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IMMAGINARE IL FUTURO

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Presentato il preliminare di progetto di idee richiesto dal Comune di Felino e dai produttori locali per la valorizzazione del territorio e della produzione tipica. 
Proposto l’unione dei Comuni di Sala e Felino, con la rivisitazione del progetto urbanistico realizzata da De Carlo, mentre tra le iniziative  ipotizzata la realizzazione di una scuola del cinema digitale europeo al Ferlaro o nel Castello di Felino.

La valorizzazione del territorio passa attraverso alcuni momenti fondamentali:
– la qualificazione dei propri saperi,
– l’apertura verso nuovi incontri di sapere,
– la disponibilita’ ad accogliere e promuovere l’innovazione,
– coniugare e far convivere le esigenze dell’abitare e della relazione con la crescita economica, consolidando la mente locale.
In questo programma che ritengo a carattere poliennale ho cercato di individuare alcuni momenti che si inseriscono in questo pensiero di lavoro. La valorizzazione del prodotto salame di Felino potra’ trovare una piu’ ampia qualificazione e divulgazione conoscitiva se riuscira’ ad inserirsi in un dialogo di saperi che non siano solo quelli alimentari tipici, pero’ scontati del proprio luogo, ma che siano in grado di coesistere e di suonare il "jazz" con saperi di altri costumi e di altre civilta’.

Ho ritenuto quindi opportuno lavorare su due piani diversi: uno sulla valorizzazione del territorio, l’altro sulla valorizzazione del prodotto, che pur integrandosi tra di loro concettualmente, devono essere vissuti come momenti di vita indipendenti. La valorizzazione del prodotto non passa attraverso forme di consorzio che fino ad oggi non hanno mai risposto alle esigenze di valorizzazione delle singole marche, ma piuttosto alla standardizzazione e identificazione di un marchio che non viene percepito nelle sue variabili di cultura alimentare ma come un unicuum, favorendo di conseguenza produzioni di massa indifferenziate. Tutti sappiamo il danno che questo atteggiamento di pensiero causa alla economia dei nostri prodotti. Un concetto, quello dei consorzi, monoteistico che non convince l’attuale nuova dimensione politeista e multirazziale con cui tutti dovremo relazionare se non fisicamente senza dubbio virtualmente nel mercato globale. Ogni azienda deve essere posta in una capacita’ politeista; per questo ritengo che la risposta alle esigenze del territorio di Felino di valorizzazione dei suoi contenuti alimentari non puo’ che passare attraverso la rivisitazione, il ridisegno del territorio nelle sue logiche geografiche, urbanistiche, relazionali; nella sua capacita’ di saper accogliere culture diverse e che, nel contempo, abbiano modo di assaporare la qualita’ di vita locale espressa anche nel prodotto felino che e’ la conseguenza e la testimonianza storica di un sapere del luogo. I territori oggi devono proporsi grandi progetti di apertura: il centralismo e i sistemi di potere geocentrici hanno causato i disastri urbanistici e del vivere sociale a tutti noi ben noti. L’intervento nella cementificazione oggi non e’ più diretto a favorire i braccianti locali ma a diminuire le capacita’ di inserimento di nuove generazioni che potrebbero proporsi più nella cooperazione dei saperi internazionali che non nella proliferazione di fabbriche nel deserto. Vorrei in questa sede lanciare un’iniziativa che coinvolge anche la classe politica e che potrebbe dare origine ad un territorio con grandi valori naturali ed urbanistici: un progettto che unifichi i due comuni di Sala e Felino.
Vorrei qui individuare i motivi che mi spingono a proporre questa soluzione del nuovo Comune nel territorio parmense: due comuni quello di Felino e Sala uno che ha sviluppato maggiormente caratteristiche industriali e artigianali, l’altro piu’ residenziali e ambientali; un patrimonio industriale con grandi capacita’ di espressione e spesso complementare; un comune quello di Sala e Felino attraversato dal Baganza sui cui argini si sono sviluppate le economie industriali dei due luoghi e una periferia con caratteristiche residenziali e di grande interesse ambientale. Per dialogare in un mondo a economia globale necessariamente i comuni dovranno dotarsi di strutture e sistemi che possano incontrare l’innovazione senza dover passare necessariamente da un centrismo despota avaro di risorse per la periferia e il cui ultimo obiettivo e’ perpetuare il proprio potere che significa solo creare soccombenti: il modello loro e’ paragonabile a quello della matriosca, la bambola russa, o delle scatole cinesi. Ecco io credo che oggi i territori debbano favorire la crescita di saperi locali, lo sviluppo delle invenzioni, la capacita’ di restare in un dialogo multimediale col mondo. L’economia di Parma negli anni d’oro spendeva circa 800 miliardi l’anno in comunicazione ed a Parma non abbiamo niente se non dei ricordi di spot che ci riportano alla gioia della spesa sostenuta. Non abbiamo mai favorito la crescita di nuovi saperi, di creativita’ locale che possa reggere un dialogo internazionale e men che meno di strutture in cui coltivare queste qualita’: se non c’e’ il contesto, la piu’ grande potenziale intelligenza del mondo non produce niente. Oggi col digitale questo diviene imperativo. I territori che avranno sviluppato una loro economia immateriale e digitale potrannno dialogare in modo indipendente col resto del mondo, altrimenti sono destinati a sparire o a essere delle nullita’. E cosi’ spariranno anche i loro prodotti. Il nuovo linguaggio e’ il digitale e chi non lo possiede sparisce. Ma per fare questo occorre una massa critica adeguata che non ritengo possa essere costituita dall’attuale territorio di Felino. Il progetto dell’unione dei due comuni interpretato da un grande urbanista come Giancarlo De Carlo porterebbe ad una diversa visione del luogo e creerebbe i presupposti di un nuovo pensiero locale per la valorizzazione del paesaggio. Il nuovo Comune avrebbe l’adeguata massa critica per effettuare investimenti di razionalizzazione dei servizi interni e poter avere i "nodi" e le infrastrutture indispensabili per comunicare col mondo. Il salame di Felino, oltre a "godere" e avvantaggiarsi di questa nuova dimensione territoriale, cosi’ come le altre industrie e attivita’ del luogo, diverrebbe il prodotto storico e economico attraverso cui si effettuano dei cambiamenti. Un progetto da realizzarsi nell’arco dei prossimi 5 anni che porterebbe ad una nuovo modo di abitare il luogo, troppo spesso relegato a dormitorio. E’ su tale progetto di rivisitazione dell’ambiente che potrebbero inserirsi le diverse iniziative (territoriali, culturali, artistiche, folcloristiche popolari) nella loro capacita’ di valorizzazione dell’idea e delle attivita’ che in quei luoghi vengono svolte; iniziative che avrebbero non solo la forza carismatica del momento ma che verrebbero vissute nella loro forza di rinascita del luogo e dei loro abitanti. (Parma, 18 luglio 1996)

Luigi Boschi

EDITORIA MULTIMEDIALE PER IL TERRITORIO

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PREMESSA
Le città costituiscono dei sistemi complessi, che dovrebbero funzionare non tanto per tenere in vita degli apparati burocratici ma per qualificare e dare una capacità espressiva e economica al vivere sociale, offrendo al cittadino l’opportunità di essere propositivo e non soltanto assistito. Occorre un impegno volto a innalzare il livello di vita partecipativa dei singoli e dei gruppi; che questi trovino degli strumenti per farsi facilmente co-responsabili della gestione della cosa pubblica e diventino, in certo senso, attori della qualificazione dello spazio urbano.
Oggi, le strutture pubbliche stentano a seguire i ritmi dell’accelerazione tecnologica: la gestione informatica dell’informazione sta prepotentemente soppiantando quella "fisicamente" legata alla "pratica". Spesso il burocrate di oggi, per sua forma mentis , non riesce a sostenere la contemporaneità dell’informazione; al massimo, ne gestisce la quotidianità.
Indubbiamente viviamo un passaggio epocale, paragonabile forse a quello che ha trasformato la civiltà orale in civiltà della scrittura. Una ragnatela, meno futuribile di quel che si pensi, intessuta di reti Internet, CD-ROM e televisioni interattive, potrebbe – e sottolineamo il condizionale – svolgere un ruolo chiave di facilitazione della interattività collettiva.
Alla luce di quanto detto, in che modo è possibile, oggi, conoscere e intervenire attivamente, ad esempio, sullo sviluppo strategico del territorio? Manca una strumentazione agile e moderna.

PROPOSTA
Sarebbe auspicabile la messa a punto di una letteratura scientifica e sistematica sul territorio. Oltre a un ripensamento della letteratura turistica (che esprima nuovi modi di "raccontare" i luoghi), pensiamo a una editoria multimediale sui piani regolatori delle città e dei principali comuni d’Italia, realizzata su CD-VIDEO e CD-ROM per essere agilmente consultata negli studi professionali, nelle Università e negli Enti Pubblici.
Sarebbe così disponibile una mappatura "in evoluzione" del nostro territorio, in base alla quale ideare progetti sistematici.

Questa modalità di lettura e mappatura del territorio può essere estesa, a nostro parere, al patrimonio storico-artistico del paese, focalizzando le eventuali sottocategorie su musei, su siti archeologici, su edifici e monumenti ecc.

Con un "colpo d’occhio" più generalmente culturale si potrebbero mappare le università e i centri di ricerca da un lato, i poli di produzione industriale dall’altro, corredati da dati qualitativi e quantitativi, le zone a vocazione turistica, le grandi opere e le infrastrutture.

Il piano regolatore di un territorio, d’altra parte, non lo si improvvisa una volta ogni vent’anni ma lo si realizza ogni giorno, soprattutto se si vogliono rendere le citta’ vivibili, di modo che siano effettivamente "abitate" e non soltanto "percorse da zombies": riduzione dell’uomo generata dall’iperconsumismo utile solo al mantenimento del politico.
In questo preciso momento il riavvio di opere pubbliche genererebbe principalmente l’utilizzo di manovalanze mentre lo sviluppo progettuale di tale progetto consentirebbe l’utilizzo di menti e saperi di giovani in tutto il territorio italiano. Si potrebbero infatti costituire in una prima fase dei centri pilota nei vari comuni per sviluppare e definire il modello operativo. Una volta realizzata la metodologia ed il sistema virtuale utilizzato si potrebbe distribuire in tutti i comuni ai responsabili dei piani regolatori ed agli assessori all’urbanistica il modello multimediale da compilare e realizzare. Tutto materiale già presente nei vari comuni o nei vari studi professionali. Nell’arco di un paio d’anni si potrebbe avere una qualificata mappatura del territorio italiano su cui poter operare sia come organi di governo – centrale e periferico – sia da parte di professionisti. Sarebbe il materiale di base su cui inserire le creatività e le idee emergenti. Si privilegerebbe, per una volta, il sapere e non solo il manovalare imbruttito dai tavoli truccati.
Si darebbe spazio ad attività rivolte principalmente alle fasce giovanili più vicine alle logiche virtuali che si troverebbero impegnate in un progetto di rilevazione e crescita del loro territorio e si innescherebbe una modalità di trasparenza e di miglior comprensione delle scelte urbanistiche popolari ed impopolari. Se lo sviluppo delle economie è verso l’immateriale ciò non può essere disatteso da chi governa.

Dottor Antonio Di Pietro,
Le invio una mia riflessione per realizzare una produzione multimediale in CD-ROM dei piani regolatori italiani che ritengo strategica per un governo che desideri conoscere ed avere la mappatura dello sviluppo delle città italiane.
Mi piacerebbe tradurre tale idea in un progetto reale e Le allego, quindi, questa breve considerazione che mi auguro Lei voglia cogliere comunque come spunto creativo per un’Italia che desidera adottare strumenti attuali ed in linea con le accelerate dei bit di cui non possiamo più fare a meno e troppo spesso vediamo una generazione che pensa di vivere solamente con gli atomi; queste sono le persone che amano il controllo ed è facilmente intuibile che l’atomo è più governabile di un mondo di bit.
Penso che uno strumento di questo tipo possa essere fondamentale per un Ministero dei Lavori Pubblici che voglia conoscere la pianificazione strategica del territorio – troppo spesso determinata dal pensiero burocratese – e, forse, quelle brutali speculazioni o attività di tavoli truccati che da sempre invadono il mondo del lavoro e delle opere pubbliche potrebbero anche diminuire.
Si potrebbe inoltre avere, con questo strumento, una maggiore capacità di intervento nelle modifiche da apportare in funzione dei rapidi cambiamenti in atto e un migliore coordinamento tra territori limitrofi governati da diversi piani regolatori.
Una volta digitalizzato il territorio sarebbe molto più facile effettuare simulazioni in virtuale delle future opere e dei nuovi progetti, prima di passare alla fase di realizzazione, considerando maggiormente l’impatto ambientale ed evitando i noti disastri della cementificazione italiana.
In un mondo di bit c’è ridondanza di atomi e pochi pensieri.
Grato per l’attenzione che vorrà riservarmi. (Parma, 01 luglio 1996)

Luigi Boschi

SUNHEAD

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Soggetto per un film

Rocco Bernardi, giornalista italo-americano lavora in un importante giornale yankee.

His Big Boss, che doveva prendere parte a Cibus, deve improvvisamente partire per altra destinazione: forse, deve partecipare ad un meeting sulla fame nel mondo. Quindi sarà lui – visto che è proprio originario di quei luoghi – a partire per Cibus, per raccontare lo stile di vita alimentare italiano so different from the American one e, anche per cercare di fare entrare il giornale nelle comunità italiane USA.

Il giornalista italo-americano sta facendo il bagno quando gli arriva la comunicazione che deve partire; la prima cosa che fa è prendere i contatti con i suoi parenti e conoscenti in Italia.

Parte per l’Italia e mentre è in aereo viene trasmesso il film: Ultimo tango a Parigi. Ha dei flash molto rapidi sul suo passato italiano. I suoi ricordi sono veloci ed accavallati. Ricorda pure uno dei primi film di Bertolucci: Prima della rivoluzione.

Arrivato a Roma prende un taxi e si fa portare all’hotel Petunia dove ha appuntamento con un collega ed amico americano inviato speciale in Italy. I due cenano insieme in un ristorante fuori porta all’inizio della strada per i colli. La mattina prestissimo Rocco prende il treno per arrivare a Parma ed è ancora un succedersi di ricordi continui di quando, ancora liceale, era venuto con i compagni di classe a Roma per vedere il concerto dei mitici Rolling Stones. Nel tragitto per Parma sfila una fetta di mezza Italia davanti al finestrino. Incontra sul treno un imprenditore dell’olio di oliva che gli racconta la storia del vero olio quello d’oliva extravergine: quello toscano. Fermata a Firenze Santa Maria Novella. Scende l’imprenditore toscano. Durante il proseguo del viaggio homeway incontra una donna che tiene un corso di violino al Conservatorio di Parma. E’ salita sul treno Lei – Silvia – che ha appena salutato alla stazione di Firenze il suo uomo: Philippe, un giovane direttore d’orchestra francese.

I due Rocco e Silvia hanno uno scambio di forti pulsioni e tensioni erotiche – matachia -; stazione di Parma, scendono dal treno: Silvia con il suo violino mentre Rocco trova i suoi parenti del luogo che lo conducono proprio in quelle terre di cui lui aveva avuto ricordi durante il viaggio.

Rocco viene portato dai suoi parenti ad una cena per festeggiare il suo arrivo in una grande cascina sulle colline parmensi dove si ritrova tutta la famiglia.

E’ su queste colline che Rocco risiederà durante la sua permanenza in Italy con l’inseparabile Harley-Davidson noleggiata per lui dal cugino Luca.

Siamo a cena: squilla il telefono; è Silvia che sta già chiamando Rocco per invitarlo al concerto che terrà la sera seguente. Musica del magico Ludwig Van: Sonata a Kreutzer, cos’altro di più sensuale con il violino?

Silvia abita al di là dell’acqua in una mansarda; le sue origini, però, sono della Bassa Padanìa proprio laddove scorre il Grande Fiume.

Rocco al mattino e al pomeriggio è sempre in giro per lavoro e incontra tanta gente: la più disparata.

Rocco inizia subito l’attività per la quale è stato inviato in Italy: la visita a Cibus. Prende contatti con alcuni personaggi fra i più rappresentativi del panorama alimentare così come lui lo conosce visto dall’America: quindi, gli stand che producono pasta, quelli che commerciano caffè e quelli che trattano salumi. Qui, inizia a nascere un forte interesse per la sensualità del cibo e l’occhio attento di Rocco si sofferma sulla maniera di tagliare la mortadella, sull’abilità degli esperti che ancora sanno affettare manualmente il prosciutto o degli italiani tutti che sorbiscono con gusto e sensualmente quel liquido marrone che scende lento, denso e cremoso da luccicanti macchine che preparano una tazzina dopo l’altra con previo caricamento del caffè in polvere e avvitamento nelle apposite apparecchiature. Rocco partecipa anche ad alcune conferenze e tavole rotonde organizzate dai promotori della manifestazione; si tratterà sempre di una toccata e fuga: solo pochi frammenti. Ad un convegno invece effettuerà un intervento rimarcando la mancanza di cultura alimentare mediterranea e la perdita dei sapori e saperi italiani La cultura contadina non è drogabile all’infinito con la ripetizione industriale di massa; paragone con la serigrafia. Non dimentichiamo che Rocco è stato inviato in Italy to work. A Cibus trova un amico Arturo che lo invita nel suo recente allevamento. Passa a prendere Silvia e tutte e tre si avviano nel podere di Arturo.

Visiterà quindi il moderno allevamento di vacche computerizzato dove il latte viene prodotto quasi sinteticamente e, a questa scena, si contrapporrà la scena successiva in cui lui e Silvia sono ripresi in una piccola stalla che scendendo verso Parma Rocco aveva riconosciuto. Una vecchia stalla in pietra delle nostre montagne ed assistono alla mungitura manuale delle mucche: qui viene messo in risalto la sensualità del latte. In montagna – ottima la zona di Bosco di Corniglio – dove ancora si trova qualche contadina con il volto rugoso dagli anni ma con quelle belle facce rubiconde che sprizzano salute e gioia di vivere da tutti i pori che le mucche le mungono ancora a mano in stalle piccole piccole che sembrano stalle da Lego costruite in sasso su un’erta salita – anche questa in sasso – attorniata da castagni pieni di ricci atterrati. Rocco assiste alla mungitura con la contadina che prima lava le mammelle della mucca e poi, pian piano, inizia a palpare i capezzoli degli animali: subito scendono piccole gocce di liquido bianco che si trasformano successivamente in bianchi fili liquidi che spruzzano tutto all’intorno finendo, però, tutti dentro al secchio messo lì sotto per raccogliere il latte. Finita la mungitura Dina – la contadina – gli prende una mano e la mette sul secchio che ancora caldo di latte vivo appena sceso dalla mucca. Dina gliene versa una sorsata in un bicchiere, Rocco lo fa assaggiare a Lei Silvia; questa lo porta alla bocca ma, non appena ne sente il sapore le viene una specie di rigurgito tanto è diverso dal latte a cui siamo tutti ormai abituati. Rocco si ricorda del marito di Dina che lavorava di notte nell’azienda di suo padre: il giro di notte delle stanze di stagionatura, il palpare i salami , aumentare un po’ il caldo negli essiccatoi, controllare le conce delle carni che riposavano nelle vasche.

Intanto, Rocco cerca di indagare la realtà locale e si mette in contatto con gli artisti di Parma: pittori, scultori, registi, attori che gli raccontano le storie di Parma i suoi problemi visti attraverso momenti di vita vissuta.

Rocco conosce il pittore Larco; lo incontra nel suo studio e, qui, Larco riceve una telefonata dal suo gallerista che gli dice che la tivù locale non sarà presente all’inaugurazione della sua mostra perché, lui, non fa parte del giro dei raccomandati e via con gli sfoghi su come nulla funzioni come dovrebbe quaggiù…

Allora, il pittore Larco chiama Parma on line che subito manda una redattrice, prepara un articolo su Larco e lo mette in rete: pure la redattrice, cade quasi ai piedi dell’americano bello e fascinoso Rocco Bernardi.

Rocco inizia poi una serie di visite alle locali realtà industriali di produzione alimentare per riuscire a comprendere appieno questa magica Food Valley dove il cibo ha un posto di grande onore nelle mense quotidiane. Le visite saranno ad industrie di salumi dove Rocco sarà accompagnato dalla cugina Paola – l’unica fra i giovani della famiglia ad essere rimasta nel settore -; allora Rocco si ricorderà della sua infanzia e di quando arrivava il norcino per uccidere il maiale in quelle brumose e fredde giornate invernali e di come tutta la famiglia si desse da fare per aiutare il norcino e per tutto il giorno nessuno lavorava perché c’erano da preparare le budella, le misture per le conce, da imbadire la tavola per il pranzo di mezzogiorno che era rapido perché la carne doveva restare fresca. Poi, verso la fine della sera si iniziava a stendere i salumi e suo papà prendeva la sua manina grassoccia nella sua forte mano di uomo adulto e gli spiegava cosa si stava facendo.

Il primo giorno post-Cibus Paola chiede a suo cugino Rocco se vuole accompagnarla a Milano dove la sua premiata ditta sta facendo foto pubblicitarie per reclamizzare il prodotto suinicolo locale. Rocco accetta di buon grado; ed eccoli sfrecciare sull’ormai mitica Harley alla volta del loft-studio milanese del fotografo – amico d’infanzia di Paola – Giuliano Borsi dove verrà realizzato il servizio. Dentro è un bailamme e una confusione totali: l’unico angolo di calma!!! – il contrasto fra la città metropolitana e la città di provincia deve essere totale – è all’interno dello studio dove si sta realizzando il servizio con le modelle suinicole. Giuliano saluta affrettatamente i nuovi arrivati: il ritmo frenetico per un milanese – anche se trapiantato – è d’obbligo. Tutta la mattinata trascorrerà a colpi di shooting fra un affettato e l’altro con le modelle che non hanno un attimo di tregua e anche gli affettatori suinicoli hanno il loro bel daffare. Il film insisterà sull’estrema abilità manuale degli affettatori che verranno inquadrati proprio mentre sono in atto di tagliare il salume: l’inquadratura inizierà con la lama del coltello che affonda nella polpa viva della carne e verrà seguito fin quando il taglio della fetta non sarà completato e questa verrà esibita come una sorta di prelibata delizia da far venire l’acquolina in bocca a tutti coloro che se ne stanno comodamente seduti in poltrona di modo che all’uscita del cinema la voglia di mangiarsi un panino al salame sia, a dir poco, assoluta. Nel frattempo Paola e Rocco visitano il resto del loft e, nella parte opposta, si sta pubblicizzando una nuovissima acqua minerale che sgorga proprio laddove viene presa l’acqua per riempire la piscina di Sua Santità: il creativo che ha ideato questa campagna vuole dare un tocco di leggerezza e vuole sdrammatizzare – con ironia ed irriverenza – il consumismo massificato e massificante: si tratterà solo di un flash ma arguto e witty quanto basta per strappare una sonora risata a tutti gli spettatori che guardano il film. Nel breve tragitto tra uno studio e l’altro Rocco – naturalmente per caso – si scontra con una ragazza giovane e piacente che si scoprirà poi essere Chiara che vive – il caso è il caso – proprio in questo loft con Giuliano! Quando accadrà che i due si ri-incontrino – qualche tempo dopo sempre per puro caso – Luca citerà Jacques dicendo che nessuno sa che cosa ci sia scritto nel grande rotolo che si srotola lassù. CONTROLLARE LA CITAZIONE ESATTA DI JACQUES!!! Breve break per pausa pranzo all’insegna di pane, salame e fantasia su una tavola improvvisata ed imbandita nel loft stesso prima di ritornare al lavoro dai ritmi milanici: la macchina da presa può indugiare a volontà sui tagliatori e sulla maestria della loro arte: le affettatrici, qui, sembra che nessuno sappia cosa siano o, comunque, sono ancora al di là dall’essere inventate!!! Pomeriggio: tutto riprende con la stessa frenesia: ed è subito sera con tutti i nostri che se ne vanno a cena in un delizioso ristorantino sui navigli gestito – quando si dice il caso! – da un parmense. Tutte le conversazioni sono incentrate sulla campagna pubblicitaria che si sta progettando e sulla grande difficoltà a far conoscere all over Italy – and also Europe – un prodotto che ha caratteristiche indiscutibilmente locali e che viene ancora prodotto rispettando quelle che sono le tradizioni culinarie del luogo attraverso l’accurata miscelatura dei diversi ingredienti. I due cugini ritornano back to Parma a bordo della potente Harley sfrecciando nella notte e Paola mostrerà la città immersa nella quieta solitudine notturna raccontando al cugino di un sogno che lei fa sempre ad occhi aperti ogni volta che si ritrova a vagare di notte in questa magnifica Piazza Duomo: cioè come doveva essere grandiosa e solenne la coreografia architettonica che si presentava ai contadini medievali che provenivano dalla campagna ed arrivavano in questo scenario che li faceva sentire così piccoli, miseri ed impotenti al cospetto di quella divinità che parlava per voce dei prelati che promettendo loro la vita eterna: ma nell’aldilà!!! Solo un piccolo flash che indulge sui tempi che furono e che mostra la meraviglia che riuscirono costruire in epoche ormai lontane e remotissime: ma dov’è che negli States si può ammirare qualcosa di simile e gli abitanti yankees di contrade lontanissime potranno mai capire la sensibilità ed il profondo gusto artistico di queste rudi pietre che parlano, descrivendoci tutto il lavoro e sottolineando il sudore di coloro che le hanno elevate una dopo l’altra. Questo sorseggiando una bottiglia di malvasia che Rocco era andato a prendere nel vicino ristorante e se la stavano bevendo sugli scalini del Duomo. tra i cugini ci scappa un bacio passionale. Ma poi Paola si riprende e turbata per la Sua cessione ai sensi si allontana per le viuzze oscure della città.

Alla fine, fra tutta questa meraviglia di cibo e le innumerevoli donne che lo circondano Rocco decide di rimanere ancora un po’ nella sua Terra d’origine: per lo meno fino alla fine dell’estate – inizio autunno.

Sunday finalmente Domenica: Rocco può concedersi un po’ di meritato riposo sulle colline dove alloggia ospite degli zii. Qui vedremo Rocco di nuovo telefonico & American speaking con l’OltreOceano anche se – ancora – non capiremo la ragione delle sue lunghe conversazioni telefoniche. Invece ciò che capiremo, e senza dubbio, è che Rocco se ne sta very well here in Italy e cercherà di rimanervi il più a lungo possibile. Possiamo cogliere un dialogo in American – sottotitolato in Italian – with his Big Boss dove si intuirà che Rocco se ne starà qua in holiday: per lo memo all’inizio. Ciò che lo spettatore dovrà iniziare a chiedersi – intanto che scorre il film – è ma quante ferie hanno questi Americans guys. Le conversazioni con l’OltreOceano si intensificheranno e, quando alla fine, Rocco converserà con il continente americano – circa due anni dopo prorompendo in un

– Wow it’s really terrific! Terrific!

tutti si sentono sollevati nel constatare che Rocco ha rotto sì i rapporti con il NYT limitandosi a far l’inviato in Italy ma, qui in Italy, stava pure lavorando!

Mattina con scene di interni e colazione da parte dei vari componenti della famiglia: la zia Luisa servirà al nipote una ricca colazione a base di marmellate, portandogliela direttamente sul terrazzo della sua camera da letto e fermandosi a chiaccherare con lui dei suoi genitori e dandogli dei buoni consigli come se lui fosse sempre un ragazzino e non già un uomo bell adulto: ma, le zie che non danno consigli ai nipoti che razza di zie sono mai? Si spingono nel ricordo di quando la nonna Sua preparava le marmellate. Ma nel Suo ricordo vi era pure la presenza di una Sua giovane amica di giochi con la quale si ammiccavano puerili sguardi di piacere e giochi sensuali di bimbi, come all’improvviso sollevare la gonna di Lei Rita e la nonna che lo aveva mandato subito dal parroco a confessarsi: il prete di campagna gli diede 2 ore di preghiera in cappella. Rocco all’uscita era così pieno di rabbia che quando la madre superiora lo venne a prendre, una volta nel girdino della parrocchia prima di andare a casa prese i fiori più belli che nascondevano la concimaia e glieli buttò tutti dentro.

E’ uno dei momenti in cui la sensualità alimentare può essere meglio resa filmicamente, per esempio, nella preparazione delle marmellate: la frutta viene snocciolata e, quindi, il frutto da intero viene aperto, come se si incidesse un taglio nella sua carne polposa fino a quando non ne esce il cuore duro che vien gettato in un canto. Adesso il frutto può essere ammirato in tutta la sua carnosità e carnalità. Poi, la frutta dallo stato solido viene travasata in grandi pentole di rame – dopo aver acceso un fuoco di legno vivo – e rimescolata con un grosso cucchiaio di legno continuamente, continuamente, con lo zucchero che viene versato a poco a poco. Intanto, la frutta si trasforma a poco a poco in marmellata diventando una sostanza non propriamente liquida ma filamentosa, piena di pezzetti ghiottosi che ricordano la carnosità dei frutti originari.

Ritorno alla realtà, la scrittura di un testo sul Suo computer a scrivere a voce alta il testo del suo intervento che aveva fatto alla conferenza a Cibus sulla distruzione della cultura alimentare contadina mediterranea. L’ora del pranzo si avvicina e Luisa deve andare a sorvegliare la sua cucina: a mezzogiorno tutta la famiglia si troverà nuovamente riunita attorno al grande tavolo massiccio con a capotavola quella vecchia quercia dello zio Giulio. Sarà proprio Rocco che andrà in Harley a prendere Giulio e ritornerà a bordo della vecchia Flaminia coupé – dello zio conservata come un autentico gioiellino in ricordo di tutte le passate scarrozzate. La conversazione fra i due non ha pressoché mai vuoti e Giulio, orgoglioso e fiero di questo suo nipote che vive così lontano – e che era così diverso dagli altri bambini fin da piccolo – si ferma nel suo bar per fare conoscere a tutti i suoi amici che qui si ritrovano il nipote americano. E’ questo un ambiente dove i vecchi si riuniscono ancora in piazza per concludere affari o per scambiarsi le ultime informazione su cosa è successo in paese. Grandissimo pranzo collinare dove tutto dovrà essere in antitesi con quanto mangerà in seguito nella Bassa chez Sylvie. Anche qui si assisterà al trionfo dell’arte culinaria locale e tutto sarà accuratamente selezionato e preparato.

Dopo pranzo via nella Bassa con il coupé alla scoperta del Grande Fiume così spesso citato dal Signor Giovanni ma non ancora visitato anche se intravisto nello spezzone filmico di Don Camillo: la piena del Po’. Silvia gli mostrerà e gli descriverà quella che è l’atmosfera nebbiosa e umida in epoca autunnale ed invernale attorno al Big River. Per intanto, Rocco e Silvia girovagheranno – in alti stivali di caucciù – per le lanche e per i pioppeti che svettano in file incredibilmente diritte in svariati filari lasciando andare batuffoli leggeri e vaporosi color bianco-nuvola e che delle nuvole hanno pure la sofficità. Sono solo un po’ più pelosi delle nuvole: le nuvole uno se le immagina come una sorta di panna montata; questi piumini qui, invece, non si possono mica mangiare. Mentre Rocco sta visitando gli spiaggioni del Grande Fiume accompagnato da Silvia, questa si ricorda che proprio lì vicino c’è un signore ormai anziano che lavora ancora il ferro battuto. I due cercano di scovarlo e lo trovano. Silvia si fa riconoscere e gli presenta il suo amico chiedendogli, poi, se possono vedere com è che si fa a battere il ferro.

Il fabbro Berto aveva preparato la fucina, l’incudine ed il martello e, quando loro arrivano stava già arricciando riccioli per un letto che regalerà al nipote che si sposa. Ed è quasi una magia vedere l’abilità di questo anziano signore che inserisce una verga diritta di ferro e quando la tira fuori dalle braci è rossa, di un rosso incandescente che quasi brilla e luccicca dallo sfavillio. Ciò che è più stupefacente è vedere come Berto riesca a plasmare una materia così dura, coriacea e pesante come il ferro in volute ricciolate di un’incredibile leggerezza: il tutto con tre utensili fondamentali e con la sola abilità delle sue mani. Pensate che invece la moglie di Berto l’Anna intreccia le canne.

Com è ovvio invito a cena finale dove tutto viene preparato sui carboni: anche la frutta.

La frutta come elemento di grande sensualità mentre viene scelta, incappucciata in anonimi sacchetti trasparenti e che riprende vita già nel momento in cui viene immersa in una ciotola per essere lavata e da dove viene tolta per essere pelata accuratamente con un coltello dalla lama scintillante: si vede la lama che penetra nella grassa polpa del frutto per tagliarlo o i denti che ne incidono la polpa carnosa per sbocconcellarlo a piccoli pezzetti lentamente e sensualmente. Frutti adattissimi: albicocche, pesche, fragole, nespole, ciliegioni, angurie, more, melograni…

Il giorno seguente i due si concederanno anche un brevissimo tour in barca – Società Canottieri di Casalmaggiore -per il Grande Fiume arrivando fin sugli spiaggioni che ti sembra quasi di essere su una qualche isola tropicale: peccato che l’inquinamento ambientale abbia scempiato così tanto il Big River. Silvia oggi è stranamente inquieta e turbata; Rocco se ne accorge anche se finge che tutto fili via liscio. Finalmente, Silvia dice di dover rientrare perché deve andare a prendere un suo amico – che si scoprirà essere Philippe – alla stazione. Questa parte della giornata è caratterizzata da toni tristi e malinconici con una tensione che si intravede fra i due. Rocco ha qualche sospetto sull’amico che arriverà fra poco ma è molto sicuro di se stesso. Silenzio un po’ innaturale fra i due durante il viaggio di ritorno con Silvia decisamente pensierosa e tesa.

Stazione FS di Parma City e treno – com è naturale – in ritardo: Silvia ha quindi tutto il tempo di pensare fra sé che cosa dovrà dire al suo Philippe: quest’uomo lungamente amato che lei credeva fosse per sempre il suo uomo. Invece, le cose non vanno mai come ci si aspetta… La tensione passa da Silvia a Philippe come se fosse una scossa elettrica; Philippe capisce subito che è successo qualche cosa. Arrivati a casa sua, Silvia è sempre più nervosa ed imbarazzata: tutto dovrà registrare questa enorme tensione. Ogni pretesto è buono per stare lontana dal suo Philippe. Philippe monologherà interiormente cercando un qualsiasi pretesto affinché lei gli parli e gli dica che cosa la sta macerando. Silvia adduce a scuse risibili – un gran mal di testa come un cerchio che la serra non dandole pace – e se ne va a letto. Philippe la segue quasi subito e la trova rannicchiata in un angolo pensosa più che mai. Lui la abbraccia e lei lo lascia fare: i due fanno l’amore e questa sarà l’ultima volta – un’ultima volta da dimenticare -. Subito dopo Philippe si addormenta – come fanno toujours – beh, presque toujours – les hommes e lei è lì nel letto che se lo guarda: Philippe che le ha dato tanto, con il quale lei ha condiviso tantissimo; adesso, però, nei suoi pensieri c’è un altro – straniero anche lui, quando si dice la fatalità – c’è inevitabilmente Rocco. Guarda Philippe ed il suo corpo nudo nell’impercettibile chiarore del lume che diffonde una luce soffusa e abbraccia quel corpo che sta dormendo, con gli occhi pieni di lacrime ed il cuore gonfio di amertume. Philippe la prende fra le braccia ma non capisce che cosa gli sta succedendo: d’altronde non si capisce mai che cosa ci succede in campo sentimental-amoroso. Philippe meno che mai. Philippe si comporta con un’estrema dolcezza – ben conosce Silvia e la sua fragilità ed emotività – non chiede niente di niente: però intuisce, intuisce e non vuole intuire ulteriormente; non stasera, almeno.

– Philippe…
– Pas ce soir Sylvie, pas ce soir…
– Ecoute…
– J’t’écouterai demain mon chou. Demain, demain…
  Tu veux?
– Non, pas possible!
– Demain, mon chou, demain…
– J’crois…, j’suis tombée amoureuse…
– ?!?!?!?!?!?!?!
– J’suis tombée amoureuse…
– C’est qui?
– T’connais pas.

In questi casi ci si dice sempre un mucchio di cretinate senza senso: anche in questo il mucchio di cretinate è davvero enorme.

– Tu t’rappelles Kreutzer?
– La sonate?
– Non, le livre…
– Ouais. … l’amour, ça n’existe pas, c’est ça?
– Non, c’est que…
– Arrete, sois gentille. Je viens d’arriver du Japon et je suis crevé de fatigue. Demain, tu veux?
– Demain, d’accord.

Il demain il film non ce lo fa vedere, si intuisce però, che Silvia non rivedrà più Philippe, il quale – noblesse oblige – sparirà dalla circolazione. Potrebbe anche dirigere un qualche concerto che si terrà in Italia e che Silvia vedrà reclamizzato in un manifesto – così, sempre per caso – en passant.

Il cugino Luca sta portando in scena l’Edipo di Sofocle al teatro Bibbiena di Mantova. Rocco, una sera, va a vedere lo spettacolo del cugino. Della rappresentazione sofocliana ciò che lo colpisce – e da cui non riesce a staccare gli occhi – è Antigone. Finalmente, a rappresentazione finita, vanno tutti a cena in quel di Mantova – posto ideale la Locanda del Cacciatore di Canneto di Savini – e Antigone-Chiara – quando ci si mette il caso! – è seduta proprio davanti a Rocco.

Durante la cena Luca rivela al cugino il suo progetto di aprire una scuola di cinema digitale a Parma, in un luogo al momento disabitato inserito in uno splendido paesaggio naturale sulle colline parmensi: i Boschi di Carrega.

La domenica non c’è spettacolo e Rocco ne approfitta per invitare Chiara ad andare a visitare le colline piacentine perché lui ha preso contatti per vedere delle cantine – quelle di Zerioli, per esempio – e degustare appieno la produzione dei vini doc di quella zona. Il Signor Zerioli li trattiene a pranzo e imbadisce una tavola sotto un pergolato – ancora acerbo – ma con un panorama incantevole: siamo dalle parti di Ziano Piacentino, dove il doc quando è buono è buono assai. Quindi, i due partono per le valli piacentine e dopo la visita, assaggio dello spumeggiante gutturnio e del frizzante malvasia con i due che se ne ripartono per le alte colline passando per Bobbio – Quadrelli e arrivando fino ad Ottone dove sono sorpresi da un violento temporale primaverile e decidono di fermarsi a dormire nell’unico albergo-ristorante che dà proprio sulla piazza del paese. L’albergo è un po’ fatiscente e cadente, insomma un po’ kitch – però il gestore il Signor Renato è, guarda caso, un cuoco eccezionale e gran chiaccherone. Alla fine della cena li intrattiene raccontando loro della sua amicizia con il Cardinal Massaroli e con anedotti piccanti sulla curia vaticana che a Piacenza è ben fornita di uomini.

Chiara e Rocco dormiranno insieme – visto che il Signor Renato dice di avere una sola camera disponibile: resta il mistero della nottata passata insieme; non si sa, infatti, come passeranno la notte i due. Si farà intendere che forse sì o forse no…: niente di chiaro e definitivo. Tra i due, innegabilmente, c’è un feeling fortissimo ed una sensualità – sempre accennata – eccezionale.

Rocco inizia a comprendere le differenze e le peculiarità di quei sapori e di quei saperi che aveva quasi dimenticato durante il lungo oblio americano ed è sempre più affascinato da quella che lui stesso definirà magia e spiritualità del cibo italiano. Il film ci mostrerà Rocco che vaga per la Food City rimirandosi le vetrine nelle quali fanno bella mostra di sé i più svariati prodotti alimentari; se ne andrà al mercato ortofrutticolo già di primo mattino per ammirare la sapienza con la quale gli ortolani espongono la loro mercanzia per meglio attirare l’occhio del cliente e si incanterà nell’osservare l’abilità ormai smaliziata dei fruttaroli e dei loro banchi con le esposizioni nei mercati open air così differenti da quanto succede nelle centrali d’acquisto americane create all’insegna dell’omologazione standardizzata.

Rocco si recherà – dopo aver già preso la decisione di non tornare subito negli States – a prendere il cugino Luca che – fra le mille altre attività – sta tenendo un seminario teatrale presso il Liceo Maria Luigia – indubbiamente la più prestigiosa fra tutte le scuole parmigiane!!! – incentrato sulla differenza dei popoli e sulle loro culture. Rocco arriverà nel teatrino in cui Luca sta provando con gli studenti, giusto in tempo per assistere alla fine della performance quando Luca sta drammattizzando con i suoi ragazzi un esercizio in cui questi devono riuscire ad identificare loro stessi come stranieri solo attraverso un atteggiamento o un modo di fare. Insomma, i soliti esercizi di teatralità che si fanno nei seminari di teatro. Luca chiede poi ai suoi stagisti teatrali di prendere un alimento e di servirsene per connotare le differenti " tipicità " culinarie dal punto di vista teatrale.

Luca, finita l’improvvisazione teatrale, saluta i ragazzi e si perde in chiacchere – che sembrano una pontificazione – con il cugino sull’omologazione culturale e su come oramai siamo ridotti a sole quattro grandi etnie, ariana – ebrea – africana – asiatica, visto che tutte le altre sono state spazzate via dalla massificazione portata dal consumismo a tutti i costi.

Rocco quella sera è a cena dai genitori di Silvia che vivono nella Bassa ed invita Luca – vista la crisi acuta di abbattimento in cui si trova – ad andare con lui. I genitori di Silvia vivono in una fattoria completamente ristrutturata con una grande aia centrale, tanto di frutteto, allevamento di animali da cortile e prodotti dell’orto. Durante questa cena tutto sarà tipico della cucina della Bassa, preparato dando un’enorme cura ai particolari e agli accostamenti dei sapori di un piatto con l’altro. La delizia di questa prima cena in onore dell’ospite americano lascerà Rocco quasi incantato dalla meraviglia di ciò che verrà servito in tavola e dal modo di presentare i diversi piatti. Ma – il cellulare è davvero una maledizione – quasi sul più bello – sennò che razza di film sarebbe? – driinn… Chiara per Rocco che lo cerca sul cellulare del cugino. Da qui inizia la rivalità amoroso-sentimentale di Chiara nei confronti dell’altra donna che ancora non conosce. Chiara comincia a sospettare – l’intuito femminile capta tutto, anche le differenze vocali – che Rocco non sia poi così facilmente accalappiabile come lei credeva. Anzi… d’ora in avanti dovrà rizzare tutte le sue antenne, stare bene in guardia e soprattutto – non essendo abituata a perdere facilmente – farà di tutto per conoscere questa rivale che ancora non sa bene com è, ma sa che esiste.

Durante questa prima cena il Signor Giovanni – il papà di Silvia – intratterrà i suoi ospiti – in special modo Rocco che si mostrerà interessatissimo – sulle tipicità della vita nella Bassa e ricorderà, per esempio, di quando da giovane lui e i suoi amici si arrampicavano sui gelsi per fare scorpacciate di dolcissime more bianche che quasi si squagliavano in bocca; mentre, adesso seppur vagando nella piatta pianura non se ne vede più nemmeno una di queste piante; chi di loro ha mai assaporato questa prelibatezza? Il Signor Giovanni – visceralmente basso – racconta le tradizioni e riesce a ricreare quasi dei climi da Bassa, quando la nebbia è così fitta che la potresti tagliare a fette e spalmarla sul pane col burro, oppure quando fiocca e lui corre ancora fuori sull’aia a riempire una scodella di neve e poi la condisce con il marsala. Insomma, un piccolo mondo padano alla Don Camillo ed il Signor Giovanni innamorato di Giovannino Guareschi alla fine della cena farà vedere qualche spezzone dei film tratti dai romanzi di Guareschi a Rocco giusto perché questo possa rendersi conto di che cosa significhi l’atmosfera nebbiosa della Bassa che sa assaporare e gustare appieno solo chi vive lungo il Grande Fiume.

Rocco, intanto, sta documentandosi sul cibo italiano e ha appena scoperto Piero Camporesi che lo accompagna in tutti i suoi viaggi motociclistici. Niente auto, solo moto; o, se ha bisogno di un’auto si fa accompagnare da una delle innumerevoli donne che incontra.

Nel frattempo Rocco vuole capire come si sia politically corrected here in Italy e decide di assistere ad un incontro che le locali autorità politiche hanno organizzato con la cittadinanza a proposito della chiusura di un piccolo ospedale della provincia ancora perfettamente funzionante. Non appena arriva sul luogo del meeting viene avvicinato da un personaggio un po’ strampalato che lo assale verbalmente non dandogli un attimo di tregua ed inizia subito a sparare a zero sui politici locali e sulle loro innumerevoli magagne. Gesticola con nelle mani un giornale che racconta spesso del malaffare della città.

Rocco, visitando la realtà locale e contemporanea ha frequenti flash-back su come erano le cose once upon a time e nota quanti cambiamenti vi siano stati; per esempio, ricorda quando sua nonna faceva ancora cuocere il pane nel forno e le donne che tutte assieme impastavano: da queste scene di ricostruzione del tempo perduto possono scaturire anche immagini di un’estrema sensualità: vaghi e sfumati ricordi di una zia o amica della nonna che si allontanava – finita la cottura – con qualcuno che stava lì ad aspettarla pazientemente; allora, Rocco non capiva bene: era ancora troppo piccolo; quindi, solo intuizioni e come tali devono essere rese.

Rocco, vagando e vagando per quelle che sono pur sempre le sue terre d’origine, scopre il rapporto fra l’uomo e la natura; rapporto che aveva totalmente scordato esistesse vivendo in una giungla di grattacieli e cemento. Rocco vagherà quindi – spesso ma non sempre, in dolce compagnia – anche in posti poco conosciuti come possono esserlo certi angoli dei nostri Appennini-zone tipo Borgotaro, il monte Penna Cento Croci, Bedonia- dove ancora si può gustare il sapore del silenzio, il suono delle foglie che ondeggiano sugli alberi, i canti e i gorgheggi degli abitanti del bosco appenninico; qui Rocco riesce a capire il suono del silenzio: prima non si era nemmeno accorto che il silenzio potesse parlare, assorbito com era nello stridore dell’inquinamento acustico newyorkese. In questi luoghi di silenzio Rocco inizia a farsi raccontare le antiche storie e i racconti che circolano ancora sull’origine di una chiesetta sperduta su un cucuzzolo, o di un albero centenario piantato proprio in cima ad un luogo impervio e quasi irraggiungibile non si sa come né da chi, o, ancora, di una casa ormai diroccata dove gli sembrava aver sentito una specie di melodia che usciva dalla porta principale miracolosamente ancora su tutti e quattro i suoi cardini. Ogni volta che inizia a farsi raccontare da qualche anziano del paesino quasi diruto, questo lo invita a fermarsi lì per mangiare con loro: cose semplici ma genuine, preparate con la passione ed il cuore da una qualche rezdora con i fiocchi. La tavola è sempre un momento di convivialità di gioia e di ritrovarsi.

Un altro momento alimentar-sensuale può essere la raccolta dei funghi: con Rocco e una delle Lei che, sul finire dell’estate, vanno a funghi seguendo un esperto fungaiolo delle nostre montagne inoltrandosi per valli e vallette mentre si esplora un sottobosco pressoché sconosciuto per Rocco. Dopo la raccolta, naturalmente si va a mangiare i funghi direttamente alla casa dell’esperto fungaiolo con la moglie di lui che armeggia attorno alle diverse padelle per friggerli; intanto ha già iniziato a tagliare a fettine gli ovuli bianchi per prepararli in insalata. Il marito, nel frattempo, inizia ad accendere la carbonella per cucinare le grosse cappelle delle mazze e dei porcini ed è un continuo affondare di forchette nelle carne viva dei grossi funghi che vengono infilzati per essere assaporati e gustati. Viene svelato un oiccolo segreto di come fare i funghi fritti.

Sul finire di settembre Rocco parte in escursione con un amico del cugino Lorenzo – il veterinario – per andare a tartufi molto incuriosito da questa caccia ad un tubero sotterraneo dall’aspro ed inebriante sapore di cui aveva  perso ogni memoria. Quindi Rocco, Lorenzo e Giuseppe – il tartufaio – accompagnati da Tango – il cane tartufiere –  partono alla ricerca di tartufi. Rocco rimane sbalordito da come Tango sembri quasi impazzito non appena sente l’odore e come non molli la sua preda girandovi intorno come un matto finché il suo padrone non inizia a scavare con un attrezzo dalla forma di boomerang e va giù in profondità scavando nella terra giù giù fino a che il tubero non salta fuori. Allora, Giovanni lo estrae rapidamente sottraendolo alle grinfie di Tango che è già pronto a gettarvisi sopra per divorarlo. Rocco non riesce a capacitarsi di come un coso brutto e bitorzoluto possa essere uno dei piatti più prelibati della cucina italiana. Giuseppe gli fa fiutare il profumo del tartufo e gli racconta dei suoi poteri afrodisiaci. Consueta cena a casa di Giuseppe – single incallito – fra soli uomini con lui che cucina e racconta dei poteri magici di questo tubero bitorzoluto e dall’aspetto poco invitante a vedersi: ed è un continuo succedersi di storie piccanti, salaci e simpatiche avvenute dopo cene al tartufo.

Rocco, ormai, è diviso fra queste due Italian women: Silvia alla fine la spunterà ma, certamente, il primo impatto con Chiara è stato di un feeling tremendo tremendissimo e, ancora non sappiamo bene che cosa sia successo fra i due nella nottata temporalesca. Comunque, per Rocco, Silvia con la sua leggerezza è una donna che va conquistata a piccoli passi mantenendo il rapporto in uno stato di tensione continua ed estremamente erotizzante, soprattutto nei momenti della tavola. Silvia, cioè, è una donna che deve essere curata costantemente; Rocco all’inizio è affascinato da lei, dai suoi modi e dai climi che riesce a creare con lei: il sesso fra i due arriva solo alle fine ma la tensione non li molla mai.

Chiara non molla mai Rocco, lo chiama di continuo e lo spettatore non capirà bene le conversazioni dei due: solo spezzoni di frasi giusto per far intuire che lei vorrebbe vederlo al più presto e lui dice:

– Ma, sì, certo, perché no?
– Facciamo stasera?
– Senti, stasera ho un impegno, ti richiamo io.
Riaggancia.

Pugno nello stomaco di Chiara che si sente bruciare: quando ti interrompono una comunicazione che tu vorresti continuare saresti disposta a fare qualsiasi cosa pur di poterla riprendere. Chiara non è certo una donna che se ne sta lì a guardare, e nemmeno aspetta che un’altro prenda le proprie decisioni. Quando lei vuole qualcosa non c’è nulla che possa fermarla.

Pomeriggio con Rocco e Silvia che prendono la barca del Signor Giovanni e risalgono il Po’ giungendo fino alla confluenza del Grande Fiume con l’Enza in quel di Brescello. La navigazione a remi durerà solo qualche minuto nel film, ma si suppone che i due abbiano impiegato tutto il pomeriggio perché partono con il sole ancora alto ed arrivano a destinazione con il sole che sta tramontando: giusto in tempo per assistere ad un glorioso tramonto sul Grande Fiume; uno di quei tramonti così straziantemente belli che ti fa rimanere a bocca aperta. Nel film si dovrà vedere la piccola barca con il sole che sta calando all’orizzonte e il fiume che si colora di tutte le sfumature che vanno dal rosso al violetto riflettendo questa colorazione sull’acqua in un tripudio di pioppi color verde scuro tendenti ad essere specie di macchie scure non ben definiteche si stagliano in lontananza. Dopo il sunset che ha contribuito ad addolcire il tenebroso Rocco – e, finalmente lo vediamo che ha qualche atteggiamento affettuoso con Silvia – i due se ne vanno a cenare in un ristorantino che più delizioso non potrebbe essere. Il luogo si presterebbe a meraviglia per essere ripreso e la Signora Luisa – la proprietaria, pure -. Il ristorante si trova proprio alla confluenza dei due fiumi ed è un locale bianco calce con le finestre verde brillante su due piani quasi perfettamente inserito nell’ambiente circostante con verande quasi open air situato in mezzo ai pioppi, con tanto di colonna esterna che segna il livello di tutte le passate piene del Po’. E’ un luogo tipico della Bassa e anche le persone che lo frequentano sono tutte tipiche di questo paesaggio e di questo mood padanìo. I clienti abituali sarebbero adattissimi ad essere ripresi ed inquadrati brevemente.

Silvia è quasi di famiglia in questo punto ristoro e la Signora Luisa non chiede nemmeno cosa vogliono mangiare: decide lei. La cena è uno sfavillio di emozioni e di sensazioni forti fra i due ma… – jamais un coup de dés n’abolira le hasard –  il telefono, il maledetto telefono non porterà buone nuove a Rocco. Questi chiama il cugino Luca perché lo venga a recuperare – impossibile risalire il Big River di notte e per di più controcorrente -. Luca cerca di far capire a Rocco che ci sarà maretta quando lui arriverà.

– Ok, but I’m not alone.
– No problem. Sei con una?
– Esatto!
– Take her with you. – Il film ci darà un’inquadratura di Chiara che è a casa di Luca.
– Maybe…, non è il caso!
– Don’t worry!
– Don’t worry ‘sto caz. I worry, eccome!
– Please. I’ll be waiting for you.
– Devo andare a recuperare una persona.
– Okay, vengo con te.
– Guarda che, magari, facciamo tardi…
– Luca, io vengo con te. Voglio sapere con chi è Rocco.
– E che cosa caz’ c’entro io, in questa storia? Sono affari vostri.
– Già, ma tu sei mio amico!
– Eh già, si dà il caso che sia anche amico e cugino di Rocco.
– Ma com è questa?
– Senti Chiara, vieni con me. Okay. Ma, niente interrogatori. Non li reggo. Non li reggo proprio! Please!

Così, Luca arriva con Chiara al seguito che non ha nessuna intenzione di mollare la sua preda. I due scendono dalla macchina e l’inquadratura ce li farà vedere che si avvicinano al tavolo dove c’è Silvia con Luca che cerca di fare dei gesti di scusa come a dire:

– Scusa Rocco, ma non c’è stato proprio verso di togliermela dalle palle!

Presentazione delle due sfidanti e l’atmosfera deve essere così tesa che quasi si sente la sfida muta che le due si lanciano con gli occhi: è come se una sciabola tagliasse l’aria fendendola nel punto esatto dove si sa che fra poco avverrà un’esplosione. E’ come quando si sfiora un palloncino troppo gonfio e, questo, malgrado la sua apparente leggerezza BOOM: esplode con uno schianto secco e con una frustata sonora talmente vibrante che viene spontaneo tapparsi le orecchie. Quando non c’è complicità tra le donne c’è guerra. Le apparenze sono salve: entrambe fingono di non sapere chi sia l’altra ma entrambe intuiscono che l’altra – invece – sa perfettamente. Da questo momento in poi – il film riprenderà solo alcuni momenti di stucchevole convenzionalità – sarà una lotta senza esclusione di colpi: evidenti e netti quelli di Chiara, più sfumati e sottili – e, quindi, molto più profondi e sostanziali – quelli di Silvia. La scena si chiuderà con Chiara che civetterà con petulanza con Luca il quale – un po’ per il vino, un po’ perché se Chiara ha bisogno di consolazione lui forse ne ha più bisogno più di lei – la lascerà sfogare come meglio crede. Silvia sarà la prima a scendere e poi Rocco con gran giubilo di Chiara che così sa che Rocco non è con la sua rivale – almeno per questa sera – e fa di tutto per far sorgere a Rocco il dubbio che lei si fermerà chez Luca: come in effetti avverrà: Chiara e Luca entrambi con aria scanzonata-triste e bevuti assai se ne stanno in compagnia.

Giusto per ristorarsi dalle donne che lo assillano – una, soprattutto – Rocco si concede a day out senza nessuna delle due, malgrado il telefono, sempre lui – quel malefico – squilli già fin dal primo mattino. Lo cercano entrambe ed emtrambe – seppur con far differente – invadente una e discreta l’altra – tentano di indagare sulla rivale in amore. Rocco, abilissimo: anche questa è un’arte! – devia immancabilmente qualsiasi tentativo di indagine troppo personale ed accurata sulla sua persona. Rocco deve trasmettere allo spettatore questo suo non saper ancor bene che fare con entrambe; di modo che il dilemma Chiara versus Silvia tenga per un po’ lo spettatore in un clima di suspence. Quindi, lo zio Giulio all the day long. Questa volta Rocco ha tutto il tempo che vuole a sua disposizione, senza nessun impegno, cosicché Giulio gli fa visitare il suo podere; Rocco nota tutti i lavori che sono stati fatti ricordando com era diversa la tenuta quando veniva qui con suo papà e Giulio lo faceva cavalcare con un piccolo pony che lui aveva battezzato Gianbu. Adesso tutto è davvero cambiato – ma mai come negli States dove l’agricoltura sembra essere a misura di macchina e non più d’uomo – davvero cambiato anche qui. L’unica cosa ad essere rimasta la stessa è la stalla – seppur rimodernata – anche se adesso ci sono solo pochi animali: il cavallo di Giulio, quello di suo nipote Lorenzo – può forse un Dottor veterinario non possedere un caballus? – e altri due. Quando lui era piccolo, invece, quasi ogni membro della famiglia aveva il proprio cavallo e lo zio Giulio li allevava con un amore tanto grande come se queste bestie fossero state i suoi figli. Giulio gli chiede se sa ancora andare a cavallo.

– All’inglese però, come si monta qua. Mica con quella monta da pistolero da film che non si capisce cos è.
– Beh, è tanto che non ci vado più. Però mica si disimpara, no?
– Ci mancherebbe! E’ come quando tu vai in bicicletta e che quando sei riuscito a stare su ci riesci ancora dopo tanto tempo. Ci vado ancora io che ho quasi ottant’anni suonati.
– Okay, andiamo. I’ll try. Chissà se riesco ancora a salire.
– Guarda Rocco che qui mica hai la sella che ti ci arrampichi come fanno quei pistoleri americani da figa. Occhei?
– We go.

Cavalcata per le colline su e giù per la tenuta dello zio Giulio che è grande quasi quanto un ranch americano e vastissima. All’inizio Rocco fatica a stare in sella ed è alquanto traballante; poi acquisterà sempre più condifenza con il suo cavallo e si lancerà a briglia sciolta correndo più forte dei suoi stessi pensieri. Immagini di grande felicità di Rocco a cavallo e primi piani anche di Giulio che cavalca a fianco del nipote. Rocco in vena di ricordanze rimembra di quando se ne andavano tutti quanti a passare l’estate a Bosco di Corniglio dove trascorreva l’estate giocando con i suoi cugini e gli viene in mente di un sabato sotto ferragosto quando se ne erano stati tutti quanti al Lago Santo e lui e lo zio Giulio erano in testa a tutti e poi avevano aspettato il resto della combriccola comodamente spaparanzati davanti alle panche del rifugio fingendo di essere arrivati lassù già da mezz’ora e più; invece, erano appena arrivati. Breve stacco e i nostri due eroi sono già in auto diretti – vedete un po’ quando si dice il caso! – verso il Lago Santo. Passeranno attraverso la frana che sta riducendo una zona ad alta spopolazione il paese di Corniglio e lo zio Giulio si lancerà in una sfuriata contro lo scempio ambientale e contro tutti quei politicanti da strapazzo che hanno permesso che qui ci costruissero.

– L’hanno permesso perché gli hanno dato le mazzette, ecco il perché. Adesso, guarda qui che roba. ‘sto schifo in una delle vallate più belle d’Italia. Adesso, signori, si sloggia tutti. Tutti, si sloggia; a me, quello che mi dispiace è per il figlio di Carlo che ha costruito qui il suo prosciuttificio. Porco mondo!

I due si fermeranno ai piedi della frana e la telecamera si soffermerà sull’ambiente lunare e da sperdimento totale che ti prende quando te la vedi così grigia e sassosa e ghiaiosa che continua a venir giù inarrestabile. La frana dovrebbe essere ripresa dall’alto di modo che la distruzione passata e quella futura siano entrambe ben visibili.

Lago Santo at least. Seggiovia. Rifugio. Il ritorno Rocco – per amor del sano salutismo americano – se lo farà a piedi. Qui entrano e mangiano pane, salumi e formaggio. E via con un altro flash-back di quando – una volta arrivati lassù – suo babbo e i suoi zii se ne andavano fin sul Marmagna per comperare il pecorino fatto dai pastori che venivano a transumar con le loro greggi: solo qualche immagine dei parenti che ritornano con le caciotte pecoreccie. L’atmosfera del rifugio è una di quelle dove si creano i climi giusti e qui, fra un bicchiere di lambrusco e l’altro – di produzione rigorosamente contadinesca, il Signor Manfredi – il gestore del rifugio racconterà loro di una antica leggenda di cui ancora si può trovare traccia negli archivi del Comune di Corniglio. Questa leggenda narra che due buone genti – poi assurti al rango di Santi – si trovassero a pellegrinare in quel di Corniglio e chiedendo questi ospitalità furono scacciati in malo modo dagli abitanti del loco. I due pellegrini raminghi non dissero nulla ma se ne andorano lanciando una maledizione a Corniglio e ai suoi abitanti: maledizione che avrebbe colpito non loro bensì le future generazioni. I due futuri Santi predissero che la terrà sarebbe crollata per tre volte nel corso dei secoli e la terza volta avrebbe inghiottito il paese senza nessuna speranza che questo potesse essere ricostruito negli anni a venire. Quindi, anche il Signor Manfredi – intanto i bicchieri bevuti e le bottiglie svuotate faranno bella mostra di sé sul grande tavolo massiccio del rifugio – sbotterà in una serie di invettive contro la mala amministrazione, la corruzione ed il clientelismo che a Parma – città in testa alle più svariate classifiche del viver bene – ingrassano ben bene tutti gli addetti ai lavori. Dopo aver lungamente discusso e bevuto, nel tardo pomeriggio i nostri due scendono a valle e si fermano nell’allevamento di tori dove lavora Lorenzo. Visto che sono qui e visto che Rocco non ha ancora avuto modo di stare per davvero con questo suo cugino ceneranno tutti insieme con anche la di lui promessa sposa ed attuale fidanzata: Maria Alberta Rigoni. Già il nome la dice lunga sul tipo! Parmigiana della peggior specie: borghese borghese borghese fino al midollo; si presenterà abbigliata con tutto ciò che è di moda al momento – deve essere una sorta di caricatura vivente della mediocrità; non stupida, ma mediocrissima, assolutamente mediocrissima – e con discorsi di una banalità spaventosa – Luca la imiterà benissimo; lui, neanche da dire, non la regge manco due secondi – con i problemi di cellulite, di cure dimagranti, della sua micia – lei la chiama micia mica gatta perché questo ultimo termine sarebbe troppo banale – che Lorenzo deve a s s o l u t a m e n t e vedere al più presto, perché, poverina… Neanche Giulio la regge granché; Rocco, in quanto a lui, è incuriosito da questa donna anche piacente che tratta Lorenzo come se fosse già un marito acquisito. Tutti in famiglia si chiedono come Lorenazo riesca a reggerla: che scopi così tanto bene? Ma gli esperti maschi – in primis Luca – afferma che quella è fintamente sensuale, è solo un atteggiamento che lei si è imposta per non farsi scappare Larry come lei lo vezzeggia.

Naturalmente, come sempre quando si vuole qualcosa a tutti i costi, Maria Alberta Rigoni alla fine rimarrà beffata: e, così siamo tutti contenti assai perché questa era proprio insostenibile. A s s o l u t a m e n t e – come direbbe lei stessa scandendo le sillabe una dopo l’altra con la sua voce da impostazione sensuale – i n s o s t e n i b i l e!

Il film non finisce ma è una sorta di opera aperta: Rocco parte con la sua Harley Davidson con Silvia – siamo alla fine dell’estate, quando i colori stanno smorzandosi e nell’aria si respira già quella fragranza di autunno, di odore di vitigni che saranno recisi – e vanno a passare un week-end in Lunezia fra il profumo dello sciacchetrà, l’odore del salmastro in una giornata di marosi e mare sbattuto dalle alte onde che arrivano fin sulla battigia portando via e riportando poi a riva i secchielli e gli altri giochi dimenticati per noncuranza dai bambini sulla sabbia. Il luogo di questa toccata e fuga finale può essere una qualsiasi delle Cinque Terre – Vernazza sarebbe il must – oppure Tellaro: il centro che dà direttamente sulla marina grande.

Rocco ha deciso di fermarsi più a lungo in Italia. Rocco negli States è un giornalista cinematografico e, una volta ritornato nella sua Terra decide di restare ancora qui chiedendo al suo giornale un periodo di aspettativa e la possibilità di effettuare corrispondenze dall’Italia e da tutta l’Europa vicina. Nella sua Terra dai ritrovati sapori, Rocco si sente nel giusto mood per iniziare a scrivere un soggetto cinematografico proprio sull’importanza del cibo per gli italiani. Se ne va quindi spesso in giro per i suoi servizi o le sue indagini conoscitive con un piccolo microfono per potersi, poi, alla sera riascoltare le conversazioni avute durante la giornata ed iniziare a stendere il suo soggetto. Alla sera, rientrato nella villa che gli zii gli hanno messo a disposizione telefona spesso ad amici americani: il motivo delle sue chiamate sarà per prendere contatti con il mondo cinematografico statunitense – che lui ben conosce – per cercare di piazzare il suo soggetto. Queste telefonate saranno a frasi spezzate, comunque mai terminate, allusive ma mai esplicative appieno: cioè, solamente alla fine, lo spettatore ricollegando tutte le chiamate fatte agli amici americani capirà qual era il vero motivo di queste sue conversazioni.

Proprio prima di partire per il week-end luneziano finale, Rocco ha ricevuto la notizia che il soggetto che ha scritto e che ha inviato ai grandi studios di Los Angeles è stato accettato e che, quindi, di lì a poco si inizierà a girare il suo film sui sapori e sui saperi che sono intimamente legati al cibo ed alla sua sensualità.

Dopo i titoli di coda Rocco ritorna sul grande schermo e lo si vede con un regista e con un attore che interpreta lo stesso Rocco mentre è nella vasca da bagno con idromassaggio e driiinn: riceve la telefonata del suo capo che gli comunica che dovrebbe partire per l’Italia – Parma – per prendere parte a Cibus. Il film, cioè, termina proprio laddove era iniziato: questa volta però siamo nella finzione della finzione con Rocco che assiste al primo Ciak si gira, dà anche consigli su come meglio interpretare se stesso e potrebbero sovrapporsi i due piani: Rocco ricorda, mentre si sta girando il film che è stata proprio quella telefonata arrivatagli tre anni fa a cambiargli la vita. Intanto, si vedono il regista e l’attore che interpreta Rocco che sono sul set in una fine circolare che riprende laddove era terminata.

ROCCO E LA SUA FAMIGLIA

Rocco è ospite dello zio Mario: imprenditore nel settore alimentare. La moglie, la zia Luisa è una bravissima cuoca impegnata nelle attività sociali. Hanno tre figli: Lorenzo – veterinario -, Roberto – medico chirurgo – e Paola: l’unica dei tre che ha scelto di seguire il padre – vicepresidente dell’industria paterna -.

Nella villa c’è anche un vecchio nonno – Valentino -: pionere dell’industria parmense.

Rocco è il figlio del fratello di Mario, Gianni che è morto.

I due hanno un altro fratello – Giuseppe – imprenditore edile papà di Luca – attore di teatro fresco di separazione dalla moglie, che tiene nascosta la figlioletta Luna in casa di una zia perché la vuole avere con lui – e marito di Vanna.

Vi è anche un vecchio zio – Giulio – al quale Rocco è molto affezionato e con il quale ha sempre avuto un rapporto privilegiato: è un vecchio proprietario terriero di quelli di una volta; tutto d’un pezzo, di quelli che hanno combattuto in Grecia, spesso si ricorda della sua gioventù nella borghesia post-guerra.

Tra il vecchio zio Giulio ed il lontano nipote americano c’è un rapporto speciale di complicità e di grande feeling reciproco. Giulio vive da solo in un grande e vecchio – forte come lui – podere sulle colline parmensi ed ha ancora il cipiglio del comando e della fierezza che lo hanno sempre contraddistinto. Con Giulio vive la famiglia Bianchini che dovrebbe occuparsi della manutenzione della proprietà e della casa: però, niente è più come un tempo e Giulio si è dovuto rassegnare a dare le sue terre in affitto per non vederle deperire un po’ alla volta. Anche chi le coltiva è già anziano e non si sa quanto potrà andare avanti a curarle e coltivarle. Giulio spera ardentemente nella nuova generazione: nei figli dei suoi nipoti

– Perché questa generazione è troppo ricca per essere intelligente e non si è mai visto una generazione ricca ed intelligente. Quindi, secondo la sua filosofia i futuri pro-nipoti saranno costretti a ri-costruire ex novo ciò che i loro padri hanno distrutto. E, qui, si lascia andare a rimproveri – sempre lucidi e saggi – sullo sperpero di risorse nella sua stessa famiglia con nessuno che cura la terra e con solo una donna che sta dietro ai salumi! Rocco va spesso – sul calar della sera – a passeggiare con Giulio e si fa spiegare le coltivazioni, i nomi dei vari alberi, dei fiori cercando di riconoscere i diversi tipi di verdura nell’orto che Giulio coltiva personalmente senza beccarci per un bel po’: una foglia di fagiolo – secondo Rocco – non è poi così differente da un foglia di pisello. Ciò che ne esce fuori alla fine, invece, non è poi sempre la stessa cosa gli spiega lo zio Giulio.

Giulio ha ancora una grande passione – a parte le donne che lo sono sempre state – adesso gioca a bocce con i suoi amici del bar ed inizierà a questo sport-gioco anche Rocco che trascorrerà parte del suo tempo – quando è in compagnia di Giulio – a giocare a bocce.

SENSUALITA’ DEL CIBO

Lo stare insieme a tavola deve determinare sempre o un grande scambio di amicizia oppure scatenare – attraverso la sensualità del cibo – il nascere di una passione fra Rocco e la donna del momento.

Il cibo, in effetti, alimenta relazioni, modi di stare insieme e fa nascere la possibilità di scambiarsi amichevolmente i sentimenti che sono all’interno di noi stessi.

Uno dei momenti in cui la sensualità alimentare può essere meglio resa filmicamente è, per esempio, nella preparazione delle marmellate: la frutta viene snocciolata e, quindi, il frutto da intero viene aperto, come se si incidesse un taglio nella sua carne polposa fino a quando non ne esce il cuore duro che vien gettato in un canto. Adesso il frutto può essere ammirato in tutta la sua carnosità e carnalità. Poi, la frutta dallo stato solido viene travasata in grandi pentole di rame – dopo aver acceso un fuoco di legno vivo – e rimescolata con un grosso cucchiaio di legno continuamente continuamente, con lo zucchero che viene versato a poco a poco. Intanto, la frutta si trasforma a poco a poco in marmellata diventando una sostanza non propriamente liquida ma filamentosa, piena di pezzetti ghiottosi che ricordano la carnosità dei frutti originari.

Ancora la frutta come elemento di grande sensualità mentre viene scelta, incappucciata in anonimi sacchetti trasparenti e che riprende vita già nel momento in cui viene immersa in una ciotola per essere lavata e da dove viene tolta per essere pelata accuratamente con un coltello dalla lama scintillante: si vede la lama che penetra nella grassa polpa del frutto per tagliarlo o i denti che ne incidono la polpa carnosa per sbocconcellarlo a piccoli pezzetti lentamente e sensualmente. Frutti adattissimi: albicocche, pesche, fragole, nespole, ciliegioni, angurie, more, melograni…

Rocco potrebbe recarsi fino a Vignola quando le ciliegie sono in fiore e arrivarci in moto passando attraverso questa distesa enorme di alberi tutti fioriti.

Altro elemento da cui far risaltare la sensualità è il latte. Rocco, in una delle sue innumerevoli verifiche alimentari ad personam se ne va in montagna – ottima la zona di Bosco di Corniglio – dove ancora si trova qualche contadina con il volto rugoso dagli anni ma con quelle belle facce rubiconde che sprizzano salute e gioia di vivere da tutti i pori che le mucche le mungono ancora a mano in stalle piccole piccole che sembrano stalle da Lego costruite in sasso su un’erta salita – anche questa in sasso – attorniata da castagni pieni di ricci atterrati. Rocco assiste alla mungitura con la contadina che prima lava le mammelle della mucca e poi, pian piano, inizia a palpare i capezzoli degli animali: subito scendono piccole gocce di liquido bianco che si trasformano successivamente in binchi fili liquidi che spruzzano tutto all’intorno finendo, però, tutti dentro al secchio messo lì sotto per raccogliere il latte. Finita la mungitura Dina – la contadina – gli prende una mano e la mette sul secchio che ancora caldo di latte vivo appena sceso dalla mucca. Dina gliene versa una sorsata in un bicchiere, Rocco lo fa assaggiare alla Lei di turno; questa lo porta alla bocca ma, non appena ne sente il sapore le viene una specie di rigurgito tanto è diverso dal latte a cui siamo tutti ormai abituati.

Un altro momento alimentar-sensuale può essere la raccolta dei funghi: con Rocco e una delle Lei che, sul finire dell’estate, vanno a funghi seguendo un esperto fungaiolo delle nostre montagne inoltrandosi per valli e vallette mentre si esplora un sottobosco pressoché sconosciuto per Rocco. Dopo la raccolta, naturalmente si va a mangiare i funghi direttamente alla casa dell’esperto fungaiolo con la moglie di lui che armeggia attorno alle diverse padelle per friggerli; intanto ha già iniziato a tagliare a fettine gli ovuli bianchi per prepararli in insalata. Il marito, nel frattempo, inizia ad accendere la carbonella per cucinare le grosse cappelle delle mazze e dei porcini ed è un continuo affondare di forchette nelle carne viva dei grossi funghi che vengono infilzati per essere assaporati e gustati.

Sul finire di settembre Rocco parte in escursione con un amico del cugino Lorenzo – il veterinario – per andare a tartufi molto incuriosito da questa caccia ad un tubero sotterraneo dall’aspro ed inebriante sapore di cui aveva  perso ogni memoria. Quindi Rocco, Lorenzo e Giuseppe – il tartufaio – accompagnati da Tango – il cane tartufiere –  partono alla ricerca di tartufi. Rocco rimane sbalordito da come Tango sembri quasi impazzito non appena sente l’odore e come non molli la sua preda girandovi intorno come un matto finché il suo padrone non inizia a scavare con un attrezzo dalla forma di boomerang e va giù in profondità scavando nella terra giù giù fino a che il tubero non salta fuori. Allora, Giovanni lo estrae rapidamente sottraendolo alle grinfie di Tango che è già pronto a gettarvisi sopra per divorarlo. Rocco non riesce a capacitarsi di come un coso brutto e bitorzoluto possa essere uno dei piatti più prelibati della cucina italiana. Giuseppe gli fa fiutare il profumo del tartufo e gli racconta dei suoi poteri afrodisiaci. Consueta cena a casa di Giuseppe – single incallito – fra soli uomini con lui che cucina e racconta dei poteri magici di questo tubero bitorzoluto e dall’aspetto poco invitante a vedersi: ed è un continuo succedersi di storie piccanti, salaci e simpatiche avvenute dopo cene al tartufo.

SENSUALITA’ VISIVA

Mentre Rocco sta visitando gli spiaggioni del Grande Fiume accompagnato da Silvia, questa si ricorda che proprio lì vicino c’è un signore ormai anziano che lavora ancora il ferro battuto. I due cercano di scovarlo e lo trovano. Silvia si fa riconoscere e gli presenta il suo amico chiedendogli, poi, se possono vedere com è che si fa a battere il ferro.

Si mettono d’accordo per il giorno successivo. Il fabbro Berto ha già preparato la fucina, l’incudine ed il martello e, quando loro arrivano sta già arricciando riccioli per un letto che regalerà al nipote che si sposa. Ed è quasi una magia vedere l’abilità di questo anziano signore che inserisce una verga diritta di ferro e quando la tira fuori dalle braci è rossa, di un rosso incandescente che quasi brilla e luccicca dallo sfavillio. Ciò che è più stupefacente è vedere come Berto riesca a plasmare una materia così dura, coriacea e pesante come il ferro in volute ricciolate di un’incredibile leggerezza: il tutto con tre utensili fondamentali e con la sola abilità delle sue mani.
Com è ovvio invito a cena finale dove tutto viene preparato sui carboni: anche la frutta.

Alcune battute

– Ma se i cinesi non hanno nemmeno gli occhi per piangere.
– Ma hanno le lacrime per gli occhi!
– E, quindi, si mettono le lacrime negli occhi?

– Io l’inglese ce l’ho dentro. E’ solo che non mi viene sempre fuori. Devo solo tirarlo fuori! Non Lo parlo come te, che quando parli non si capisce niente. Tu l’inglese L’arrotoli e lo mangi come il bacon.

– Le idee sono nell’aria, chi le fa prima VINCE.

– A Parma si sono bucati in centomila quest’anno. Dove mettiamo la notizia?
– Mettila nello spettacolo.

Ipotesi di scaletta

1.Scena del film "Ultimo tango a Parigi". Rocco Bernardi sull’aereo si ricorda dei fatti del giorno precedente: nella vasca da bagno. Rumore di doccia, suona il telefono: messaggio del suo giornale. Dialogo con il suo Direttore. Decisione della partenza. Telefonate in Italia a Luca e a suo zio Giulio.

2. Arrivo al giornale NYT, battute con i colleghi. Arrivo al JFK, attesa e imbarco. Flash-back in volo. Arrivo in Italia: taxi, albergo. Cena a Roma con un collega. Partenza per Parma in treno: Silvia. Flash-back.

3. Stazione di Parma: Luca e sua figlia. Viaggio, ricordi dell’adolescenza. Harley che lo aspetta. Cena con i parenti: incontri. Chiamata di Silvia.

4. Visita a Cibus. Contatti di Rocco con diversi personaggi; visita a vari stand e particolari di alimenti. Concerto: Kreutzer. Cena dei due. Oltretorrente: tensione erotica.

5. Convegno alimentaria per Cibus: intervento di Rocco irritato. Incontro con Arturo e visita alla sua nuova fattoria e alla vecchia stalla di una famiglia. Visita a diverse realtà produttive locali. Flash-back: salumi. Visita alle industrie con la cugina Paola. Ricordi dell’uccisione del maiale.

6. Sera con Luca e visita al pittore Larco. Arriva Pr on line con giornalista. Cena con sbavacchiature.

7. Primo giorno post-Cibus. Paola e Rocco a Milano. Loft di Giuliano Borsi e campagna pubblicitaria sui prodotti maialifici. Serata sui navigli e conversazione sulle difficoltà di far conoscere i propri prodotti. Ritorno a Parma nella notte. Piazza duomo.

8. Dorme, risveglio in campagna; colazione. Preparazione della marmellata e ricordo con l’amica Rita. Pranzo domenicale in famiglia – incontro con Giulio e visita agli amici dello zio in piazza.

9. Relax e visita a Silvia nella Bassa nel pomeriggio: sul Grande Fiume. Incontro col Fabbro. Mattina in barca Silvia. Arriva Philippe chez Sylvie.

10. Rocco ormai non partirà così presto per gli USA. Mattinata a rimirar la produzione alimentare from Parma: dai mercati generali alle vetrine delle boutique alimentari. Paola conduce Rocco al mercato alimentare di Modena. Viaggio a Vignola.

11. Rocco va a prendere Luca – che sta facendo un seminario teatrale – la prima cena – dove il cibo è quasi sublimato – a casa di Silvia. Il Signor Giovanni inizia a raccontare il tempo alimentare perduto di quando lui era giovane.

12. Sera: Mantova: teatro Bibbiena. Edipo. Cena con Chiara-Antigone alla Locanda del Cacciatore: grande feeling fra i due. Discussione sul teatro e sul cinema. Invito a Chiara per il giorno dopo.

13. Parma: periferia e scempio urbanistico. Harley e colazione in centro. Partono per le colline piacentine: visita ad un vigneto: pranzo. Viaggio verso gli alti colli: temporale improvviso che li costringe a fermarsi la notte. Flash-back di Rocco: corsa sotto l’acqua da piccolo.

14. Rocco continua a documentarsi sul cibo made in Italy: flash-back continui sul cibo com era. Rocco visita con la sua Harley gli Appennini: scoperta del silenzio e flash su NY. Storia della chiesetta abbandonata con cena finale.

15. Serata da Giulio nella sua casa nell’alto Appennino parmense: Giulio ha un piccolo chalet in un bosco immerso nelle nuvole e Rocco racconta allo zio il suo stato d’animo in quel momento davanti ad un fuoco e a un bicchiere di vin brulé parlandogli di Silvia e Chiara.

16. Chiara e Rocco al telefono. Rocco in esplorazione del grande Fiume con Silvia in un tramonto infuocato. Arrivo sull’Enza e cena romantica. Telefono: Rocco con Luca. Arriva Luca scortato da Chiara: ed è subito guerra – silenziosa – fra le due.

17. Rocco riceve telefonate da entrambe le sue innamorate e se ne libera. Va in visita allo zio Giulio per passare la giornata con lui. Cavalcata per le colline. I due vanno sulle montagne parmensi: la terra franata. Seggiovia per Lago Santo. Leggenda dei due pellegrini scacciati.

18. Nel ritorno si fermano da Lorenzo. Cena con Lorenzo e la sua fidanzata Maria Alberta Rigoni. Arrivo di un amico di Lorenzo che ha da poco aperto una locanda e racconta le battute di quando era segretario del Ministro Nasi. Visita all’allevamento di tori con monta e telefonata di Chiara che lo invita ad un convegno sul teatro.

19. La mattina Rocco va a un convegno sul teatro e sul cinema che si svolge a Parma; incontra l’amico pittore e giornalisti corrispondenti dall’Italia. Prepara un pezzo per il suo giornale. Scopata dell’amico pittore nei servizi del palazzo in cui si svolge il convegno. Intervento dello stesso nel convegno sulle tresche politiche e il disinteresse per la cultura.

20. Luca viene ricoverato in ospedale per un’intossicazione alimentare da cibo avariato. Chiara qui incontra qui Lorenzo.

21. Giuseppe agli arresti domiciliari per scandalo edilizio e Rocco chiede di parlare con Giuseppe che si sfoga di come era costretto a cedere per lavorare. Scena di un suicidio nei suoi uffici.

22. Ritorno di Silvia dalla tournée per partecipare alla Traviata diretta dal maestro Arturo al Teatro Regio: prove e tensione fra Rocco e Silvia. Serata della prima con Rocco in un palco.

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26. Rocco ha ricevuto una telefonata dagli USA: hanno accettato il suo soggetto. Rocco parte con la Harley e Silvia per la Lunezia – fine estate – mare in burrasca. Si fermano a Vernazza e… grande scena d’amore fra i due.

27. Fine. Titoli di coda. Rocco ritorna sullo schermo – due anni più tardi – regista e attore che interpreta Rocco. Primo ciak del film che si inizia a girare scritto da Rocco. Vasca da bagno e telefono…

EURO AIM
Sentimenti, sapori e saperi di vita italo-americana, new deal dell’high-tec divenuta uno strumento di trasmissione di qualità di vita e non solo di transazione economica.

Storia di un giornalista che vive tra cultura americana, sapori mediterranei e vita italiana. Nel film – ricco di flash-back storici – convivono le tensioni derivanti dalle pluralità di culture e si intrecciano storie attuali personali e della tradizione contadina, desideri e passioni amorose cui sono soggetti il giornalista, i suoi amici ed il ritrovato gruppo di famiglia. Sono la tensione e il desiderio che si mescolano col gusto del cibo e col piacere di abitare in luoghi a dimensione umana coltivando le culture locali.

Feelings, tastes and knowledges of Italian-American life, new deal of the high-tec becoming an instrument to transmit a quality of life and not only an economic transaction.

Story of a journalist who lives between American culture, mediterranean tastes and Italian life. In the film – rich in historical flash-back – live together tensions which originate from the multiplicity of cultures. Present, personal stories and tales belonging to the peasant tradition are intermingled with desires and love-passions in which are involved the journalist, his friends and his family group. Tension and desire get mixed up with food and with the pleasure to live in places where life has still a human dimension and where it is possible to cultivate the local cultures.

SUNHEAD

Rocco Bernardi, the main character of the film is a journalist living in New York but coming from Italy and now working in NY as film reviewer. Suddendly, his boss calls him and informs him he has to leave immediately for his native land and he has to participate to Cibus 1996, one of the biggest manifestations concerning food. Rocco has no doubts: he accepts immediately this assignment even if he knows really very little about the alimentary field. But it does not matter. For Rocco this is an unhoped-for luck to come back to Italy and to meet his family again.

Rocco rings up some of his relatives informing them he will be in Italy in a very few days; and here he is, flying to Rome and thinking of his past days when he was a young guy: a series of flash-back will explain to the spectators Rocco’s remembrances starting from his childhood.

Once in Italy Rocco begins immediately to investigate Italian way of live and culture. On the train taking him to Parma – the world food capital in the Food Valley – Rocco meets, by chance, a young woman, Silvia, going to Parma, too. The audience must realize instantly that there is really a very special and strong feeling between these two young people and that, according to Mallarmé "… jamais un coup de dés n’abolira le hasard".

Rocco has just get off the train and he meets his cousin Luca who takes him home – i. e. to the country-house of one if his uncles on the low hills of the Apennines.

Rocco has been far for many years, so, all his family meets again to make merry in honour of him: the film will always give a great importance to the convivial pleasures; in fact, quite everybody here in the Food Valley is convinced that good food keeps you young.

Rocco begins his inquiries and explorations on Italian moods, investigating both society and particularly Italian food. During the reports for his newspaper he is enchanted by the Italian way of eating; Rocco knew this very Italian  way but, after so many years spent in the USA, he had almost forgotten about it. Nearly every day he rediscovers all those tastes and fragrances he did not remember at all; such as, for instance, the different cured pork meats – so typical of the Po plain -, the milking of cows, the production of the parmesan cheese and of the butter, the grape harvesting and the bottling of wine – red and white -, the picking of mushrooms and truffles, the mowing of corn, the baking of bread, the preparing of succulent cakes that make your mouth watering, the picking of fruit, the preparing of different kind of jams. The food in the film always represents an excuse to underline the relationship between the food itself, its sensuality and the people involved with the different aspects of food during their normal and routine life. In this part of the world, food represents really a sort of god to worship and what we want to point out are the old traditions so connected with food and the succession of seasons. Traditions that were – and in some case still are – at the centre of our culture. Culture that is mainly a peasant one, where the land and its rites are closely mingled with the habits and customs of their inhabitants. The spectators will rediscover – through Rocco’s eyes – the origins and tastes of some Mediterranean flavours they thought they had completely, or nearly, lost.

Rocco takes a great pleasure in exploring this new and unknown reality alone or accompanied by some of his numerous relatives or by some of his Italian women.

In fact, soon after Silvia, Rocco meets another young woman, Chiara, met at first – always by chance – in Milano and then met again after a play. Rocco is fascinated by both these two young women – and also by some others -, by their way of acting and behaving. Almost till at the end of the story Rocco will continue to be divided between these two women. The relationship between Rocco and his women is marked by a very strong tension and desire that are never revealed at all in order to continue and keep alive that strain Rocco is always able to produce around him; his philosophy being to be  delighted with each single little pleasure of his life.

At the end, Rocco will choose Silvia – the most spontaneous and, maybe, the most Italian between the two.

Rocco here in Italy has found again his old uncle Giulio – now about eighty – a sort of ancient pater familias for quite everybody in the family. He is an ancient farmer who knows many secrets of this land and represents for Rocco a sort of living memory and speaking encyclopaedia – in the age of high tech – of past ages and old customs. Rocco feels a sincere admiration for his ancient uncle Giulio who in the film plays the role of a sort of beacon for the whole Bernardi’s family.

The film does not really end. In fact, after the supposed final scene with Rocco and Silvia going with Rocco’s Harley-Davidson to the sea, about six months later his arriving to Italy, and after the audience has already seen the words The end, the film still goes on. Two years have passed. We are in a film-studio and there is an actor playing the part of Rocco; he receives a phone call from his boss informing him he has to leave immediately for Italy, i. e. the film ends exactly in the same way it began. This time, the true Rocco is in the film-studio attending the first scene the director is shooting and that Rocco wrote while in Italy. Rocco has been so charmed by Italian moods and ways of living that he decided to stay in his native land for a longer period than it was supposed at the beginning. Meanwhile exploring and investigating the reality of his youth, Rocco thinks he can dash off a script about his experiences where food, quality of life are love feelings are intermingled all together. This script has been accepted by a film producer and so, Rocco’s ancient dream of writing about his origins, is now reality. (Parma, 1995-96)

Luigi Boschi

ha collaborato alla stesura Loredana Mantelli

SINERGIE ALL’OPERA

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Nuovo progetto per la comunicazione agroalimentare

Testo consegnato al dottor Romeo Medici in occasione dell’annuale incontro alla Camera di Commercio di Parma

Inventiva e creatività si rivelano sempre più importanti per agire nei sistemi complessi per cooperare con le molteplici culture. Un programma coordinato di idee finalizzato all’innovazione delle culture alimentari, nel tempo della comunicazione digitale personale.

Sapori e Saperi: il saper mangiare è anche un saper vivere
Banca del Sapere
Parlamento dello stato agroalimentare
Museo del design alimentare
Parma on line: rete di comunicazione interattiva
Editoria multimediale agroalimentare
Vivere bene: testata di culture alimentari
Scuola Europea del cinema e del multimedia

Sapori e Saperi: il saper mangiare è anche un saper vivere

I circuiti comunicazionali sembra non appartengano a Parma che non ha certo espresso le sue potenzialità ed ha alimentato saperi fuori dal territorio cosicchè oggi abbiamo una incapacità di interazione tra industria e menti locali. Una città ingessata sul fare e non sul sapere pur avendo una importante Università e industrie internazionali. Questo nella attuale prevalenza di economia immateriale, in una mutazione antropologica, in un mondo che si sta digitalizzando e che vedrà uno scambio di bit (che non sono i figli dei fiori) alla velocità della luce prima ancora degli atomi ancorati alle logiche materiali. Le tecnologie digitali introducono infatti un elemento di trasformazione radicale nelle forme della vita e delle conoscenze  contemporanee.
La mia argomentazione parte dal fatto che siamo di fronte a tre grandi culture alimentari mondiali:
– quella del nord, americana, anglosassone, tedesca, finlandese con grandi razionalizzazioni e semplificazioni, prive si potrebbe dire di personalizzazione;
– quella mediterranea ispanica, francese, greca, italiana caratterizzata da forte personalizzazione e da culture locali;
– quella orientale cinese, giapponese, indiana, caratterizzata da alimenti vegetariani e crudità. 

Credo che attualmente la cultura alimentare del nord abbia avuto una prima e più rapida espansione ed abbia fortemente influenzato i processi produttivi dell’industria alimentare del bacino mediterraneo. L’industria del nord caratterizzata da brevetti, da saperi, quella mediterranea dal fare. Quella orientale discretamente distribuita con gastronomie e ristorazioni sta trovando interesse per le sue adattabilità e caratteristiche energetiche in linea con gli attuali stili di vita.
La principale minaccia alla diversità deriva dall’abitudine a pensare in termini di monoculture. La scomparsa delle diversità fa sparire le alternative e crea la sindrome della "mancanza di alternative".
Non possiamo nasconderci d’altra parte che l’attuale indifferenziazione gustativa dei prodotti generata dalla omogeneità produttiva a lungo andare non solo favorisce gli hard discount, ma disertifica il desiderio gustativo e sensoriale su cui si basa la nostra cultura alimentare. Ed in particolare quella parmense che si è data come capitale della food valley, senza preoccuparsi di coltivare saperi, tradurli in bit e veicolarli, ma solo cercando di esportare atomi. Se disertifichiamo le esigenze gustative individuali, rimangono solo quelle fisiche ma qui entrano in campo altre tipologie di alimenti. Difronte a questo scenario non è conveniente la sola pratica della competizione, che innesca spesso pericolose conflittualità e giochi d’azzardo; cooperare e ricercare una relazione nelle molteplicità può favorire la crescita delle singole culture e il rafforzamento delle diversità.
Ma vorrei soffermarmi sull’industria alimentare mediterranea. Una volta industrializzato il "sapere contadino" si sta ora cercando di industrializzare il "sapere della massaia" in cui però il prodotto deve essere consumato subito e deve essere fresco: pasta fresca, sughi pronti, cibi ripieni, ecc; prodotti che richiedono flessibilità produttiva e forte personalizzazione per aree geografiche.
Ora credo che questa cultura alimentare abbia la propria capacità competitiva nel  mantenimento delle differenziazioni.

La cultura "della massaia" richiede un altro modello di industria in cui il processo produttivo è demandato e distribuito geograficamente per le necessità della immediatezza del consumo concentrando invece la gestione strategica, il software dell’impresa: acquisti, materie prime di base, marketing, comunicazione, ricerca, tecnologie, finanza. Una industria alimentare soft, che agevola culture locali, "protegge i gusti alimentari" e produce capacità di business.
Una industria alimentare hard quindi con produzioni tipo commodities, quella soft con produzioni fresche. Entrambe presenti con logiche distributive mondiali ma con una grande differenza nel processo produttivo.
L’industria alimentare soft non può che passare attraverso la costituzione di "banche del sapere" che sappiano brevettare e tutelare produzioni e culture locali, poter essere presenti con una diversificata e decentrata capacità produttiva nelle culture mondiali.
Stiamo viaggiando verso la cilviltà del sapere e l’imprenditorialità sarà sempre più indirizzata verso le imprese delle conoscenze e non solo del fare.
D’altra parte le nuove logiche della comunicazione in rete cambieranno le tipologie di informazione creando non solo quella generica, ma grazie alla ipertestualità, interattività e aggiornamento in tempo reale cambieranno gli stili di vita e aumenteranno le caratteristiche di informazione specialistica. Come l’industria agroalimentare parmense si sta preparando per affrontare i mercati con queste nuove tipologie di comunicazione?
Il mantenimento dell’industria alimentare mediterranea passa attraverso una costante rivisitazione, rilettura e confronto tra le culture internazionali, un sentire e un saper stare nel molteplice, l’esaltazione sensoriale e l’innovazione delle tradizioni locali. Dobbiamo elaborare nostri modelli e stili di vita e saperli proporre. Lo scambio degli atomi avviene dopo la distribuzione di bit.

Banca del Sapere

Proposta al Ministro dell’industria del Governo Italiano di trasformare le Camere di Commercio in Banche del Sapere per favorire la trasnazionalità e la cooperazione tra imprese, per sviluppare la nuova impresa-rete, le nuove professioni, le unità organizzative autoregolate ad alto livello di impegno, i progetti di qualità totale, per fornire servizi on line di orientamento e coordinamento delle conoscenze, per raccogliere, tutelare e divulgare i progetti e le proprietà intelletuali, per favorire la crescita delle risorse umane. 

-Parlamento dello stato agroalimentare

Momento di confronto per la messa in campo di sinergie all’opera, via europea allo sviluppo delle imprese culturali e di servizio. 

-Museo del design alimentare

Realizzazione a Parma del Museo/Laboratorio Multimediale alimentare in rete locale e internazionale, locato nei castelli e nei palazzi storici dei comuni di Parma in funzione delle tipologie produttive.
L’obiettivo del progetto è quello di costituire la mente locale, cioè luoghi della memoria, riproponendo le tradizioni e i saperi di un universo specifico: l’alimentare, rivalutare gli itinerari e le autonomie dei comuni.
Il concetto di museo-telematico evidenzia la possibilità di creare una struttura perfettamente interagibile dove la libera circolazione, lo scambio interattivo dei saperi, diviene operazione semplice e immediata.
Un riferimento internazionale, in cui ricercare, archiviare, studiare e stabilire correlazioni fra tutti quei saperi scientifici e umanistici che ineriscono l’alimentazione.

Un museo sia espositivo sia telematico che prevede la messa in produzione delle conoscenze e della scienza offrendo agli studiosi idee, riferimenti e utili strumenti bibliografici.

La realizzazione si inserisce a pieno titolo nell’ambito delle odierne tendenze tese a creare nuovi e qualificanti ambienti di lavoro, accogliendo e creando team a alto valore professionale.

-Parma on line

Rete locale e internazionale di comunicazione interattiva, apre il viaggio sulle autostrade dell’informatica e si naviga tra archivi, cataloghi, conferenze scientifiche,…Chiunque e da qualunque Paese se collegato potrà lanciare messaggi, idee, proposte, dialogare con altri viaggiatori del sistema.

-Editoria multimediale agroalimentare

Realizzazione della libreria alimentare in forma digitale. 

-Vivere bene: testata di culture alimentari. Ideazione e produzione programmi per le reti televisive

-Scuola Europea del cinema e del multimedia

Una scuola, affidata a Bernardo Bertolucci, che lavori con lo stesso sistema mentale di una produzione cinematografica; una scuola che deve annusare il futuro per creare, indicare, inventare il senso del nostro tempo, saper rivedere il presente in cui viviamo con altri occhi per prevedere il futuro. (Parma, 02/06/1995)

Luigi Boschi

Bibliografia

La Terra e la Luna Piero Camporesi Garzanti
La dietetica del cervello Jean Marie Bourre Sperling & Kupfer
Internet Alberto Berretti Vittorio Zambardino Donzelli
La realtà virtuale Howard Rheigold Baskerville
Essere digitali Nicholas Negroponte Sperling & Kupfer

Perché Italia “IP”?

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Lo sponsor della nazionale italiana di calcio ai mondiali ’94 è stato alquanto "straordinario": vedere da una parte il Brasile, sponsorizzato da "Coca Cola" e dall’altra gli Azzurri, sponsorizzati dall’industria "Italiana Petroli".

L’Italia è forse ai primi posti nel mondo per la produzione e la distribuzione dell’oro nero? Rappresenta questo la nostra nuova strategia di immagine in particolare all’estero? Forse!

Il nostro Paese riteniamo è certamente più conosciuto per la sua cultura estetica e creativa, in cui l’industria alimentare, della moda e del design, del turismo, ne rappresentano i principali valori.

Avremmo forse preferito leggere sulla maglia degli Azzurri uno sponsor emblema della nostra Italia che, sia pure tra le mille insufficienze, può vantare in alcuni settori un proprio prestigio (USSL !).

Quello che ci lascia perplessi è il "perché" le grandi aree della nostra economia non hanno voluto (o potuto) essere presenti nella centralità dell’evento, anziché nelle iniziative collaterali. Vista questa assenza perché non fare una scelta di sponsor internazionale? Quali sono stati i criteri di selezione? Si è trattato di una scelta strategica o di un problema di costi? A noi piacerebbe saperlo.

Così come ci interesserebbe conoscere il ruolo dello sponsor nel varo della formazione della squadra; ma dimenticavo, a certe interrogazioni, ieri e più che mai oggi, ci si avvale della facoltà di non rispondere (vedi edizioni Mandelli- Rivera mondiali ’70).

Quale e quanta è stata la sua influenza? Come avrebbe reagito l’IP se Baggio (la sua sagoma andava a ruba!), sia pure in condizioni fisiche disastrose, non avesse giocato la finale?

Certamente non vogliamo esprimere opinioni contro Sacchi che, per la formazione, avrà dovuto tener conto anche degli aspetti economici legati al "team" Azzurri.

D’altra parte ogni singolo giocatore (come ogni lavoratore) ha il proprio sponsor.

Sacchi ha espresso un suo modo di vedere e fare calcio che, tra dissensi e consensi, ha avuto il merito di attivare un "nuovo corso" e dare nuove formule di interpretazione a questo sport; un’ Italia che pur partendo, è il caso di dirlo, "col piede sbagliato", ci ha dato un grande risultato.

Se una finale è stata persa, era già scritto nelle premesse, è stata persa forse per il mancato binomio vincente squadra-sponsor.

Restiamo un popolo amato, di simpatici, fantasiosi, dal calore umano singolare; lo abbiamo però manifestato sul campo? Chissà!

Spettacolare era vedere da una parte i giocatori del Brasile (galvanizzati dall’effervescente Coca Cola!) con il loro comportamento: il tenersi per mano, la gioia riflessa nel volto per il fatto stesso di essere lì uniti in rito quasi tribale, trasmettendo grande forza dionisiaca e calore umano; dall’altra i nostri Azzurri (disorientati dallo smog!), ciascuno profondamente immerso nei propri pensieri, fisicamente "slegati" e per nulla in sintonia col calore dei "cuori latini" (che solo nella sconfitta si è rivelato), forse sempre più agitati o depressi dagli eventi!

Siamo fatti così, bene e male al tempo stesso, ma pur sempre in grado di regalare grandi emozioni.

Luigi Boschi