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Le nubi sopra Parma

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I)

Le nubi, alla maestà delle

nubi che sfilacciando sé protendono

                                  a mute mutazioni

deliranti mute, di una musica che sogna

              Musica aria!

 

Aria gonfia di spirito in stato di ventosa

aura, e arcipelago di breve sogno

grigio di acqua e gonfio, mentre si riavvicinano

mentre danzano mentre mentono

toccandosi il dito

lì menzogna e sorrisi, e raggi abbacinati

bianchi buchi morsi di seme vuoto;

dondola una gondola piano nel divenire

feto di un fiatare breve

o di una lieta massa

molecolare invasa, a sé preclusa,

                               i l   c i e l o –

 

Il cielo se le scopre come

manto acquoso ma di già solido

capace a vagare nel silenzio

e pini e braccia

che dalla terra tentano

toccarle – nubi.

Nubi serene e vuote senza

vita forte del liquido aggregarsi ai

gas, che nuotano nervini o bei

turchini, calcati dalla luce

                                  e s p l o d o n o

in ricami arcani bei disegni

 

buoni segni di un raggiunto

corpo astrale. 

 

II)

Tu le ami – mi dici – gli somigli

ed io convinta a te contemplo

il piacere a me non ricambiato dell’apparire

e dello scomparire andando,

migrando in suoni di campane.

Morire, e poi sorridere

fiorire. svenire farsi udire

densa materia e semi

continente che alle spalle solidifica

in segreto ma campale astrale,

                      bambino corpo

bianco spugnoso a capofitto,

prima che il sole lo trafigga.                 

Andate, andate

altrove – nubi sfiatate

da menzogna in spirito divino

nubi bambine come stelle

non atte a prendere dimora sulla terra,

terra beata e grassa abituata

a sostare, o peggio essere

fondamenta incosciente delle più

sementi o voi beate,

incaricate di giornate e sogni          

galoppati e vuoti di dimore

d’aria, palafitte pregne di

un’equanime sostanza ai più –

                              in sostare.

Maria Pia Quintavalla

La Toscanini