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E’ MORTO LO STORICO PIETRO SCOPPOLA

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(ansa.it) ROMA – Pietro Scoppola, scomparso oggi a Roma prima di compiere gli 81 anni, era professore ordinario di Storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma La Sapienza, dopo aver insegnato Storia del Risorgimento, Storia dei partiti e Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa, diventando ordinario nel 1967 come docente di Storia della Chiesa.

Ma accanto al suo lavoro scientifico, lo studioso, nato a Roma il 14 dicembre del 1926, ha sempre svolto un ruolo impegnato civilmente nella società, non solo, per esempio, come direttore della rivista Il Mulino negli anni ’70, ma anche arrivando a essere eletto senatore nella IX legislatura (1983-1987, quando ha fatto parte della Commissione Bozzi per le riforme istituzionali), come indipendente nelle liste della Dc e aver fatto parte della commissione di 12 saggi che hanno redatto il Manifesto del Partito Democratico.

Cattolico, ma libero nel pensiero e nelle elaborazioni dalle indicazioni della Chiesa (sino dalla campagna per il divorzio), ha fatto parte dell’Unione dei Progressisti 18 Ottobre e si è poi avvicinato alla Margherita. Membro della Commissione nazionale dell’Unesco e della Giunta centrale per gli studi storici. La sua ricerca si concentra così, in una prima fase, sul rapporto fra coscienza religiosa e coscienza civile, fra Chiesa e Stato nei secoli XIX e XX; sulla base di questa premessa affronta poi il tema della democrazia in Italia, delle sue origini, dei suoi sviluppi e della sua crisi, per approdare alla dibattuta questione della identità nazionale e della formazione e degli sviluppi del senso di cittadinanza. Scoppola, prima di avere una cattedra universitaria, aveva lavorato come funzionario parlamentare presso il Senato.

Fra i suoi maestri, alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, c’era stato anche Arturo Carlo Jemolo, la cui lezione contribuisce a orientarlo verso gli studi di storia politico-religiosa. Ancora a Palazzo Madama, approfondisce gli studi interessandosi, in particolare, alla storia del movimento cattolico e della Democrazia cristiana. Fra le sue opere si ricordano ‘Chiesa e Stato nella storia d’Italià (Laterza, 1967); ‘La Chiesa e il fascismo’ (Laterza, 1971); ‘La Repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia’ (1945-1990) (il Mulino, 1997); ‘La costituzione contesa’ (Einaudi 1998); ’25 aprile. La Liberazione’ (Einaudi 1995). Per la Storia d’Italia Einaudi ‘Annali 17 – Il parlamento’ (2001) ha composto il saggio ‘Parlamento e governo da De Gasperi a Moro’ e la recentissima ‘La coscienza e il potere’ (Laterza 2007).

"Nessun evento storico rilevante è un fatto in sé – spiegava sempre ai suoi studenti – neanche gli eventi singoli come la scoperta dell’America o, più recentemente, la caduta del Muro di Berlino: la loro rilevanza è frutto di una interpretazione successiva. Qual è il vero significato di un’affermazione del genere? Forse che la conoscenza storica dovrebbe essere condannata all’arbitrarietà e all’infondatezza? Uno dei maggiori filosofi del nostro tempo, Hans Georg Gadamer, ha, non solo smentito, ma ha addirittura rovesciato questa affermazione, insegnandoci che la non completa oggettività delle scienze storiche deve essere considerata non come un limite, bensì come una ricchezza del sapere umano. La conoscenza storica è la relazione di un uomo del presente con uomini del passato, è un rapporto fra uomini".