotti Sindaco di Parma

Nel 2012 arrivò Grillo con il suo copione politico!! Mauro Delrio padrino di Pizzarotti, Gloria Bianchino madrina della Ferraris la prossima assessora alla cultura, prima di Michele Guerra.
Federico Pizzarotti l’ex grillino, totalmente sconosciuto,[LINK]  divenuto sindaco la prima volta per interposta persona attraverso Beppe Grillo. Il bravo incantatore di situazioni disperate e soluzioni apparentemente semplici, aveva indotto a un connubio con il suo predestinato a sindaco. I parmigiani pensavano di votare le idee, le proposte, le promesse del comico genovese che in piazzale della Pace, la sera del 18 maggio 2012, aveva fatto il pieno. Era il preludio della sua prima vera vittoria politica: piazzare cinicamente in una città nota come Parma (che viveva un momento di difficoltà amministrativa/giudiziaria), la sua prima figurina nel contesto nazionale. “Parma la nostra Stalingrado” era così stata chiamata dal comico genovese la vittoria elettorale ricordando l’epica vittoria delle milizie russe contro i nazisti di Hitler, la prima grande sconfitta dell’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale. Senonché poi Stalin si dimostrò anche peggio di Hitler. Con i dittatori l’uomo non ha speranza di vita libera.
Pizzarotti vinse con tante sonore falsità e piaceri alle banche, responsabili di molte situazioni critiche della precedente amministrazione Ubaldi- Vignali. Grillo aveva fatto credere che l’inceneritore non sarebbe mai stato realizzato “sarebbero dovuti passare sul cadavere del Sindaco”; promise che sarebbero venuti a Parma grandi professionisti e diversi specialisti (l’economista Nicoletta Napoleoni, Maurizio Pallante per il piano energetico, l’analista finanziario Pieluigi Paoletti. [LINK] Per aiutare la città nella sua rivoluzione politica e amministrativa, solo parole al vento, non si è vista nemmeno l’ombra di questi vati. Lui stesso Grillo, dopo le elezioni, non si fece più vedere a Parma.  Con fatica e tempi biblici Pizzarotti formava la prima Giunta, la prima pedina in Assessorato fu Gino Capelli al bilancio, sembrava poter deporre positivamente, ma tutto, invece, finì lì. Dopo circa 1 anno Capelli rassegnò le dimissioni.   

dottor Capelli Gino ex Assessore al bilancio della prima giunta Pizzarotti

Ultimo tassello mancante l’assessore alla cultura. Dopo lunga selezione arrivò da Torino come Assessore alla cultura Maria Laura Ferraris la Deput Venue Manager Event Services, XX Giochi Olimpici Invernali, Torino 2006, Laurea in Conservazione dei beni culturali, Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università degli studi di Parma allieva di Gloria Bianchino [LINK].

maria Laura Ferraris ex assessore alla cultura della prima giunta Pizzarotti

 La Ferraris stregò il Sindaco che  rimase appeso alla sua gonnella fin da subito: elevata anche a membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio in palese conflitto di interessi (il controllore che è anche parte di ciò che dovrebbe essere controllato).
Dopo alcuni mesi il primo sindaco grillino soprannominato da questo socialblog (chance il giardiniere o l’ipsiota), contro il 

Andrea Viero
AD Iren SPA

benvolere dell’UPI che lo elogiava pubblicamente nelle sue assise; all’Iren diviene di casa con  Andrea Viero Ad di Iren Spa, spesso come sponsor, così come a Genova. Quando si dice il contrario di ciò che poi si fa, la credibilità pubblica diventa uno zerbino per pulirsi le scarpe. Lo sosteneva anche Gianroberto Casaleggio che chiedeva le dimissioni di Pizzarotti in quanto non aveva mantenuto le promesse. Federico si dissocia da Grillo e il suo movimento.
Perso per strada Grillo, Pizzarotti costituisce il suo gruppo “Effetto Parma” dei finti grillini

opera di Luigi Boschi: Effetto Parma e i finti grillini

e  si appoggia a Stefano Bonaccini che molto volentieri lo accoglieva sotto la sua protezione, sapendo che su Parma c’era molto da fare: Fiere, Teatro Regio, Fondazione Arturo Toscanini, Cassa di espansione sul Baganza…  un favore al Pizzarotti parmigiano che conta non si nega mai. (Paolo e non Federico, quest’ultimo è solo l’utile idiota necessario). Nonostante la completa ignoranza sul Teatro Regio e la lirica del neoeletto sindaco (sua la dichiarazione alle Tv nazionali, siamo arrivati al compiacimento e vanto dell’ignoranza(!) come da statuto della Fondazione, ne diventa Presidente. La situazione del Teatro Regio era stata lasciata dal Maestro Mauro Meli e dal precedente Cda dimissionario ( Roberto Delsignore,Andrea  Zanlari, Pierluigi Gaiti) [LINK] in grandi difficoltà economiche (il capitale della fondazione a -2 milioni di euro, oltre 11 milioni di euro l’indebitamento, 6 milioni di euro circa il disavanzo). Da questo socialblog e da artisti di Parma (Michele Pertusi, Sebastiano Rolli, e molti melomani) chiedevano l’arrivo di Carlo Fontana (con l’incarico dal sottoscritto suggerito di amministratore esecutivo, arrivò, dopo una serie di incontri con Pizzarotti accompagnato sempre dalla sua mascotte culturale Maria Laura Ferraris, Fontana arrivò insieme al maestro Luigi Ferrari per la parte amministrativa gestionale, e Paolo Arcà come direttore artistico. Venne presentato un piano industriale quadriennale della Fondazione Teatro Regio di Parma (approvato anche in Consiglio Comunale), si formò un nuovo CDA e si stese un nuovo Statuto. Si mise le mani alla incresciosa situazione della Orchestra a chiamata OTR srl in fallimento (di Maghenzani e Pellegrini) [LINK] che su sentenza della magistratura dovette lasciare i locali occupati e rinunciare al nome Teatro Regio di cui non aveva mai avuto la disponibilità. Infine Fontana sistemò con accordi programmati le vertenze sindacali con gli stagionali. Il Coro trovò un suo assetto organizzativo stabile in una unica cooperativa. La Toscanini tornò a suonare al Regio dopo anni di forzato esilio voluto dal sindaco Elvio Ubaldi e sopportato malamente e vergognosamente dal suo successore Pietro Vignali e dall’Assessore Luca Sommi.
Fontana riuscì a disincagliare un importante tranche di 1.500.000 euro da Arcus incagliati dal 2010 di finanziamento per il Regio rimasto bloccato dalla burocrazia romana. [LINK]

Il sindaco ex grillino finiva il primo mandato con risultati minimi e insoddisfacenti rispetto alle promesse con una città sporca e spesso in alcune zone abbandonata, specialmente tutte le aree verdi e i parchi, Piazzale della Pace divenuto un campo di patate, usato e distrutto assurdamente per manifestazioni fieristiche. Incredibile l’operazione artistica di Pistoletto (il Terzo paradiso LINK), bocciata pubblicamente anche dall’architetto Mario Botta [LINK].  Si levarono molte proteste anche per i servizi sociali inadeguati [LINK] e scontri, finiti in tribunale con la dirigenza (vedi Marta Segalini, Flora Raffa, Roberto Barani, Donatella Signifredi). [LINK] e con l’intervento del sindacato nazionale dirigenti (DIREL). Finito innanzi al TAR.

Rieletto poi nel 2017 per la pochezza politica dell’ing Paolo Scarpa con “Parma Protagonista”.. del niente, dimessosi poi anche da consigliere comunale.[LINK
Ci troviamo ora alla fine dei 2 mandati, 10 anni di Pizzarotti sono stati una punizione immeritata per la città di Parma. Specialmente per l’attività culturale. All’uscita di Carlo Fontana per Roma all’Agis (12 settembre 2013), fu presentato un bando di manifestazione di pubblico interesse per un nuovo direttore con selezione da parte di una commissione esaminatrice composta da Cristiano Chiarot , Antonello Zangrandi, Alberto Nodolini [LINK]. 30 circa i partecipanti con 7 selezionati per la prova finale. Nonostante la numerosa e qualificata partecipazione, fu chiuso improvvisamente con un comunicato del Comune di Parma senza esito di incarico. Incarico assegnato, invece, direttamente da Pizzarotti a Anna Maria Meo (direttrice) e a Barbara Minghetti (consulente per lo sviluppo) che non avevano partecipato al bando per la manifestazione di interesse[LINK]. Incarichi a tempo collegati alla durata amministrativa del Sindaco Federico Pizzarotti e Presidente della Fondazione che decadrà al termine del suo mandato. Molti si chiedevano la logica di incarico alla operatrice turistica Anna Maria Meo con esperienza a  Wexford Festival Opera e nelle gestione di festival minori [LINK]. Passare al Regio di Parma è stato un salto di qualità e prestigio per la sua carriera. Il nome del teatro Regio di Parma è un blasone culturale mondiale. Pochi sono i Teatri di tradizione paragonabili per storia nella musica lirica. Forse fu un suggerimento a Pizzarotti di Luigi Ferrari prima di dimettersi, raggiunta l’età pensionabile, da Sovrintendente della Toscanini. In 10 anni Pizzarotti ha solo tratto benefici dal Regio senza dare alcun contributo, solo parzialmente, quelli in ambito economico dalle casse del Comune.   
Pare che alla fine di ogni mandato il teatro Regio si ritrovi sempre in difficoltà di gestione con le sue masse artistiche e successione direttiva: Presidente Pizzarotti, in teatri seri la successione viene programmata in tempo senza dover terminare nel vuoto gestionale e artistico e con forti dissidi da sistemare, prodotti da logiche politiche e non certo artistiche (che lei già ben conosce). Non ha imparato proprio nulla dalla recente storia vissuta anche in prima persona? Eppure ha avuto persone con cui confrontarsi come Carlo Fontana e Luigi Ferrari. Lasciare il vuoto è forse il suo miglior esercizio di strafottenza.   
L’operazione con Bologna sta proponendo un depauperamento del patrimonio musicale di Parma. Forse il suo ultimo atto.  
La presentazione del cartellone del Festival Verdi 2022 ha fatto emergere il malcontento che serpeggiava con molti malumori in città e contestazioni dei coristi [LINK video]. Il Festival Verdi voluto da Andrea Borri nel lontano 2001 [LINK], in questi anni pare essere divenuto un contenitore artistico da riempire con masse artistiche di Bologna, il cui Teatro, con sovrintendente  Fulvio Adamo Macciardi, non naviga certo in buone acque. Basta leggere il bilancio [LINK].
Dal 2017 inizia questo tentativo di Bologna di occupare stabilmente il Festival Verdi tra i festival nazionali riconosciuti e finanziati ad ogni edizione con 1 milione di euro [LINK].Legge sostenuta dai parlamentari parmigiani avv. Giorgio Pagliari, Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini
Ma il Festival Verdi “è un marchio di fabbrica”, si legge in un intervento del dottor Raffaele Viggiano rappresentante del Coro di Parma pubblicato sulla Gazzetta di Parma il 7 febbraio 2022, “un carattere distintivo, un onore per Parma che lo celebra nel proprio teatro. È punto di vanto e di orgoglio della città, che celebra Verdi, che ha avuto i natali nelle terre verdiane, con rappresentazioni e con studi approfonditi delle partiture (a Parma e non a Bologna ha sede l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani). La città di Parma e le terre verdiane, hanno le professionalità tali da poter garantire l’esecuzione di qualsiasi opera del cigno di Busseto, caratterizzandone il colore vocale ed interpretativo, in perfetta armonia, con le volontà espresse dal compositore. Il Teatro Regio di Parma, da sempre, ha un coro con eccellenti professionisti, che nei decenni hanno forgiato le loro voci, grazie anche ad ottimi maestri (Gandolfi-Egaddi-Faelli-Faggiani), ottenendo una qualità vocale che si piega a tutti i repertori e particolarmente a quello verdiano.
L’attuale coro ha raggiunto una qualità, riconosciuta da tutta la critica, tra le migliori al mondo. Esiste poi una parmigianità strettamente verdiana negli appassionati del loggione, orgogliosi di perpetrare una tradizione centenaria di “orecchio fine” verdiano.
A Parma per il Festival Verdi 2022, viene affidato il titolo più importante e di apertura al Teatro Comunale di Bologna che è anche il reale ideatore della produzione, essendo partner istituzionale del Festival Verdi: un’autentica delocalizzazione ideativa e progettuale del nostro Festival.

Tale scelta inaccettabile inizia alcuni anni fa con l’assegnazione di produzioni a orchestra e coro di Bologna, con sottrazione di giornate lavorative per il coro del Regio di Parma, senza che mai la dirigenza di Parma abbia portato le proprie maestranze artistiche a Bologna…un “do senza mai un des”, un teatro aperto ma solo per importare da Bologna e mai per esportare (per questo Festival anche orchestra e coro dal Teatro del Maggio di Firenze). Ciò provoca un grosso danno economico al coro che negli ultimi anni, da quando è iniziata la colonizzazione di Bologna, ha visto ridurre a meno della metà le proprie giornate lavorative. Questo determina la distruzione di un coro, autentico tesoro culturale della nostra città, ritenuto da tutta la critica il vero punto di eccellenza del Regio, in ogni produzione lirica. Il Festival se ha avuto lustro a livello internazionale lo deve anche al proprio Coro. La scelta di farsi colonizzare da Bologna comporta anche un depauperamento, già previsto dalla Direzione del Regio di Parma, di altri settori fondamentali e strategici indispensabili per l’andata in scena di un’opera lirica (sartoria, maestri collaboratori, personale di un’accademia che è stata creata per il trucco e per le acconciature ecc.). L’operazione di colonizzazione si prevede che abbia un seguito e che il Regio, con tale scelta, possa venire completamente svuotato diventando un “contenitore vuoto” per produzioni artistiche pensate altrove e con maestranze provenienti da Bologna o da altri teatri”.

Questa operazione produce un danno economico non indifferente, un esperto di gestione teatrale su mia richiesta, dopo aver visionato un po’ di carte, mi scrive: “le attività musicali che il Comunale di Bologna ha svolto a Parma sono a borderò di Bologna con la conseguente titolarità degli incassi di biglietteria (quota parte degli abbonamenti e biglietti della serata) e quota parte delle sponsorizzazioni raccolte attorno al nome del Festival Verdiano, oltre ad aver beneficiato del pagamento complessivo a rimborso pieno delle prestazioni artistiche sia per l’orchestra che il coro e tutto il resto.

Per chi non fosse addentro alle questioni dello spettacolo dal vivo, vorrei precisare che il borderò è lo strumento che ogni teatro o sala di spettacolo deve compilare per la S.I.A.E. (Società Italiana Autori ed Editori) da cui si ricavano dati fondamentali quali il totale degli spettatori paganti, il totale dei biglietti omaggio consegnati sera per sera, il totale delle entrate da vendita dei biglietti e della quota degli abbonamenti, il contributo per ogni singola serata delle sponsorizzazioni, il calcolo degli eventuali diritti d’autore, ecc.

Allora mi sono chiesto quanto segue:

  1. ho interpretato correttamente quanto mi è parso di leggere? Se ciò corrisponde a verità perché la Direzione Generale del Teatro Regio di Parma ha ceduto la titolarità di uno “strumento strategico” quali sono i borderò delle serate lirico-musicali posto che sono i documenti fondamentali da presentare al Ministero per la Cultura per ottenere l’anno dopo gli incentivi economico-finanziari previsti per legge, migliorativi dei fondi del F.U.S. (Fondo Unico dello Spettacolo)?
  2. è allora Bologna che, dopo aver ottenuto il pagamento complessivo delle proprie prestazioni artistiche a Parma, beneficia un anno per l’altro anche dei borderò delle singole serate al fine di ottenere lei e non Parma gli incentivi derivanti dall’aumento delle attività, delle entrate di biglietteria, delle sponsorizzazioni ecc.?
  3. accanto a quanto sopra descritto che potrebbe avvenire per la Fondazione Comunale di Bologna, ci sono altri esempi di borderò intestati a terzi che non siano il Teatro Regio di Parma, ad esempio le attività del Verdi Festival Off come vengono trattate?

Stante il forte interesse del Comunale di Bologna (ed anche della Regione Emilia Romagna) nell’essere presente al Teatro Regio di Parma all’interno del cartellone del Festival Verdi, alla base e come “motore” principale, in realtà, ci sono altri interessi, per altro legittimi per loro, di vedere sempre più rafforzata la figura ed il ruolo del Teatro Comunale a detrimento di altre realtà produttive di lirica regionali e nello specifico Parma?

Se così fosse, il “problema emarginazione progressiva dell’impiego del Coro del Teatro Regio di Parma” è da considerare solo la punta dell’iceberg di un processo vero e proprio di colonizzazione per addivenire nel più breve tempo possibile alla completa trasformazione del Teatro Regio di Parma in un “contenitore vuoto” atto ad ospitare prodotti artistici e musicali pensati altrove, già Mauro Meli ne aveva  dato ampia dimostrazione.


Insomma l’apertura del 22 settembre 2022 del Festival Verdi con ”La forza del destino” affidata al Coro e alla Orchestra del Comunale di Bologna, tutti hanno visto in questa operazione non una scelta artistica, ma politica, tra Pizzarotti e Bonaccini. Bonaccini ha grandi difficoltà nel suo teatro Comunale e cerca di trovare soluzioni per le sue masse artistiche stabili anche a Parma.
Parma terra di conquista per il presidente PD Stefano Bonaccini, eletto con il 37,7% degli aventi diritto [LINK], quindi con la minoranza dei cittadini dell’Emilia Romagna che presentava un’ astensione tra le più alte delle regioni italiane. Forse qualche domanda Presidente Bonaccini avrebbe dovuto farsela! I parmigiani non sono affatto contenti di queste continue incursioni, nonostante le buone relazioni con i vertici dell’UPI in particolare con Cesare Azzali, grand Maître à penser parmigiano tra segnali di fumo della sua pipa [LINK]. Già difensore della OTR srl di Maghenzani e Pellegrini nella trattativa sindacale.

Il Festival Verdi in particolare sembra divenuto un contenitore per altre masse artistiche; il più penalizzato pare essere il Coro di Parma. Di seguito le edizioni dei Festival Verdi dal 2016 con l’impiego delle masse artistiche:

Programma 2016 FV:
Don Carlo, Trovatore, Giovanna D’Arco, Masnadieri (teatro di Busseto), 4 pezzi sacri.
Attività del Coro del Regio: ore 3979 per un costo di 457.585 euro, un lavoro di 76 giornate;

Programma 2017 FV:
(primo anno di collaborazione con Bologna)
Jerusalem, Falstaff, Requiem, Stiffelio al (Teatro Farnese) Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna. 
Attività del Coro del Regio: ore 2.752 per 316.480 euro, un lavoro di 42 giornate.

Programma 2018 FV:
Magbeth, Attila, Concerto di Roberto Abbado, Un giorno di Regno (teatro di Busseto). Orchestra e Coro di Bologna; Le Trouvère (Teatro Farnese) con Orchestra e Coro di Bologna.
Attività del Coro del Regio 2678 ore per un totale di 267.800 euro a fronte di 41 giornate.

Programma 2019 FV:
Nabucco, Due Foscari, Concerto di Roberto Abbado.
Aida di Zeffirelli (Teatro di Busseto) Orchestra e Coro di Bologna; Luisa Miller (Chiesa San Francesco dal Prato) Coro e Orchestra di Bologna; locazione forzata in quanto il sovrintende Verde non ne voleva più sapere di ospitare un’opera al Farnese essendo stati arrecati danni durante lo Stiffelio nel 2017.  [LINK]  
Attività del Coro del Regio: 2561 ore per un costo di 256.100 euro, lavoro di 42 giornate.

Programma 2020 FV:
sospeso per covid. Sostituito con “Scintille d’Opera” al Parco Ducale di Parma: Macbeth in francese in forma di concerto, Ernani in forma di concerto e Requiem. Coro del Regio.  Macbeth ha vinto il XXXX Premio Franco Abbiati della Critica Musicale Italiana. Il riconoscimento è stato annunciato il 17 aprile scorso ed è stato consegnato a Milano presso gli Amici del Loggione nella Cerimonia di premiazione e presentazione dell’Annuario della Critica Musicale Italiana 2021 e della Cronologia 1981-2021 del Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati”. Un’esecuzione in forma di concerto che ha rappresentato la prima ripresa assoluta dalla prima esecuzione a Parigi nel 1865 del melodramma in quattro parti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, tradotto in francese da Charles Louis Étienne Nuittier e Alexandre Beaumont, presentato al XX Festival Verdi nell’edizione critica della partitura curata da David Lawton, revisionata da Candida Mantica. Non è stato possibile “ospitare” Bologna a causa delle restrizioni anti Covid-19.

-Programma 2021
FV:
Simone Boccanegra in forma di Concerto, Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna;
Ballo in Maschera; coro Teatro Regio, Orchestra La Toscanini;
Concerto Corale di Roberto Abbado.  Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Regio di Parma;
Messa da Requiem: Dirige Daniele Gatti orchestra sinfonica nazionale della RAI, Coro del teatro Regio.
Attività del Coro del Regio: 1754 ore ad un costo di 192.940 euro. Lavoro di 27 giornate.

programma 2022
:
La Forza del Destino, Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna;
Simone Boccanegra orchestra La Toscanini, Coro Teatro Regio
Messa da requiem, orchestra sinfonica Rai dirige Michele Mariotti, coro Teatro Regio;
Il Trovatore al Teatro Magnani di Fidenza orchestra La Toscanini e coro Teatro Regio,
Simon Boccanegra nella sua versione rivista da Verdi, Orchestra La toscanini,  Coro Teatro Regio;
i Quattro pezzi Sacri, Orchestra e Coro del Maggio Fiorentino;
Attività del Coro del Regio: 22/24 giornate ancora da definire

Totalmente dimenticato Busseto.

Da questi dati si evince la continua erosione dell’attività del Coro del Teatro Regio di Parma in totale passività collaborativa con altri Teatri.  

Dottoressa Meo, la contestazione del Coro non è pretestuosa come lei dice dal palco, l’analisi dei dati e dei programmi non smentisce le accuse che vengono rivolte a lei e al Sindaco in qualità di Presidente. Cosa poi alquanto sconcertante che 4 componenti del Cda (Maria Dallatana, Vittorio Gallese, Antonio Giovati, Alberto Nodolini) dichiarino in un intervento sulla Gazzetta di Parma del 13 Febbraio 2022, di non sapere nulla di più di ciò che è conosciuto dalla cittadinanza. Ci chiediamo allora chi dovrebbe sapere se non loro stessi, visto che dovrebbero accertare e validare i costi che non arriveranno “come dal ciel precipitano”. Il punto b e c dell’art 8 dello Statuto recita: “il CDA approva il bilancio di previsione indicati nell’art.13 e il bilancio di esercizio art.12, approva con particolare attenzione ai vincoli di bilancio i programmi di attività artistica”.


Il bilancio preventivo dell’esercizio successivo, corredato dal documento di programmazione annuale delle attività è proposto al C.d.A. entro e non oltre il 15 novembre dell’anno precedente (…)”.

Il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Teatro Regio almeno fin dallo scorso mese di novembre era, quindi, a conoscenza dei termini della “collaborazione” (o per meglio dire “colonizzazione”) delle attività festivaliere previste al Teatro Regio di Parma nei mesi di settembre e ottobre 2022, così come illustrate nella conferenza stampa di lunedì scorso 7 febbraio 2022 tenuta con tutta la loro supponenza e arroganza dal Presidente Federico Pizzarotti e dal Direttore Generale Anna Maria Meo.

Pertanto, il C.d.A. è a conoscenza delle attività artistiche sin dal bilancio di previsione che deve essere poi rendicontato con obbligatoriamente anche la descrizione della attività artistica svolta.

Nel momento in cui, per obbligo di legge, il Consiglio d’Amministrazione approva, il bilancio consuntivo corredato dalla relazione dell’attività artistica svolta, conferma sia nel contenuto che nelle forme tutti i contratti e le convenzioni posti in essere.

Inoltre, per approvare un bilancio il C.d.A. deve preventivamente acquisire la relazione del Collegio dei Revisori dei conti che presumo abbiano anche loro espresso il loro autorevole parere sia dal punto di vista dell’opportunità che della “convenienza” di natura economica per l’operazione in generale e per il coro di Parma in particolare.

Non credo, quindi, sia plausibile che quattro membri del C.d.A. affermino che apprendano le notizie dai giornali, come fa il pubblico ed appassionati, frequentatori da anni del loggione del Regio e non solo.

Pertanto e’ di difficile comprensione quanto dichiarato sulla gazzetta di Parma dai membri del C.d.A

Non vorremmo essere di fronte alle tre scimmiette: ”non vedo, non sento, non parlo!”, un comportamento già visto dai Cda precedenti dimissionari. Chi dovrebbe sovrintendere l’operatività del nostro Teatro Regio se non il CDA?  Leggendo lo statuto si evince al art12 il Cda “approva il bilancio di previsione, il bilancio di esercizio, approva i vincoli di bilancio e i programmi di attività artistica”. Quindi non potete non sapere!
Art.13 il bilancio preventivo dell’esercizio successivo corredato dal documento di programmazione annuale delle attività è proposto dal CDA entro il 15 novembre di ogni anno per la successiva approvazione a titolo autorizzativo da parte del Consiglio Comunale in sede di approvazione del Bilancio di previsione annuale del Comune di Parma. [Statuto Teatro Regio DOC. PDF]
Al Regio di Parma potrebbero dare la rappresentazione della società dello spettacolo e dei falsari, tratti dagli autori Guy Debord e André Gide. “Regio di Parma, cosa ti hanno fatto! Perché?”
(Parma, 15/02/2022)
Luigi Boschi

 

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