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Analisi del Canto sesto dell’INFERNO secondo la psicologia del profondo

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Canto sesto dell’INFERNO
Marco Vettori
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Testo in italiano moderno.

Quando ripresi conoscenza (al tornar della mente) che, avevo perduta pochi momenti prima alla vista del pianto doloroso dei due cognati che mi aveva rattristato molto, vidi intorno a me nuove sofferenze e nuovi corpi tormentati che riempivano il luogo da qualsiasi parte mi muovessi o volgessi lo sguardo. Infatti mi trovavo nel terzo cerchio, quello della pioggia eterna, tormentatrice (maledetta), gelida e violenta, il suo ritmo e la sua natura non subiscono mai mutamenti [ed è sempre formata dagli stessi elementi che sono grossi chicchi di grandine].Acqua torbida (tinta) e neve cadono con violenza attraverso l’aria buia; la terra che raccoglie tutto questo emana un fetido odore.

Cerbero, fiera crudele e di forme mostruose (diversa) con tre gole latra come un cane sopra i dannati sommersi dal fango. Ha gli occhi iniettati di sangue(vermigli) la barba unta e nera(atra) di sporcizia, il ventre largo e le mani armate di unghioni con i quali graffia gli sciagurati spiriti dei peccatori, li scuoia e li squarta.

Quando Cerbero, il demonio dell’ingordigia, ci vide spalancò le tre bocche e ci mostrò i denti e non aveva parte di sé che non tremasse. Allora Virgilio si chinò con le due mani aperte (spanne) raccolse fango e con i pugni pieni lo gettò nelle avide gole (spanne).Proprio come il cane che prima abbaiando esprime fame e poi si calma dopo aver morso il pasto perché concentra ogni sua attenzione nel divorarlo allo stesso modo si comportarono le tre lorde gole del demonio Cerbero che rintrona con i suoi latrati così tanto le anime dannate che vorrebbero essere sorde.

Mentre stavamo passando per quel luogo calpestavamo le ombre che la pioggia(greve) prostrava e mettevamo i piedi sopra i loro corpi fittizi che li facevano sembrare persone. Erano tutte distese per terra ad eccezione di una che si levò a sedere di colpo non appena ci vide(ratto ch’ella ci vide) passarle davanti. “O tu che sei guidato attraverso questa parte dell’Inferno”, mi disse,” Vedi se sei un grado di riconoscermi; perché tu nascesti prima che io morissi (disfatto).

E Dante a lui:”Ma dimmi chi sei anima collocata in un posto così doloroso?”

L’anima rispose:”Voi, miei concittadini, mi chiamaste Ciacco e se mi vedi qui a macerarmi sotto lo pioggia è a causa della dannosa colpa della gola.

Io gli dissi:” Povero Ciacco il tuo patire mi addolora, ma dimmi, se lo sai, a quali estremi si ridurranno i cittadini di Firenze divisa (partita) dalle fazioni, dimmi se in essa conosci qualche uomo giusto e dimmi anche la causa per cui è precipitata in discordia così grande”. Mi rispose:”Dopo un lungo combattersi a parole, verranno alle armi e al sangue e il partito dei Bianchi (quella dei Cerchi)fazione del contado caccerà quella dei Neri (i Donati) danneggiandoli gravemente. In seguito è destino che il partito dei Bianchi soccomba prima che siano trascorsi tre anni (infra tre soli)e che il partito dei Neri abbia il sopravvento (sormonti)con l’aiuto(la forza) di qualcuno (tal) che attualmente si barcamena (testé piaggia) fra le due opposte fazioni. Il partito dei Neri prevarrà a lungo opprimendo la fazione avversa con provvedimenti iniqui (gravi pesi).

Ormai è tutto in preda alla superbia, all’invidia, alla brama di danaro, le tre scintille che hanno appiccato il fuoco agli animi aizzando i fiorentini gli uni contro gli altri. Di cittadini esemplari ce ne sono pochissimi. Io Dante ripresi:”Fammi il favore di parlarmi ancora un poco e dimmi dove sono: Farinata degli Uberti (tra gli eretici) e il Tegghiaio Aldobrandi degli Adimari, che furono persone tanto degne, e Jacopo Rusticucci, (tra i violenti contro natura), Mosca dei Lamberti (seminatore di discordie) e gli altri che s’impegnarono ad agire in favore della patria”. E Ciacco rispose :”Si trovano tra i dannati più colpevoli (tra l’anime più nere), colpe diverse li opprimono (li grava) giù nel basso Inferno: se scenderai fin laggiù potrai vederli.[

Stravolse, poi, gli occhi che fino allora avevano guardato diritti avanti a se; per un attimo ancora mi guardò, poi chinò la testa ricadendo a terra allo stesso livello degli altri compagni accecati dal fango in cui erano sommersi.

Così attraversammo a passi lenti quel sozzo miscuglio di piogge e di ombre, ragionando brevemente sulla vita eterna dell’anima, per cui dissi :”Maestro, questi tormenti cresceranno dopo il giudizio finale, saranno minori osaranno cos’ dolorosi come sono ora?”

Ed Lui a me:”Ritorna alla tua dottrina filosofica che afferma che, quanto la cosa è più perfetta tanto più sente il bene , e così il dolore.

Commento

Discendendo nei successivi gironi il sommo poeta ci fa conoscere quegli stati archetipici istintuali che determinano i comportamenti. L’identificazione in quei modelli oltre che doloroso sarà oltremodo ripugnante . Se desideriamo conoscere gli archetipi è indispensabile confrontarci con loro. E’ necessario che ci rendiamo conto della nostra ombra altrimenti rischiamo di non raggiungere alcuna consapevolezza di noi stessi . Se non siamo capaci di riconoscere le energie positive presenti nell’Ombra le medesime precipiteranno nell’inconscio. Una volte rimosse si opporranno alla coscienza. Una relazione stabile e costante con l’Ombra e un’integrazione della stessa permettono ad ogni essere umano dei rapporti equilibrati con i propri impulsi naturali .

La lussuria , pur presentandosi come una degradazione dell’amore, mantiene un contatto con l’altro; l’ingordigia pone al centro l’individuo nel suo aspetto egocentrico e solipsistico.

I golosi durante la loro esistenza si sono nutriti per mezzo di un appagamento individuale di quanto di meglio la vita poteva mettere a loro a disposizione ed in particolare ‘dal punto di vista alimentare’. Essi, però , non sono stati in grado né di rendersi conto del loro disordine interno; né di potenziarsi alla luce del Sé: ora [con la pena del contrappasso] sono puniti con l’immersione nella fanghiglia putrida che ‘ la piova eterna’ e ‘l’aere tenebroso’rendono più disgustosa.

Dante e Virgilio incontrano a guardia del girone dei golosi Cerbero, fiera simbolo di avidità senza limiti, che ingurgita ogni cosa.. Ci si potrebbe domandare come mai la bestia si acqueta dopo che Virgilio ha gettato nelle sue fauci un pugno di melma schifosa. Si potrebbe inferire che il senso dell’episodio è collegato alla presa di coscienza che vivere la propria esistenza sottomettendola ai piaceri della gola significa abbruttirsi ad un livello bestiale.

L’Alighieri, riflettendo sulle profezie di Ciacco sulla sorte delle lotte fiorentine del XII secolo, paragona l’ingordigia individuale dei golosi a quella senza limiti dei politici del suo tempo e li definisce entrambi “porci” degni di alimentarsi della lurida sporcizia in cui vivono Ciacco e Cerbero.

L’esperienza di coloro che sono affetti da problemi alimentari ci induce a riflettere sulle persone del nostro tempo: disturbate da problemi alimentari.

Le persone bulimiche mangiano in modo forsennato anche quando non hanno fame

All’inizio c’è un incoercibile impulso a mangiare che scatena l’attacco di fame. A seguito di questo cedimento sopraggiungono un senso di vergogna e di colpa.

Di norma, alla fine dell’attacco di fame la persona bulimica vomita tutto quello che ha ingerito ed è quindi in grado di conservare pressoché inalterato il proprio peso

Un femminile bulimico esteriormente appare perfetta,,severa,arrogante,fredda e distaccata. E’ un tipo razionale , giudizioso e cerebrale. Nessuno sospetterebbe che lei perfetta si rimpinza fino a non poterne più e poi vomita. E’ il suo segreto e per nulla al mondo lo rivelerebbe. Tale segreto la rende intimamente sola , in quanto è qualcosa che non può condividere:. Esteriormente e superficialmente appare forte,ma interiormente è estremamente fragile.!

Quando l’eccessiva quantità di cibo ingerita non viene espulsa dall’organismo o viene espulsa troppo raramente conduce all’obesità.

In una cultura occidentale che costantemente emargina la donna grassa : una donna obesa è costantemente oppressa dall’idea di dover dimagrire. E’ avvolta da una spessa barriera, uno strato isolante che lei ha costruito tra sé e gli altri. I

Il disturbo alimentare di tipo opposto è l’Anoressia . Il femminile anoressico è caratterizzato dalla riduzione volontaria dell’assunzione del cibo che può portare,nei casi estremi, alla morte.

La persona anoressica è preoccupata dal pensiero di tenere sotto controllo il proprio corpo ed i suoi bisogni per sentirsi forte.

Possiamo chiederci perché queste donne si comportano in questo modo?

La donna anoressica può essere orgogliosa di tenere in pugno il proprio organismo e i propri bisogni: A livello psichico tuttavia le manca questa autonomia; non è indipendente né in grado di decidere per sé e teme di perdere questo controllo. La donna bulimica accetta solo la propria immagine perfetta e rifiuta la sua autentica realtà di cui teme la manifestazione. Nei suoi attacchi incoercibili di fame si impone l’ombra che lei vorrebbe rendere innocua perché lontana dalle pretese di perfezione del suo falso Sé. Se accettasse la propria autentica individuazione darebbe il giusto spazio ai suoi bisogni istintuali e alle esigenze dell’Io.

L’Ombra della donna grassa fa in modo che lei si isoli fisicamente dagli altri grazie allo strato protettivo che ha costruito sull’addome perché non riesce a farlo a livello psichico in quanto incapace di usufruire di una barriera protettiva psicologica

Quali sono le paure di coloro che soffrono di disturbi alimentari?

Sono persone che non si amano e non riescono a formulare richieste o a dire no per paura di non essere più amati. Sono preoccupati e disturbati dal contatto fisico ed emotivo. La commozione implica: emozione ,debolezza, perdita di controllo ,lacrime e umiltà.. Quando si è commossi qualcosa si mette in movimento. Tutti i bisogni insoddisfatti, interiormente bloccati, e celati verrebbero risvegliati. Meglio tenersi a distanza dagli altri e dai propri sentimenti.

Così con il bisogno incoercibile di mangiare o la negazione del cibo vengono messe a tacere le emozioni e questo è certamente più sicuro che lasciarsi andare o essere trascinatì.

Chi ha paura di essere toccato a livello fisico e psichico ha anche paura di fare entrare qualcosa. E chi ha paura di essere penetrata , ha anche paura della sessualità. Le donne che hanno disturbi alimentari hanno anche problemi con la sessualità. Specialmente nell’abbandonarsi al partner. Abbandono e controllo sono realtà in antitesi. Il coinvolgimento in una relazione affettiva e sessuale viene vissuto in modo superficiale data la preoccupazione e l’impossibilità di abbandonarsi al compagno.

Le donne affette da disturbi alimentari pensano che se si lasciano avvicinare da qualcuno queste persone potranno vedere dietro la loro facciata e le conosceranno

come realmente sono è percepiranno di loro ciò che loro stesse non riescono a vedere o non vogliono vedere.

Hanno bisogno di distanza affinché la loro fragilità non appaia allo scoperto. Hanno il terrore di essere respinte e di essere frustrate nei loro bisogni d’affetto.

Convinte come sono che la possibilità di ricevere un poco di amore, di affetto dipenda dalla capacità di essere abbastanza brave, tentano di diventare come credono di dover essere per meritarsi l’amore: utili, forti,affidabili e intelligenti. Se qualcuno supera la barriera protettiva e vede come sono in realtà le assale il terrore di essere rifiutate,abbandonate.

Questi soggetti hanno anche paura che i propri bisogni possano essere soddisfatti da qualcuno e che possa quindi crearsi un legame di dipendenza. Un eventuale perdita di questo qualcuno sarebbe per loro ben più duro da sopportare che lo stato di privazione pre-esistente.

Questa donne hanno scarsa considerazione di sé. Pensano che non possa esistere t qualcuno che sia in grado di accoglierle e di dare una risposta esaustiva ai loro bisogni. Quando vengono a contatto con la propria ombra. Si spaventano e rimangono atterrite da sensi di colpa e vergogna ..Per placare le proprie paure cercano una via di fuga attraverso i sintomi: “archetipi negativi”che rappresentano” vie di fuga dalla vita.

La bulimia è caratterizzata dal comportamento compulsivo, per la scarsa capacità di gestire le emozioni e dal bisogno di offrire immediato sollievo alla pressione emotiva. Le principali caratteristiche del disturbo sono:episodi di abbuffate alimentari e comportamenti finalizzati a prevenire l’aumento di peso causato dagli abusi di cibo attraverso il vomito autoindotto , lassativi , diuretici e intenso moto. Il soggetto bulimico pensa di soddisfare da una parte la propria voracità con l’abbuffata, dall’altra il proprio bisogno di magrezza con il vomito. Nella bulimia si cerca un compromesso tra il bisogno di soddisfare i bisogni affettivi (trasformati in appagamento attraverso l’ingurgitare cibo) e il senso di colpa per essersi lasciati trasportare dalla voglia di mangiare. Pertanto per sollevarsi dal senso di colpa si tenta illusoriamente di liberarsene con il vomito. In questo modo si tenta di raggiungere un equilibrio che risulta illusorio e nevrotico. La madre del soggetto bulimico non sa essere flessibile ed è spesso poco tollerante. La sua insicurezza costringe il figlio a vivere secondo le regole che la società[del tempo] impone. Donna disturbata riconosce il figlio solo quando è disponibile ai suoi bisogni. Per dimostrare a se stessa di essere una brava madre e a non vergognarsi di se stessa e della propria creatura é fortemente repressiva verso i tratti che lei ritiene negativi. Non può permettere al ragazzo di vivere secondo i suoi bisogni autentici e vivere in autonomia dalle aspettative della madre. Le prime percezioni di un neonato avvengono attraverso la bocca e la pelle. Un neonato non è in grado rendersi conte che non viene accolto perché sua madre ha dei problemi,ma pensa che né lui, né il mondo vanno bene perché “il rifiuto dalla madre” fa sì che la creatura si percepisca in modo negativo..

Il bambino non possiede il concetto di tempo e pertanto non può sperare nel futuro. Le conseguenze sono che il neonato prova una forte sensazione di disagio verso se stesso e il mondo e una disperazione e una rassegnazione profonda. Dalle valutazioni della madre e dal clima emotivo deriva l’atteggiamento del bambino verso il proprio corpo, il senso di autostima, il suo atteggiamento verso la vita. Una scarsa autostima induce gli individui rifiutati a costruirsi immagini alle quali cercano di uniformarsi. Di fronte alla vita si porta avanti un atteggiamento passivo di attesa e di bisogno. Si ha la preoccupazione di avere un proprio parere diverso da altri e si una forte paura della separazione e sfocia nellanico di dover stare da solo. Il bulimico vorrebbe aggrapparsi ed evitare il distacco. Sostenere un’opinione divergente significa prendere consapevolmente le distanze e segnalare che siamo è diversi. L’accento è posto più sulla diversità che sull’uguaglianza e l’armonia ed equivale a staccarsi dalla simbiosi “tu ed io non siamo più un tutt’uno”.I bulimici vogliono tenersi stretti e aggrapparsi perché non possono accettare la separazione, i distacchi, le separazioni e le opinioni divergenti o situazioni disarmoniche. La persona bulimica desidera vicinanza calore e accettazione. Gli attacchi di fame evidenziano anche il desiderio di succhiare ciò che caratterizza le prime modalità di alimentazione. Dopo la nascita le prime attività che garantiscono la sopravvivenza sono succhiare e aggrapparsi. La persona bulimica desidera anche da adulta protezione calore e contatto fisico e continua a succhiare ed aggrapparsi in senso figurato ovvero continua a cercare calore , intimità e protezione Nella persona bulimica la capacità di differire i propri bisogni è molto attenuata. Il cibo, in senso positivo, rappresenta per la persona bulimica la madre affidabile e sempre disponibile. Gli attacchi di fame rappresentano e sono funzionali alla simbiosi con la madre buona. Il cibo rappresenta la madre affidabile sempre disponibile. Gli attacchi di fame sono funzionali alla simbiosi con la madre buona. Quando nelle prime fasi dello sviluppo di un individuo la funzione materna è carente il neonato è incapace di sopportare l’attesa e tollerare le frustrazioni . Quando durante il periodo neonatale la madre passa dalla totale accondiscendenza (ovvero a un dare tutto e subito) ad una modalità ambivalente e confusiva di rispondere ai bisogni della proprio figlio. pone le basi per quello che sarà in seguito il comportamento alimentare compulsivo. Il genitore, per problematiche personali, non è capace di sostenere il disagio connesso con il porre dei limiti contenitivi alla propria creatura che cresce con la predisposizione al disturbo alimentare. Per concludere le riflessioni sulla bulimia si può affermare che quando i familiari mettono in atto comportamenti disfunzionali nei confronti dei figli passando da una completa accondiscendenza e desideri fusionali a tendenze rifiutanti ed espulsive,. gli stessi archetipi verranno in seguito rappresentati dalla contraddittorietà del comportamento bulimico in cui coesistono :”un ingoiare ed “un espellere”…….….. In generale il disturbo alimentare si presenta attraverso questo circolo vizioso. Quando il soggetto si collega alla madre attraverso una relazione disfunzionale il rapporto negativo con la madre viene proiettato sul cibo”: Se la Madre è negativa anche il cibo diviene una realtà negativa. Pertanto Il cibo rappresentante della Madre negativa deve essere espulso. Nel tempo questa modalità di comportamento disfunzionale diventa abituale e compulsivo. .Genitori rigidi, poco tolleranti delle condotte individuali di ogni bambino, provocano emozioni sgradevoli in eccesso o in difetto di un determinato comportamento e delle condotte fisiologiche del mangiare, evacuare dormire. La fame attiva nel bambino angosce catastrofiche di cadere nel vuoto. La preponderanza del seno buono o della madre di vita rispetto a quella di morte o viceversa saranno le basi sulle quali si costruiranno le relazioni con il mondo. Di fronte alla preponderanza del seno negativo [madre di morte] il soggetto mobilita istanze aggressive per difendersi dal seno cattivo che fa star male e non nutre . Pertanto essendo un oggetto percepito come pericoloso il neonato mobilita comportamenti difensivi e aggressivi verso il seno cattivo equivalente alla madre di morte. Il cibo viene associato al seno cattivo che lo produce e alla madre che rifiuta. Il cibo è dunque ciò che fa stare male e dal quale il bambino si deve difendere: Il modo migliore di difendersi è rifiutarlo. Se una madre prolunga l’attaccamento oltre l’anno impedirà la separazione equilibrata da lei della sua creatura e la crescita normale del neonato. Nella fase neonatale il bambino esprime le proprie emozioni attraverso le funzioni fisiche ed il contatto con il corpo. Quando le condotte fisiologiche del mangiare,evacuare,dormire non vengono lasciate funzionare spontaneamente divengono contenitori di emozioni sgradevoli e portano modificazioni in eccesso o in difetto di un determinato comportamento. Se negli adulti prevalgono nel tempo condotte rigide e poco tolleranti delle differenze individuali di ogni fanciullo nei confronti di difficoltà alimentari transitorie [comuni durante l’infanzia] esse diverranno fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi evolutivi della crescita. Le cure materne solerti consentiranno al bambino di avere la certezza che di fronte “ad ogni assenza o vuoto-fame”.ci sarà una presenza amorevole che svilupperà una madre buona nel suo’inconscio. Se ha prevalso il seno cattivo diverrà ‘problematico ‘il rapporto con le proprie emozioni ed il rapporto con il corpo. Come avveniva , nel periodo neonatale, quando la bocca e la fame gestivano le emozioni così nel periodo adolescenziale , quando il soggetto si trova in difficoltà con i propri vissuti li converge in un rapporto problematico con il proprio corpo e il cibo come accadeva durante il periodo della ‘fase orale’ L’adolescente negando la fame obbligandosi al digiuno nega un mondo emotivo che la spaventa e non si sente capace di gestire in modo appropriato. Il cibo è ‘l’oggetto sul quale proiettare tutte le difficoltà relazionali Nell’adolescente affetta da anoressia è presente una patologia del modo di pensare rappresentato dal rapporto complicato con il corpo.

Esiste il terrore di diventare grassi , anche in presenza di un’oggettiva magrezza e normalità.

E’ distorta la percezione corporea; la preoccupazione per il proprio peso è ossessionante e continua.

E’ presente anche un rapporto problematico con il cibo che è sentito come pericoloso e può danneggiare o trasformare l’aspetto fisico

E’presente l’ossessione per la perfezione che costringe l’anoressica a dimostrare tutte le sue capacità. E’ apparentemente piena di energia e si sottopone a sforzi continui. Sente l’obbligatorietà di essere prima in tutto (scuola , sport, ecc.). Si occupa di tutto e di tutti, ma non mangia .In forme gravi smette anche di bere. Non accettando di nutrirsi l’anoressica rifiuta di crescere e crede di limitare la propria trasformazione corporea al femminile che mette in moto realtà per lei sentite come causa efficiente di disagio e sofferenza.

La ragazza affetta da disturbo anoressico non è disponibile ad accettare un corpo che con l’acquisizione dei suoi tratti sessuali, le richiama il rapporto con il femminile materno sentito come realtà disfunzionale. Attraverso la negazione del corpo e dei suoi aspetti sessuali l’anoressica scotomizza il rapporto con il materno che già dalle prime fasi di vita è stato vissuto come problematico. Durante l’adolescenza la ragazza è impegnata ad uscire dalla famiglia per entrare in relazione con il mondo esterno. che avverte come pericoloso e persecutorio e traduce le sue difficoltà ad entrare in rapporto con il mondo nella difficoltà a rapportarsi con il cibo che, nella sua vita è stato il mezzo con cui ha avuto il primo rapporto con il mondo.

Nelle prime fasi della propria esistenza il neonato conosceva il mondo attraverso la propria bocca. Portare alla bocca un oggetto significava conoscerlo. Attaccarsi al seno materno significava venire a contatto con tutto ciò che è altro da sé. Il cibo è allora l’oggetto sul quale veicolare tutte le difficoltà relazionali. La patologia delle relazioni si trasforma in patologia del rapporto con il cibo. La ragazza pensa di tenere a bada le sue difficoltà di relazione difendendosi dal cibo vissuto come pericoloso.

L’adolescente affetta da anoressia rifiutando il cibo pensa di contrapporsi ad un mondo emotivo che la spaventa e non si sente capace di gestire in modo appropriato.

L’alimentarsi è vissuto come qualcosa che può soffocare e far morire. Il cibo entrando nel corpo lo danneggia e lo trasforma in modo disfunzionale.

Secondo equazioni deliranti ma che per l’anoressica sono importanti:”il cibo uguale amore “fusionale” a cui non e possibile accedere.

Il cibo è piacere che viene sentito come proibito e che scatena sensi di colpa.

Se il cibo é un oggetto di piacere e godimento: l diviene pertanto un equivalente del piacere sessuale a cui la ragazza non può abbandonarsi.

Possiamo alla descrizione dei disturbi del comportamento alimentare nella differenziazione di genere.

Nel maschile si nota un arresto dello sviluppo : si osserva un rallentamento o un arresto dello sviluppo dell’evoluzione fisica e sessuale. Per le femmine si un sovvertimento delle tappe raggiunte un esempio le mestruazioni vengono bloccate.

Nei maschi si nota passività perdita di interessi e rallentamento delle iniziative, isolamento, perdita di interessi e progettualità in cui tutte le risorse sono impegnate alla cura del corpo e alla gestione dell’alimentazione. La psicopatologia è centrata sull’estrema e irrazionale ansia legata al peso corporeo e alla forma fisica che si accompagna a un disinvestimento degli impegni quotidiani. L’assunzione dei pasti è connotato dal controllo delle calorie assunte o da pesate frequenti in cui una minima variazione del peso corporeo suscita angoscia intensa ed esercizio fisico eccessivo. Per le femmine si ha iperattività fisica e mentale.

Nei genitori di ragazzi anoressici esistono problemi di coppia e difficoltà relazionali tra padre e madre. .L’ambiente familiare pare essere caratterizzato da un’alta richiesta di perfezione. I figli, nel tentativo di rispondere a queste richieste, spesso vivono sentimenti di scarsa autostima e inadeguatezza.

Frequentemente i padri sono periferici e gli anoressici sono costretti ad identificarsi con un animus materno negativo . il disturbo alimentare e corporeo dell’adolescente anoressico si collocherebbe come tentativo nevrotico per frenare questa irreversibile assunzione di pseudo identità maschile proveniente dal materno.

L’assunzione di un’identità contaminata dall’animus negativo della madre costringe i figli maschi a vivere un’ angoscia insostenibile creata dall’incertezza della propria identità.

I padri dei maschi anoressici hanno difficoltà a riconoscersi nel ruolo normativo e di guida per il timore di essere autoritari, non riescono ad essere autorevoli. ponendosi o in una posizione disimpegnata o di tipo amicale. Spesso chiedono ai propri figli di eccellere nello sport e di raggiungere un modello corporeo di ‘mascolinità superficiale’.

Le anoressie maschili portano verso problemi di depressione per l’indefinitezza della propria identità:

La psicopatologia è centrata sull’estrema e irrazionale ansia legata al peso corporeo o alla forma fisica che accompagna il disinvestimento degli impegni quotidiani ; l’assunzione dei pasti è in genere normale, ma connotato dal controllo delle calorie assunte o da pesate frequenti in cui la minima variazione del peso corporeo suscita angoscia intensa ed esercizio fisico.

La” Reverse Anorexia” è’ caratterizzata dalla preoccupazione di divenire piccoli e dalla percezione di se stessi come esili e deboli quando in realtà si è grossi e muscolosi. E’ un disturbo dell’immagine corporea e spesso anche del comportamento alimentare che colpisce gli uomini che ripongono particolare attenzione alla massa muscolare e alla propria forma fisica. In questi soggetti “reverse Anorexia” sottolinea l’impulso a raggiungere un esagerato aumento muscolare che sostituisce l’impulso alla magrezza particolare dei pazienti affetti da anoressia Nervosa: Si può dire che è un ‘anoressia al contrario . Il focus dell’ossessione non è più la paura d’ingrassare, ma il timore di non essere sufficientemente grossi. La natura del disturbo consiste in una inadeguata percezione del proprio aspetto fisico.

Gli uomini sembrano idealizzare il corpo imponente con elevata massa muscolare e ridotta massa grassa considerato segno di virilità e potenza e perciò tendono ad aumentare esageratamente la propria massa muscolare. Inversamente le femmine sono insoddisfatte del proprio aspetto fisico e aspirano a irrealistici livelli di magrezza percependosi più grasse rispetto alla fattezze reali.

Per il maschio anoressico la spinta evolutiva verso il mondo è percepita come minacciosa nei confronti della madre buona che può nutrire materialmente ed emotivamente. L’alimentazione che porta all’autonomia è una minaccia al legame con la componente ‘della madre nutrice’ percepita dal maschio anoressico come unica possibilità di esistere. Se questo soggetto pone in atto spinte evolutive prende il sopravvento “la madre negativa” che fa sentire il figlio in colpa e punisce perché il ragazzo o l’adulto che tentano di svincolarsi dalla Madre e pertanto nella psiche si attiva il lato apposto della madre Buona ovvero la Madre Cattiva che non ama e che non nutre e non riconosce il diritto alla vita e alla autonomia. Il complesso materno negativo diventa così dominante e dirige il maschio anoressico verso “un comportamento autolesionistico”e distruttivo che porta al rifiuto del cibo e spesso alla dipendenza da sostanze e da alcool. In questo modo il soggetto disturbato tenta di rimanere e mantenere l’assetto psichico e la condizione dell’infanzia (dove non si svincola dalla madre interna ed esterna) illudendosi di dar continuità alla fusione con il materno buono. Non avendo acquisito gli strumenti necessari l’individuo con disturbi dell’alimentazione teme l’evoluzione e l’autonomia. Da una parte esse [evoluzione ed autonomia] sono desiderate, dall’altra sono percepite come pericolose e quasi impossibili da acquisire.. Il maschio anoressico è disturbato dal “complesso di madre negativa” e pertanto ha difficoltà di relazione con se stesso, con la sessualità, con le donne gli uomini e con il mondo.

La personalità dell’anoressia maschile è caratterizzata da disfunzionalità di tratti psicologici caratteristici del maschile.

A conclusione delle nostre riflessioni sui disturbi del comportamento alimentari desideriamo precisare che il corpo-soma diventa ed è mezzo di espressione e comunicazione della propria sofferenza.

Nelle suddette patologia il focus del disturbo risulta essere lo slittamento del linguaggio emotivo dalla via verbale a quella somatica assumendo il corpo quale portavoce degli affetti e sentimenti esperiti.

Alla richiesta di Dante di sapere la sorte di alcuni personaggi fiorentini tenuti nella più alta considerazione a Firenze, Ciacco risponde che soggiornano tra le “anime più colpevoli”.

Si può pertanto inferire che spesso ciò che “a più” appare superficialmente “buono e giusto” può essere portatore di realtà negative al proprio interno.

Possiamo concludere il commento al canto sesto affermando che ‘l’azione di Ciacco ‘di cadere come morto dopo aver parlato’ sia emblematico di ciò che accade a coloro che sono confinati nell’inferno. Per coloro che sono puniti nei gironi infernali tutto è già stato concluso e non possono cambiare più nulla della realtà che li ha portati alla morte della loro realtà spirituale.

La Toscanini