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PROTOCOLLO DI INTESA TRA: PARMAVALLI E PALANZANO

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PROTOCOLLO DI INTESA TRA: IL COMUNE DI PALANZANO E L’ASSOCIAZIONE PARMAVALLI Il 7 settembre 2001 tra il Sindaco di Palanzano e Parmavalli, associazione no profit nata per lo sviluppo di iniziative tese a valorizzare il territorio e le comunità montane, si è tenuto un incontro per valutare: a)nuove proposte economiche per la montagna e la valorizzazione del suo ambiente; b)una soluzione operativa per il caseificio e l’allevamento di Vairo. Obiettivi concordati: a)valorizzazione e tutela dell’ambiente b)nuove iniziative economiche c)valorizzazione delle risorse presenti Tra il Comune di Palanzano e l’associazione no profit Parmavalli si è concordato il presente programma, con possibilità di divulgazione pubblica, che costituisce un impegno politico per il Comune al fine di raggiungere gli obiettivi sopraelencati. Parmavalli, potrà partecipare nello sviluppo dei lavori progettuali e realizzativi oggetto di tale accordo e potrà intervenire ogniqualvolta ravvisi anomalie o scostamenti rispetto alle intese raggiunte.

L’INNO NAZIONALE ITALIANO

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Marcello Conati


A partire quanto meno dalla rivoluzione francese il termine inno è passato a indicare brani musicali profani i cui testi poetici trattano prevalentemente argomenti civili o patriottici. Dal punto di vista musicale presentano perlopiù aspetto monodico (cioè a una sola voce) e una struttura strofica atta a rendere la musica facilmente apprendibile, sì da rendersi ben presto popolare e quindi poter essere intonata da grandi masse.

Anche il concetto di inno nazionale e la sua funzione istituzionale risalgono a tempi relativamente recenti. L’origine va probabilmente ricercata nell’affermazione a metà del Settecento, dell’inno inglese God save the King, che, eseguito nel 1745 come canto patriottico, divenne subito popolare e abitualmente associato come loyal song a ogni manifestazione connessa con la monarchia. Il suo carattere solenne, quasi di corale, lo fece diventare per qualche tempo, su un testo diverso, inno ufficiale anche del regno di Danimarca, quindi del regno di Svezia, della Svizzera (fino al 1961), del Liechtenstein (dove vige tuttora come inno di stato). Divenne popolare perfino negli Stati Uniti dopo la proclamazione dell’indipendenza nella variante God save George Washington e dopo il 1832 nella versione My Country, ’tis of Thee. Il termine inno nazionale si affermò ancora in Inghilterra verso il 1825, e venne ben presto imitato da altri Stati con la funzione di rendere omaggio ai Capi di Stato stranieri o a visitatori di riguardo. In seguito l’impiego dell’inno nazionale si è esteso a cerimonie meno solenni e si è infine generalizzato a tutte quelle occasioni (come ad esempio nelle gare sportive internazionali) cui si vuole conferire carattere di ufficialità.

Felino, oasi di ciclismo professionale

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Autoghettizzatosi in una profonda crisi d'identita', il ciclismo sa ancora emettere qualche segnale di sana volonta' di sopravvivenza. La partizione tra ciclismo professionistico, vertice di una piramide di dilettantismo che oltre a etichettare le categorie minori, di fatto informa purtroppo la negativa gestione della componente umana, non ha ragione d'essere per garantirsi il futuro. E' invece il caso di concentrare energie positive verso un ciclismo professionale in grado di smacchiare immagini deteriorate, falsamente candeggiate di moralismo retorico. Il brevissimo lasso di riflessioni seguito alla 41/a edizione del ''Trofeo Citta' di Felino'' per dilettanti Elite-Under 23, si e' ulteriormente ridotto quest'anno. Un'edizione che, secondo la misura degli organizzatori del Velo Club, non deve restare memorabile semmai incasellarsi perfettamente in un discorso di qualita', retaggio abituale del loro impegno. La volata di Alberto Loddo, sprinter da applausi prolungati, si spera di cuore, nel professionismo, ha illuminato con l'azzurro delle maglie della nazionale, unitamente al secondo posto di Antonio Bucciero e al terzo di Marco Corsini, un capitolo ulteriore di una proiezione internazionale appena conquistata.

RISORGIMENTO DEI SAPORI

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Perché la settimana felinese non si sarebbe dovuta svolgere nel 2001? Una domanda a cui pochi in paese sanno rispondere. Anche l’Amministrazione, pubblicamente, non ha argomentato e comunicato le ragioni della soppressione di una festa popolare giunta alla sua 39^ edizione. E non si capisce perché, se una amministrazione decide di non patrocinare la festa popolare del paese che amministra, questa debba essere soppressa, quasi che al posto dei cittadini fossero tornati i sudditi!

Il territorio è di chi lo abita, non di chi lo amministra! Le Persone devono tornare ad abitare e descrivere i propri luoghi e non permettere a nessuno di considerare gli abitanti zombi in ostaggio o strumenti per l’esercizio indebito del potere.

LA POLITICA DEL SILENZIO

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Luigi Lucchi

Nel 1975 Pier Paolo Pasolini scriveva un fondo, pubblicato in prima pagina sul Corriere della Sera, in cui constatando la scomparsa delle lucciole, non solo dai centri abitati ma anche dalle campagne, avvertiva una catastrofe così grande per gli italiani al punto da proporre un processo pubblico, anche nelle piazze, a un partito: la DC, allora egemone, votato liberamente dal popolo.

La provocazione di Pasolini  non è stata colta. Ancor meno sarà colta la mia provocazione visto che obiettivamente non sono Pasolini  e che La Pilotta  non è il Corriere della Sera.

UN PIAZZALE SENZA PACE

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Diderot: “l’uomo ha non solo il diritto ma il dovere di essere felice”. Piazzale della Pace, il cui nome suona come una presa in giro dopo i costosi litigi progettuali che hanno portato a realizzare il prato più caro del mondo, si dice 70 miliardi, ritorna dopo un periodo di relativa calma a innescare uno scontro, questa volta tra i frequentatori del prato, gli amministratori, gli abitanti dei paraggi. Un ritorno alle origini inquiete! Presto in arrivo divieti, nuovi impianti di illuminazione, pattuglie, si dice. Nuovi appalti!

Un prato da vedere, ma non da toccare, mi sembra francamente ridicolo! La maleducazione dei singoli non è da confondere con le nuove modalità abitative del luogo riportato finalmente a uno spazio vivibile. Da tempo osservavo, passando la sera, la vita che questa piazza stava gradualmente avendo e assorbendo, le modalità di animazione, che rendevano un luogo vivo dopo decenni di desolante, polveroso spiazzo automobilistico. L’impatto urbanistico e sociale del prato richiede ora una revisione delle “modalità abitative” del complesso storico della Pilotta, il cui giardino interno, ad esempio, dovrebbe essere sistemato e reso agibile (non dalle auto dei funzionari e impiegati) in modo da completare uno spazio per anni sottratto alla collettività e che forse potrebbe accogliere le musiche di cui i vicini residenti sembrano oggi lamentarsi. Il prato dei bastioni farnesiani è divenuto ora anche una piazza di connessione col parco Ducale, piazza Ghiaia, piazza Garibaldi, piazza Duomo. Come può cambiare la vita un semplice prato! E’ la Pilotta che deve essere ripensata, aperta a una dimensione che oggi non ha, polifunzionale, svolgere un nuovo ruolo in città: un parco storico culturale, centro di incontro e connessione la cui parte a terra deve essere resa abitata per l’accoglienza del transito di chi risiede e di chi è in visita. La Pilotta è stata per troppi anni abbandonata, resa inabitabile da un gruppo dirigente senza saperi che intrappola cose e persone, che toglie senso alla città. 

LA PILOTTA

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Perché un giornale blu per Parma? Forse anche per controbilanciare all’ormai stranoto giallo Parma. Il blu è l’altro colore e tratto della città, spesso dimenticato, quasi a rappresentare quella fascia di persone abbandonate a cui noi vorremmo invece dare voce. La Pilotta, il giornale blu, un colore che racchiude in sé una molteplicità di colori, come molteplici sono le diversità, i saperi, è il colore della città universitaria; il blu un colore che esprime eleganza, dignità, un colore scuro che cela i difetti, non fa trasparire, così come la città, è spesso incapace di verità, e si concede ai piaceri degli psicofarmaci dei consumi, dimenticando consapevolmente la solidarietà collettiva, pensando che questo sia divenuto compito della Pubblica Amministrazione, ignara forse del fatto che la civiltà si misura anche nel grado di solidarietà presente nella comunità.Un colore il blu che piaceva a Boyes artista e filosofo. Il blu colore della notte, dove il cielo sembra più vicino, come se il mondo fosse raccolto in carta a stelle e con un grande bollo-sigillo: la Luna. Il blu e la notte, favoriscono il pensiero, ridanno speranze, sembra quasi che di notte tutto possa essere fattibile: il blu è il luogo del sogno dove ci si manifesta senza gli inibitori urbani. Nella notte cala il silenzio per dar spazio al pensiero immaginario, al progetto utopico, e tutto sembra più facile.
Il blu è il colore dell’inchiostro col quale diamo visibilità e ripetitività al pensiero, che assume un’altra dimensione: è l’immateriale che diviene materiale. Il blu è il colore dei fiumi, delle sorgenti, delle acque pulite, fredde. Il blu è il colore della profondità, dell’ignoto, dell’irrazionale, un mondo nuovo spesso sconosciuto, immaginato, desiderato.
Il giornale blu è della gente che vuol cambiare che non crede più alla società dello spettacolo ed è alla ricerca di nuovi mondi, nuovi modi di convivere. Col blu si rompe col passato, si parte per nuove frontiere dove regnano sorriso, sapere, solidarietà. Quel blu che prima non c’era ora c’è. Questo è il numero zero, seguirà un numero prova e dopo aver raccolto le vostre opinioni, i vostri interventi su questo progetto editoriale, speriamo, ci auguriamo, di poterci sempre incontrare da Settembre in edicola la Domenica.

Luigi Boschi

…QUALCHE COSA FRA GLI UOMINI

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Marcello Conati

“Lei sa a che siano rivolte le mie mire e le mie speranze: Non certamente la speranza di accumulare ricchezze, ma quella di essere qualche cosa fra gli uomini”. Così, nel settembre 1839, alla vigilia di Oberto, Verdi al suocero Barezzi nel chiedergli un prestito in danaro. Queste parole esprimono bene la determinazione del giovane musicista nell’affrontare una difficilissima carriera. Che Verdi debba essere considerato artista istintivo, sorto come per germinazione spontanea in un’epoca quanto mai propizia alla produzione e al consumo del melodramma, è affermazione che oggi nessun studioso sarebbe disposto ad accogliere.

Verdi non venne dal nulla. Venne da un formazione culturale – se per cultura s’intende non la mera erudizione bensì la capacità di acquisire gli strumenti per trasformare la realtà – profonda e solida, ampia e prolungata, della quale egli stesso volle poi nascondere le tracce contribuendo a fornire di sé l’immagine di artista istintivo. Non venne dal nulla, ma giusto in tempo per coltivare un terreno peraltro già ampiamente dissodato e popolato come non mai da agguerriti concorrenti, ma sempre più esteso e ancora fertile. Le dimensioni delle sue prime affermazioni acquistano una più precisa definizione se, tuttavia, la sua formazione culturale viene rapportata al contesto socio-culturale in cui egli si trovò a operare.

RITMI ESTIVI DELL’OLTRETORRENTE

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Attraverso questo progetto ci poniamo l’obiettivo di: valorizzare e caratterizzare le aree, incentivare e rendere più proficua l’attività degli operatori di zona, favorire la crescita delle espressioni artistiche, coltivare un dialogo qualificato delle multietnie presenti. "Oltretorrente" è il progetto dell’associazione culturale "Operaprima", teso a valorizzare e a caratterizzare con iniziative un’area storica di Parma. L’Oltretorrente come luogo, deve essere aperto, non può divenire parcheggio, garage o dormitorio; le biblioteche, i musei, gli archivi devono essere aperti anche la sera, non possono rimanere sottratti alla collettività, così come i chioschi. E’ un contesto che deve essere riattivato in grado di favorire un nuovo abitare. L’Oltretorrente deve riacquisire una sua dimensione culturale. Il consumo finisce e rimane il deserto e nella desertificazione non ce n’è più per nessuno. 

Nei prossimi giovedì di luglio alcune piazzette di questa zona saranno animate da gruppi musicali, di teatro, incontri con autori, mentre commercianti, gestori di bar, ristoranti, potranno allestire aree antistanti il loro esercizio, partecipare e dare una nuova atmosfera ad un’area spesso dimenticata e che non può attendere. Vorremmo che tutte le piazze, le vie partecipassero fin dall’inizio, sappiamo altresì che, in fase di partenza, sarebbe pericoloso e nello stesso tempo difficoltoso.Crediamo invece in un crescendo coltivando la speranza che molte altre aree, oltre a quelle iniziali, possano collaborare per rendere questa operazione vincente. L’ambiente non lo si cambia con eventi occasionali, ma col saper fare quotidiano. Siamo disponibili a un dialogo con tutti gli operatori e a disposizione per valutare iniziative da collegare e progetti da sviluppare.

PARCO DELLO SPORT, PARCO DELLE ACQUE, LAND ART

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Sullo sport a Parma credo si sia praticato una buona cultura, penalizzata, forse, da una carenza di impianti sportivi, inadeguati per il ruolo di primo piano avuto in numerose discipline sportive. Non è poi più pensabile continuare ad avere uno stadio in centro città. Da tempo sostengo ("La Pilotta" luglio 2001) lo spostamento dello stadio e al Tardini realizzare un parco delle acque, anche Termali!

La città necessita di un nuovo parco dello sport, che includa anche lo stadio del capoluogo, sviluppando e collegando un sistema infrastrutturale viario e di servizio con le aree dedicate alle pratiche sportive. Per le attuali presenze di impianti significativi già presenti, credo, che questa area infracomunale potrebbe insistere sull'asse Collecchio - via Emilia. L'acqua termale? Sapete che esiste una falda di acque salsobromoiodiche nell'area di Lemignano? Sapete che il comune di Parma paga la concessione allo Stato per tenerla poi chiusa?

ANATOCISMO E USURA

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Cercheremo in estrema sintesi di affrontare il tema attuale dei rapporti tra imprese, consumatori e istituti di credito che tanta parte hanno nei discorsi politici e sociali di questo momento. I due temi principali riguardano i rapporti di conto corrente e i rapporti di mutuo. Si tratta di due temi ben distinti con presupposti normativi diversi e con effetti ovviamente ben distinti. La questione inerente i conti correnti riguarda la “capitalizzazione trimestrale degli interessi” che ha per effetto l’anatocismo e cioè il calcolo di interessi su interessi, operazione vietata dal nostro ordinamento: art. 1283 C.C..

OPERAPRIMA: IL SUO ORIENTAMENTO

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associazione culturale

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Lo sviluppo della economia delle conoscenze, la globalizzazione e i nuovi orizzonti della ricerca, il localismo cosmopolita, la convivenza multiculturale e multietnica, la società della tecnica, sono alcuni dei nuovi indirizzi culturali e sociali che impongongono una nuova energia creativa individuale e collettiva, richiedono ambienti e iniziative culturali per la valorizzazione della mente locale, luoghi per l'interazione del pensiero creativo, dei saperi scientifici, umanistici, artistici, per il transito delle nuove frontiere del sapere.

IL MOVIMENTO SORGENTI: PENSIERO, OBIETTIVI

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movimento politico culturale autonomo indipendente transpartitico

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Di fronte al cambiamento radicale della convivenza sociale determinata dalla rivoluzione digitale, dalla economia delle energie alternative, dalla complessità, dalla civiltà delle conoscenze, dall'esplosione informativa e demografica, dalla società della tecnica, questo movimento nasce per formulare un nuovo pensiero politico proiettato al futuro, una politica generativa oltre la destra e la sinistra, che ha come riferimento le potenzialità e le forme della vita, la comprensione delle persone, la solidarietà, la valorizzazione e il potenziamento dei saperi, delle diversità culturali, la conoscenza di mondi possibili.

SORGENTI: MANIFESTO POLITICO

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Essere promotori, indirizzarsi verso la ricerca del nuovo futuro, attivare relazioni internazionali, conoscere e prevedere i nuovi risvolti sociali, sono modalità e forme di pensiero necessari per partecipare al divenire, non essere sempre considerati rimorchi, colonie incapaci di iniziativa e ricerca propria, ricondotti solo al ruolo passivo di consumatori, servi o zombi metropolitani. Restare vincolati alle sole tradizioni, chiudersi nelle culture indigene e al nuovo è fare una scelta di morte.
Devono invece essere incoraggiati il dibattito, lo scambio di comunicazioni e conoscenze a livello mondiale.
L'inizio di questo nuovo millennio è caratterizzato: da nuovi saperi scientifici, da una tecnologia interattiva (dopo un lungo periodo di tecnologie e media passivi), dalla globalizzazione, dalle reti, dall'economia della conoscenza.

Antonio Guidi: mi levano i figli perché ho un handicap

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ROMA - Guerra in corso tra l' ex ministro della Famiglia Antonio Guidi e la ex moglie Paola Severini. E' lui stesso a rendere pubblica la vicenda facendo una lunga dichiarazione all' agenzia Ansa. Perché, dice, "possa aiutare chi non ha voce". Mia moglie, spiega Guidi, "contraddicendo tutta la sua storia sostiene che il marito avendo un handicap non può avere in affido i figli minori. La mia ex moglie sostiene che il sottoscritto con la sua storia, difficile ma con indubbi risultati, medico, presidente di associazioni, capo delegazione all' Onu e unico ministro con handicap della Repubblica italiana, non può assistere i suoi figli". Parole dure, un attacco pesante. "Quello che io dico non lo dico per me, perchè ho la forza di difendermi - spiega - ma parlo per i mille casi di gente cosiddetta normale che con la scusa dell' handicap del partner ne prevarica gli affetti, i diritti". Paola Severini risponde al marito e avverte: "Le dichiarazioni dell' onorevole Guidi sono rive di fondamento e dunque diffamatorie e pregiudizievoli per me e per la serenità e l' equilibrio dei miei figli minori". 27 dicembre 2000 

Fonte Link repubblica.it 

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