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TRENO PER PECHINO: DIARIO DI BORDO (con aggiornamenti)

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Martino Iannone

(ansa.it) 25 AGO – Uno striscione umano inneggiante alla mente libera ‘indossato’ da 180 persone ha violato oggi la città proibita di Pechino. Protagonisti della performance i viaggiatori e soprattutto le persone con disagio mentale del ‘Treno speciale per Pechino’. Eludendo la sorveglianza, i matti più simpatici d’Italia hanno detto al mondo e da un luogo simbolo della censura ‘Assieme libera-mente’, ‘Linking free minds’. A riprenderli c’era la cinepresa di Giovanni Piperno, il regista che sta girando un film-documentario sul viaggio partito lo scorso otto agosto da Mestre e giunto in questi giorni nella capitale cinese. La comitiva dei 210 italiani che stanno prendendo parte a questa avventura ormai agli sgoccioli, era in visita ‘turistica’ oggi alla città proibita di Pechino. Giunta alla ‘Porta Nord’ del grande complesso un tempo dimora dell’imperatore, da alcuni bustoni neri sono cominciate a circolare centinaia di magliette bianche con sopra stampate alcune lettere dell’alfabeto. Tutti ne hanno indossato una. All’inizio non sembrava esserci una logica, poi le frasi hanno cominciato a prendere forma. In doppia fila, una in piedi, l’altra in ginocchio, i figuranti si sono allineati nella piazza e le scritte sono diventate leggibili: ‘Quel treno speciale per Pechino’ in italiano e inglese e soprattutto ‘Assieme libera-mente’ e in inglese ‘Linking free minds’. I due-tre addetti alla sicurezza cinesi presenti in quel momento nella piazza hanno cominciato ad agitarsi: ‘Che vorra’ dire quel ‘free minds’?; ‘Sono autorizzati a farlo?’. E’ cominciata una sorta di trattativa. "E’ solo un film" spiegavano alcuni. "Quella frase non ha valenza politica" sostenevano altri. La piazza intanto si era svuotata. Solo pochi cinesi erano riusciti a fotografare quanto stava accadendo. Non un’addetto in borghese della sicurezza che ha fotografato tutto il fotografabile. "Meglio andare via subito" ha accennato qualcuno del gruppo di italiani. Nessuno se lo è fatto dire due volte. Tolte le magliette, rapidamente la comitiva ha lasciato la città proibita. "Siamo venuti qui per dire qualcosa. Ebbene l’abbiamo fatto". Dicevano in coro. Poi un dubbio: "Ma le magliette da dove sono arrivate?" "Chi le ha portate dall’Italia?". Le 180 magliette bianche con altrettante lettere stampate in nero e senza alcun refuso erano tutte ‘made in China’ e sono state realizzate a Pechino in meno di 12 ore.

24 AGO – Quindici giorni dopo la partenza da Mestre, quindicimila chilometri in treno alle spalle, dal Mare Adriatico attraverso gli Urali e la Mongolia, il treno più ‘pazzo’ del mondo è giunto oggi nella capitale cinese. L’ultimo tratto da Datong a Pechino, è stato compiuto con un treno locale zeppo di pendolari cinesi in terza classe: famiglie con prole, giocatori di carte, fumatori di sigarette con bocchino, bevitori di birra, mangiatori di spaghetti in scatola, studenti addormentati per la levataccia. La comitiva dei 210 italiani messi insieme dal movimento ‘Le parole ritrovate’ e dall’Anpis, Associazione Nazionale Polisportive per l’Integrazione Sociale, è giunta a Pechino stanca ma mai doma. I più entusiasti erano proprio le circa 60 persone con disagio mentale. Alla stazione occidentale, la più grande di tutta l’Asia, della città che il prossimo anno ospiterà i giochi olimpici, ad attendere la comitiva c’era l’ambasciatore d’Italia in Cina, Riccardo Sessa, salutato con l’inno di Mameli. "E’ molto commovente incontrare questo gruppo di persone così entusiaste – ha dichiarato il diplomatico – sono giunti qui al termine di un viaggio che li ha portati a percorrere lo stesso tragitto compiuto da Marco Polo, unendo ancora una volta Italia e Cina, Venezia e Pechino". Il treno più ‘pazzo’ del mondo, è giunto a Pechino puntuale come da programma. Erano le 19 ora locale, le 13 in Italia. Un cielo grigio, un caldo umido, hanno accolto gli italiani in una città che brulicava di automobili. Come di consueto, le autorità cinesi hanno preso possesso dell’organizzazione, esautorando di fatto il tour operator che ha lavorato per tutto il viaggio, misure di sicurezza non disturbano però l’entusiasmo del gruppo. "Siamo felici e commossi – ha detto Marco D’Alema, consigliere per la psichiatria del ministro della Salute Livia Turco, uno dei capi della comitiva di italiani del treno speciale – di aver raggiunto finalmente la meta. Ora ci mettiamo subito al lavoro per organizzare quanto dobbiamo fare nella capitale cinese insieme all’ambasciatore Sessa, che affettuosamente ci ha accolti alla stazione". "Arrivare a Pechino – ha aggiunto Renzo De Stefani, uno dei principali promotori di quest’avventura – significa coronare un sogno che ha permesso a tutti noi di vivere momenti indimenticabili. Ora ci prepariamo a tornare in Italia con dentro tantissime cose da raccontare ai tanti che nel nostro paese ci hanno seguito con affetto, e che potranno vedere in noi l’esempio di un gruppo a cui forse non si dava molto credito, ma che invece ha saputo fare una cosa importante, bella non solo per chi è arrivato oggi fino a qui". "Essere riusciti a portare questo gruppo qui – ha detto Luciana Bolgia, trentina, agente di viaggio e organizzatrice del treno speciale per Pechino – è stata davvero un’impresa titanica e faticosa. Ma l’arrivo di oggi nella capitale cinese, e leggere la felicità negli occhi di tutti, mi ripaga completamente". Melanconica, Paola Canci, una volontaria di Roma, altra protagonista di questa avventura. "Oggi sono triste perché l’arrivo a Pechino significa che il viaggio ormai si è concluso. Non dimenticherò nessuno".


23 AGO – Si avvertono chiari sintomi di fatica per i tanti disagi fisici da sopportare per la comitiva dei 210 italiani giunta finalmente a Pechino. Alcuni fanno fatica a dormire, altri soffrono della dissenteria del viaggiatori, altri ancora si dimostrano inappetenti anche a causa di un menu’ poco vario rispetto alle abitudini famigliari italiane. Sicuramente, le tante notti trascorse in treno attraversando tutta la Russia e la Mongolia per arrivare in Cina si fanno sentire. “Sapevamo che era un prova dura – dice Giuseppe Romano, uno degli psichiatri che partecipa al viaggio -. Tutti ne erano consapevoli. La fatica non riguarda solo le persone che hanno disagi mentali, ma tutti senza eccezioni. Anzi. Io stesso devo ammettere che avverto la necessita’ di riposarmi di piu’ durante la giornata”. “Sorprende – aggiunge Renzo De Stefani, uno dei promotori di questa iniziativa – la capacita’ che tutti dimostrano ad abituarsi a queste condizioni.

Questo e’ un viaggio fuori da ogni logica turistica contemporanea. La distanza, i giorni, il fuso orario che cambia in continuazione non sono affatto da sottovalutare. Mettere su un treno come questo tante persone con storie psichiatriche tanto complesse e notare che nessuno e’ stato male, che nessuno ha avuto crisi particolari, sorprende. E’ una fatica che piace, che ha a che fare con l’essenza stessa del viaggio e che riguarda tutti”. “Mi aspettavo di peggio – dice Tiziana Di Falco, pedagogista e psicologa -. Il viaggio viene affrontato in modo adeguato. Temevo le quattro notti che abbiamo trascorso in treno da Mosca a Irkutsk. Invece c’e’ stata una reazione positiva da parte di tutti. Se qualcuno e’ stanco si riposa, ma dopo poco e’ subito pronto a chiedere qual e’ la prossima tappa, quali sono le cose che accadono sul treno tra le diverse attivita’ che sono state organizzate”. “Il livello di stanchezza e’ indubbiamente alto – avverte invece Piera Donato, psicologa -. Riguarda tutti, nessuno escluso. Parlo molto con tutti i passeggeri. Alcuni sono esausti, altri meno. Le difficolta’ riguardano soprattutto chi e’ piu’ anziano”. A bordo sono stati organizzati anche gruppi che si occupano di ginnastica. I passamani dei vagoni vengono usati come sbarra da palestra. C’e’ anche chi a prima mattina, quando gli altri ancora dormono, riesce a fare jogging tra i corridoi correndo su e giu’ per i vagoni.. Dal punto di vista medico, il problema maggiore e’ stata la lieve forma di dissenteria che ha colpito diversi viaggiatori. Molto probabilmente, hanno spiegato i dottori che sono a bordo, e’ stata causata dal repentino cambio di alimentazione al quale per forza di cose tutti sono stati costretti. “Non ce la faccio piu’ a mangiare patate, peperoni crudi e cetrioli – si lamenta Giusi Belviso che fa parte della delegazione siciliana -. All’inizio era piacevole, ora pero’ non vedo l’ora di ritornare ai nostri piatti. Spero che in Cina vada meglio, ma ho i miei dubbi”.

22 AGO -Il ‘Treno speciale per Pechino’ è in Cina. Alle 10,30 ora locale, le 4,30 in Italia, il convoglio, partito da Mestre lo scorso 8 agosto, è giunto nella cittadina di frontiera con la Mongolia di Eirlian. La comitiva di 210 italiani, tra cui alcune persone con disagio mentale, loro familiari, educatori e infermieri professionali, medici psichiatri e psicologi, volontari e cittadini attivi è ora diretta divisa in cinque pullman a Dapong, prima breve tappa nel paese che il prossimo anno ospiterà i Giochi Olimpici. L’arrivo a Pechino, dove i 210 italiani resteranno per tre giorni prima di rientrare in Italia, é previsto per domani sera.

21 AGO- Sta lasciando la Mongolia diretto in Cina il ‘Treno speciale per Pechino’, partito lo scorso 8 agosto dalla stazione di Mestre. Dopo quasi  due settimane di viaggio attraverso l’Europa dell’ Est, tutta la Russia e la Siberia meridionale, si avvicina l’ultima tappa dell’ avventura e 210 italiani, tra cui molti con problemi mentali, stanno vivendo per gridare al mondo ‘Basta con i manicomi’, ‘Diamo una speranza al disagio mentale’. Oggi la comitiva ha vissuto una giornata di relax a Ulan Bator, capitale della Mongolia. All’ arrivo alla stazione, gli italiani sono stati accolti da una delegazione dell’ Aifo, una associazione locale che si occupa di disabili. Agli italiani sono stati regalati piccoli souvenir realizzati a mano dai ragazzi mongoli seguiti dai volontari di questo sodalizio. Durante la giornata trascorsa nella capitale mongola, la comitiva italiana ha ricevuto la visita di padre Ernesto Viscardi, missionario della Consolata, che a Ulan Bator porta la parola di Dio e della Chiesa cattolica insieme ad altri sette confratelli alla popolazione locale. In Mongolia la presenza di cattolici è minima: poco più di 400 su una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti. Alle 19 ora locale, le 13 in Italia, il treno speciale per Pechino è ripartito dalla stazione di Ulan Bator per la sua ultima e più importante tappa: Pechino. La frontiera con il Paese che il prossimo anno ospiterà le Olimpiadi sarà attraversata a Eirlian. L’arrivo nella capitale cinese è previsto per dopodomani, 23 agosto, in prima serata.

20 AGO – Mai un controllo passaporti al confine tra Russia e Mongolia e’ stato tanto appetitoso. Protagonista la pasta asciutta sdoganata senza colpo ferire e con qualche comprensibile rammarico gourmant dai temutissimi doganieri e militari dell’ex Armata rossa. E’ successo tutto intorno alle ore 22, ora del sud della Siberia, sul Treno speciale per Pechino. In Italia erano le 16. La comitiva dei 210 italiani che dall’otto agosto sono partiti da Mestre diretti a Pechino per gridare al mondo ‘Basta con i manicomi’, ‘Diamo una speranza al disagio mentale’, era bloccato alla frontiera tra i due Paesi in attesa della riconsegna dei passaporti. Il convoglio e’ rimasto fermo quasi quattro ore e la disposizione rigorosa era di restare ognuno all’interno del proprio scompartimento. Dopo alcune ore di calma e attesa, dal vagone dei siciliani e’ scattata l’idea ‘ammazzare’ il tempo cucinando un po’ di spaghetti nella cucina del ristorante in quel momento deserta. Il personale di bordo ha dato il consenso.

La sorte pero’ ha voluto che proprio quando i militari e gli agenti russi della dogana sono tornati a bordo per ultimare i controlli, la pasta era bella che cotta. Lo stesso cuoco siciliano che si era messo ai fornelli e’ stato costretto ad abbandonare la preparazione su invito dei militari. Tra quanti aspettavano un fumante piatto di pasta c’e’ stato un momento di panico: “E ora la pasta si scuoce”; “Come si fa?”, “Che peccato! Anche il sugo era pronto”. Forte quindi la delusione: musi tristi, occhi bassi e il profumo del sugo che intanto inondava il vagone. Ma la crudele astinenza da pasta asciutta ha rinvigorito gli animi. Non c’era un momento da perdere. Bisognava agire. Che fare? Il pensiero ha lasciato posto all’azione. Due coraggiosi, eroi del treno, incuranti del rigoroso ordine di non abbandonare il proprio scompartimento e sprezzanti del pericolo hanno raggiunto la cucina e armati di scolapasta e mestolo hanno cominciato a impiattare senza tralasciare alcun particolare. Cosi’, mentre i doganieri ispezionavano le cabine e riconsegnavano i passaporti, nel corridoio del vagone dei siciliani sono cominciati a circolare piatti di pasta fumanti ognuno per ciascun scompartimento. Alcuni rifornivano sotto mano di forchette, altri di fazzoletti di carta. Increduli i doganieri hanno continuato imperterriti a svolgere il proprio lavoro ma i loro occhi e soprattutto le loro narici non potevano non accorgersi di quanto accadeva intorno a loro. In ogni scompartimento che visitavano erano accolti da tre quattro persone che dallo stesso piatto ristoravano l’anima con copiose forchette. “Prego, volete favorire” era l’invito. “Passaport, please!” era la riposta degli agenti che poi chiedevano di uscire dallo scompartimento per l’ispezione.. Intanto su tutto il treno si spargeva clandestina la voce di quanto stava avvenendo nel vagone dei siciliani. Alcuni hanno cosi’ cominciato a contrabbandare piatti di pasta dal vagone siciliano a quello del Lazio e del Trentino, in quello dell’Emilia Romagna e delle Marche. Ogni delegazione ha avuto la sua razione. Alla fine i doganieri e i militari russi sono scesi dal treno quasi sorridendo ma sicuramente insoddisfatti per non aver controllato come dovevano il contenuto di quei piatti. Il sugo era stato preparato da Massimo di Enna con pomodori pelati in scatola portati fino in Mongolia stipati in valigia, l’aglio e il prezzemolo era siberiano e comprato ai mercati situati lungo il lago Bajkal, l’olio d’oliva era toscano fornito dalla delegazione di Prato. La comitiva italiana e’ passata in Mongolia senza problemi e finalmente sazia.

19 AGO – Un pic-nic con tanto di barbecue secondo lo stile siberiano consumato su un prato ai bordi della ferrovia lungo un binario morto della Transbajkalica e sotto una pioggia sottile e intensa con bagno finale nel lago Bajkal con acqua a -6-8 gradi. Si e’ conclusa cosi’ la tappa a Irkutsk, in Siberia, della comitiva di 210 italiani in viaggio sul Treno speciale per Pechino. La giornata di domenica e’ cominciata presto. Sveglia alle 7,30, colazione abbondante in albergo e partenza in pullman verso le sponde del lago Bajkal. Visita a qualche anonimo agglomerato di case in legno e diroccate del posto, qualche chiesa ortodossa, pozzanghere, panorami. Alle 13 appuntamento al ristorante il Faro ma molti preferiscono visitare un mercatino rionale dove c’e’ anche la possibilita’ di assaggiare specialita’ gastronomiche del luogo: pesce affumicato, riso al wok con carne di montone e verdure, spiedini di pollo su lame arroventate. In molti approfittando anche in considerazione dei prezzi decisamente bassi, Qualche foto, un souvenir e poi via tutti sul traghetto per attraversare il lago verso la stazione ferroviaria da dove ripartire alla volta della Mongolia. Il treno e’ “parcheggiato” proprio accanto al porto commerciale situato nella parte sud-orientale dell’enorme lago. Terra nera e desolazione lo scenario che si apre dinanzi agli occhi della comitiva. Completate le operazioni di carico delle valige, il treno parte. Al chilometro 110 la deviazione. Si lascia la Transiberiana e si imbocca la vecchia linea della Transbajkalica. Il lago e’ proprio sotto la ferrovia. Lo storico percorso e’ un susseguirsi costante di gallerie e ponti di ferro. La natura domina. Poi lo sbuffo dei freni. Il personale di bordo che ha lavorato per tutta la mattina, incurante della pioggia, comincia a portar giu’ vettovaglie e tavolini. Dalla pioggia si ci difende ognuno come puo’. A chi basta un cappellino da baseball, altri hanno l’ombrello, altri ancora pastrani militari. Si accende un fuoco per cuocere la carne. Le cameriere preparano le verdure. La comitiva di italiani scende dal treno con lentezza e quasi incredula. Alcuni preferiscono restare a bordo. La cena intanto e’ quasi pronta. Si crea una fila davanti alla cucina da campo. La pioggia dopo un po’ non spaventa piu’ nessuno. Il menu’ prevede pomodori, cetrioli, insalatina russa, patate bollite e spiedini di vitello. L’atmosfera si scioglie. La pioggia non accenna a diminuire. Fa anche un po’ freddo ma il cibo rigenera se diviso in compagnia. Qualcuno tira fuori un pallone. Si organizza un’improvvisata Italia-resto del mondo ex sovietico. In poco meno di dieci minuti, otto infortuni su dieci partecipanti. Terreno viscido e’ la scusa. Si rientra in treno. Altri sparecchiano in fretta. Si sparge una voce: chi fa il bagno in questo tratto del lago Bajkal e sotto la pioggia si assicura dieci anni di vita in piu’. La maggior parte della comitiva e’ scettica e lascia perdere l’immortalita’. Alcuni ucraini del personale di bordo si precipitano invece nell’acqua quasi gelida complice anche qualche goccio di vodka di troppo. Li seguono alcuni italiani decisamente sobri: tre donne e due uomini (tra cui chi scrive). Il tempo di asciugarsi che il treno gia’ riparte.

18 AGO – Quattro giorni di viaggio in treno si avvertono tutti. La comitiva di 210 italiani partiti l’otto agosto da Mestre sul ‘Treno speciale per Pechino’ e’ stanca ma non doma. Per arrivare a Mosca le notti in treno erano state due. Sembravano gia’ tante ma era stato solo un prologo. Sulla Transiberiana verso la regione del lago Baikal il tempo e’ sembrato fermarsi. Gli orari scanditi da colazione, pranzo e cena, si sono di fatto disintegrati per il continuo cambio del fuso orario. A Mosca, quattro giorni fa, la differenza dall’Italia era di due ore. Qui a Irkusk, in Siberia, la differenza e’ salita a sette. Le persone con disagi mentali sembrano reagire meglio a questi ritmi. I ‘normali’ meno. La sera si fa piu’ tardi del solito ma la mattina la sveglia per evitare di saltare la colazione che prepara Dimitri, il cuoco del ristorante sul treno, suona sempre alle 7,00, massimo alle 8,00. Durante la giornata e’ un contino sbadigliare. Ma si continua, si va avanti perche’ tutti vogliono arrivare a Pechino per dire: anche io posso farcela, anche io posso sopportare tutti questi disagi pur di realizzare un sogno perche’ arrivare a Pechino in treno partendo da Venezia e’ roba d’altri tempi. In tutti quelli che sono qui pur essendo sotto terapia negli occhi comincia a scorgersi un certo orgoglio per quanto si sta facendo. “Chissa’ se al paese sanno tutto quello che succede su questo treno – mi racconta Antonio, un quarantenne affetto da una serie di disagi sin da quando era bambino”. Antonio e’ ormai un punto di riferimento del gruppo. Le sue trovate sono ironiche e spassose. Durante il gruppo di lavoro per l’educazione fisica si e’ presentato in tenuta da Hulk. Il fisico glielo permetterebbe pure, a parte quella pancetta… Le sue discussioni tengono banco. Nella vita ha fatto mille mestieri. Oggi e’ qui con noi sul treno per Pechino per dire a se stesso a chi lo vuole bene che e’ capace di grandi cose, di provare emozioni come qualsiasi altra persona. Antonio spesso si esibisce al canto. Ama la musica italiana. A Budapest e’ stata la star del gruppo salendo sul palco insieme ad alcune cantanti ungheresi per intonare “Italiano” di Toto Cutugno. Antonio e’ anche cabarettista. E’ pieno di vitalita’. Sopporta tutto”.

17 AGO – Puntuale alle 11 ora locale, le quattro del mattino in Italia, il ‘Treno speciale per Pechino’ è arrivato a Irkutsk in Siberia, (Russia), 70 chilometri a nord del Lago Baikal. Fondato nel 1651 come guarnigione dei cosacchi per sottomettere la popolazione indipendente dei buriati, Irkutsk è un importante nodo commerciale verso la Mongolia e la Cina. La comitiva di italiani composta da 210 persone tra i quali alcuni con malattie mentali, è giunta qui dopo quattro notti trascorse in treno, sulla linea della Transiberiana, proveniente da Mosca.
Irkutsk è la terza tappa del ‘Treno speciale per Pechino’ promosso dall’Anpis (Associazione nazionale polisportive per il reintegro sociale) e dal movimento ‘Le parole ritrovate’. Nella città siberiana il gruppo si fermerà due giorni. E’ prevista una escursione sul Lago Baikal.

16 AGO – La taiga, la foresta fitta e quasi impenetrabile e le pianure sconfinate accompagnano dal finestrino il nostro viaggio ormai quasi al quarto giorno sempre in treno. Pini siberiani, abeti bianchi e rossi, larici e altissime betulle fanno dal quinte al nostro passaggio. Il clima e’ cambiato: fa piu’ freddo. Anche il fuso orario cambiando ogni giorno. Ora dall’Italia ci separano cinque ore, due giorni fa erano solo due. Abituarsi e’ dura. A bordo del ‘Treno speciale per Pechino’ stiamo attraversando la parte meridionale della Russia sopra il confine col Kazakistan. In treno la vita scorre a ritmi irreali. La maggior parte del tempo si trascorre nel proprio scompartimento sfogliando un libro, giocando a carte, chiacchierando, sonnecchiando. Tre pasti, tutti rigorosamente alla russa: colazione con yogurt naturale, succo di frutta, salame, formaggio, caffe’ lungo, muffin, zuppa d’avena, marmellata. A pranzo antipasto a base di verdure, solitamente insalata russa o di rape, poi una zuppa di funghi o patate. Infine un piatto di carne o pesce essiccato e riportato in vita col vapore con riso e verdure. Da bere caffe’, bibite o acqua, Alcolici rigorosamente vietati vista la presenza a bordo del treno di persone con malattie mentali. L’organizzazione sociale a bordo del treno non manca anzi. Quattro giorni in treno sono tanti. Sono stati creati corsi per recitare il rosario, per intonare sloga da ultra del calcio dedicati al viaggio (l’idea e’ stata del imolese Luca e del pratese Massimo che solitamente per parlare tra di loro usano il gergo della curva). Altri corsi aiutano a praticarere yoga nei corridoi delle carrozze. Si puo’ imparare le basi della lingue russa e per leggere il cirillico aiutati dalle guide che ci accompagnano. I piu’ giovani hanno messo insieme anche il gruppo dei giochi di ruolo, Domina “Dangeons and dragons”. Ci sono poi due gruppo musicali: uno popolare “Alchimia Sband” e il gruppo di coriste siciliane “Coralmente” che insegnano come cantare in un assemble gospel. E ancora, Il gruppo che sta allestendo una piece di teatro psichico, un gruppo per uncinetto e laboratorio di bottoni, uno gruppo per la fotografia da viaggio e uno di comunicazione. Gli orari dei pasti e di riunione dei gruppi vengono annunciati dal citofono interno del treno due volte al giorno. Nei vagoni e’ un continuo andirivieni di persone. La sera i vagoni ristornati si trasformano in un circolo sociale, una sorta di centro sociale dove ad ogni tavolo c’e’ qualcuno che fa qualcosa insieme ad altri. I russi che viaggiano con noi a bordo del treno i primi giorni si mostravano scettici. Ora non piu’. Il punto di incontro e’ la musica. Si canta a vicenda scambiandosi generi e ritmi. Anche loro hanno capito lo spirito del viaggio e, almeno davanti alle persone con problemi mentali, evitano di bere alcolici. Questo treno e’ sempre piu’ un laboratorio umano e sociale. E siamo solo alla prima settimana di viaggio.

15 AGO – E’ un Ferragosto unico, quello che stanno vivendo i protagonisti del treno speciale per Pechino, che ha lasciato Mosca ed è finalmente sui binari della Transiberiana. Il treno è diretto in Mongolia, dove arriverà tra quattro giorni circa. Dalla capitale russa, la comitiva di 210 italiani, tra persone con problemi psichici, loro familiari, volontari, psicologi e psichiatri che li accompagnano, è partita ieri sera alle 23,30 ora di Mosca, le 21,30 in Italia. Il convoglio è composto da 10 carrozze: sette con cuccette, due vagoni ristorante e uno di servizio. I binari hanno seguito il corso del fiume Volga verso la città di Vladimir, passando poi per Novgorod diretti verso Kirov e gli Urali. Il tragitto prevede una direzione Ovest/Est/Sud-Est. I partecipanti all’ avventura nei prossimi tre giorni attraverseranno altrettante fasce di fuso orario. Stanotte metteranno le lancette dell’ orologio avanti di un’ora, domani sera di altre due ore e giovedì di un’altra ora ancora.

14 AGO Ormai nessuno rispetta piu’ il suo ruolo sul treno speciale per Pechino. Helena, la guida e interprete che ci accompagna in giro per Mosca, si e’ rivelata una splendida cantante lirica. Rossa, alta, giunonica, Helena e’ un soprano in cerca di fortuna anche all’estero che a Mosca, per vivere, utilizza l’italiano imparato per cantare accompagnando i turisti e raccontando loro le bellezze di questa metropoli. La troupe del regista Giovanni Piperno, qui per realizzare un film-documentario che raccontera’ tutta l’avventura, spesso si ferma a spiegare alle persone con problemi psichici come scattare meglio le proprie fotografie utilizzando le macchine compatte digitali. E’ in via di allestimento anche un corso specifico da tenere nel ristorante del treno durante il pomeriggio. Io stesso da giornalista sono stato coinvolto in un gruppo che si occupa di comunicazione per seguire tutti quelli, e sono tanti, che scrivono un diario di viaggio. La musica poi regna sovrana. In molti sanno suonare uno strumento. Paola da Roma e’ chitarrista, Renato sempre capitolino, l’organetto. Molti hanno con loro nacchere e tammorre. La star del gruppo e’ Pierre, sardo di origine ma trentino d’adozione, che viaggia con basso elettrico e amplificatore. Il suo sogno e’ conoscere il bassista di Giovanotti. Insieme improvvisano jam session davanti alle cuccette. Allo studio la possibilita’ di fare concerti improvvisati in tutte le stazioni dove il treno si fermera’ d’ora in avanti per soste lunghe nel percorso verso Pechino. Ma sono le persone con problemi mentali che stanno diventando sempre piu’ protagoniste di questo viaggio. Innanzitutto colpisce la loro capacita’ di adattarsi ad ogni situazione. Caldo, freddo, carenze igieniche, letti a castello da scalare nelle cuccette del treno, spazi ristretti, qualita’ e tipo di cibo che cambia in continuazione, sonno a singhiozzo, levatacce. Niente sembra fermarli. Gli altri, i cosiddetti ‘normali’ sembrano piu’ insofferenti. Alcuni lamentano di aver portato troppe valige, altri di non apprezzare abbastanza il cibo locale, altri ancora l’impossibilita’ di godere a pieno delle citta’ che si attraversano a causa dei molti impegni ‘istituzionali’. Stamani c’e’ stata la prima mezza giornata libera. Molti ne hanno approfittato per girare per il centro di Mosca a fare acquisti per la commerciale e turistica via Arbat, altri hanno scelto il museo dei cosmonauti situato vicino all’Hotel Cosmos dove alloggia tutta la comitiva. Altri ancora hanno preferito il museo Puskyn e la mostra sull’impressionismo. I piu’ nostalgici, la tomba di Lenin. Pochi hanno pensato al casino’ aperto 24 ore su 24 interno all’hotel. Il viaggio insomma sta entrando nel vivo. Oggi e’ l’ultimo giorno a Mosca. Da stasera ci aspettano quattro giorni in treno sulla linea della Transiberiana per arrivare a Datong attraversando la Mongolia e con un giorno di sosta, ma senza pernottamento in albergo. La distanza spaventa, ma col sorriso sulle labbra dopo uno sbadiglio appena accennato.

12 AGO – Non si fuma e non si bevono alcolici. L’assemblea dei capigruppo e degli organizzatori del treno speciale per Pechino e’ stata rigorosa. Passi la birra o un bicchiere di vino a pasto, ma le sigarette sono un guaio grosso. Ammetto che soprattutto quando scrivo accendermi una sigaretta mi viene spontaneo. Che sofferenza. Non faccio altro che attendere una fermata intermedia e con la scusa di sgranchirmi un po’ le gambe me ne accendo una. Il viaggio e’ lungo e sul treno si trascorre la maggior parte del tempo. Il paradosso e’ che qui, nell’Est europeo, le sigarette costano decisamente meno rispetto all’Italia. Sul treno siamo in tanti ad essere affetti dal cosiddetto tabagismo. Ad ogni fermata si creano capannelli davanti ogni vagone. Da cronista del viaggio ho scoperto che anche io avrei bisogno di aiuto. Mi hanno proposto di frequentare gli incontri per smettere di fumare che saranno organizzati a bordo del treno dagli esperti che seguono il viaggio. “Anche il tuo e’ un disagio Martino – mi e’ stato detto -. Sappiamo che ne sei consapevole ma se non fai nulla, se non accetti l’aiuto non riuscirai mai a liberarti di questa abitudine davvero pessima per la tua salute”. Sul treno del disagio succede anche questo. E’ impossibile non guardarsi dentro. Il confronto con tutte queste persone induce a riflessioni. I treni viaggiano lenti e spesso fanno lunghe soste. Il tempo non manca. Venerdi’ sera, ad esempio, il treno da Chop, in Ucraina, diretto a Mosca, e’ rimasto fermo in piena campagna dalle 23 alle 4 del mattino del giorno successivo soltanto un’ora dopo la partenza. Siamo scesi dal treno come se si scendesse da un auto in autostrada quando c’e’ traffico. Il cuoco del vagone ristorante, Dimitri, ha addirittura abbandonato il convoglio insieme alla moglie che l’aiuta in cucina. Sono tornati a casa per qualche ora e schiacciare un pisolino comodamente nel loro letto. Sono scesi dal treno e sono scomparsi nel nulla Poi la mattina dopo l’ho rivisto in cucina che ci preparava la colazione mentre il treno viaggiava spedito.

10 AGO – Il treno per la Russia e’ partito puntuale alle 15:05 del 10 agosto dalla stazione di Budapest Ovest. La comitiva italiana ha occupato tre interi vagoni quasi in testa al convoglio. Il treno ci portera’ fino a Chop alla frontiera tra Ucraina e Ungheria. Da li’ un altro treno ci condurra’ nella capitale russa. Per arrivare a Mosca impiegheremo almeno 33 ore durante le quali sara’ impossibile farsi una doccia, alla lunga si teme che i servizi igienici a bordo del treno saranno inutilizzabili. Ognuno si e’ attrezzato come poteva. A ruba le bottiglie d’acqua minerale nei dintorni della stazione di Budapest, mega scorta di salviettine umidificate, praticamente saccheggiato il banco di panini e sandwich situato all’interno di un supermercato aperto sopra l’ala sinistra della stazione. Il treno per Chop e’ abbastanza confortevole. Tutti mi chiedono cosa dicono dall’Italia del nostro viaggio, come i giornali hanno ripreso la nostra avventura.
“Siamo andati sul Tg1?” e’ il tormentone che mi perseguita. Le persone con disagi mentali si comportano allo stesso modo degli altri. Sono solo io che ogni tanto penso che sono diverse da me, da noi. Mi sbaglio. Osservo i loro occhi e cerco di capire di piu’. Sbaglio ancora. Cercano di inviare sms, scattano foto con le macchinette digitali, qualcuno ha la telecamera, altri scrivono e segnano ogni particolare. Il gruppo degli emiliani e dei romagnoli, intanto, scalda l’atmosfera nel vagone C. Discutono di politica, di nuovo Partito democratico, di nuova legge sulla psichiatria. Qualcuno accenna al sistema comunista. Un boato di disapprovazione lo sommerge. La discussione e’ animata. Egidio invoca un moderatore. Tutti mi guardano. “Mi spiace – devo scrivere il pezzo per l’ANSA, e poi vedo che siete capaci di autogestirvi”. La maggior parte cerca di schiacciare un pisolino. Fa molto caldo all’esterno ma in treno c’e’ aria condizionata che concilia il sonno. Anche stamane la sveglia e’ suonata di buon ora. Erano le sette. Gli autobus per un giro turistico per Budapest ci attendevano per le 8:30. A pranzo un tranquillo ristorante ungherese che ci ha proposto una precisa soup alla maniera contadina con le patate da accompagnare con una pils di produzione locale. Di Budapest ci restera’ anche la gentilezza e la premura dell’ambasciatore d’Italia, Guido Paolo Spinelli che si e’ fatto trovare alla stazione di partenza per Chop per salutarci. Un giovane paziente umbro in cura gli si e’ avvicinato e gli ha chiesto di imbucargli le cartoline che aveva scritto per gli amici. L’ambasciatore ha accettato di buon grado.

9 AGO – Quell’albero ribattezzato ‘della speranza’ nessuno, proprio nessuno ha saputo tradurmi dall’ungherese di che specie e’. ”Credo che in italiano si chiami platano” mi dice un interprete, ma non sembra cosi’ sicuro. L’albero e’ stato piantato giovedi’ 9 agosto in piazza Kalvaria, a Pest, in ricordo della tappa ungherese del ‘treno speciale per Pechino’ partito dall’Italia l’otto agosto. Alla cerimonia era presente anche l’ambasciatore d’Italia in Ungheria Paolo Guido Spinelli. Su quell’albero ora pendono quasi 200 nastrini colorati, tutti con una scritta, una frase, un pensiero. Le mani dei matti piu’ simpatici d’Italia, ormai d’Europa, si intrecciano e si scontrano accarezzandosi a vicenda, una sulle altre per legare quei nastrini ai rami. Quei fiocchi sono rossi, bianchi, fuxia, azzurri. C’e’ chi invoca la liberta’, chi l’amicizia, pochi l’amore, c’e’ chi ha scritto in inglese, uno anche in latino citando i classici: ”Albero! Cerca le tue radici e parla al mondo di noi"; "Diamo radici all’immaginazione"; "Siamo uniti e importanti gli uni per altri"; "Un treno speciale per un gruppo speciale"; "Il viaggio della speranza"; "Sii prima di tutto libero per chi vuole la liberta’ e non ce l’ha"; Insieme si fa di piu’ e si sta meglio". L’albero della speranza piantato a Pest ora lega l’Italia all’Ungheria, ma soprattutto unisce la psichiatria d’avanguardia italiana alla nuova scuola che sulle rive del Danubio vuole a sua volta abbandonare il passato e guardare avanti. Chiudere i manicomi forse e’ ancora presto in Ungheria come in tutti i Paesi dell’ex blocco sovietico ma il percorso e’ segnato. ”Facciamo passi avanti ogni giorno – dice Attila Nemeth, presidente dell’Associazione nazionale psichiatria -. Lavoriamo ad na riforma di livello comunitario. Da voi italiani abbiamo tanto da imparare”.

8 AGO – Quel treno speciale per Pechino e’ partito. Il treno dei matti, lo hanno soprannominato. E ai matti, ai protagonisti di questo viaggio, questo appellativo non dispiace. Anzi. Sono stati proprio loro a sottotitolare questa avventura scrivendo nello slogan e sulle t-shirt che indossano “In treno a Pechino? Roba da matti”.Saranno anche matti, certo, ma tutti insieme adesso sono in viaggio, lungo un itinerario che tanti sognano di compiere e che in pochi hanno fatto: tutto in treno dalla Russia siberiana e mongolica, al deserto del Gobi, la muraglia cinese e infine Pechino, dalla citta’ proibita fino alla cittadella per le Olimpiadi del 2008, un salto di oltre tremila anni.
Dalla stazione di Mestre, dove era stato fissato il ‘campo base’ per la partenza e’ andato in scena, pero’, un prologo insolito perche’ la storia da raccontare per il primo appuntamento del nostro Diario non e’ quella di una classica partenza fatta di fiocchi, nastrini, foulard e il ritardo della troupe Rai che doveva riprendere l’evento, No. La storia da raccontare e’ quella che solo qualche ora dopo la partenza ha gelato il gruppo, ha imbiancato i volti dei protagonisti. Dopo solo due ore di viaggio il treno si ferma in piena campagna. Fuori e’ buio. Si intravede qualche luce solo a distanza. A bordo c’e’ ancora chi sistema i bagagli. Corre voce che qualcuno ha notato il corpo di un uomo morto lungo i binari. Io non faccio a tempo a capire che ho gia’ la macchina fotografica al collo e di corsa, schivando valigie e compagni di viaggio, volo verso la carrozza da dove e’ partito l’allarme. Il morto c’e’ davvero. Il corpo e’ quello di un giovane, poi sapremo di un nordafricano immigrato. E’ a pancia in su proprio al limite della strada ferrata. Il viso non si vede. Ha il torace nudo. Indossa pantaloni bianchi di cotone. Si notano pero’ delle ferite. Siamo tutti affacciati ai finestrini del treno e con le torce illuminiamo la scena. Qualcuno scatta qualche fotografia. Il personale di bordo si incazza. C’e’ anche chi crede che il giovane sia ancora vivo: “Guardate, respira, la pancia si muove”. Scatto anche io qualche foto. Chiamo la redazione dell’ANSA di Roma e chiedo cosa fare. Segnalo che il treno e’ bloccato a tempo indeterminato. Mi dicono di ‘dettare’ una notizia. Lo faccio. Intanto alcuni medici che accompagnano i nostri simpatici matti scendono dal treno e accertano la morte del giovane. Si parla di un tragico incidente. Forse un treno precedente al nostro lo ha preso di striscio scaraventandolo a terra. Il giovane dovrebbe essere morto dopo aver battuto violentemente la testa sui sassi che delimitano le rotaie. Un lenzuolo bianco ora copre il corpo. Sul posto sono giunti gli uomini della polizia ferroviaria e il personale medico del 118. Dai finestrini le nostre facce sono incredule. Tutti mi chiedono se la storia finira’ sul telegiornale. Faccio il vago. Il treno resta fermo quasi un’ora e mezza. Quando si riparte ci si guarda diritto negli occhi. Si cerca di dare una spiegazione logica a quanto e’ accaduto. Ma e’ inutile. Rientriamo ognuno nel proprio scompartimento, ognuno nella propria cuccetta. La notte e’ ormai arrivata. Si fa fatica a dormire. C’e’ chi parla, altri cercano un posto dove fumare. Alle quattro, quando il sonno ormai e’ padrone, comincia il tormentone passaporti. Si fa l’alba mostrando il documento prima ai doganieri italiani, poi a quelli sloveni, poi ai croati, infine agli ungheresi. Il nuovo giorno ci coglie tutti assonnati. Ma c’e’ qualcosa di nuovo e di strano. Poche ore fa non ci conoscevamo, non sapevamo molto gli uni degli altri. Ma adesso abbiamo qualcosa da raccontare, un’esperienza forte vissuta insieme. Pechino, stiamo arrivando.