Home Rubriche Ausilia Riggi Ausilia Riggi: Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”

Ausilia Riggi: Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”

169
0
Link
Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare

XXV T.O. anno C

Lc 16,1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”.

Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

COMMENTO

 

Il tema della ricchezza è ricorrente in Luca. Egli non risparmia parole molto forti contro chi è ricco. Evidentemente nella sua comunità abbondava la ricchezza e non si riusciva a trovare un giusto equilibrio tra i beni materiali e le esigenze del Vangelo.

La parabola parla di un uomo ricco che aveva un amministratore. Era una situazione normale nella civiltà palestinese; il sistema del latifondo era esteso in Galilea e spesso era in mano a degli stranieri.

L’amministratore sembra uomo libero e in grado di gestire da tesoriere gli affari del proprietario; ma ad un tratto viene accusato di sperperare i beni del padrone e si trova nei guai: deve rendere conto della sua gestione.

Parlando con se stesso (come la maggior parte dei personaggi di Luca), egli comincia a pensare al proprio futuro: le ipotesi di impietosire il padrone per fargli cambiare idea o l’idea di cercare lo stesso lavoro presso un altro padrone sono escluse a priori: non se la sente di zappare, e si vergogna di mendicare un posto di lavoro; finché non gli brilla in mente un’idea: elargire favori a chi potrebbe un domani rendergli. E così fa [non è il caso di raccontare la parabola nei suoi particolari; basta leggere il testo della pericope.

Per interpretarne il senso cedo, piuttosto, la parola agli esegeti, consultando i quali, possiamo trarre spunti di riflessione].

 

= Nel capitolo 16 del vangelo secondo Luca ci troviamo di fronte a due parabole riguardanti il denaro e la ricchezza, proclamate, una in questa domenica, e una nella prossima.

C’è da chiedersi se in esse (le parabole) prevalga l’elogio per l’azione ingiusta.

No, l’elogio è per la capacità di farsi degli amici, donando e condividendo la stessa ricchezza ingiusta. Così quell’economo ingiusto non dissipa più i beni di cui è amministratore, ma li onora, condividendoli con quanti non hanno nulla. Ecco dove sta la buona notizia del vangelo: ciò che è urgente, l’azione buona, è distribuire il denaro di ingiustizia ai poveri, non conservandolo gelosamente per sé. In tal modo si realizza la buona novella  anche per i ricchi.

In questo racconto e nel successivo compare per ben cinque volte il termine ingiustizia-ingiusto (adikíaádikos) per definire la ricchezza, e Mammona mam·mó·na dal termine di origine siriaca che traduce la personificazione del male idolatrico, cioè il demonio. La definizione del termine è presente anche negli scritti di Qumran.

= E’ bene ricordare un episodio deel vangelo secondo Luca. Si legge che c’è una grande rivelazione fatta dal demonio stesso a Gesù al momento delle tentazioni nel deserto: A me è stata data tutta questa ricchezza – data da Dio, potremmo dire – e io la do a chi voglio (cf. Lc 4,6).

Il cristiano sa dunque che c’è un Mammona con la maiuscola, un idolo forte e seducente che può diventare un Kýrios, un Signore, rendendo servo e schiavo chi ne è amministratore.

= La frase conclusiva, Non potete servire Dio e la ricchezza, è propositiva oltre che ammonitrice.

Se c’è un compito sempre urgente per il discepolo, esso consiste nella ricerca del regno di Dio: occorre cioè cercare che Dio regni veramente nella propria vita. Non si tratta di un aut-aut sapienziale, ma di un convincimento a cui è giusto dare adito nel proprio cuore, quindi frutto della libertà, che è capacita di distinguere ciò che è bene e ciò che è male.

Un esegeta, J. Castillo ammonisce: la disumanizzazione prodotta dalla cupidigia è tale che non solo produce individui inumani, ma allo stesso modo criteri inumani, relazioni disumanizzate ed una società incattivita. Questo è proprio quello che è avvenuto sempre. Ed è quello che stiamo vivendo e soffrendo adesso a motivo della crisi economica. Diciamo che chi si è arricchito per mezzo di torbidi affari finanziari è una canaglia. Ma lo premiamo permettendogli di guadagnare più denaro ed affidandogli incarichi  di grande responsabilità, di potere e di comando, ecc. Come possiamo tollerare quello che sta succedendo e non scattiamo una buona volta, prendendo sul serio la frase di Gesù secondo la quale non possiamo servire Dio ed il denaro?

 

CONFIDENZIALE

= Mi è capitato, nel corso della mia esistenza, di trovarmi in un tremendo bivio.

Pur amando con tutta me stessa mio marito, ecco apparire un’altra figura di uomo. Ricordo: mi suggestionava la sensazione di vedere attraverso lui il mondo attorno, il cielo, la natura, tutto, dai toni incantati, indescrivibilmente affascinante. E anche l’intruso pareva vivesse le mie suggestioni.

Mi venne in mente un episodio narrato da Teresa del Bambin Gesù nella sua autobiografia: desiderosa di raccontare le sue angosce alla sorella maggiore divenuta la sua superiora, non volle cedere alla sua debolezza e, salendo le scale per raggiungerla, si avvinghiò alla loro ringhiera per non farlo: sentiva l’impulso a cedere, ma capiva che, facendolo, la sua spiritualità non sarebbe mai divenuta robusta.  

Mi dissi: non cederò, e scelsi il buio del quotidiano…..

Scegliere non significa lasciar trionfare i sentimenti forti e ‘colorati’…..

Non mi sono mai pentita di quella scelta allora difficile. Questa, anzi, ha irrobustito il mio carattere.

Aggiungo che il mondo contemporaneo è ormai pervaso da lassismo morale. E’ un mondo dove il concetto di libertà è ignorato, deviato, falsato. Ovunque si insinua il dubbio che i cosiddetti valori siano altri o appartengano ad altri tempi.

La parabola sprona a scelte forti per il cristiano.

Ma o preferisco pensare ancora diversamente: ciò che è giusto fare o no, riguarda non solo il cristiano, ma l’essere umano di qualsiasi tempo e luogo. Questa sì che sarebbe, è buona novella!

La Toscanini