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Le sanzioni contro Putin sono qui per restare, dice von der Leyen. Ne servono altre.

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Ursula Von der Lyien
Ursula Von der Lyien

Non è il momento dell’appeasement (pacificazione). La presidente della Commissione ha fatto bene a smentire la narrazione alimentata dal Cremlino sulle sanzioni più dannose per l’Ue che per la Russia
Le sanzioni sono qui per restare. Questo è il momento della determinazione, non dell’appeasement”, ha detto ieri Ursula von der Leyen, spiegando che le sanzioni imposte a Vladimir Putin per la guerra in Ucraina stanno annichilendo l’economia russa e compromettendo il suo sforzo militare. “In Russia il settore finanziario è allo stremo” e “quasi mille società internazionali hanno lasciato il paese”, ha detto la presidente della Commissione nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: “L’esercito russo sta recuperando microchip da lavastoviglie e frigoriferi per riparare le apparecchiature militari, perché ha esaurito i semiconduttori. L’industria russa è alla deriva”. Von der Leyen ha ricordato che “è stato il Cremlino a mettere l’economia russa sulla via della rovina. E’ il prezzo da pagare per la scia di morte e distruzione lasciata da Putin”.
La presidente della Commissione ha fatto bene a smentire la narrazione alimentata dal Cremlino sulle sanzioni più dannose per l’Ue che per la Russia. Senza nascondere le difficoltà di un inverno a rischio penuria di gas ed elettricità, von der Leyen si è detta convinta che “l’Europa avrà la meglio e Putin perderà”. Questa guerra non è solo contro l’Ucraina. “E’ una guerra contro la nostra energia, la nostra economia, i nostri valori e il nostro futuro”, ha detto von der Leyen. Ma, nel momento in cui l’Ue si sta concentrando sulle misure per attenuare l’impatto dei prezzi dell’energia sulle sue opinioni pubbliche, non deve perdere di vista la necessità di far vincere la guerra all’Ucraina il più rapidamente possibile. L’avanzata ucraina e il ritiro russo dall’oblast di Kharkiv deve spingere l’Ue a fare di più. Quel che è mancato nel discorso di von der Leyen è l’annuncio di nuove sanzioni contro la Russia e di altre forniture di armi a Kyiv. Se questo non è il momento dell’appeasement, alle parole devono seguire i fatti. 15 SET 2022

Fonte: ilfoglio.it

Anna Pirozzi (soprano) sostituirà Silvia Dalla Benetta nella serata inaugurale de il trovatore al Teatro Magnani di Fidenza

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Anna Pirozzi cantante lirica (soprano)

Anna Pirozzi cantante lirica (soprano)

I cantanti si sostituiscono, ma gli spazi per la produzione di un’opera, se non ci sono, non si inventano. LB  
Fidenza, Teatro Girolamo Magnani
sabato 24 settembre 2022 ore 20.00
Il Teatro Regio di Parma informa che, per il perdurare di un’indisposizione che l’ha colpita nei giorni scorsi, Silvia Dalla Benetta non potrà sostenere il ruolo di Leonora nella serata inaugurale de Il trovatore, sabato 24 settembre 2022, al Teatro Girolamo Magnani di Fidenza. Il ruolo sarà interpretato da Anna Pirozzi.

Il Teatro Regio ringrazia per la pronta disponibilità l’artista e augura una pronta guarigione alla signora Dalla Benetta.

Il dramma lirico su libretto di Salvadore Cammarano tratto dal dramma El Trovador di Antonio Garcìa Gutiérrez andrà in scena al Teatro Girolamo Magnani di Fidenza sabato 24 settembre 2022, ore 20.00 (recite 2, 8, 13 ottobre 2022, ore 20.00) nell’allestimento realizzato per il Festival Verdi 2016 dal Teatro Regio di Parma con la regia di Elisabetta Courir, le scene di Marco Rossi, i costumi di Marta Del Fabbro, le luci di Gianni Pollini, le coreografie di Michele Merola.

Sebastiano Rolli dirige la Filarmonica Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, nell’edizione critica della partitura a cura di David Lawton, the University of Chicago Press, Casa Ricordi srl, Milano. In scena Anna Pirozzi (24), Silvia Dalla Benetta (Leonora), Angelo Villari (Manrico), Simon Mechlinski (Conte di Luna), Rossana Rinaldi (Azucena), Alessandro Della Morte (Ferrando), Davide Tuscano (Ruiz – Un messo), Ilaria Alida Quilico (Ines), Chuanqi Xu (Un vecchio zingaro).

 

INCONTRI, PROVE APERTE

Il compositore, lo stile, la genesi delle opere, i capolavori letterari che hanno ispirato Il trovatore sono alcuni dei temi approfonditi da Giuseppe Martini in Prima che si alzi il sipario, Ridotto del Teatro Magnani di Fidenza, domenica 18 settembre 2022, ore 17.00, con l’esecuzione dal vivo dei brani d’opera più celebri a cura degli allievi del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma coordinati da Donatella Saccardi. Ingresso libero.

Le prove di Il trovatore, momenti cruciali nei quali la complessità del lavoro in scena e dietro le quinte trova un’emozionante sintesi, sono aperte al pubblico giovedì 22 settembre, ore 15.30 al Teatro Girolamo Magnani di Fidenza.

 

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

Orari di apertura: dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora precedente lo spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi.

Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma può essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su festivalverdi.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARTNER E SPONSOR
Il Festival Verdi è realizzato grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Reggio Parma Festival, Comune di Parma. Main partner Chiesi. Major partner Fondazione Cariparma. Partner Crédit Agricole Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Unione Parmense degli Industriali, Dallara, Opem. Sostenitori CePIM, Mutti, Parmacotto, Grasselli, Sicim, La Giovane, Oinoe, Colser, Parmalat. Con il contributo di Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Comune di Fidenza, Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Advisor AGFM. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Digital counselling Unsocials. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Tour Operator Partner Parma Incoming. Hospitality Partner Novotel. Sostenitori tecnici De Simoni, Milosped, IgpDecaux, Cavalca, Graphital. Il Teatro Regio aderisce a Fedora, Opera Europa, Opera Vision, Emilia taste, nature & culture. Partner istituzionali Teatro Comunale di Bologna, La Toscanini. Partner artistici Società dei Concerti di Parma, Casa della musica, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Coro del Teatro Regio di Parma. 

 

I sovranisti italiani e gli interessi ungheresi

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Il Parlamento europeo ieri ha detto che l’Ungheria di Viktor Orbán è diventata una “autocrazia elettorale” e una minaccia sistemica ai valori europei, in una durissima risoluzione per chiedere alla Commissione di bloccare le risorse del Recovery fund e gli altri fondi comunitari fino a quando Budapest non rispetterà gli standard dell’Ue sullo stato di diritto. Secondo il Parlamento europeo, l’inazione degli altri stati membri ha aggravato la deriva di Orbán. L’elenco delle contestazioni è lungo: carenze del sistema costituzionale ed elettorale, controllo politico della magistratura, corruzione, conflitti di interesse, mancanza di libertà di espressione e pluralismo dei media. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per i limiti alle libertà accademica, di religione e di associazione, e ai diritti delle persone Lgbt, delle minoranze, dei migranti e dei richiedenti asilo. Nella guerra ucraina, Orbán funge da cavallo di Troia di Vladimir Putin dentro l’Ue con il suo veto su alcune sanzioni e i suoi acquisti da Gazprom.

L’ultimo episodio è il boicottaggio ungherese di una risoluzione dell’Ue all’Onu per monitorare la situazione dei diritti umani in Russia. La risoluzione del Parlamento europeo è stata approvata a larghissima maggioranza (433 favorevoli, 123 contrari e 28 astensioni). E’ la dimostrazione di quanto Orbán sia diventato un paria nella famiglia europea. Ma Fratelli d’Italia e  Lega hanno votato contro. FdI ha denunciato un “attacco politico”. “Mi occupo di Italia”, ha detto Matteo Salvini. I sedicenti patrioti fingono di ignorare il fatto che ciò che fa Orbán va contro gli interessi italiani. Che siano i fondi comunitari finanziati dall’Italia e sottratti dalla corruzione in Ungheria, o la rottura dell’alleanza occidentale che sta aiutando l’Ucraina a porre fine il più rapidamente possibile alla guerra di Vladimir Putin. 15 SET 2022
Fonte: ilfoglio.it

1 SETTEMBRE – IL PRESIDENTE DI LUKOIL MUORE DOPO ESSERE CADUTO DAL SESTO PIANO DI UN OSPEDALE

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Ravil Maganov, 67 anni, presidente della compagnia petrolifera privata russa Lukoil, è morto dopo essere caduto dalla finestra del Central Clinical Hospital di Mosca, come riporta il Moscow Times, citando i media locali. L’ospedale, noto anche come Clinica del Cremlino per il trattamento dei pazienti delle èlite politiche e imprenditoriali russe, ha confermato la morte all’agenzia di stampa statale Ria Novosti, senza fornire ulteriori dettagli. Maganov è il secondo alto dirigente Lukoil a morire in circostanze misteriose negli ultimi mesi. All’inizio di maggio, la polizia russa ha aperto un’indagine penale per la morte dell’ex dirigente della Lukoil Alexander Subbotin. Lukoil è stata una delle poche compagnie russe a chiedere apertamente la fine della guerra in Ucraina. 13 settembre 2022

Fonte: larena.it

Michele Pertusi al Metropolitan con Medea di Cherubini

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Il basso parmigiano Michele Pertusi nei panni di Creonte, Re di Corinto
Il basso parmigiano Michele Pertusi nei panni di Creonte, Re di Corinto




Medea di Cherubini in apertura di stagione al Metropolitan, con Michele Pertusi nei panni di Creonte, Re di Corinto.(15/09/2022)
Luigi Boschi

Il prezzo del gas è in discesa?

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C’è un report pesante sui tavoli di chi investe in energia: per Goldman Sachs le quotazioni si dimezzeranno già quest’inverno, scendendo sotto ai 100 euro a MWh(megawattora)

C’è un report pesante sui tavoli di chi investe in gas e energia. Goldman Sachs scrive che il prezzo del gas si dimezzerà quest’inverno. Sì, proprio dimezzerà. Il contrario di ciò che stimano altri esperti e il super contrario di ciò che predicano, temono o invocano molti politici. Gli analisti della banca d’affari applicano uno schema classico per le bolle di prezzo dei prodotti di grande consumo e di uso fruibile su mercati caratterizzati da grande liquidità. Quelle bolle si sgonfiano sempre, perché il mercato funziona per eccessi di rialzo che si autoalimentano nella fase di salita e si autoriducono nella fase di calo. I fattori di rialzo sono quasi sempre rigidi, legati a eventi straordinari. Mentre i compratori hanno messo in atto strategie di efficientamento dei consumi, che diventeranno strutturali e perciò incideranno sulle aspettative. In Goldman Sachs pensano che le cose stiano così anche stavolta. E notano che la riduzione dei consumi è già in atto, con efficaci interventi dei decisori pubblici e altrettanta capacità di reazione da parte dei consumatori privati e delle aziende. Un fatto prevedibile ma che sorprende nella sua entità e rapidità gli stessi tecnici di Goldman, tanto che la loro nuova stima sul prezzo del gas ne corregge una precedente e sempre loro in modo drastico. Nei numeri si passa a una stima di meno di 100 euro per megawattora nel  primo trimestre del 2023, mentre la stima precedente indicava 215. E’ possibile che in Goldman stiano prendendo un granchio colossale, ma l’esperienza  induce a pensare che abbiano ragione. In ogni caso le loro previsioni innescheranno un movimento verso le coperture delle posizioni finanziarie più esposte in caso di calo drammatico del prezzo. In questi casi la paura fa molto. E sui mercati potremmo vedere rapidamente una corsa a ricoprirsi sulle nuove aspettative di prezzo, con un processo che a sua volta autoaccelera il proprio svolgimento. Gli sviluppi della guerra, assieme all’andamento dell’economia mondiale, concorrono a rafforzare la credibilità della stima di Goldman. O almeno si spera.  

La Croazia non ha paura delle trivelle

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Dall’altra parte dell’Adriatico, Zagabria aumenta la produzione di gas

In Croazia la crisi energetica ha una soluzione: l’estrazione del gas nazionale, quello stesso gas che l’Italia saluta da lontano affacciandosi dall’altra parte del mare Adriatico
. Ieri il ministro dell’Economia e dello Sviluppo sostenibile croato Davor Filipovic ha riunito la task force incaricata di seguire l’emergenza e ha annunciato la decisione di aumentare la produzione domestica del 10 per cento rispetto ai precedenti obiettivi. Non solo: il gas estratto dalla compagnia nazionale di idrocarburi Ina – di recente alla ribalta delle cronache per una presunta truffa che ha portato alle dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione – dovrà essere venduto alla società elettrica di stato Hep a un prezzo non superiore a 41 euro per megawattora. Lo scopo è garantire tariffe più basse a cittadini e imprese croate ed evitare interruzioni delle forniture in vista dei tagli dei consumi concordati con l’Europa.

La decisione dovrà passare dall’altro azionista di Ina, l’ungherese Mol, ma il ministro si è detto fiducioso di poter portare a compimento il piano, che garantirebbe al paese la copertura del 50 per cento del proprio fabbisogno con più di un miliardo di metri cubi di gas estratto nei suoi confini. Un esempio che dovrebbe far riflettere anche l’Italia, che ancora non è riuscita a potenziare la sua produzione nonostante il piano annunciato dal governo. Anzi, negli anni i volumi sono diminuiti nettamente mentre aumentavano le importazioni, con i consumi rimasti costanti. Certo, tra il fabbisogno dell’Italia e quello della Croazia c’è una bella differenza: il nostro paese deve soddisfare consumi pari a 71,9 miliardi di metri cubi di gas (dati 2019), mentre Zagabria ha una domanda  di 2,7 miliardi di metri cubi. Ma mai come in queste settimane dovrebbe essere chiaro che non esiste una sola soluzione alla transizione energetica, e che avere più fonti di energia e più fornitori è un obiettivo strategico di sicurezza nazionale. 15 SET 2022

Fonte: ilfoglio.it

Festival Verdi, Meo ai saluti. Ora quale futuro per il Regio?

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Anna Maria Meo - direttrice uscente Fondazione Teatro Regio di Parma
Anna Maria Meo – direttrice uscente Fondazione Teatro Regio di Parma

Non poteva mancare l’ultima marchetta di Mauro Balestrazzi a favore della Meo. Sempre favorevole all’orchestra a chiamata OTR di Pellegrini e Maghenzani che applicava il caporalato musicale (vedi Convenzione). E spesso contro la Filarmonica Toscanini che è stata la vera orchestra Del Teatro Regio prima del dissidio politico tra Ubaldi e Baratta (entrambi deceduti). Il “bravo e competente” Balestrazzi tace sul nuovo programma del Festival Verdi, la cui apertura al Teatro Regio di Parma con la Forza del Destino, è affidata alle masse artistiche (orchestra e Coro) del Comunale di Bologna, divenuto pure partner istituzionale che così percepirà i proventi maggiorati del loro FUS sottratti al Regio e a discapito del lavoro del Coro di Parma. Esalta addirittura Roberto Abbado, risaputo che non è un direttore verdiano e in pieno conflitto di interessi, visto che è pure direttore principale dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Veramente inqualificabile questo racconto parziale e non veritiero. Ma lo vedremo alla resa dei conti, dopo l’inaugurazione del 22 settembre. LB

Mauro Balestrazzi

L’inizio è stato assai complicato, il rodaggio difficile e anche in seguito ci sono stati altri incidenti di percorso ma nel bilancio di questa gestione i riscontri positivi superano quelli negativi. Adesso è tempo di nominare la nuova direzione generale
(Ndr: con i soliti tempi biblici della PA avrebbero dovuto già iniziare con bando per manifestazione di interesse pubblico, a cui parteciperanno i soliti noti, per poi scegliere una persona a discrezione del Sindaco e Presidente della Fondazione Teatro Regio). 


Quando, nel gennaio 2015, Anna Maria Meo fu nominata direttore generale del Teatro Regio, sotto l’Amministrazione della prima Giunta pizzarottiana, non si tacque né l’anomalia della scelta, che ignorava i risultati di un bando cui avevano partecipato diversi candidati ritenuti idonei dalla commissione presieduta da Cristiano Chiarot [LINK], allora sovrintendente della Fenice, né soprattutto la mancanza di titoli e di esperienza della designata per un incarico che, prima di lei, aveva visto succedersi due sovrintendenti della Scala (Ndr: per la verità 1 solo, Carlo Fontana; Mauro Meli fu cacciato dalle masse artistiche prima di essere ufficialmente nominato).

L’irrituale presenza del maestro Luigi Ferrari alla riunione del Consiglio di amministrazione del Regio che doveva deliberare la nomina del nuovo direttore generale lasciava supporre che i confusi amministratori cittadini (NdR: chiamarli confusi è un eufemismo) avessero chiesto l’assistenza di un esperto (Ferrari era a quel tempo segretario generale della Fondazione Toscanini, aveva collaborato con il Regio durante la sovrintendenza di Fontana e presumibilmente era anche l’unico a conoscere il nome della Meo, (NdR: sua assistente al festival di Wexford ), ma non poteva essere sufficiente a fugare le perplessità di cui si diceva; anzi, poteva alimentare il sospetto che la Toscanini, dopo aver ottenuto l’eliminazione dell’Orchestra del Regio, puntasse a controllare anche il teatro e il Festival Verdi (NdR: questa è una vera porcheria disinformativa! L’OTR si auto eliminò per duplice fallimento e una convenzione divenuta nulla! Fu allontanata da Carlo Fontana che voleva riportare la legalità in Fondazione Teatro Regio con il capitale fondativo eroso a -1.900.000,00 euro, e debiti per oltre 11.500.000,00 euro; la nuova dirigenza fu costretta a pianificare un piano industriale con pagamenti rateizzati anche per gli artisti e un esborso consistente da parte del Comune di Parma). le consiglio Balestrazzi la lettura di questo mio post: “I Falsari del Regio” [LINK]

Che potrebbe essere anche una soluzione interessante (e per il futuro se ne potrebbe discutere; Ndr. non mi pare realistico unire un teatro di tradizione con una ICO Istituzione Concertistico Orchestrale. Non siamo un Ente Lirico), purché fatta in piena trasparenza. Ma la trasparenza non è mai stata una caratteristica delle ultime Amministrazioni…(NdR: anche lei Balestrazzi non risplende di trasparenza, anzi si è adoperato per tacere il disastro economico di Mauro Meli e del Sindaco e Presidente Pietro Vignali; preferirebbe sostenere il caporalato musicale della OTR).

Tornando alla Meo, oggi si deve onestamente riconoscere che quella scelta alla fine si è rivelata felice per il Regio e per il Festival Verdi.

L’inizio era stato assai complicato, il rodaggio difficile (è come se in quei primi tempi la Meo fosse dovuta andare a scuola per studiare e imparare il mestiere; NdR: e così è stato Parma le ha fatto scuola, ma remunerata però come esperta), e anche in seguito ci sono stati altri incidenti di percorso (il taglio del Fus chissà perché tenuto nascosto (ndr: perché la Meo avendo dichiarato un numero maggiore di orchestrali per un’opera nel teatro di Busseto portò a una inchiesta giudiziaria. E il FUS penalizza chi subisce inchieste), lo scontro con il coro che si sarebbe potuto e dovuto evitare; (NdR: togliendo progressivamente e inspiegabilmente le ore di lavoro al Coro, lo scontro era divenuto inevitabile), ma nel bilancio di questa gestione i riscontri positivi superano quelli negativi. (Ndr: ritengo si stato fatto un lavoro modesto, ragionieristico; si sarebbe potuto fare molto di più con l’importante budget e marchi aziendali che ha avuto a disposizione e con l’immagine di Parma e Verdi nel mondo).

Per un rendiconto finale si dovrà attendere la conclusione di questo Festival, che peraltro sulla carta si presenta bene, con grandi direttori, registi di fama, cast vocali promettenti e un programma interessante. (NDR: Non certo felice, mi ripeto volutamente, è stato l’aver affidato l’apertura del Festival all’ Orchestra e al Coro del teatro Comunale di Bologna. Inaccettabile!! Il pubblico viene a Parma per ascoltare e vedere le opere di Verdi nel suo unicum verdiano prodotto a Parma di cui oltre agli artisti, al personale e agli allestimenti, anche l’ambiente ne è parte costituente. E questa caratteristica identitaria non può essere ceduta a chicchessia o a altre realtà. Negli altri teatri del mondo si replica Verdi, ma Verdi a Parma deve avere quel quid di diversità in tutti gli aspetti, non solo musicologico, che lo differenzia, come Mozart a Salisburgo, pur sapendo che quel budget austriaco è inarrivabile e inimmaginabile per la nostra città). [LINK Lo scippo del Festival Verdi2022]   

Ma intanto si può già dire che, con la Meo, il Festival è tornato ai fasti dei primi anni di Meli (Ndr: vorrei precisare che il Festival Verdi fu voluto dall’on. Andrea Borri. La prima edizione celebrativa in occasione del centenario risale al 27 gennaio 2001 con Bruno Cagli che portò a Parma Martino Faggiani come direttore del Coro di Parma, ma iniziò nel 1990, dal 13 al 30 settembre LINK)  e ha trovato una sua fisionomia basata su tre direzioni: indagare per quanto possibile il Verdi meno conosciuto (quest’anno la prima versione di Simon Boccanegra); proporre nuove letture registiche anche scomode ma intriganti (il successo dello Stiffelio di Vick dovrebbe essere un esempio); (NdR sul successo dello Stiffelio di Vick nutro molte riserve, scrissi: “dallo Stiffelio di Verdi al bordellio di Vick [LINK]. Edizioni registiche studiate spesso per interessi personali al fine di compiacere solo una certa critica musicale e ricevere premi; il mio ricordo positivo è riservato al luogo in cui fu realizzato nello splendido Teatro Farnese); chiedere alla musicologia quella copertura filologica che garantisca che il Verdi eseguito a Parma è “doc” e perciò diverso da quello che si esegue altrove.

Questo è stato possibile per la scelta di affiancare agli organismi del teatro un comitato scientifico guidato dal professor Francesco Izzo, comitato che è poi diventato un tutt’uno con quello dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, comprendente i più prestigiosi specialisti.

Non sempre gli uomini e le donne che reggono teatri e festival, siano essi sovrintendenti o direttori artistici, hanno le basi culturali imprescindibili: il successo del Festival rossiniano di Pesaro insegna quanto sia importante il contributo scientifico al palcoscenico.

È quindi auspicabile che il nuovo direttore generale, chiunque sarà, continui a seguire questa linea.

Un’altra scelta positiva di questa gestione è stata la nomina di un direttore musicale come Roberto Abbado: anche se un po’ pleonastica nella forma, perché un direttore musicale è tale solo quando ha un’orchestra sua con cui lavorare abitualmente, è servita comunque a garantire al Festival l’apporto continuativo di uno dei nostri migliori maestri. (NdR: Roberto Abbado non è certo riconosciuto come miglior direttore verdiano, oltre a essere in pieno conflitto professionale come sopra già descritto. E certo Balestrazzi vorrebbe anche l’orchestra a chiamata OTR per compiacere chi? Forse non solo lo scarso Abbado?)  

La tradizionale stagione lirica ha un po’ sofferto in questi anni per l’attenzione maggiore rivolta al Festival, com’è normale che sia (NdR: non è vero, sono due pubblici diversi e due budget distinti), ma non sono mancate alcune perle come il concerto dei Berliner Philharmoniker in Pilotta (la prima volta a Parma di una delle orchestre più famose del mondo), il Prometeo di Luigi Nono al Farnese e una bella edizione del Pelléas et Melisande, purtroppo limitata a una ripresa televisiva per la pandemia.

Alla Meo va poi riconosciuta una eccezionale abilità nel reperire fondi: se andate a guardare la classifica degli interventi sul sito Art Bonus, scoprirete che il Teatro Regio è al quarto posto per le erogazioni liberali ricevute dopo le fondazioni di città di ben altre dimensioni (e portafogli) come Milano, Torino e Firenze.

È questa forse l’eredità più difficile che toccherà al suo successore perché oggi chi dirige un teatro deve avere anche la capacità di saper coinvolgere i privati per allargare la base dei finanziamenti. (NdR: si devono portare progetti e obiettivi, e Parma saprà rispondere come ha sempre fatto).

E veniamo alla successione. È buona prassi, almeno nei teatri più importanti, garantire con congruo anticipo di tempo il passaggio di poteri ed evitare vuoti pericolosi. È vero che le recenti elezioni hanno lasciato in sospeso molte decisioni ed è vero anche che la Meo, il cui congedo era noto da tempo, ha già definito nei dettagli le prossime stagioni lirica e concertistica.

Ma in teatro si deve programmare con largo anticipo ed è ormai urgente, se non è già stato fatto, passare all’azione. C’è da augurarsi che la nuova Amministrazione abbia esaminato il problema e abbia individuato una soluzione. Il tempo fugge. (Ndr: da molto tempo ho inviato al nuovo sindaco prof. Michele Guerra, un indice di attività per il Regio che ho reso pubblico. “il Regio che vorrei” [LINK], e pure al vicesindaco e Assessore alla cultura avv. Lorenzo Lavagetto).   

Non dubitiamo che il sindaco Michele Guerra, che è anche il nuovo Presidente della Fondazione Teatro Regio, ne sia consapevole e condivida l’idea che la strada intrapresa in questi anni dal Regio e particolarmente dal Festival (filologia, edizioni rare quando è possibile, interpreti e registi di alto profilo) meriti di andare avanti. (13 SETTEMBRE 2022)

 

15 Ways to Fix Image and Video Thumbnails Not Showing Windows 11

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Windows 10 is slated to continue receiving support until October 14th, 2025. As with all https://driversol.com/dll/api-ms-win-shcore-scaling-l1-1-1_dll/ new operating systems, there are a few shiny reasons to upgrade. One of the most notable changes with Windows 11 is how it looks. The Start menu is no longer in the bottom-left corner of your screen, but it the center. The Taskbar is now centered at the bottom of the screen, making it look similar to the Dock on a Mac, and it has a cleaner look . You’ll be able to access your personalized Widgets directly from the Taskbar, too.

You need to make space in the C drive to make the thumbnails reappear. Select the Disk Cleanup app and press enter to run the application. To fix this, check out our dedicated guide to free up disk space in Windows 10. The guide offers tips to get rid of unwanted files and reclaim your precious storage.

You can try this fix as a last resort because investing in additional RAM could be costly and might not always resolve the thumbnail cache issue. Paint Shop Pro users have reported that while they were using the 32-bit version of the software, they were facing the thumbnail not showing the problem. But the issue got resolved once they switched to the 64-bit version. Scroll down until you find Turn off the display of thumbnails and only display the icon in the right window pane.

This download is valid for the product(s) listed below.

You can find both tools by typing in the Windows search bar , or by finding it in the application list of the Start menu. The location where screenshots are saved varies based on the method you used to take them. When done properly, the screen should flash, and if the volume is turned up, you hear a sound of a picture being taken. For those using an Nvidia GPU, the GeForce Experience app has a nifty tool for taking in-game screenshots called Nvidia Ansel. Not all games support Ansel, but the list is growing and includes many popular games released over the past several years.

  • Access content from each service separately and select ESPN+ content via Hulu.
  • Whatever you do in this environment stays there and does not affect the OS.
  • Paste the text above into a file and run chmod +x the_file to make it executable.
  • So to learn the differences between Windows 11 Home vs Pro, let’s go through the rest of the article.

To download the ISO file for Windows 11 version 21H2, you’ve two options – create a media installation image using Media Creation Tool or download the file from Microsoft’s website. Windows 11 version 21H2, otherwise known as October 2021 Update, started rolling out on October 5, but the availability depends on the location of the device. If you can’t wait for the free upgrade notification on Windows Update, you can download ISOs of Windows 11 version 21H2 to update your devices immediately or perform a clean install. Microsoft’s Windows 11 hits the market on Tuesday. And on the hardware obsoleting issue of Win11 which is forced by the ending of security updates for Win10, how is that NOT illegal? There should be an option to allow installation on systems that don’t have the required CPU features.

Use the Snipping Tool

Now take a look at its latest and breakthrough features. Convert files to and from PDF in second, supporting common file and image formats. Please use Microsoft Edge or another supported browser.

To capture a screenshot on a Chromebook, press the Control and Show Windows keys together. When it works, you will hear a capture sound and see a screenshot preview at the bottom left of the screen, where you can tap on it to edit or share. To capture a screenshot on an Android phone or tablet, press the Power and Volume Down buttons simultaneously.

Connect to a Windows computer from a Mac

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The screenshot preview should pop up at the bottom right, and you can copy or annotate it. To find screenshots later, click the Launcher button , then select Files and click Downloads on the left. To capture a portion of the screen, press the Shift, Control, and Show Windows keys, click and drag to highlight the bit you want, then let go to grab the screenshot. To capture a screenshot on a Chromebook, press the Control and Show Windows keys together. When it works, you will hear a capture sound and see a screenshot preview at the bottom https://driversol.com/dll/wmvcore_dll/ left of the screen, where you can tap on it to edit or share. To capture a screenshot on an Android phone or tablet, press the Power and Volume Down buttons simultaneously.

FreeFileSync version 10 has added support for copyingmultiple files in parallel. It is now possible to specify the number of parallel file operations for each device inside the settings. During synchronization FreeFileSync will then spawn several tasks accordingly instead of processing only one file after another. This is implemented by integrating professional transactional email services which means that no complicated configuration is needed, e.g. for an SMTP server login. Just enter your email address in the synchronization settings and be done. FreeFileSync is a folder comparison and synchronization software that creates and manages backup copies of all your important files.

Way 2. Create a Scheduled Task

All of the methods listed above are great for standard Windows 10 PCs, but what do you do if you need to screenshot on a Microsoft Surface Pro? Well, the software options will work just fine but you can also use the Windows logo that serves as a home button and press volume down at the same time. The procedure is similar to taking a screenshot on most phones and tablets. Do you use the keyboard shortcuts or built-in utilities like the Snipping Tool for screenshots in Windows 10?

  • However, a double-hung window is more efficient than a single-pane type when all other variables are factored in.
  • The rounded corners may be a nice touch and another step towards design consistency, but there are several taskbar issues that Microsoft should work on first.
  • The last thing you want to confront is a window that’s too small for the opening and thus less efficient or — even worse — a window that is too large and can’t be installed.
  • You need to download and install this Snip Screen Tool on your PC.

Then, over the course of months or a year, they work from room to room replacing windows until the entire project is complete. When installing new windows, it is necessary to comply with all the requirements for designing the facades of these buildings. The shape, color of the frame and glass, and glazing must be the same as the old structures. It also includes pre-and post-installation inspections, delivery, and material preparation. Carefully built and installed windows tend to last longer and stay beautiful after years of use.

When Is the Best Time to Buy Windows and Replace Them?

This includes the frame and trim as well as the window glass. Record your measurements to the nearest 1/16 inch. For rectangle openings, you’ll measure horizontally across the top, middle, and bottom of the window from one finished edge of your home’s exterior to the other. You’ll do the same vertically across the center and to the left and right.

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Kirill patrimonio: quanto guadagna e perchè è stato sanzionato il capo della chiesa ortodossa

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Kirill patriarca ortodosso russo
Kirill patriarca ortodosso russo

Il nuovo pacchetto si sanzioni imposto dall’Unione Europea alla Russia andrà a colpire anche il capo della Chiesa ortodossa, Kirill, accusato di essere un potente mezzo di propaganda di Putin. L’arcivescovo ha sempre mostrato grande solidarietà all’amico Vladimir Putin – conosciuto ai tempi in cui entrambi erano nel Kgb – arrivando addirittura a definirlo un “miracolo di Dio”. Kirill ha benedetto la guerra del Capo del Cremlino e i missili nucleari dell’arsenale russo, considerando di fatto l’operazione bellica in corso necessaria e utile all’affermazione del ruolo della Russia nel mondo. Malgrado il capo della Chiesa ortodossa neghi di possedere ricchezze, potrebbe vantare un patrimonio di diversi miliardi di dollari, contro il quale si starebbe muovendo l’Europa.

Kirill, il patrimonio

Nato nel 1946 a Leningrado con il nome di Vladimir Michajlovič Gundjaev, è figlio di una famiglia di sacerdoti e, per questo, nel 1976, viene consacrato vescovo. Negli anni ’90, una commissione parlamentare d’inchiesta della Duma indica Kirill tra gli agenti reclutati dal Kgb russo, impegnato a seguire da vicino quanto avveniva presso il clero del Patriarcato di Mosca e al Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) a Ginevra. È a capo della Chiesa ortodossa russa dal 27 gennaio 2009.

Secondo quanto riportato dal giornale di opposizione russa Novaya GazetaKirill potrebbe vantare su un patrimonio di almeno 4 miliardi di dollari che potrebbe però arrivare fino ad 8 miliari di dollari. Vanterebbe case di lusso in Svizzera e conti segreti nei quali avrebbe accumulato i proventi derivanti dal commercio di tabacco e birra.

Anne-Sylvie Sprenger, giornalista di protestinfo.ch, ha riferito che Kirill avrebbe fatto la maggior parte della sua fortuna negli anni 2000, ovvero quanto guidava gli Affari esteri del Patriarcato di Mosca e l’Iraq era sottoposto ad embargo statunitense. “Il commercio delle sigarette, affidato alla Chiesa russa, otteneva la decima”, riferisce sempre la giornalista. 05/05/2022

Fonte Link: economymagazine.it

FONDAZIONE TEATRO DUE – COMUNE DI PARMA ATTIVITÀ E PROGETTI 2022/2023

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FONDAZIONE TEATRO DUE – COMUNE DI PARMA ATTIVITÀ E PROGETTI 2022/2023

Stiamo attraversando anni difficili; la comunità e i singoli sono cambiati, affrontano problemi che scuotono la quotidianità e minano la possibilità di immaginare, progettare, organizzare i desideri e il futuro. Lottiamo ogni giorno per superare preoccupazioni concrete, la crisi sanitaria, economica, politica, climatica, energetica e lo spaesamento che queste difficoltà portano con sé.

Interrogarsi costantemente sul ruolo culturale, quindi politico, che la scena artistica oggi ha nei confronti della società, è un dovere per un’Istituzione culturale come Fondazione Teatro Due, che elabora e cerca di fornire risposte concrete mettendo al centro della sua riflessione l’ascolto dei bisogni non solo degli artisti, ma anche degli spettatori.

Abbiamo una grande responsabilità mai data per scontata.

Sappiamo che l’Arte crea antidoti speciali per affrontare i momenti bui, per espandere l’immaginazione, recuperare la fantasia e la leggerezza indispensabili per alimentare un’idea di futuro; il Teatro è custode di valori profondi, luogo di civiltà, di elaborazione, crescita e sedimentazione di principî duraturi.

Vogliamo che il Teatro rimanga una possibilità concreta, una consuetudine riconquistata con fatica dopo la dispersione imposta dagli anni di pandemia, un appuntamento irrinunciabile con la Vita e con Sé Stessi: interpretando convintamente la nostra funzione pubblica non solo attraverso la progettualità artistica e culturale di respiro nazionale ed internazionale, Fondazione Teatro Due ritiene indispensabile facilitare una partecipazione continuativa ed inclusiva degli spettatori anche attraverso una politica dei prezzi sensibile alle difficoltà del momento. Coniugare razionale e irrazionale, metodo e follia: affrontiamo la tempesta investigando le inquietudini del presente, per gettare, insieme, buoni semi per il futuro. Abbiamo già iniziato: aspettiamo solo voi!

L’attività di Fondazione Teatro Due 2022/2023 è realizzata con il sostegno istituzionale del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Parma e di Fondazione Monteparma. Teatro Festival è sostenuto e promosso da Reggio Parma Festival.

La Stagione viene inaugurata con il progetto Mezz’ore d’Autore, una cavalcata teatrale fra nove brevi atti unici, interpretati da oltre venti attrici e attori. Quest’anno saranno sei registe, sei sguardi compositi per formazione, età, ricerche e approcci del panorama teatrale italiano contemporaneo a dirigere le opere scelte: Veronica Cruciani, Elena Gigliotti, Monica Nappo, Nicoletta Robello, Laura Sicignano e Serena Sinigaglia. La scoperta degli umori della nuova drammaturgia italiana potrà avvenire attraversando le mise en espace realizzate in nove diversi spazi di Teatro Due. I testi di Chiara Boscaro, Christian Gallucci, Jacopo Giacomoni, Domenico Loddo, Dino Lopardo, Lina Prosa, Andrea Ruggieri, Roberto Serpi, Marco Trotta sono stati selezionati da una commissione di esperti fra oltre 300 proposte pervenute.

Gli ospiti internazionali portano forme e linguaggi eterogenei, esaltando le grandi possibilità evocative offerte dalla tensione permanente fra teatro classico, teatro di figura e danza, in potenti e delicate ricerche applicate a grandi temi universali, come a storie più intime.

È un’affascinante esperienza rivolta al pubblico più giovane (e per tutti) Chotto Xenos che rilegge l’ultimo acclamato solo Xenos del grande coreografo e danzatore anglo-bengalese Akram Khan per raccontare la storia dimenticata dei soldati coloniali della prima guerra mondiale, in una straordinaria coreografia piena di delicato umorismo.

La dissacrante compagnia catalana La Calòrica affronta la riflessione politica e le tematiche più serie a colpi di humor in Las Aves ispirato a Gli uccelli di Aristofane, mentre liberamente tratto da Le memorie di un pazzo di Nikolái Gógol è Loco della compagnia Belova – Iacobelli che, con due attrici e un burattino, traduce in scena una grande opera sull’inesausta ricerca dell’apparenza, il bisogno sfrenato di esistere, di avere un ruolo nella società anche a costo di inventarselo.

L’artista israeliano Yuval Avital è il creatore della macro – opera Il Bestiario della Terra concepita per Reggio Parma Festival 2022, grande progetto artistico di esplorazione della relazione segreta e metaforica tra essere umano e animale. Evento clou di questo percorso iniziato a giugno 2022 sarà

il Mostrario, frutto della rivisitazione dei bestiari medievali da parte dell’artista con creazioni site specific per Teatro Due e Teatro Regio di Parma e per I Teatri di Reggio Emilia. Attori, cantanti, musicisti, performer, danzatori, burattinai, unitamente a installazioni e video arte, trasformeranno gli spazi di Teatro Due in una sorprendente live-performance che il pubblico potrà attraversare nella prima settimana di dicembre. L’esposizione Lessico animale. Prologo, ideale abbrivio a questo viaggio, è stata prorogata fino al 16 ottobre negli spazi dell’APE Parma Museo.

 

La proposta produttiva, fedele al proposito di aggregare al nucleo centrale dell’Ensemble Stabile Teatro Due altri artisti e autori capaci di innescare un dialogo creativo e nuovi processi di invenzione, prosegue il suo percorso di metamorfosi snodandosi fra nuove creazioni e repertorio, declinati lungo l’asse della drammaturgia contemporanea e dei classici del Teatro mondiale.

 

Nel denso reportage Tempo di seconda mano dedicato al radicale sconvolgimento sociale vissuto da chi è nato in Unione Sovietica ma vive in Russia, la giornalista e scrittrice ucraina, premio Nobel, Svetlana Aleksievič, dà voce ai testimoni della nuova vita in Russia dopo il crollo del Comunismo.

Con l’adattamento drammaturgico di Florian Borchmeyer e la regia di Carlo Cerciello, gli attori dell’Ensemble Teatro Due daranno corpo, in una polifonia di voci, alla fine delle illusioni che hanno segnato il crollo dell’URSS e portato alla terza rielezione di Vladimir Putin.

La Russia è un bacino di esplorazione anche per l’inedito discorso sulla libertà e sulla relazione fra gli uomini e i governi offerto da La libertà. Primo Episodio, originale viaggio fra politica e letteratura che lo scrittore Paolo Nori porterà in scena insieme al compositore Alessandro Nidi.

Da un’idea di Gigi Dall’Aglio e Roberto Abbati, che ne cura la realizzazione, nasce Lezioni di Fisica: insolito progetto teatrale per far dialogare questa disciplina scientifica con il Teatro, la Poesia con la Scienza, ribaltando vecchi luoghi comuni con sorprese, paradossi e assoluta plausibilità scientifica, con, fra gli altri, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen.

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Il costo emotivo e sociale affrontato dalle donne per aspirare al successo sul lavoro è raccontato da una delle maggiori drammaturghe inglesi viventi, Caryl Churchill, in Top Girls; protagonista è un cast femminile composto, fra le altre, da Valentina Banci, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Paola De

Crescenzo, Martina De Santis, Simona De Sarno, Sara Putignano dirette da Monica Nappo. Sempre la regista e attrice napoletana scrive e interpreta L’esperimento, flusso di coscienza intelligente e pieno di ironia intorno al rapporto di coppia, alle dipendenze e alla fine come nuovo inizio.

 

Nell’interpretazione di Ginestra Paladino diretta Francesco Frongia sulle parole di Fabrizio Sinisi ne Il ritratto di Dora M. vivono le tre stazioni del percorso esistenziale unico di Dora Maar,

fotografa e poetessa vittima del cliché di essere, secondo il suo amante Picasso, La donna che piange.

Massimiliano Farau dirigerà la veloce quanto incisiva educazione sentimental-esistenziale dei protagonisti di Pene d’amor perdute nella traduzione di Luca Fontana, con una compagnia di giovani talenti.

A fianco delle nuove produzioni, sarà riattivata la pratica del repertorio, attraverso la proposta di spettacoli fra cui Misery di William Goldman, thriller psicologico tratto dal romanzo di Stephen King, diretto per il teatro da Filippo Dini con Arianna Scommegna, Aldo Ottobrino e Carlo Orlando; Il domatore di e con Vittorio Franceschi, recentemente insignito del Premio Le Maschere del Teatro 2022 come miglior novità italiana, diretto da Matteo Soltanto; Bestie incredule di Simone Corso con la regia di Nicoletta Robello; la più bella commedia del Rinascimento italiano, Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Giacomo Giuntini; il monologo interattivo Ogni bellissima cosa di Duncan Macmillan e Johnny Donahoe, tradotto e diretto da Monica Nappo, con Carlo De Ruggeri, i Public readings di Charles Dickens (Il processo di Pickwick, David Copperfield e Un canto di Natale) e l’Istruttoria di Peter Weiss, incrollabile caposaldo della Memoria.

 

Le ospitalità integrano e arricchiscono il progetto di Fondazione Teatro Due, proponendo una selezione di spettacoli fra i più significativi del momento con grandi protagonisti della scena: The children con Elisabetta Pozzi, Giovanni Crippa, Francesca Ciocchetti e la regia di Andrea Chiodi, Moby Dick alla prova di Orson Welles con Elio De Capitani e la compagnia del Teatro dell’Elfo di Milano, Don Juan in Soho ispirato al Don Giovanni di Molière diretto da Gabriele Russo, Spettri di Henrik Ibsen diretto da Rimas Tuminas con Andrea Jonasson, Il Compleanno di Harold Pinter con la regia di Peter Stein interpretato da Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli, Elisa Scatigno; I treni della felicità ideato e diretto da Laura Sicignano e Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller diretto e interpretato da Massimo Popolizio con, fra gli altri, Valentina Sperlì, Raffaele Esposito, Michele Nani, Gaja Masciale.

Per bambini e famiglie torna L’Arcipelago dei Suoni realizzato in coproduzione con La Toscanini, dieci concerti-spettacolo per famiglie e bambini alla scoperta degli strumenti musicali, a cura di Francesco Bianchi, con la ricerca dei contenuti musicali a cura di Giulia Bassi.

Riprendono le iniziative dedicate alla Formazione, ulteriore asse portante dell’attività di Fondazione Teatro Due: la seconda edizione del progetto nazionale Volgare IllustreRəgionamenti sulla lingua, creato in collaborazione con il Liceo Classico e Linguistico “G. D. Romagnosi” di Parma e la Rete Nazionale dei Licei Classici, proporrà un percorso formativo destinato a studenti e insegnanti provenienti da tutta Italia e sarà dedicato a Luca Serianni, supervisore scientifico e fondamentale interlocutore di questa esperienza. Riprenderanno 

Laboratori, workshop e progetti speciali dedicati alle Scuole secondarie di secondo grado e all’Università.

 

Cosa ci dice il gas a quota 200

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Il prezzo in calo rende evidente che l’Europa è più credibile delle minacce di Putin 

Il prezzo del gas continua a depistare e a giocare con i tentativi di previsione. Parliamo di quello sensibile alle variazioni quotato ad  Amsterdam. Da lì arrivano i segnali continui sul prezzo e, in questi giorni, da lì sono arrivati prima i picchi per gli annunci russi sulle chiusure dei gasdotti e poi i cali repentini per i progressi europei verso accordi di cooperazione tra compratori forti, perché il cosiddetto price cap non è altro che un cartello tra acquirenti. Questo il mercato lo sa. Come è noto che i contratti a lungo termine e per quantità fisse seguono altre logiche di prezzo. Il mercato sa tutte queste cose, ovviamente, e sa che  osservando il parallelo andamento delle quotazioni petrolifere, un mondo che tende alla recessione riduce la domanda di energia. Il mercato del gas ha ricevuto una specie di calmante naturale con la discussione avanzata sul price cap, e la scadenza di ottobre per l’accordo non dà l’idea del rinvio ma di un cammino comune europeo per il quale servono tempi minimi. Anche il premier olandese Mark Rutte ha concesso un’apertura.

Il messaggio è arrivato chiaro, mentre la fermezza europea contro il ricatto putiniano ha tolto credibilità alle tesi che vaticinavano un rialzo incontrollato del prezzo. Nel mercato del gas le cose funzionano in modo simile ai più liquidi mercati finanziari di debito sovrano. Accanto ai fondamentali contano le aspettative, e le indicazioni delle autorità pubbliche hanno peso se si mostrano credibili. Putin ha giocato male con le aspettative, tagliando e minacciando, e ha perso credibilità. Il mercato prende nota, invece, della comune volontà europea. I tedeschi tengono le centrali nucleari pronte, perché non si sa mai. Le chiatte sul Reno torneranno a navigare con le piogge e a portare carbone. Così, per qualche ora il banditore si diverte a far tornare il gas sotto ai 200 euro al Megawattora e a far capire che il punto di equilibrio temporaneo potrebbe essere ancora più basso. E’ una lezione e nessuno può dire che quel giorno era assente. 08 SET 2022
Fonte: ilfoglio.it

Commento al Vangelo di Padre Enzo Bianchi: Gesù ama più i peccatori dei giusti

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11 Settembre 2022
XXIV Domenica del tempo Ordinario
di Enzo Bianchi

Lc 15,1-32
¹Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. ²I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». ³Ed egli disse loro questa parabola: ⁴«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? ⁵Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, ⁶va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». ⁷Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. ⁸Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? ⁹E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». ¹⁰Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». ¹¹Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. ¹²Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. ¹³Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. ¹⁴Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. ¹⁵Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. ¹⁶Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. ¹⁷Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! ¹⁸Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; ¹⁹non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati». ²⁰Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. ²¹Il figlio gli disse: «Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio». ²²Ma il padre disse ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. ²³Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, ²⁴perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». E cominciarono a far festa. ²⁵Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; ²⁶chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. ²⁷Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». ²⁸Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. ²⁹Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. ³⁰Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». ³¹Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ³²ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»».
Il brano evangelico di questa domenica è molto lungo: contiene infatti le tre parabole della misericordia che Luca raggruppa al capitolo quindicesimo del suo vangelo. Avendo già commentato nel tempo quaresimale (IV domenica) la parabola dei due figli (Lc 15,11-32), riflettiamo oggi sulle due parabole gemelle pronunciate da Gesù per giustificare il suo comportamento criticato da scribi e farisei. Sì, perché Gesù durante il suo viaggio verso Gerusalemme continua a insegnare, registrando però reazioni, contestazioni e più spesso mormorazioni da parte di quelli che, professandosi religiosi e volendosi custodi della Legge, non riescono ad accettare il suo stile e sentono il dovere di recriminare contro di lui.

 

Anche noi, che ci diciamo discepoli e discepole di Gesù, possiamo però non accogliere la buona notizia contenuta in queste parabole. Magari non contestiamo il suo comportamento verso i peccatori, ma pensiamo che figlio perduto e pecora smarrita siano gli altri, i peccatori: non noi, che ci riteniamo fragili sì, ma peccatori proprio no! Ma la buona notizia – come attesta Paolo – è che “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io” (1Tm 1,15). Siamo forse come quei farisei che vedevano il peccato grave solo negli altri?

 

Il contesto di questo insegnamento di Gesù in parabole è costituito dai comportamenti nei suoi confronti, di fronte al suo agire e al suo predicare. Pubblicani e peccatori si sentono attirati da Gesù e vengono a lui per ascoltarlo, mentre i pretesi giusti, gli osservanti scrupolosi della Legge, denunciano con un certo disprezzo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro!”. Il tema di questa contestazione è significativo: la comunione che si instaura a tavola, mangiando insieme, condividendo lo stesso cibo . Su tale argomento – non lo si dimentichi – la chiesa nascente ha giocato la sua fedeltà a Gesù, ha dovuto scegliere tra ciò che lui aveva insegnato e ciò che veniva dalla venerabile tradizione: si doveva scegliere se accettare di accostare persone impure e lasciarsi accostare da loro fino ad andare alla loro tavola e ad accoglierli alla propria, oppure rifiutare la comunione della tavola con uomini e donne segnati dal peccato o dall’impurità dovuta all’appartenenza alle genti (gojim; cf. At 10). A maggior ragione erano da evitare peccatori manifesti, pubblicamente dichiarati tali e noti a tutti, perché non era lecito instaurare la comunione tra puri e impuri, tra giusti e peccatori, tra figli di Israele e pagani.

 

Nei vangeli Gesù è sovente a tavola, invitato da amici o anche da farisei e da peccatori, e nessuno è mai stato escluso dalla sua tavola. Mangiare insieme a tavola era per Gesù un evento carico di significato, una possibilità feconda di comunione, di conversione, di riconciliazione: lo mostra anche solo la moltiplicazione dei pani nel deserto (cf. Lc 9,10-17 e par.), segno profetico di un banchetto nuziale a cui tutti saranno chiamati e nessuno escluso. Gesù vuole raggiungere i peccatori là dove sono e farsi raggiungere dai peccatori dove lui è, perché era consapevole che la sua santità, venendo a contatto con il peccato, lo annientava e operava il perdono di ogni colpa.

 

A tavola può infatti accadere qualcosa: attraverso la comunione del cibo e una comunione non solo di parole, ma di pensieri e di sentimenti, può operare lo Spirito di conversione e lo Spirito di rinnovamento. Proprio per questo Gesù non è restato nel deserto come il suo maestro Giovanni il Battista, ma ha scelto di entrare nelle città e nei villaggi, nelle case della gente, per sedersi a tavola con gli uomini e le donne, giusti e peccatori, che incontrava sul suo cammino di annunciatore del Regno. La sua libertà, il suo stringere le mani di gente “perduta” secondo la Legge, il suo mettersi accanto a gente smarrita, scartata e condannata dall’opinione pubblica, scandalizzava! Sì, la misericordia infinita di Dio scandalizza gli umani più che la sua giustizia! Gli uomini religiosi non riuscivano a tollerare il comportamento e le parole di Gesù, che mai giudicavano chi era in condizioni di peccato e, pur condannando il male e il peccato stesso, annunciavano anche il perdono e la riconciliazione gratuita con Dio

 

Gesù dunque deve rispondere alla mormorazione: “Così è troppo!”, e per spiegare e rivelare la vera intenzione sottesa al suo vivere seduto alla tavola dei peccatori, consegna alcune parabole. La prima si apre con una domanda: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?”. Accade a volte che una pecora che, insieme alle altre, forma il gregge e pascola guidata dal pastore, si smarrisca, resti sola, cada in un dirupo, senza poter più raggiungere le altre. È una pecora perduta che può solo conoscere la morte ad opera di bestie selvagge, o delle ferite, o della fame. Allora il pastore lascia le altre novantanove nel deserto e va a cercarla con grande cura, finché non l’ha trovata.

 

Perché il pastore fa questo, perché si affatica per una sola pecora, quando ne ha altre novantanove? Il vangelo apocrifo di Tommaso riporta questa parabola con una significativa aggiunta: “la pecora più grossa si perse” (detto 107), quasi a giustificare la ricerca da parte del pastore di una pecora più preziosa, dunque più amata. Secondo Luca, invece, questa è la buona notizia: il pastore non fa preferenze, ma piuttosto ama tutte le pecore personalmente, perché di ognuna conosce la voce e il nome (cf. Gv 10,3-4.14) e ai suoi occhi ogni pecora ha un valore unico, inestimabile! Questa pecora, dunque, è semplicemente una pecora appartenente al pastore che si è perduta e va verso la morte: ciò spinge il pastore a cercarla! Quando si ama, non si seguono i calcoli dell’aritmetica! Il pastore non si accontenta di aspettare che la pecora torni, ma va alla sua ricerca, perché ogni pecora, se è amata, va cercata. Come non pensare qui alla strofa del Dies irae: “Quaerens me sedisti lassus”; “Signore, a forza di cercarmi ti sei seduto stanco”? Sì, il pastore della parabola è Dio, che continua a pensare a chi si è perduto, a chi l’ha abbandonato per scelta o per errore, e non si dà pace finché la pecora amata non ritorni nella sua intimità. E così Dio “abbandona” le altre pecore per salvare quella perduta…

 

Noi conosciamo invece pastori che non hanno questo stile indicato da Gesù. Hanno anche loro cento pecore, ma quando una di loro si perde, assaliti dalla paura ammoniscono le altre: “State attente, restate nel recinto, perché fuori ci sono i lupi, i nemici del gregge. Io vi proteggo stando qui con voi, ma voi non ripetete l’errore della pecora che si è perduta!”. E così il giorno successivo un’altra pecora si smarrisce, ma loro ripetono gli stessi ammonimenti e restano a guardia del recinto. Poi un’altra se ne va, poi un’altra ancora… ma il pastore che vuole proteggere le pecore non va a cercarle. Così resta pastore di una sola pecora, mentre le altre novantanove se ne sono andate, perdute perché il pastore aveva paura, perché era geloso del suo gregge, perché non aveva coraggio né audacia.

 

Il pastore della parabola di Gesù, invece, cerca, cerca e non si arrende finché non trova la pecora perduta. Allora, caricatala sulle spalle, per evitarle la stanchezza e placare la sua angoscia per la solitudine sofferta, la porta a casa e convoca gli amici e i vicini per fare festa: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Questa festa è profezia, segno della festa che avviene in cielo, perché anche Dio si rallegra quando un perduto è trovato, un morto torna in vita, un peccatore si converte. E attenzione: si converte perché Dio lo cerca, lo trova, se lo carica sulle spalle e lo porta a casa. La pecora resta passiva, è l’azione di salvezza di Dio, sempre gratuita e preveniente, a salvarla!
Segue poi una parabola parallela, in cui Gesù narra di una donna che ha dieci monete e ne perde una. Allora cosa fa? Si dà da fare, accende la lampada, spazza la casa e cerca con cura, finché non trova la moneta che pensava fosse perduta per sempre. Poi chiama le amiche e le vicine e fa festa insieme a loro. Qui non c’è un animale, che con il pastore ha relazioni, ma solo una piccola moneta. Per capire bene la parabola bisogna però cogliere dove cade il suo accento, ovvero sulla gioia del ritrovamento da parte della donna, evento in cui è inscritta la dinamica pasquale: il perduto è ritrovato, il morto è risuscitato.
Insomma, Dio è sempre alla ricerca del peccatore, non è un Dio dei giusti, dei puri, che ama solo quelli che gli rispondono coerentemente. Dio sa che in verità tutti gli esseri umani sono peccatori, in un modo o nell’altro, e allora cerca di far sentire a tutti e a ciascuno il suo amore fedele e mai meritato. Ci porge questo amore, ce lo offre, ma se noi non sentiamo il bisogno di un Dio che ci renda giusti, se non sappiamo, o non vogliamo sapere di essere peccatori, allora impediamo a Dio di venirci a cercare. L’apostolo Giovanni ci rivela: “L’amore consiste in questo: non siamo noi che abbiamo amato Dio, ma è lui che ci ha amati per primo” (cf. 1Gv 4,10.19). Preghiamo dunque di discernere colui che “cercandoci, si è seduto stanco”, e non pensiamoci nell’ovile, perché tutti prima o poi nella vita siamo pecore perdute!

Prosegue la ritirata delle truppe russe dalla regione di Kiev

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AGI – Mentre prosegue, piuttosto rapidamente, la ritirata delle truppe russe dalla regione della capitale ucraina Kiev e si succedono gli attacchi a Odessa, che è stata bersaglio di missili diretti su depositi di carburante della città portuale, Kiev ha denunciato il ritrovamento di 57 cadaveri in un altra fossa comune a Bucha, fuori Kiev.

Il Cremlino continua ad assicurare che “saranno raggiunti tutti gli obiettivi dell’operazione”. Testimoni citati dalla Reuters hanno riferito di due esplosioni nella città russa di Belgorod, vicino al confine con l’Ucraina. Pochi giorni fa Mosca ha accusato Kiev di aver colpito un deposito di carburante.

Il ripiegamento russo secondo il ministero della Difesa ucraino ha completamente liberato i centri di Irpin, Bucha e Hostomel, come il resto della regione. Le strade di Bucha sono disseminate di cadaveri di civili, vittime secondo le autorità locali di esecuzioni sommarie e arbitrarie da parte dei militari russi, mentre il numero delle vittime e il blocco dei cimiteri avrebbe forzato la municipalità suburbana di Kiev a seppellire un numero imprecisato di corpi, forse circa trecento, in fosse comuni improvvisate.

Il procuratore generale ucraino ha affermato che dall’inizio della guerra 158 bambini sarebbero rimasti uccisi e circa 258 feriti dalle forze russe. Kiev ha accusato i russi di aver arrestato 11 leader di comunità locali nelle regioni di Kiev, Cherson, Kharkiv, Zaporizhzhia, Mykolaiv e Donetsk, e di aver piazzato mine e altre trappole esplosive mentre si ritirano dall’Ucraina settentrionale.

Kiev ha anche accusato Mosca di aver distrutto in 24 ore la raffineria di Kremenchuk, la più grande del Paese, e quella di Odessa.

Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’intelligence britannica, le forze navali russe mantengono il loro blocco a distanza delle coste ucraine nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, impedendo l’arrivo di approvvigionamenti via mare. La Russia conserva ancora la capacità di tentare uno sbarco anfibio, ma l’operazione si presterebbe al rischio determinato dal fatto che le forze ucraine vi si sono preparate.

Le mine nel Mar Nero continuano a costituire un serio rischio per le attività marittime, anche se rimane poco chiara e controversa la loro presenza, è quasi certamente dovuta, secondo l’intelligence britannica, alle operazioni navali russe nell’area e ciò dimostra come l’invasione russa dell’Ucraina stia colpendo interessi civili e neutrali.

Il premier britannico Boris Johnson è pronto a inviare all’Ucraina armi contro un attacco dal mare con cui la Russia potrebbe impadronirsi dell’area sud del Paese. Lo riferisce il Sunday Times. La Gran Bretagna medita di fornire a Kiev missili antinave sia per l’impiego contro la flotta russa sia per proteggere Odessa e i centri costieri che al momento sono oggetto di bombardamenti dal mare.
Fonte Link: agi.it